Salento, tra Xylella e rendite improduttive: la vera crisi è degli
agricoltori
di Antonio Bruno Dottore in Scienze Agrarie
In Salento si parla incessantemente di Xylella,
di varietà resistenti, di ricerca scientifica e di speranze future. Convegni su
convegni, relatori, esperti, assessori e vicepresidenti che assicurano che «la
Regione farà la sua parte». Ma intanto cosa succede davvero? Nulla. O meglio:
succede quello che succede da sempre nella nostra agricoltura, e che nessuno
osa dire ad alta voce.
Il problema non sono le piante infette. Il
problema sono i proprietari assenti e gli agricoltori che vivono di rendita,
alimentata da fondi pubblici e soldi dei cittadini. Terreni abbandonati, ulivi
lasciati morire, mentre chi dovrebbe lavorare la terra si limita a contare
incentivi e sussidi. È questo il vero scandalo: non Xylella, non il batterio,
ma l’incapacità morale e pratica di chi ha in mano il destino della terra.
Per dieci anni abbiamo ascoltato promesse
della ricerca, studi, relazioni e conferenze. Dieci anni in cui la realtà si è
ridotta a ciò che accade nel campo: nulla o quasi. Si attendono incroci
genetici, varietà resistenti, tempi lunghi, percorsi di 10-12 anni. E intanto
chi dovrebbe produrre, coltivare, curare, resta immobile. Convegni pieni di
parole, ma di fatti non c’è traccia. È questa l’agricoltura che oggi chiamiamo
“salentina”? No: è una farsa, una commedia tragicomica in cui tutti parlano e
pochi lavorano.
Fermiamoci e diciamolo chiaramente: i veri
responsabili non sono i batteri, né le istituzioni che cercano di fare il loro
lavoro. I veri responsabili sono quegli agricoltori che trasformano la terra in
rendita, i proprietari che osservano immobili, i fondi pubblici che diventano
sostegno al nulla. Finché questi nodi non saranno sciolti, qualsiasi speranza
sarà solo retorica da convegno, mentre il Salento continuerà a subire,
impotente, la propria decadenza agricola.
La vera rivoluzione non arriverà dai
laboratori, dalle promesse o dagli stanziamenti. Arriverà solo quando chi
possiede un pezzo di terra smetterà di contare incentivi e comincerà a far parlare
la propria fatica, la propria responsabilità e il proprio lavoro. Tutto il
resto è teatro.

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