sabato 24 gennaio 2026

Salento, tra Xylella e rendite improduttive: la vera crisi è degli agricoltori

 


Salento, tra Xylella e rendite improduttive: la vera crisi è degli agricoltori

di Antonio Bruno Dottore in Scienze Agrarie

In Salento si parla incessantemente di Xylella, di varietà resistenti, di ricerca scientifica e di speranze future. Convegni su convegni, relatori, esperti, assessori e vicepresidenti che assicurano che «la Regione farà la sua parte». Ma intanto cosa succede davvero? Nulla. O meglio: succede quello che succede da sempre nella nostra agricoltura, e che nessuno osa dire ad alta voce.

Il problema non sono le piante infette. Il problema sono i proprietari assenti e gli agricoltori che vivono di rendita, alimentata da fondi pubblici e soldi dei cittadini. Terreni abbandonati, ulivi lasciati morire, mentre chi dovrebbe lavorare la terra si limita a contare incentivi e sussidi. È questo il vero scandalo: non Xylella, non il batterio, ma l’incapacità morale e pratica di chi ha in mano il destino della terra.

Per dieci anni abbiamo ascoltato promesse della ricerca, studi, relazioni e conferenze. Dieci anni in cui la realtà si è ridotta a ciò che accade nel campo: nulla o quasi. Si attendono incroci genetici, varietà resistenti, tempi lunghi, percorsi di 10-12 anni. E intanto chi dovrebbe produrre, coltivare, curare, resta immobile. Convegni pieni di parole, ma di fatti non c’è traccia. È questa l’agricoltura che oggi chiamiamo “salentina”? No: è una farsa, una commedia tragicomica in cui tutti parlano e pochi lavorano.

Fermiamoci e diciamolo chiaramente: i veri responsabili non sono i batteri, né le istituzioni che cercano di fare il loro lavoro. I veri responsabili sono quegli agricoltori che trasformano la terra in rendita, i proprietari che osservano immobili, i fondi pubblici che diventano sostegno al nulla. Finché questi nodi non saranno sciolti, qualsiasi speranza sarà solo retorica da convegno, mentre il Salento continuerà a subire, impotente, la propria decadenza agricola.

La vera rivoluzione non arriverà dai laboratori, dalle promesse o dagli stanziamenti. Arriverà solo quando chi possiede un pezzo di terra smetterà di contare incentivi e comincerà a far parlare la propria fatica, la propria responsabilità e il proprio lavoro. Tutto il resto è teatro.

 

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