giovedì 26 gennaio 2017

Xylella, dà i suoi frutti la sperimentazione targata Scortichini



Nei campi sperimentali di Veglie e Nardò CIA Puglia e Terranostra tracciano un bilancio sulle tecniche di contrasto al disseccamento degli Ulivi. Ad oggi nessun riscontro- tranquillizzano- sulla possibilità che il batterio colpisca le viti.


26 gennaio 2017   Cronaca, attualità
VEGLIE- Solo 2 anni fa quest’uliveto a Veglie, ad oggi campo sperimentale nella lotta al dissecamento, era stato condannato a morte. Ma la differenza, visibile ad occhio nudo tra i filari di alberi sui quali si è tentato di correre ai ripari con studi, monitoraggi e cure e quelli che non hanno beneficiato di tutto questo parla da sè.

Informare, mobilitarsi, continuare a lottare per individuare soluzioni e affrontare un problema che sta causando danni enormi all’ olivicoltura pugliese e salentina: questo l’obiettivo che in mattinata ha visto schierarsi compatti nei campi sperimentali di Veglie e di Nardò, CIA Agricoltori Italiani della Puglia e TerraNostra (studio associato tecnico agro-ambientale e di ingegneria), con un incontro pubblico, di carattere scientifico-divulgativo per fare il punto della situazione.

Sebbene non ci siano report ufficiali di conferma, la notizia di un ceppo del batterio che in Spagna sembrerebbe mietere vittime anche in viticoltura ha messo nuovamente in allarme i salentini. Ma su questo tema, ad oggi, i risultati dei monitoraggi nel Salento rassicurano gli animi. Se così fosse stato, infatti, i primi danni sarebbero stati visibili già due mesi dopo.

La Cia-Agricoltori Italiani di Puglia positiva l’apertura della Commissione Europea alla possibilità di reimpianto di nuovi uliveti nell’area infetta da Xylella, cioè nei territori in cui il batterio risulta endemico. “Lo abbiamo chiesto insistentemente– affermano- adesso la speranza è che l’ipotesi diventi realtà”.


mercoledì 25 gennaio 2017

Reimpianto degli ulivi nelle zone colpite da xylella, Ingrosso: 'Atteggiamento responsabile, ma bisogna rimanere cauti'

Apprendiamo con soddisfazione la notizia riguardo la possibile apertura da parte dell’Unione Europea all’eventualità del reimpianto nelle aree afflitte da Xylella.

Finalmente un atteggiamento responsabile anche nei confronti dei tanti produttori letteralmente messi in ginocchio dai flagelli che hanno colpito, a vario titolo, l'agricoltura salentina.

All’eradicazione, termine molto inflazionato negli ultimi mesi, da ieri si inizia a ipotizzare - nelle previsioni più ottimistiche - la pratica del reimpianto, con il rinnovo del parco olivicolo.

Tuttavia, la parola d’ordine resta cautela: non facciamoci prendere da facili entusiasmi, poiché la strada è ancora lunga e bisogna approfondire il lavoro condotto negli ultimi anni nel campo della ricerca, specialmente sul fronte 'tolleranze/resistenze' delle piante da utilizzare.

Più volte abbiamo sottolineato l’importanza della ricerca su questo argomento e la necessità di avere certezze che possano essere comprovate. La regione ha dato il via  a diversi progetti di ricerca ed è su questi che bisogna insistere, anche attraverso un lavoro di messa a sistema, affinché il lavoro svolto da enti e associazioni dei produttori non siano casi isolati.

È necessario e urgente intervenire sul territorio, dando sì ristoro economico alle aziende, ma soprattutto fornendo una serie di  linee guida chiare e precise su come trattare le piante dal punto di vista della gestione (puntando al rinforzo degli alberi e al benessere dei terreni).

Va effettuato, inoltre, uno screening certosino per prevedere quale cultivar poter utilizzare al fine di verificare la possibilità del reimpianto, altrimenti si corre il rischio di impiantare - generando ingenti spese per le aziende - senza avere la certezza che tutto ciò non sia potenzialmente vano.

Sono oramai tre anni che i nostri olivicoltori sono senza reddito e ipotizzare di poter reimpiantare diventa una speranza per salvaguardare l’identità del territorio vocato all’olivicoltura. Per quanto premesso, occorre, pertanto, attivare le misure del PSR che sostengano le aziende dal punto di vista economico.

Fabio Ingrosso

Esperimento di Giusto Giovannetti su Olivi del Salento affetti da disseccamento

Voce dell'Ulivo Alleanza di Produttori ha aggiunto 9 nuove foto.
11 ore fa
Oggi sul NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA si parla di agricoltura SIMBIOTICA, è apparso un articolo il cui virgolettato cita testualmente "LE BRANCHE SECCHE TORNANO A VEGETARE", tutto questo grazie al MICOSAT.
A questo punto entusiasti, per quanto appreso dai giornali, ci siamo recati su alcune delle 41 aziende agricole oggetto di questa sperimentazione.
Quello che abbiamo visto è stata una forte recrudescenza dei disseccamenti come da foto.
A questo punto chiediamo lumi al Prof. Giovannetti, in qualità di responsabile scientifico del progetto, affinché chiarisca cosa si intende per "risultati positivi e incoraggianti", visti gli imponenti e nuovi disseccamenti in corso sui campi sperimentali visitati.
Il direttivo
Foto scattate oggi 25/01/2017

martedì 24 gennaio 2017

Il Paesaggio del gusto del Salento: la rapacaula (Brassica rapa sylvestris)







Se da Lecce prendete la strada per Galatina e dopo aver percorso la deviazione per Soleto al secondo rondò (quello con la stazione di servizio del Metano) arriverete alla fine sulla strada per Collepasso. Dopo il rondò dell’incrocio con Cutrofiano ed Aradeo su quella strada di quella che fu la Villa Speziali che si dice sia stata realizzata dal Porcinai c’è una gran vendita di verdure. Sono coltivate sui terreni profondi che stanno a sinistra e a destra della strada e vendute da ognuno dei coltivatori.

Sono tutte verdure freschissime e gustose. Oggi mi soffermerò sulla rapacaula del Salento che viene detta a Bari “Cima di rapa” mentre a Napoli “friarielli”.



Il Paesaggio del gusto del Salento

Ci sono dei luoghi che diventano colori, sapori, luce e aria frizzante che penetra nelle narici. Queste donne e uomini del Salento leccese che lavorano la terra sulla strada per Collepasso hanno costruito un paesaggio, un luogo da attraversare con la meraviglia che si riserva a una visita programmata di un bel viaggio. Per lavoro ogni giorno dalla mia amata San Cesario di Lecce devo recarmi all’adorata Ugento e preferisco questo tragitto a quello più veloce della strada per Gallipoli. Perché lo preferisco? Per questa meravigliosa strada, per questo vero e proprio Paesaggio del gusto che consiglio a tutti. Un vero e proprio “Circuito corto del Contadino” che ti fa acquistare li, direttamente da lui, quelle verdure che caratterizzano il Paesaggio del gusto del Salento. Un paradigma da imitare! Lo dico ai mie concittadini di San Cesario di Lecce ai tanti che di lavoro fanno i contadini ma che non fanno quello che ho descritto, prendono le verdure e le caricano su un camion, lo portano via, al mercato, senza che quella fantasia di delizie sia gustata e osservata dai mie compaesani che potrebbero sviluppare un Paesaggio a soli 5 chilometri dalla meravigliosa Lecce e che potrebbero richiamare proprio dalla Città acquirenti interessati al prodotto locale.



La rapacaula della strada Galatina - Collepasso

La rapa (Brassica rapa sylvestris) si puo seminare direttamente sul terreno anche se ormai, quasi tutti, acquistano o producono “lu chiantime” ovvero le piantine che poi si trapiantano sia in estate che all'inizio dell'autunno, in file distanti 30 cm e a 30 cm di intervallo sulla fila.

E che cosa succede a questa piantina dopo qualche giorno? In una prima fase vegetativa ecco che emette una rosetta basale di foglie. Poi pian piano che passa il tempo che , come vedremo è diverso a seconda dell’ecotipo, finalmente si arriva al momento della riproduzione! E’ proprio in questo momento che la pianta di rapacaula (Brassica rapa sylvestris) del Salento sviluppa degli steli che nella parte terminale hanno quelle infiorescenze tenere e carnose che solo a scriverne già mi viene l’acquolina in bocca mmmmmmm!



La rapacaula può fiorire dopo 80 giorni oppure anche dopo 200 giorni.

Il tempo che passa dalla semina alla fioritura della rapacaula è diverso a seconda dell’ecotipo.

Gli ecotipi di rapacaula precoci impiegano 80 giorni dalla semina alla fioritura (es. Quarantina) quelle più tardive 190-200 giorni. Naturalmente l'altezza della pianta è proporzionale alla lunghezza del ciclo di crescita infatti le popolazioni precoci sono di taglia bassa (50-60 cm) quelle tardive primaverili più alte ( 110 cm). Quindi si sono seminate dallo scorso fine agosto – inizio settembre e si sta continuando a seminare anche in questo mese di novembre ottenendo una raccolta scalare da fine ottobre continuando per tutto l’inverno sino a giungere alla prossima primavera. L’unica raccomandazione è che bisogna raccogliere le rapacaule prima che i fiori si aprano!



Semina della rapacaula

Se avete dei contenitori riempiteli con terriccio da semina, oppure acquistate quello da giardino e miscelatelo con il 50% di terriccio normale. Prendete un pezzo di canna e con questa fate un foro profondo cinque millimetri in ogni contenitore. Adesso prendete un pizzico di semi, attenti perchè i semi della rapacaula sono piccolissimi, e metteteli nel buco che avete fatto. A questo punto chiudete il buco con dentro i semi con un po’ di terriccio fine e innaffiate delicatamente, vi consiglierei di utilizzare uno spruzzatore. Aspettate che nascano le piantine e fatele crescere sino a circa 4 centimetri. A questo punto osservate quale delle quattro piantine che sono germogliate è la più debole e toglietela. Dopo una settimana tornate e andate a guardare quale delle tre piantine rimaste è più debole e togliete anche questa. Infine dopo un’altra settimana (sono passati 14 giorni dalla prima volta) tra le due piantine rimaste lasciate la più robusta ed eliminate quella più debole! Dopo altre due settimane (dopo 30 giorni dalla semina) le piantine saranno pronte per il trapianto.



Trapianto della rapacaula

Prima ripulite il pezzo di terreno che volete destinare alle rapacaule e concimatelo con del concime organico. Con una vanga interrate il concime meglio se compost detto anche terricciato o composta, è il risultato della decomposizione e dell'umificazione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba sfalciata) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione che vi suggerisco di ottenere direttamente dalla compostiera in casa e letame pellettato che poi è pellet omogeneo di forma cilindrica con diametro medio e lunghezza media che potete acquistare.



Formazione dell’aiuola di rapacaule

Con un rastrello formate un’aiuola e i cui canaletti saranno larghi 15 centimetri e serviranno per l’irrigazione a scorrimento. Disponete le piantine di rapacaula a 30 centimetri sulla fila e fate in modo che le file siano distanti 30 centimetri l’una dall’altra. Con un attrezzo idoneo che da noi si chiama “chiantaturu” praticate dei buchi sull’aiola e infilate le piantine di rapacaula più a fondo di quanto siano nel pane di terra fino a quasi arrivare alle prime foglie. Poi create intorno alla piantina una piccola depressione, fatelo pressando la terra, e con il solito spruzzino provvedete a fare un’annaffiatura localizzata per almeno 20 giorni, dopo di che potrete irrigare le rapacaule con lo scorrimento nelle canalette. Quindi annaffiate bene per permettere alla terra di aderire alle radici.

Buon lavoro e una volta che l’abbiate raccolte, buon appetito!




di Antonio Bruno

Sì del Consiglio regionale al Consorzio unico di bonifica Centro Sud Puglia


Michele Emiliano
6 ore fa
IL CENTROSINISTRA DELLA PUGLIA PIEGA LE OPPOSIZIONI NELLA SEDUTA ODIERNA IN CUI APPROVA SENZA ESITAZIONI LA RIFORMA DEI CONSORZI DI BONIFICA ENTRO IL MESE DI GENNAIO COME PROMESSO.
La minoranza del M5S, Forza Italia e Cor - incapace di formulare proposte condivise,frammentata in centinaia di inutili emendamenti tutti respinti - è stata letteralmente piegata dalla compattezza della maggioranza che ne ha schiantato la resistenza, anche fisica.
Privi di argomenti e utilizzando insulti, espressioni grevi e prive di educazione, hanno abbandonato la battaglia rimanendo in pochissimi in aula ad assistere alla loro disfatta. Dopo anni di delirio da parte della vecchia politica che aveva determinato un buco finanziario di quasi 230milioni di euro, abbiamo posto le premesse per rimettere in piedi i Consorzi di Bonifica che assicurano l'acqua alla nostra agricoltura.
Si tratta di una rivoluzione che oggi ha inizio tutelando le aziende agricole e le casse della Regione Puglia messe a rischio dalla dissennata gestione del passato.
Grazie a tutti i Consiglieri Regionali del centrosinistra per l'ottimo lavoro svolto. Siamo una grande squadra.
Nr. 335 del 24/01/2017 20:25
Sedute Consiglio

Sì del Consiglio regionale al Consorzio unico di bonifica Centro Sud Puglia


Saranno gestiti da un unico consorzio di bonifica denominato “Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia" i soppressi consorzi Arneo, Ugento li Foggi, Stornare e Tara e Terre d’Apulia.

È quanto previsto dall’articolo due del ddl “norme straordinarie sulla debitoria pregressa e la riorganizzazione della gestione corrente”, approvato a maggioranza.

Nr. 336 del 24/01/2017 20:54
Sedute Consiglio

Consiglio regionale, sì a fondo per ripianare debiti Consorzi soppressi
Approvato a maggioranza l’articolo tre riguardante la situazione debitoria dei Consorzi di Bonifica soppressi.
Viene istituito un fondo della Regione Puglia destinato al soddisfacimento dei creditori che presentino istanza di definizione della propria posizione.
La Giunta regionale, sulla base dell'istruttoria compiuta dal Commissario Straordinario Unico, approva le istanze dei creditori e ne assume gli oneri nei limiti delle disponibilità annuali.
Per la risoluzione delle controversie esistenti, il Commissario Straordinario Unico dei Consorzi soppressi, formula proposte transattive, che la Giunta valuterà se fare proprie dopo aver acquisito il parere dell'Avvocatura regionale.
Gli emendamenti esaminati, tutti a firma delle opposizioni e in particolare del consigliere di Forza Italia Nino Marmo, sono stati 175.

Nr. 338 del 24/01/2017 21:08
Sedute Consiglio

Consiglio regionale. Stabilite regole per il personale dei Consorzi soppressi


Il personale a tempo indeterminato dei Consorzi soppressi, è trasferito al Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia conservando lo stesso inquadramento contrattuale e trattamento economico.

Entro novanta giorni il Commissario straordinario unico, sentite le organizzazioni sindacali, predisporrà il Piano di organizzazione variabile (POV) del neonato Consorzio unico, individuando l’eventuale personale in esubero.

Potranno essere previsti degli incentivi all’esodo del personale. I lavoratori a tempo determinato (negli ultimi tre anni) hanno diritto di precedenza nell’assunzione su richiesta specifica.

Nr. 339 del 24/01/2017 22:56
Sedute Consiglio

Consiglio regionale. ddl Consorzi di bonifica. Sarà Aqp ad assumere la direzione tecnica.
La sezione irrigazione ed acquedotti rurali, si avvarrà, senza oneri aggiuntivi a carico del Consorzio Centro Sud Puglia, della direzione tecnica dell’Acquedotto pugliese (AQP) e dell’ausilio della struttura amministrativa dello stesso ente.

In tal senso sarà sottoscritta un’apposita convenzione approvata dalla Giunta regionale per consentire il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Il Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia assegna alla Sezione irrigazione ed acquedotti rurali il contingente necessario di personale.

Entro il 1 dicembre 2018 e analogamente di anno in anno, la Giunta regionale valuta l’andamento dell’attività della Sezione irrigazione ed acquedotti rurali del Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia, verificando il rispetto dei criteri di economicità, di equilibrio finanziario, di efficienza dei servizi resi ai consorziati.

Qualora la Giunta regionale, acquisito il parere vincolante della competente Commissione consiliare, dovesse valutare negativamente l’attività espletata, la Sezione irrigazione ed acquedotti rurali cesserà le sue funzioni , che saranno trasferite unitamente al personale dipendente ad Aqp, senza ulteriori provvedimenti legislativi.

Nr. 340 del 25/01/2017 00:26
Sedute Consiglio

Consorzi bonifica: Consiglio regionale approva legge

Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato a tarda notte a maggioranza il disegno di legge contenente "norme straordinarie in materia di Consorzi di bonifica commissariati". Alla votazione non hanno partecipato i gruppi di Cor e del M5S che avevano abbandonato i lavori precedentemente, per via della posizione di chiusura della maggioranza rispetto agli emendamenti presentati dai due schieramenti. Dei 34 presenti alla votazione finale, 29 hanno votato a favore e 5 contro.


sabato 21 gennaio 2017

limoni di pane e pompelmi rosa salentini

Antonio Liaci ha aggiunto 2 nuove foto.
2 ore fa
Le Prelibatezze le trovate solo da ANTONIO DELLA CHIAZZA CUPERTA... limoni di pane e pompelmi rosa salentini!!!

venerdì 20 gennaio 2017

I MUGNULI ovvero i Cavoli del Salento leccese

Foto di Roberto Negro (leggi dopo l'articolo)

Più dolci dei cavoli, più teneri dei broccoli. Sono i “mugnuli”, delicata verdura che è una esclusività dei salentini. Tanto da essere ingrediente principale di uno dei piatti più tradizionali del Salento, la “massa” di San Giuseppe.
I “mugnuli” in realtà sono cavoli broccoli, varietà di brassica come la B. oleracea L. var. botrytis L. (Cavolfiore) e var. italica Plenck (broccoli). Questo cavolo broccolo ha una maggiore capacità di resistere alle avversità tanto da essere definito più rustico rispetto alle altre varietà ed ha anche una certa diversità della morfologia rispetto agli altri cavoli broccolo, infatti l’infiorescenza è più piccola e meno compatta, i singoli fiori sono bianchi, più grandi e con brattee florali più ampie rispetto a quelle del broccolo.
Conosciuti con il nome di “spuntature leccesi” (ma anche di “spuriàtu”, “spuntature”, “càulu pòeru” e “caùli paesani”), i “mugnuli” hanno un sapore più dolce e aromatico rispetto a tutti gli altri cavoli ed è per questo che i salentini, e solo loro, continuano a consumarlo in gran quantità.
Ci vorrebbe uno studio genetico per stabilire se i “mugnuli” sono antenati dei cavoli Broccoli o se invece costituiscono uno sviluppo parallelo. I responsabili del Laboratorio di Botanica sistematica ed Ecologia vegetale del Dipartimento di Scienze e Tecnologie ambientali dell’Università del Salento hanno riscontrato nei “mugnuli” la presenza di indoli ed è per questo motivo che mangiando questo ortaggio si ottiene di prevenire certi tumori tipici dell’apparato digerente. Non solo, le donne che allattano il bambino, consumando “mugnuli”, producono più latte.
Ma cosa significa la parola “mugnuli”? Il professor Armando Polito ne spiega l’origine facendolo risalire ai “capricci”. Questo significato, infatti, si potrebbe ricollegare all’antica credenza secondo la quale chi aveva i capelli vistosamente arricciati era pervaso da misteriose voglie pungenti. Insomma, siccome la parola capriccio deriverebbe dalla parola capo e dalla parola riccio, e prendendo atto che la forma di questo ortaggio ricorda proprio un capo ricciuto, questo ha autorizzato la fantasia del professor Polito a supporre un uso metaforico del nome dell’ortaggio.
Dei “mugnuli” si possono distinguere nel Salento leccese almeno tre ecotipi: praecox, major e serotino. Il primo viene chiamato anche “mugnulettu”, ha uno sviluppo contenuto e viene coltivato in terreni leggeri, la sua produzione è precoce, limitata, ma organoletticamente gradevole, per questo motivo viene molto ricercato dagli appassionati di questa verdura. Gli ecotipi major e serotino, invece, hanno uno sviluppo maggiore; in particolare il serotino, che è anche più tardivo, viene coltivato in terreni pesanti, freschi e fertili. Le piante sono folte e di un verde intensissimo.
Dopo aver tagliato ai “mugnuli” la testa principale (a co-rimbo) crescono molti capi di piccole dimensioni che possono essere tagliati dalla stessa pianta per uno o due mesi, a secondo di quanta acqua ha a disposizione la pianta.
Se si vuole coltivarli in giardino o nell’orto, è bene trapiantarne una piantina allevata prima in semenzaio; la semina deve essere fatta 20-25 giorni prima del trapianto.
Quando alla metà di luglio o alla metà di ottobre le piantine giungono all’altezza di 10-20 centimetri, si trapianta; gli agricoltori utilizzano spesso semine scaglionate per ampliare il periodo di produzione.
Il trapianto viene effettuato in un terreno ben lavorato, concimato con 7-8 q/ha di concime ternario (ad esempio 11-22-16). Le piante devono essere poste a una distanza all’interno della riga di 40-50 centimetri e di 80-100 centimetri fra le righe. Si interviene con solfato di ammonio due volte: dopo il trapianto e durante la formazione della testa principale.
I “mugnuli” sono piante più resistenti a stress biotici rispetto agli altri cavoli e per coltivarli non servono erbicidi, poiché i campi non sono molto grandi, essendo coltivati per l’uso della famiglia e per i piccoli mercati locali. Alcuni agricoltori usano lasciare le piante di “mugnuli” per molti anni, anche se il raccolto peggiora qualitativamente con il tempo. Grazie alla dispersione dei semi a causa del vento, infine, i “mugnuli” possono essere considerati anche una pianta spontanea.
È il periodo giusto per consumare questa splendida verdura che è disponibile dalla metà di novembre fino a marzo-aprile. Le ultime “spuntature leccesi” arrivano giusto in tempo per la “massa” di San Giuseppe, un piatto tipico di diversi centri del Salento, che si prepara in onore del santo il 19 marzo.


di ANTONIO BRUNO

La raccolta dei "Mùgnuli", i cavoli broccoli tipici salentini conosciuti anche col nome di "spuntature", "càuli pòveri" o "a campanella", dal mio piccolo orto familiare.
Hanno resistito bene alla neve e ora sono pronti a finire in padella. Questi ortaggi sono gustosi, genuini e fanno bene alla salute in quanto risultano ricchi di indoli, zolfo, sodio, potassio, magnesio, acido folico e vitamine.
Un grazie a Remo della "Banca dei Semi Salentina" da cui ho reperito le piantine.

giovedì 19 gennaio 2017

Xylella, la cura non è il freddo - Terra e vita del 20 gennaio 2017



TAVOLA ROTONDA UNA NUOVA OLIVICOLTURA NEL SALENTO dalla tradizione all'innovazione nel rispetto della sostenibilità economica ed ambientale

Produttività, sostenibilità economica, ambientale e sociale, innovazione e soprattutto ricambio
generazionale, sono le sfide che l’olivicoltura salentina deve affrontare nei prossimi anni,
"Xylella fastidiosa" permettendo!
La nostra olivicoltura rappresenta un patrimonio di conoscenze di una cultura millenaria che
appartiene al territorio e a tutta la filiera produttiva e che deve trovare le “strade” del mondo
per far conoscere e apprezzare il "Made in Salento". Per fare questo risulta necessario riqualificare
e modernizzare la filiera olivicola-olearia attraverso uno specifico progetto di rilancio
del settore che deve partire da una profonda riflessione sulle alterazioni ambientali causate
in questi ultimi decenni e che hanno determinato una preoccupante riduzione della biodiversità
e un conseguente stravolgimento del paesaggio salentino.
In tale ottica, quindi, come già evidenziato nella Conferenza Stampa svoltasi lo scorso 29
luglio per illustrare il documento unitario presentato da APOL, CIA e Italia Nostra - Sezione
Sud Salento, nell’immediato futuro risulta fondamentale dare attuazione alle seguenti azioni:
- individuare un programma di interventi finalizzato a porre le basi per un nuovo sistema
agro-olivicolo fondato su un ritorno alla naturalità, al rispetto della biodiversità e
alla razionalizzazione degli impianti;
- autorizzare il reimpianto e/o l’innesto degli olivi con cultivar che risultino più tolleranti
a Xylella fastidiosa;
- utilizzare l'irrigazione, anche attraverso l'impiego delle acque reflue opportunamente
depurate;
- predisporre specifici interventi di carattere paesaggistico ambientale in grado di tutelare
gli olivi secolari e di ristabilire un equilibrio tra produzione agricola e tutela del
territorio;
- sostenere l'aggregazione e l'organizzazione economica nell'ambito della filiera olivicolo-
olearia attraverso un progetto di rilancio della cooperazione e dell'associazionismo
che preveda, anche, l'adozione di un unico marchio commerciale che identifichi il
territorio di produzione.
Scopo della Tavola Rotonda è quello di sollecitare i produttori olivicoli salentini e le Istituzioni,
pubbliche e private, a collaborare e a fare sistema, assumendo impegni precisi nel
mettere in atto azioni, condotte e scelte che garantiscano alle generazioni future, sia la
tutela del territorio e il diritto al cibo che un equo reddito ai produttori olivicoli.
Alla base di tutto risulta, comunque, di fondamentale importanza il rinnovamento delle
aziende olivicole attraverso il ricambio generazionale, che è il più importante obiettivo da
perseguire nella politica di innovazione del settore, anche per valorizzare le potenzialità, le
professionalità e le sensibilità delle nuove generazioni.
Allo scopo di approfondire tali importanti aspetti, a conclusione delle iniziative organizzate
da APOL, CIA e Italia Nostra - Sezione Sud Salento, si svolgerà il prossimo 24 marzo un
Seminario dal titolo: L’olivicoltura salentina e la sfida generazionale.
Difendere e valorizzare l’olivicoltura salentina vuol dire preservare una ricchezza fondamentale
del nostro territorio e nel contempo favorire la crescita economica e il miglioramento
della qualità della vita.

domenica 15 gennaio 2017

Friddu e scelu nu restene ncielu!

Antonio Barone ha aggiunto 3 nuove foto — infreddolito con Gia Nni e altre 4 persone.
2 minuti fa
Friddu e scelu nu restene ncielu!
(Freddo e gelo non rimangono in cielo)
Ma quest'anno, penso, si stia recuperando un forte arretrato!
Questa era la situazione questa mattina alle 8:00.
#dettiproverbi



Dottori Agronomi Calcagnile

Fernando Manca ha aggiunto 3 nuove foto.
1 minuto faCarmiano
Una laurea in Scienze Agrarie a Portici nel 1929. Segue il figlio nel 1968. Grazie Paola Calcagnile. La libreria di tuo padre e di tuo nonno è di una bellezza indescrivibile. 




giovedì 12 gennaio 2017

A - 4 °C i finocchi, e non solo, soccombono.


A meno 4 gradi i finocchi, e non solo, soccombono. Anche dentro, il grumolo è lessato. Non pochi campi distrutti!

Dichiarazione dello stato di emergenza sull’intero territorio regionale in relazione alle conseguenze delle recenti condizioni meteorologiche sfavorevoli.

Dichiarazione dello stato di emergenza sull’intero territorio regionale in relazione alle conseguenze delle recenti condizioni meteorologiche sfavorevoli.
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE 11 gennaio 2017, n. 4
scaricalo qui:


Batterio che causa la malattia di Pierce (PD) della vite.


Lo studio è stato effettuato su coltura in vitro e su piantine di vite inoculate e sono stati valutati nel tempo a varie temperature i tassi di crescita di X. Fastidiosa.
Dallo studio è emerso che le basse temperature incidono profondamente sulla riduzione della popolazione del batterio.
Il tasso di crescita ottimale per X. fastidiosa in vitro è stato determinato a circa 28 ° C che classifica X. fastidiosa tra i batteri mesofili (che amano il caldo).
Si è visto che in vitro già a 12 C° Xylella fastidiosa non si moltiplica.
Mentre nelle piante di vite sottoposte a temperature inferiori ai 5 C° si è ottenuta una importante riduzione di Xylella fastidiosa all’interno dei vasi xylematici.
Sintesi del Dottore Agronomo Cristian Casili del lavoro di Alexander H. Purcell (Division of Insect Biology, University of California, Berkeley) 2001, “Temperature-Dependent Growth and Survival of Xylella fastidiosa in Vitro and in Potted Grapevines”.




Dottori Agronomi che si vogliono bene

Anche se a volte avresti preferito ammazzarmi perché come dici tu sono una "negriera" so che in fondo mi vuoi bene come una sorellina...tra le tante cose belle che rimarranno dopo questo lavoro ci sarà sicuramente la nostra amicizia. Happy b-day collega! #squadra51 #volante2 — con Francesco Lefons presso Aeroporto di Taranto-Grottaglie.

Disseccamento olivi: richiesta di studi per la verifica dell'effetto del freddo


domenica 8 gennaio 2017

Xylema e potabilizzazione dell'acqua


Una nuova ricerca dimostra come, con costi irrisori, si riesce a eliminare il 99% dei batteri presenti nell'acqua
09-01-2017
di Manlio Cafiero

La scarsità di acqua potabile pulita e sicura è una delle principali cause di mortalità nel mondo in via di sviluppo. L'acqua potabile deve avere una qualità elevata per quanto riguarda parametri fisici, chimici e batteriologici, deve essere quindi adatta al consumo umano. Le sostanze inquinanti più pericolose sono quelle di natura biologica come i batteri patogeni (Escherichia coli, Salmonella typhi, Vibrio cholerae), i protozoi (come la giardia) e i virus (adenovirus, enterovirus, epatite, rotavirus).

Un rapporto dell'OMS indica che ogni anno circa 1,6 milioni di persone muoiono a causa di malattie diarroiche imputabili alla mancanza di accesso ad acqua potabile. Il 90% delle morti è rappresentato da bambini al di sotto dei 5 anni. È evidente come questo problema necessiti di un'attenta riflessione da parte di tutti, anche dalla comunità scientifica che deve attivarsi per fornire soluzioni.
Le tecnologie comuni per la disinfezione dell'acqua comprendono la clorazione, la filtrazione, la disinfezione con raggi UV, la pastorizzazione, l'ebollizione e il trattamento con ozono. Il trattamento con cloro è efficace su larga scala ma poco applicabile in piccoli villaggi. L'ebollizione è una metodologia sempre valida, tuttavia impensabile nei paesi non sviluppati che non hanno accesso a quantitativi sufficienti di carburante. La disinfezione con raggi UV è una tecnologia molto efficace ma necessita di elettricità e manutenzione costantemente. I filtri domestici a carbone non rimuovono i patogeni e svolgono la loro funzione solo con acque biologicamente sicure. I filtri a sabbia e a membrana sono invece in grado di bloccare i patogeni ma per utilizzarli è necessario avere conoscenze specifiche, difficilmente rintracciabili in villaggi arretrati.
In questo contesto, trovare nuovi approcci semplici, poco costosi, efficaci e facilmente disponibili potrebbe essere un fattore determinante nella possibilità di fornire acqua potabile a tutta la popolazione mondiale.

Come spesso accade, la natura è la miglior fonte di ispirazione. I tessuti xilematici delle piante sono specializzati nella conduzione di linfa dalle radici ai germogli. Lo xylema si è evoluto dalla necessità di fornire una bassa resistenza alla risalita del liquido mantenendo pori molto piccoli per evitare il fenomeno della cavitazione. La distribuzione e la dimensione di questi pori, al massimo 500 nm, varia da specie a specie  e potrebbe costituire un filtro economico che blocca il passaggio dei patogeni. L'utilizzo dei vegetali, o di loro parti, in questo ambito è effettivamente nuovo e interessante.
Le misurazioni del flusso di linfa delle piante suggeriscono portate di diversi litri all'ora, che potrebbero essere replicabili con filtri di una decina di cm di lunghezza usando la sola pressione gravitazionale nella regolazione del passaggio dell'acqua.

In una ricerca del MIT sono state studiate le caratteristiche di vari tessuti xylematici nella creazione di filtri per rendere potabile l'acqua. Sono state analizzate le acque filtrate per osservare quale filtro riesce a rimuovere la maggior quantità di batteri.
Sono state utilizzate nell'esperimento branche di Pinus strobus. Sezioni di legno senza corteccia sono state inserite e fissate con fascette all'estremità di un tubo in pvc. Il “filtro” è stato poi sciacquato con acqua deionizzata per qualche minuto.
Le prove sono state effettuate facendo passare attraverso questi filtri acqua deionizzata contenente un colorante rosso, delle nanosfere di polistirene fluorescenti della misura di 20 nm, e una forma inattivata di Escherichia coli.
L'esperimento mostra innanzitutto una maggior capacità di filtrazione del legno precedentemente bagnato rispetto al legno asciutto.
Ricerche precedenti hanno mostrato come i tessuti xylematici di piante a foglie caduche riuscivano a fermare colloidi d'oro con particelle di dimensioni di 20 nm, risultando efficaci nella rimozione di virus.

Il primo risultato evidente agli occhi dei ricercatori è stato quello che i filtri xilematici riuscivano a eliminare il colorante rosso dall'acqua rendendola nuovamente trasparente. Le nanoparticelle da 20 nm invece riesco a attraversare il sistema filtrante.
Con tre misure di filtri sono state poi osservate le capacità di bloccare i batteri, in ogni caso lo xylema fresco riesce a rimuovere il 99% dei microrganismi.
I ricercatori concludono affermando che la tecnologia dei filtri xilematici potrebbe avere interessanti risvolti applicativi se adoperata al punto di utilizzo dell'acqua, precedentemente filtrata con membrane al punto di mandata. Questo porterebbe ad un abbassamento dei costi di impianto conseguente la sostituzione dei filtri costosi con quelli di legno, biodegradabili, efficienti nella rimozione dei batteri, completamente rinnovabili.