lunedì 28 luglio 2014

DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE del 23 luglio 2014 relativa alle misure per impedire l'introduzione e la diffusione nell'Unione della Xylella fastidiosa (Well e Raju)

Testo
25.7.2014   
IT
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
L 219/56

DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE
del 23 luglio 2014
relativa alle misure per impedire l'introduzione e la diffusione nell'Unione della Xylella fastidiosa (Well e Raju)
[notificata con il numero C(2014) 5082]
(2014/497/UE)
LA COMMISSIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
vista la direttiva 2000/29/CE del Consiglio, dell'8 maggio 2000, concernente le misure di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità (1), in particolare l'articolo 16, paragrafo 3, quarta frase,
considerando quanto segue:
(1)
La Commissione ha adottato la decisione di esecuzione 2014/87/UE (2) relativa alle misure per impedire la diffusione nell'Unione della Xylella fastidiosa (Well e Raju) (nel prosieguo «l'organismo specificato»).
(2)
Successivamente all'adozione di tale decisione le autorità italiane hanno effettuato indagini nelle zone infette e nelle zone circostanti per accertare la presenza e la natura dell'organismo specificato. Da tali indagini sono emersi risultati preliminari sufficienti a consentire l'adozione di misure più precise.
(3)
Le indagini delle autorità italiane, così come i dati tecnici e scientifici disponibili, hanno confermato che le piante di Catharanthus G. Don, Nerium L., Olea L., Prunus L, e Vinca L. sono piante ospiti dell'organismo specificato. Tenuto conto degli elementi disponibili è verosimile che anche le piante di Malva L., Portulaca L., Quercus L.e Sorghum L. possano essere piante ospiti di tale organismo. Le misure dovrebbero pertanto applicarsi alle piante destinate alla piantagione, diverse dalle sementi, di Catharanthus G.Don, Nerium L., Olea L., Prunus L., Vinca L., Malva L., Portulaca L., Quercus L.e Sorghum L. (nel prosieguo «le piante specificate»).
(4)
È opportuno stabilire condizioni per l'introduzione nell'Unione delle piante specificate provenienti da paesi terzi nei quali è nota la presenza dell'organismo specificato. Si dovrebbero adottare prescrizioni specifiche in materia di registrazione, controllo e situazione dei luoghi di produzione, come anche di ispezione, campionamento, analisi e trasporto delle piante specificate, al fine di assicurare che le piante introdotte nell'Unione siano indenni dall'organismo specificato.
(5)
Le piante specificate coltivate per almeno parte del loro ciclo di vita in una zona delimitata, o che sono state spostate attraversando una di queste zone, hanno maggiori probabilità di essere state contagiate dall'organismo specificato rispetto ad altre piante. Il loro spostamento andrebbe quindi subordinato a prescrizioni specifiche. Tali prescrizioni dovrebbero essere simili alle prescrizioni per le piante specificate introdotte da paesi terzi nei quali è nota la presenza dell'organismo specificato.
(6)
Gli Stati membri dovrebbero effettuare ispezioni annuali per accertare l'eventuale presenza dell'organismo specificato nei loro territori al fine di prevenirne l'introduzione e la diffusione.
(7)
Al fine di assicurare che si intervenga nel più breve tempo possibile contro la presenza potenziale dell'organismo specificato, chiunque venga a conoscenza della presenza di tale organismo dovrebbe informarne lo Stato membro. Al fine inoltre di assicurare che i soggetti interessati procedano agli interventi opportuni, gli Stati membri dovrebbero informare gli operatori professionali interessati della presenza potenziale dell'organismo specificato nei loro territori e delle misure da prendere.
(8)
Per eradicare l'organismo specificato e impedirne la diffusione, gli Stati membri dovrebbero definire zone delimitate e adottare le misure necessarie. Tali zone delimitate dovrebbero essere costituite da una zona infetta e una zona cuscinetto. L'ampiezza della zona cuscinetto dovrebbe essere calcolata tenendo conto del rischio che l'organismo specificato si diffonda ad altre zone.
(9)
Se la definizione di una zona delimitata non appare necessaria per eliminare l'organismo specificato, lo Stato membro interessato dovrebbe avere la possibilità di non definire immediatamente una zona delimitata, ma dovrebbe in tal caso eliminare l'organismo specificato dalle piante sulle quali è stato rilevato inizialmente ed eseguire un'ispezione per accertare se altre piante sono state contagiate.
(10)
Dovrebbero essere stabilite misure specifiche per assicurare l'eradicazione dell'organismo specificato qualora ne sia stata riscontrata la presenza.
(11)
Per motivi di chiarezza dovrebbe essere abrogata la decisione di esecuzione 2014/87/UE.
(12)
Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del Comitato fitosanitario permanente,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Definizioni
Ai fini della presente decisione si applicano le seguenti definizioni:
a)   «piante specificate»: tutti i vegetali destinati alla piantagione, diversi dalle sementi, di Catharanthus G. Don, Nerium L., Olea L., Prunus L., Vinca L., Malva L., Portulaca L., Quercus L.e Sorghum L.;
b)   «organismo specificato»: Xylella fastidiosa (Well e Raju).
Articolo 2
Introduzione nell'Unione di piante specificate originarie di paesi terzi nei quali è nota la presenza dell'organismo specificato
Le piante specificate originarie di paesi terzi nei quali è nota la presenza dell'organismo specificato sono introdotte nell'Unione solo se soddisfano le seguenti condizioni:
a)
rispettano le prescrizioni specifiche per l'introduzione di cui all'allegato I, sezione 1;
b)
alla loro introduzione nell'Unione sono state ispezionate dall'organismo ufficiale responsabile come prescritto dall'allegato I, sezione 2, per verificare l'eventuale presenza dell'organismo specificato;
c)
durante l'ispezione non sono stati riscontrati né la presenza né sintomi dell'organismo specificato, in conformità all'allegato I, sezione 2.
Articolo 3
Spostamenti di piante specificate all'interno dell'Unione
Le piante specificate che sono state coltivate per almeno parte del loro ciclo di vita in una zona delimitata stabilita ai sensi dell'articolo 7, o che sono state spostate attraversando una di queste zone, sono spostate verso zone diverse dalle zone infette, o all'interno di zone diverse da queste, solo se soddisfano le condizioni di cui all'allegato II.
Articolo 4
Ispezioni per accertare la presenza dell'organismo specificato
1.   Gli Stati membri effettuano ispezioni annuali per rilevare l'eventuale presenza dell'organismo specificato nel loro territorio sulle piante specificate e su altre piante potenzialmente ospiti.
Tali ispezioni sono effettuate dall'organismo ufficiale responsabile o sotto la sua sorveglianza ufficiale. Esse consistono in esami visivi e, qualora vi siano sospetti di infezione dall'organismo specificato, nel prelievo di campioni e nell'esecuzione di analisi. Tali ispezioni si basano su validi principi tecnici e scientifici e si effettuano nei periodi opportuni per rilevare la presenza dell'organismo specificato.
Tali ispezioni tengono conto dei dati tecnici e scientifici disponibili, della biologia dell'organismo specificato e dei suoi vettori, della presenza e della biologia delle piante specificate o di piante verosimilmente ospiti dell'organismo specificato, e di tutte le altre informazioni pertinenti per quanto riguarda la presenza dell'organismo specificato.
2.   Gli Stati membri notificano alla Commissione e agli altri Stati membri i risultati di tali ispezioni entro il 31 dicembre di ogni anno.
Articolo 5
Informazioni sull'organismo specificato
1.   Chiunque venga a conoscenza della presenza dell'organismo specificato, o abbia motivo di sospettarla, informa immediatamente l'organismo ufficiale responsabile.
L'organismo ufficiale responsabile registra immediatamente tale informazione.
2.   Ove opportuno l'organismo ufficiale responsabile chiede alla persona di cui al paragrafo 1 di fornire ogni altra informazione che possieda circa la presenza dell'organismo specificato.
Articolo 6
Conferma della presenza
1.   Se l'organismo ufficiale responsabile è stato informato della presenza effettiva o sospetta dell'organismo specificato, in base alle ispezioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1, o come disposto dall'articolo 5, esso prende tutte le misure necessarie per ottenere conferma dell'eventuale presenza.
2.   Se la presenza dell'organismo specificato è confermata in una zona ove esso era precedentemente sconosciuto, lo Stato membro interessato notifica alla Commissione e agli altri Stati membri tale presenza entro cinque giorni lavorativi dal momento in cui ha ricevuto la conferma.
La stessa disposizione si applica in caso di conferma ufficiale della presenza dell'organismo specificato su una specie vegetale precedentemente non identificata come pianta ospite. Tali notifiche sono presentate per iscritto.
3.   Gli Stati membri provvedono affinché gli operatori professionali le cui piante specificate possono essere colpite dall'organismo specificato siano immediatamente informati della presenza dell'organismo specificato nel territorio dello Stato membro in questione e siano resi edotti dei rischi e delle misure da prendere di conseguenza.
Articolo 7
Zone delimitate
1.   Se i risultati delle ispezioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1, indicano la presenza dell'organismo specificato, o se tale presenza è confermata in conformità all'articolo 6, paragrafo 1, lo Stato membro interessato definisce senza indugio una zona denominata nel prosieguo «zona delimitata».
2.   La zona delimitata è costituita dalla zona nella quale è stata riscontrata la presenza dell'organismo specificato, denominata nel prosieguo «zona infetta». La zona viene definita secondo il disposto dell'allegato III, sezione 1. La zona delimitata è costituita inoltre da una zona circostante quella infetta, denominata nel prosieguo «zona cuscinetto». La zona viene definita secondo il disposto dell'allegato III, sezione 1.
3.   Nelle zone delimitate gli Stati membri adottano le misure stabilite dall'allegato III, sezione 2.
4.   In deroga al paragrafo 1, uno Stato membro può decidere di non definire immediatamente una zona delimitata, se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
a)
vi sono prove che l'organismo specificato sia stato introdotto di recente nella zona insieme alle piante su cui è stato rilevato;
b)
vi è motivo di credere che tali piante fossero state contagiate prima della loro introduzione nella zona in questione;
c)
non sono stati rilevati vettori pertinenti in prossimità di tali piante, e quindi non vi è stata alcuna diffusione ulteriore dell'organismo specificato.
In tal caso lo Stato membro effettua un'ispezione al fine di accertare se sono state contagiate altre piante oltre a quelle sulle quali è stato rilevato inizialmente l'organismo specificato. In base a tale ispezione lo Stato membro decide se esiste la necessità di definire una zona delimitata. Lo Stato membro in questione notifica alla Commissione e agli altri Stati membri i risultati di tali ispezioni e i motivi per i quali non si definisce una zona delimitata.
5.   Gli Stati membri stabiliscono la tempistica per l'attuazione delle misure di cui al paragrafo 3 e, ove pertinente, per l'esecuzione dell'ispezione di cui al paragrafo 4.
Articolo 8
Relazioni sulle misure
1.   Entro trenta giorni dalla notifica di cui all'articolo 6, paragrafo 2, primo comma, gli Stati membri inviano alla Commissione e agli altri Stati membri una relazione sulle misure che hanno adottato o intendono adottare conformemente all'articolo 7, paragrafo 3, nonché sulla tempistica di cui all'articolo 7, paragrafo 5.
La relazione comprende anche gli elementi seguenti:
a)
le informazioni sull'ubicazione della zona delimitata e la descrizione delle sue caratteristiche potenzialmente rilevanti per l'eradicazione e la prevenzione della diffusione dell'organismo specificato;
b)
una mappa che indichi i confini della zona delimitata;
c)
le informazioni sulla presenza dell'organismo specificato e dei suoi vettori;
d)
le misure per conformarsi alle prescrizioni relative agli spostamenti delle piante specificate all'interno dell'Unione di cui all'articolo 3.
La relazione illustra inoltre le prove e i criteri alla base delle misure.
2.   Entro il 31 dicembre di ogni anno gli Stati membri comunicano alla Commissione e agli altri Stati membri una relazione che comprenda la versione aggiornata delle informazioni di cui al paragrafo 1.
Articolo 9
Abrogazione
La decisione di esecuzione 2014/87/UE è abrogata.
Articolo 10
Destinatari
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 23 luglio 2014
Per la Commissione
Tonio BORG
Membro della Commissione

(2)  Decisione di esecuzione 2014/87/UE della Commissione del 13 febbraio 2014, relativa alle misure per impedire la diffusione nell'Unione della Xylella fastidiosa (Well e Raju) (GU L 45 del 15.2.2014, pag. 29).

ALLEGATO I
PRESCRIZIONI PER L'INTRODUZIONE DELLE PIANTE SPECIFICATE DI CUI ALL'ARTICOLO 2
SEZIONE 1
Dichiarazioni da includere nel certificato di cui all'articolo 13, paragrafo 1, punto ii) della direttiva 2000/29/CE
1.
Le piante specificate originarie di paesi terzi nei quali è nota la presenza dell'organismo specificato sono introdotte nell'Unione unicamente se accompagnate da un certificato fitosanitario, come disposto dall'articolo 13, paragrafo 1, punto ii) della direttiva 2000/29/CE, che soddisfi le condizioni esposte al punto 2 o al punto 3.
2.
Il certificato fitosanitario riporta nella rubrica «dichiarazioni supplementari» la dichiarazione che le piante sono state coltivate per tutto il loro ciclo di vita in un luogo di produzione registrato e sorvegliato dall'organizzazione nazionale per la protezione delle piante nel paese di origine, e situato in una zona indenne da organismi nocivi stabilita da detta organizzazione in conformità alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie.
Il nome della zona indenne da organismi nocivi va indicato nella rubrica «Luogo d'origine».
3.
Il certificato fitosanitario riporta nella rubrica «dichiarazioni supplementari» le seguenti affermazioni:
a)
le piante sono state coltivate per tutto il loro ciclo di vita in un luogo di produzione che soddisfa le seguenti condizioni:
i)
risulta indenne dall'organismo specificato e dai suoi vettori in conformità alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie;
ii)
è registrato e sorvegliato dall'organizzazione nazionale per la protezione delle piante nel paese di origine;
iii)
è dotato di protezione fisica contro l'introduzione dell'organismo specificato da parte dei suoi vettori;
iv)
è soggetto agli adeguati trattamenti fitosanitari per prevenire la presenza di vettori dell'organismo specificato;
v)
è sottoposto annualmente ad almeno due ispezioni ufficiali effettuate in periodi opportuni. Durante le precedenti ispezioni non sono stati riscontrati sintomi correlati all'organismo specificato né suoi vettori oppure, se sono stati osservati sintomi sospetti, sono state effettuate analisi che hanno confermato l'assenza dell'organismo specificato;
b)
i trattamenti fitosanitari contro i vettori dell'organismo specificato sono applicati in prossimità del luogo di produzione;
c)
i lotti di piante specificate sono stati sottoposti ad analisi annuali su base campionaria e la presenza asintomatica dell'organismo specificato è stata esclusa;
d)
le piante specificate sono state trasportate al di fuori della stagione di volo dei vettori noti dell'organismo specificato oppure in contenitori o imballaggi chiusi, atti a prevenire l'infezione da parte dell'organismo specificato o dei suoi vettori noti;
e)
immediatamente prima dell'esportazione i lotti di piante specificate sono stati sottoposti a ispezione visiva, a campionamento e analisi ufficiali, utilizzando uno schema di campionamento atto a confermare con un'affidabilità del 99 % che il livello di presenza dell'organismo specificato in tali piante è inferiore all'1 %, nonché specificamente mirato alle piante che presentino sintomi sospetti dell'organismo specificato.
4.
I punti 2 e 3 si applicano mutatis mutandis alle piante specificate, coltivate sia all'interno che all'esterno di una zona indenne da organismi nocivi.
SEZIONE 2
Ispezione
Le piante specificate sono ispezionate minuziosamente dall'organismo ufficiale responsabile al punto d'entrata o sul luogo di destinazione, come stabilito dalla direttiva 2004/103/CE della Commissione (1). L'ispezione ha luogo sotto forma di ispezioni visive e, qualora si sospetti la presenza dell'organismo specificato, di campionamento e analisi di ogni lotto delle piante specificate. Le dimensioni dei campioni saranno tali da permettere di confermare con un livello di affidabilità del 99 % che la presenza dell'organismo specificato su tali piante è ad un livello inferiore all'1 %.

(1)  Direttiva 2004/103/CE della Commissione, del 7 ottobre 2004, concernente i controlli di identità e fitosanitari su vegetali, prodotti vegetali e altre voci elencati nell'allegato V, parte B, della direttiva 2000/29/CE del Consiglio, che possono essere svolti in un luogo diverso dal punto di entrata nella Comunità o in un luogo vicino e che specifica le condizioni relative a tali controlli (GU L 313 del 12.10.2004, pag. 16).

ALLEGATO II
CONDIZIONI PER LO SPOSTAMENTO ALL'INTERNO DELL'UNIONE DELLE PIANTE SPECIFICATE DI CUI ALL'ARTICOLO 3
1.
Le piante specificate che sono state coltivate per almeno parte del loro ciclo di vita in una zona delimitata sono spostate verso aree diverse dalle zone infette, o all'interno di tali aree, solo se accompagnate da un passaporto delle piante redatto e rilasciato in conformità alla direttiva 92/105/CEE della Commissione (1).
2.
Le piante specificate che sono state coltivate per almeno parte del loro ciclo di vita in una zona delimitata sono spostate verso aree diverse dalle zone infette, o all'interno di tali aree, solo se per tutto il periodo trascorso entro una zona delimitata sono rispettate le prescrizioni seguenti oltre a quanto stabilito al punto 1:
a)
il luogo di produzione in cui sono state coltivate all'interno di una zona delimitata rispetta le condizioni seguenti:
i)
risulta indenne dall'organismo specificato;
ii)
è registrato in conformità alla direttiva 92/90/CEE (2);
iii)
è dotato di protezione fisica contro l'introduzione dell'organismo specificato da parte dei suoi vettori;
iv)
è soggetto agli adeguati trattamenti fitosanitari per prevenire la presenza di vettori dell'organismo specificato;
v)
è sottoposto annualmente ad almeno due ispezioni ufficiali effettuate in periodi opportuni. Durante le precedenti ispezioni non sono stati riscontrati sintomi correlati all'organismo specificato né suoi vettori oppure, se sono stati osservati sintomi sospetti, sono state effettuate analisi che hanno confermato l'assenza dell'organismo specificato;
b)
i campioni rappresentativi di ogni specie delle piante specificate provenienti da ogni luogo di produzione sono stati sottoposti annualmente ad analisi e la presenza asintomatica dell'organismo specificato è stata esclusa;
c)
i trattamenti fitosanitari contro i vettori dell'organismo specificato sono applicati in prossimità del luogo di produzione.
3.
Le piante specificate che sono spostate attraversando zone delimitate, o all'interno di queste, sono trasportate al di fuori della stagione di volo dei vettori noti dell'organismo specificato oppure in contenitori o imballaggi chiusi, atti a prevenire l'infezione da parte dell'organismo specificato o dei suoi vettori noti.

(1)  Direttiva 92/105/CEE della Commissione, del 3 dicembre 1992, relativa ad una limitata uniformazione dei passaporti delle piante da utilizzare per il trasporto di determinati vegetali, prodotti vegetali od altre voci all'interno della Comunità e che stabilisce le procedure per il rilascio di tali passaporti nonché le condizioni e le procedure per la loro sostituzione (GU L 4 dell'8.1.1993, pag. 22).
(2)  Direttiva 92/90/CEE della Commissione, del 3 novembre 1992, che stabilisce gli obblighi ai quali sono sottoposti i produttori e gli importatori di vegetali, prodotti vegetali e altre voci e che fissa norme dettagliate per la loro registrazione (GU L 344 del 26.11.1992, pag. 38).

ALLEGATO III
DEFINIZIONE DELLE ZONE DELIMITATE E MISURE DI CUI ALL'ARTICOLO 7
SEZIONE 1
Definizione delle zone delimitate
1.
La zona infetta comprende tutte le piante individuate come contagiate dall'organismo specificato, tutte le piante che presentano sintomi tali da indicare la possibile infezione da parte dell'organismo specificato e tutte le altre piante che possono essere contagiate da tale organismo a causa della loro vicinanza alle piante contagiate o perché provenienti da un luogo di produzione comune, se noto, a quello delle piante contagiate, o perché trattasi di piante ottenute da queste ultime.
2.
La zona cuscinetto ha una larghezza di almeno 2 000 m.
La larghezza della zona cuscinetto può essere ridotta ad almeno 1 000 metri se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
a)
le piante contagiate sono state rimosse unitamente a tutte le piante che presentano sintomi tali da indicare la possibile infezione da parte dell'organismo specificato e a tutte le piante che sono state individuate come probabilmente contagiate. La rimozione avviene in modo da impedire che rimanga materiale appartenente alle piante rimosse;
b)
è stata condotta un'ispezione di delimitazione che comprende lo svolgimento di analisi con l'utilizzo di uno schema di campionamento atto a confermare con un'affidabilità del 99 % che il livello di presenza dell'organismo specificato in piante collocate entro 2 000 metri dal confine della zona infetta è inferiore allo 0,1 %.
3.
La delimitazione esatta delle zone si basa su validi principi scientifici, sulla biologia dell'organismo specificato e dei suoi vettori, sul livello di infezione, sulla presenza dei vettori e sulla distribuzione delle piante potenzialmente ospiti nell'area interessata.
4.
Se la presenza dell'organismo specificato è confermata al di fuori della zona infetta, la demarcazione della zona infetta e della zona cuscinetto è rivista e modificata di conseguenza.
5.
Se, in base alle ispezioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1, e al monitoraggio di cui al presente allegato, sezione 2, lettera h), in una zona delimitata non viene rilevata la presenza dell'organismo specificato per un periodo di cinque anni, è possibile revocare la delimitazione della zona.
SEZIONE 2
Misure da adottare nelle zone delimitate
Nelle zone delimitate lo Stato interessato è tenuto ad adottare le seguenti misure al fine di eradicare l'organismo specificato:
a)
rimuove al più presto tutte le piante contagiate dall'organismo specificato unitamente a tutte le piante che presentano sintomi tali da indicare la possibile infezione da parte di tale organismo e a tutte le piante che sono state individuate come probabilmente contagiate. Tale rimozione si effettua in modo da impedire che rimanga materiale appartenente alle piante rimosse e prendendo tutte le precauzioni necessarie per evitare la diffusione dell'organismo specificato durante e dopo la rimozione;
b)
effettua il campionamento e l'analisi delle piante specificate, delle piante appartenenti allo stesso genere delle piante contagiate, nonché di tutte le altre piante che presentino sintomi dell'organismo specificato entro il raggio di 200 m intorno alle piante contagiate, utilizzando uno schema di campionamento atto a confermare con un'affidabilità del 99 % che il livello di presenza dell'organismo specificato in tali piante è inferiore allo 0,1 %;
c)
distrugge, in situ o in un luogo vicino situato all'interno della zona delimitata e appositamente designato, le piante intere, le parti di piante o il legname che potrebbero favorire la diffusione dell'organismo specificato. La distruzione va effettuata in modo adeguato a prevenire la diffusione dell'organismo specificato;
d)
distrugge, in situ o in un luogo vicino, qualsiasi materiale vegetale derivante dalla potatura delle piante specificate e di piante appartenenti allo stesso genere delle piante contagiate. La distruzione va effettuata in modo adeguato a prevenire la diffusione dell'organismo specificato ad opera dei suoi vettori;
e)
sottopone agli opportuni trattamenti fitosanitari le piante specificate e le piante che possono ospitare i vettori dell'organismo specificato al fine di prevenire che tali vettori possano diffondere l'organismo specificato;
f)
individua l'origine dell'infezione e rintraccia le piante specificate associate ai casi di infezione in questione che siano state eventualmente spostate prima della definizione della zona delimitata. Alle autorità pertinenti della zona di destinazione di tali piante sono comunicate tutte le informazioni del caso relative a tali spostamenti in modo da consentire che le piante siano esaminate e ove opportuno siano applicate le misure adeguate;
g)
vieta la piantagione di piante specificate e piante appartenenti allo stesso genere delle piante contagiate in siti che non sono a prova di vettore;
h)
effettua un monitoraggio intensivo per accertare la presenza dell'organismo specificato svolgendo almeno ispezioni annuali nei periodi opportuni, analisi comprese, prestando particolare attenzione alla zona cuscinetto e alle piante specificate, nonché alle piante appartenenti allo stesso genere delle piante contagiate, in particolare per qualsiasi pianta che presenti sintomi. Il numero di campioni va indicato nella relazione di cui all'articolo 8,
i)
sensibilizza l'opinione pubblica circa il pericolo rappresentato dall'organismo specificato, nonché informa sulle misure adottate per impedirne l'introduzione e la diffusione nell'Unione, comprese le condizioni relative allo spostamento di piante specificate dalla zona delimitata ai sensi dell'articolo 7;
j)
se necessario, prende misure specifiche per affrontare qualsiasi specificità o complicazione che possano ragionevolmente impedire, ostacolare o ritardare l'eradicazione, in particolare misure relative all'accessibilità e all'eradicazione adeguata di tutte le piante contagiate o sospette di esserlo, indipendentemente dalla loro ubicazione, dal fatto che siano di proprietà pubblica o privata o dalla persona o ente che ne è responsabile;
k)
prende qualunque altra misura in grado di contribuire all'eradicazione dell'organismo specificato, tenendo conto della norma ISPM n. 9 (1) e applicando un approccio integrato secondo i principi stabiliti nella norma ISPM n. 14 (2).

(1)  Guidelines for pest eradication programmesReference Standard ISPM No 9 by the Secretariat of the International Plant Protection Convention, Rome (Orientamenti sui programmi di eliminazione degli organismi nocivi. Norma di riferimento ISPM n. 9 del segretariato della Convenzione internazionale per la protezione dei vegetali, Roma). Pubblicato il 15 dicembre 2011.
(2)  The use of integrated measures in a systems approach for pest risk management — Reference Standard ISPM No 14 by the Secretariat of the International Plant Protection Convention, Rome (Impiego di misure integrate in un approccio sistematico alla gestione dei rischi relativi agli organismi nocivi. Norma di riferimento ISPM n. 14 del segretariato della Convenzione internazionale per la protezione dei vegetali, Roma). Pubblicato l'8 gennaio 2014.

domenica 27 luglio 2014

alcune malattie delle piante possono essere polimicrobiche e che per sconfiggerle, dovremo sviluppare nuove strategie di lotta in grado di interrompere l'azione sinergica di entrambi i tipi di batteri, sia quelli patogeni sia quelli residenti, finora ritenuti innocui

Questi risultati - conclude Venturi - indicano che alcune malattie delle piante possono essere polimicrobiche e che per sconfiggerle, dovremo sviluppare nuove strategie di lotta in grado di interrompere l'azione sinergica di entrambi i tipi di batteri, sia quelli patogeni sia quelli residenti, finora ritenuti innocui".
E' quanto ha scoperto, l'équipe guidata da Vittorio Venturi, del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie, Icgeb di Trieste, in collaborazione con i colleghi del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell'Università degli Studi di Perugia e con alcuni ricercatori dell'Istituto di agraria e medicina veterinaria 'Hassan II' di Agadir in Marocco.

Lo studio è stato pubblicato sulle prestigiose riviste scientifiche internazionali Nature Middle East e Isme Journal,  International society for microbial ecology.

Fonte: http://agronotizie.imagelinenetwork.com/vivaismo-e-sementi/2011/09/29/rogna-dell-olivo-le-nuove-frontiere-della-ricerca/14023

sabato 26 luglio 2014

la sera del 7 agosto alle ore 20 in piazza orologio ad Alliste (Lecce)

 
Avrò il piacere di incontrarvi la sera del 7 agosto alle ore 20 in piazza orologio ad Alliste, dove in occasione della manifestazione " Festa in Terra Allisti" che promuoverà l olio extra vergine e i prodotti locali, presenterò la seconda ...edizione del volume TITANI Olivi e Oliveti Monumentali del Salento...patrimonio irripetibile della natura da difendere......la mattina di giorno 8 agosto cpn soli 5 € ci sarà una escursione x vedere i Titani di Felline, ricordo il Gigante con i suoi 12 m. di circonfrrenza alla base, e degustazione finale con friselle e prodotti locali sotto la loro chioma....passate parola

Diagnosi dei batteri patogeni delle piante




Diagnosi dei batteri patogeni delle piante
L’approccio necessario per la individuazione di ogni fitopatia è la determinazione ed identificazione dell’organismo responsabile. Una semplice diagnosi di un batterio patogeno già noto potrebbe richiedere solamente il riconoscimento dei sintomi e un test rapido per confermarne l’ identità, ma la diagnosi di patogeni ancora sconosciuti richiede una più attenta osservazione in campo, un esame dei tessuti della pianta, l’isolamento del batterio patogeno, la sua caratterizzazione e infine la dimostrazione dei postulati di Koch (Stead et al., 1997).
Molti metodi fenotipici come il profilo degli acidi grassi, proteico e nutrizionale consentono la determinazione e l’identificazione di molte specie di batteri. Questi metodi tradizionali però sebbene forniscano molte informazioni fenotipiche non sono in grado di determinare lo stato di pathovar della specie (Stead, 1991). Le procedure "standard" di identificazione dei batteri, o metodi classici, richiedono l'isolamento di colture pure seguito da test che analizzano alcune caratteristiche fenotipiche, quali i caratteri biochimici e morfologici.
Se alcune di queste metodologie si sono rivelate efficaci per l’identificazione di alcuni batteri, resta il fatto che questi saggi servono, di solito, per identificare un numero relativamente ristretto di microrganismi e in genere non possiedono tutti quei requisiti che un buon protocollo per la identificazione e/o la tipizzazione di un isolato batterico dovrebbe avere: specificità, sensibilità, riproducibilità, rapidità, semplicità e basso costo.
Oggi invece sono disponibili numerosi metodi di fingerprinting genetico basati sulla PCR che hanno un buon potenziale nel classificare ed identificare i batteri fino al livello di pathovar che hanno affiancato ed in parte soppiantato le tecniche "classiche".
In particolare le tecniche basate sulla PCR (AFLP, AP-PCR, DAF, RAPD, rep-PCR, eric-PCR, tDNA-PCR, ARDRA, ITS, sequenziamento del 16S rDNA) si sono rivelate un mezzo estremamente veloce ed efficace per l' identificazione, la tipizzazione ed il monitoraggio dei batteri. Le varie tecniche , che differiscono oltre che per l'approccio operativo, anche per la loro specificità, generano un fingerprinting molecolare che assume le sembianze di un codice a barre, il numero delle quali dipende dal tipo di tecnica utilizzata. L' identificazione di un isolato batterico ignoto avviene mediante confronto con il codice a barre ottenuto con uno o più ceppi tipo (Morinet, 1992).
Metodi tradizionali
Per identificare un batterio è necessario anzitutto ottenere la sua coltura pura.
L’isolamento dei batteri viene fatto strisciando una sospensione batterica su substrati nutritivi solidi che possono essere di quattro tipi: semplici, di composizione idonea alla crescita indiscriminata di batteri; differenziali, contenenti sostanze che danno reazioni differenti quando certi batteri crescono in loro presenza; selettivi, di composizione tale da inibire la crescita di batteri indesiderati; di arricchimento, particolarmente favorevoli alla moltiplicazione dei batteri.
Una volta ottenuta la coltura pura, vengono utilizzati test per studiare i caratteri biochimici. Il batterio sconosciuto viene esaminato ed i suoi caratteri sono comparati con quelli di batteri noti (ad esempio ceppi tipo). La scelta dei caratteri deve però essere ponderata pertanto è consigliabile che il nu mero delle osservazioni e dei saggi sia mantenuto al minimo indispensabile (Cowan e Liston, 1974).
Le prime tappe per l’identificazione dei batteri fitopatogeni sono l’osservazione microscopica in contrasto di fase, la colorazione di Gram, la determinazione del numero e della disposizione dei flagelli, del tipo di metabolismo del glucosio, se respiratorio o fermentativo, (Hugh e Leifson, 1953) ed il saggio dell’ossidasi (Kovacs, 1956). Nel corso di questi saggi è possibile verificare inoltre se le colture del batterio producono pigmenti o posseggono qualche altro spiccato carattere macroscopico (ad esempio colonie levaniformi o pectolitiche).
Per presunti batteri fitopatogeni è anche importante effettuare il test di patogenicità: il batterio deve essere in grado di riprodurre, una volta inoculato artificialmente su piante sane, i sintomi tipici della malattia presente in natura. Se la prova dà esito positivo per poter affermare che il batterio è causa della malattia deve essere reisolato dai sintomi artificiali, devono cioè essere soddisfatti i postulati di Koch. A questo punto si può avere già un’idea del genere o addirittura della specie cui attribuire il ceppo esaminato (Mazzucchi, 1981). Questi metodi però non sono affatto rapidi.
La ditta Biolog Inc. di Hayward (CA-USA) ha velocizzato i saggi metabolici per l’identificazione dei microrganismi, mettendo a punto un sistema basato su piastre contenenti fino a 95 differenti substrati organici. Questi sono contenuti in forma liofilizzata in altrettanti pozzetti. Aggiungendo in ogni pozzetto la medesima quantità di sospensione batterica, a densità nota, il substrato si reidrata ed il pozzetto, in presenza di attività metabolica del batterio, si colora di viola con un’intensità teoricamente proporzionale all’utilizzo del substrato stesso. La lettura della piastra colorata viene eseguita tramite uno spettrofotometro per piastre a 96 pozzetti in grado di leggere alla lunghezza d’onda di circa 590 nm (specifica per il tipo di colorazione del sale di tetrazolio utilizzato). Ad ogni ceppo batterico saggiato corrisponde un profilo metabolico (o profilo di utilizzo dei substrati). La somiglianza o l’equivalenza del profilo ottenuto, con i profili registrati in un database della Biolog Inc., permette di risalire al genere, alla specie del batterio o, nella migliore delle ipotesi, alla pathovar.
Anche l’analisi gas-cromatografica degli acidi grassi rappresenta un metodo di diagnosi per i batteri fitopatogeni. In tali organismi infatti, la maggior parte degli acidi grassi cellulari presentano catene lunghe da 9 a 20 atomi di carbonio (Miller, 1982; Moss et al., 1980); di questi, alcuni sono presenti anche nelle cellule di piante e animali, mentre altri (β-idrossi, ciclopropano e catene ramificate) sono presenti esclusivamente nei batteri (Lechevalier, 1982). La diversità nella struttura e la conformazione caratteristica, rendono tali composti adatti per l’identificazione dei batteri, identificazione basata sulla composizione specifica di acidi grassi totali.
Gli acidi grassi vengono estratti da i campioni in cultura e vengono separati mediante gas-cromatografia. Il profilo unico degli acidi grassi estratti viene analizzato mediante opportuni software informatici e viene comparato con un database microbico interno. Oltre il profilo degli acidi grassi, molti programmi forniscono anche una lista con i risultati degli accoppiamenti con i dati del database e un valore di probabilità statistica che indica il livello di confidenza del risultato.
Metodi basati sulla PCR
I metodi di identificazione dei ceppi basati sulla PCR possono essere riassunti in tre strategie:
a) analisi di fingerprinting del cromosoma utilizzando tecniche di amplificazione mediante PCR;
b) frammentazione con endonucleasi di restrizione del cromosoma batterico;
c) amplificazione enzimatica di singoli geni e successiva analisi di sequenza dei prodotti PCR.
Molti progressi nella tipizzazione dei batteri sono stati raggiunti utilizzando tecniche di fingerprinting che impiegano la PCR per amplificare segmenti multipli di DNA batterico. Ad es. l’analisi degli elementi ripetitivi semplicemente chiamata REP-PCR si basa su parecchie famiglie di elementi ripetuti del DNA distribuiti nel cromosoma batterico. Questi possono servire come siti di legame per primer per una amplificazione del DNA (Versalovic et al., 1991;1994; de Bruijn, 1992).
Parecchie famiglie di sequenze ripetitive sono intersperse attraverso il genoma di diverse specie batteriche. Tre famiglie di sequenze ripetute sono state studiate più in dettaglio, incluse le sequenze REP (repetitive extragenic palindromic), le sequenze ERIC (enterobacterial repetitive intergenic consensus), e gli elementi BOX (Versalovic et al., 1994). L’utilizzo di questi primer in PCR consente l’amplificazione selettiva di distinte regioni genomiche localizzate tra le sequenze REP, ERIC o BOX. In modo simile all’analisi VNTR negli eucarioti, gli oligonucleotidi utilizzati nella REP-PCR determinano la misura dei polimorfismi amplificando le regioni di DNA comprese tra i motivi ripetuti. In questo modo il pattern dei frammenti amplificati è in funzione della localizzazione fisica degli elementi ripetuti nel genoma.
Un altro approccio che si basa sulla frammentazione con endonucleasi di restrizione è l’analisi RFLP-PCR che prevede l’amplificazione di una porzione del DNA ottenuto utilizzando uno o più enzimi di restrizione.
L’analisi AFLP è un altro metodo di fingerprinting basato sulla PCR che si utilizza per discriminare batteri anche strettamente correlati. Il DNA batterico viene prima digerito con enzimi di restrizione producendo una serie di frammenti di DNA di varia lunghezza. Poi specifici adattatori a doppio filamento vengono legati alla fine di questi frammenti. Primer di sequenza complementare a quella degli adattatori e con vari oligonucleotidi selettivi al 3’ sono infine utilizzati per amplificare questi frammenti.
Infine l’amplificazione del gene 16S rRNA e la successiva analisi di sequenza è un altro metodo molto utilizzato per l’identificazione dei batteri. Il DNA genomico è estratto direttamente dalle colonie batteri che e il gene del 16S rRNA è amplificato utilizzando primer universali tramite PCR.
Il gene amplificato è poi sequenziato utilizzando un sequenziatore automatico e la sequenza analizzata con metodi bioinformatici per ricercare polimorfismi con le sequenze del 16S note di altre specie.

DOTTORATO DI RICERCA IN PROTEZIONE DELLE PIANTE - XVIII CICLO - Analisi genetica e molecolare dei batteri implicati nella “moria”del nocciolo AGR/12, Dottoranda DOTT.SSA CRISTINA PROIETTI ZOLLA, Coordinatore CHIAR.MO PROF. NALDO ANSELMI, Tutore CHIAR.MO PROF. LEONARDO VARVARO, Co-tutore CHIAR.MO PROF.ROSARIO MULEO

BATTERI PATOGENI PER LE PIANTE

BATTERI PATOGENI PER LE PIANTE


Notizie

Si tratta di microorganismi unicellulari, spesso organizzati in colonie.
Non è questa la sede per addentrarsi in una accurata classificazione tassonomica.
Molto semplicemente ci si limiterà a distinguere, in funzione della forma, tra: 




    

La lotta si basa essenzialmente su prevenzione, profilassi e corrette pratiche agronomiche.
Per esempio, una eccessiva vigoria da azoto può predisporre la pianta ad attacchi batterici.
Una certa azione antibatterica (ma sarebbe più corretto dire "batteriostatica") si può ottenere  con l'impiego di prodotti a base di Rame.
Di una certa utilità può risultare, in certi  casi, la preventiva sterilizzazione del terreno.