sabato 27 maggio 2017

Il Dottore Agronomo Giovanni Melcarne è stato nominato membro del Centro di ricerca sull’olivo, olio e olive da mensa dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

Il Dottore Agronomo Giovanni Melcarne è stato nominato membro del Centro di ricerca sull’olivo, olio e olive da mensa dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

Questa nomina fa onore al Mondo dei Professionisti Agricoli della Provincia di Lecce. Formulo i miei auguri di buon lavoro al Collega Giovanni Melcarne con la certezza che sarà uno splendido inizio di una brillante carriera di ricercatore scientifico.


Antonio Bruno Consigliere Nazionale della Fidaf - Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali 

giovedì 4 maggio 2017

DOTTORE CHE COSA POSSO COLTIVARE?


Cari colleghi,
io non compro i quotidiani, non li leggo nemmeno se sono a diposizione gratis sui tavoli dei bar, forse perché da quando non bevo più caffè  frequento poco i bar. Stamattina quando un collega mi ha chiamato per segnalarmi un intervento toccante sul Quotidiano di Puglia, in prima pagina,  di un iscritto all’Ordine dei dottori agronomi e forestali di Lecce, non sono riuscito a resistere e ho acquistato il giornale per leggere quell’intervento.
Non voglio fare commenti, anche se ci sarebbe molto da scrivere per significare ciò che avrei potuto fare, dire o promuovere. Questo vale soprattutto per me che da otto anni ricopro il prestigioso incarico di Consigliere dell’Ordine.  Dopo la lettura di questa lettera io ho deciso di rivedere completamente il mio modo di osservare,  percepire ed interpretare il territorio del Salento leccese per rispondere finalmente alla domanda che mi viene rivolta e che da troppo tempo è senza risposta. La domanda è: “DOTTORE CHE COSA DEVO COLTIVARE?”. Sento che non posso sottrarmi, ho la consapevolezza di avere il dovere di dare il mio contributo facendo del mio meglio. C’è una mailing list con moltissimi colleghi che sono sensibili a questo tema e voglio fare la domanda a tutti, la stessa domanda che fanno sempre a me. La domanda è la seguente: “COLLEGHI QUALI INDICAZIONI SU COSA COLTIVARE DOBBIAMO DARE AI PROPRIETARI DEL PAESAGGIO RURALE DEL SALENTO LECCESE?”
antonio bruno


LA LETTERA
CARO EMILIANO ECCO I RISULTATI DELLA XYELLA: CHIUDO, LICENZIO E VADO ALTROVE
di Mario TENORE
sono un dottore agronomo, laureato dal luglio del 2003 con 110/lode, e nel 2004 ho frequentato un master post/laurea in certificazione fitosanitaria delle produzioni vivaistico e sementiere. Anni di studio per cercare migliorare l'attività che la mia famiglia svolge con amore e dedizione estrema da ormai tre genera-zioni: il vivaismo viticolo. Il tutto in un territorio dal potenziale di 10 milioni di piante prodotte ogni anno: Otranto. La mia famiglia produce circa 500 mila barbatelle di vite destinate al mercato italiano ed estero (principalmente nord Africa), e ci avvaliamo delle prestazioni di 13 dipendenti. Tutto bene e grandi prospettive di sviluppo, fino all'arrivo della sciagura Xylella fastidiosa. Da quel momento in poi siamo sprofondati nel buio e nella solitudine più totale. Una breve ricostruzione. Agli inizi della questione Xy-lella, quando si sospettava che anche la vite fosse ospite del batterio, sono state eseguite analisi su ogni lotto di produzione di tutte le azien-de vivaistiche di Otranto, naturalmente a nostre spese, tutte con esito negativo (as-senza del patogeno), ma in nome di una precauzionalità estrema la Comunità Euro-pea, nel mese di maggio del 2015 ha deciso di bloccare tutte le attività vivaistiche, barbatelle comprese.
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Il mondo scientifico pugliese si attivava allora subito mettendo in atto dei test di. patogcnicita per confermare che la vite non venis-se atta.am dal ceppo di xylella presente nel Sale.. Anche que-sti test confermavano che la vite, fortunatamente, è estranea alle in-fezioni del patogeno. Tutto que-sto sforzo, però, non è bastato a far cambiare opinione ai burocra-ti di Bruxelles che, dall'anno scorso, ci impongono senza alcu-na base scientifica su vite, l'ob-bligo di terinotrattue le barbatel-le, nel momento più prossimo al-la consegna, con acqua calda alla temperatura di 50°C per una du-rata di 45 minuti. Quest'obbligo interveniva nella scorsa campa-gna, in un periodo dell'anno, no-vembre, in cui i lavori del vivai-sta sarebbero già dovuti essere a buon punto. mentre noi eravamo ancora bloccati. In Italia esiste so-lo una ditta produttrice dell'appo-sito macchinario e ne è anche de-tentrice di brevetto. Il costo è di  170 mila ero, e la capienza è di circa 6000 barbatelle per ciclo. Grazie alla caparbietà di alcuni di noi vivaisti, ed alla coscienza del costruttore della macchina, siamo riusciti ad ottenere un mac-chinario un po' meno tecnologi-co, ma non meno funzionale, al prezzo di 50 mila curo. Comprendendo che una sola macchina di termoterapia non ba-stava per trattare circa 10 milioni di barbatelle in maniera rapida ed essendo braviin matematica, abbiamo da subito cercato dato nelle istituzioni. In particolar mo-do abbiamo più volte interloquito con l'attuale Assessore all'agri-coltura della Regione Puglia, il quale ci ha sempre assicurato che non saremmo stati lasciati so-li e che, o attraverso leggi specia-li oppure per il mezzo dei Psr, ci sarebbe stata rimborsata la spesa per le macchine. Era l'inverno 2015-2016: noi acquistiamo sei macchine ed ovviamente lascio a  voi immaginare come è andata a finire, avete un minimo di co-noscenza della politica italiana. Ormai, sono due anni che te, motrattiamo le nostre piante per una malattia che non è presente, e che non riguarda la vite. Nume-rose sono state le successive ri-chieste di incontro con l'assesso-re, tutte rigorosamente andate a vado, forse abbiamo la colpa di non essere foggiani. L'unico ente che non è venuto meno ai propri impegni permet-tendoci di lavorare è l'affido pro-vinciale dell'agricoltura di Lecce che ha preso a cuore le sorti del 1105170 territorio e di un comparo che sviluppa un numero di gior-nate lavorative annue che sfiora le 70 mila impiegando oltre mil-le lavoratori. È bene ricordare che l'arcate otrantino, come mol-ti altri scori del Salento, non pullula di industrie in grado di garantire lavoro, ma fonda la pro-pria economia sul turismo dei 3 mesi estivi e su quel poco di agni-
coltura che gente come noi cerca di portare avanti. Neanche questi aspetti occupa-zionali, follemente a rischio, han-no attirato l'attenzione del presi-dente della Regione Puglia che non si mai interessato delle no-stre vicissitudini. Non è stato neanche in grado di opporsi alla violenza protratta sull'agricoltura del nostro territorio quando il mi-nistro dell'agricoltura ha emana-to un decreto che ha dichiarato tutta l'Italia territorio indenne da Xylella fastidiosa tranne le pro-vincie di Brindisi e Lecce. Que-sta genialau italiana ha generato tutta una serie di emendamenti in cascata da parte dei Paesi esteri (nord Africa) che vietano l'impor-tazione di barbatelle solo dalla Paglia. Una catastrofe economica di portata incalcolabile. Ovviamene anche il presiden-te della Regione non si è mai de-gnato di rispondere alle nostre ri-chieste di incontrò per cui la mia domanda è: per quale motivo io, in piena solitudine devo continua-re a lavorare con tali e tante diffi-coltà in un territorio che mi ha completamente abbandonato nel-la sua rappresentanza istituziona-le? Allora per farla breve, comuni-co ufficialmente che la mia azien-da si è già trasferita in un'altra Regione con una nuova licenza vivaistica, e ringrazio l'intera giunta regionale per "l'impegno" che ci ha messo per distruggere in soli 3 armi tutti gli sforzi della mia famiglia ed i miei sogni per il futuro. Mi rimane il tempo di termina-re i lavori di produzione delle mie ultime barbatelle "made in Otranto" e mi vedrò costretto a li-cenziare tutti e 13 i miei dipen-denti,ti, non per mie colpe. Vado via con la coscienza pulita e con il rammarico e la delusione di avere una classe politica comple-tamente incapace di tutelarmi. Al-tri colleghi vivaisti seguiranno*. scia per cui mi auguro che i no-stri politici possano prevedere un futuro più roseo a tutti quei lavo-ratori agricoli che la xylella  ren-de disoccupati. Mario Tenore*


*MARIO TENORE DOTTORE AGRONOMO ISCRITTO ALL’ORDINE DEI DOTTORI AGRONOMI E FORESTALI DELLA PROVINCIA DI LECCE

lunedì 1 maggio 2017

La proposta di una mini rivoluzione verde dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Lecce


Sabato 29 aprile, dalle 10 alle 18, nei padiglioni di Lecce Fiere, in piazza Palio, nell’ambito di Externa si è tenuta la giornata formativa sul tema «Il ruolo del dottore agronomo e forestale nella progettazione paesistica e delle infrastrutture verdi».
L’incontro è stato promosso dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Lecce, con il patrocinio della Regione Puglia, Università del Salento, Camera di commercio, Associazione regionale pugliese tecnici e ricercatori in agricoltura (Arptra), l’ Accademia dei georgofili, sotto la direzione tecnico-scientifica di Francesco Tarantino.
Nel suo intervento il dott. Rosario Centonze, presidente dell’Ordine di Lecce, ha subito stigmatizzato l’attenzione dei presenti su ciò che avviene al paesaggio ed al verde urbano del territorio del Salento leccese affermando come sia spesso “violentato”, oltremodo dimenticato, politicamente utilizzato ad emblema economicamente e socialmente determinante.   L'agronomo moderno non si occupa solo di sistemi agrari o agro-alimentari, forestali, ma ha assunto sempre più la figura di  "gestore del territorio", perché può ricoprire ruoli specifici in settori interdisciplinari, quali quello "Biologico-paesaggistico-urbanistico" che richiedono le sue conoscenze per lo studio dell'impatto ambientale di opere complesse, per la pianificazione territoriale, per l'armonizzazione dell'ambiente rurale con l'insediamento edificato, residenziale o produttivo diffuso, per l'arredo urbano, nell'ambito della realizzazione di spazi verdi, per la sempre crescente richiesta di interventi manutentivi sul verde esistente.
Il presidente dell’Ordine di Lecce ha continuato illustrando in che modo l’Ordine di Lecce sta agendo richiamando i dottori agronomi e forestali all’impegno concreto ricordando ai presenti che l’Ordine ha costituito una Commissione di Studio per il Verde Urbano con l’obiettivo di individuare le principali criticità e focalizzare i diversi ambiti d’azione. Durante il pluriennale lavoro della Commissione è stata elaborata una serie di fascicoli tecnici monotematici con l’esigenza di comunicare su larga scala la propria visione sul verde urbano, aspetto fondamentale del vivere civile, legato alla qualità degli ambienti urbani. Infatti la presenza del verde nei centri abitati, la sua pianificazione, la gestione delle aree urbane naturali sono oggetto di un continuo scambio di pareri, di esperienze e di osservazioni, sempre vivo all’interno dell’Ordine.
E’ stato rimarcato come gli interventi di impianto del verde cittadino sono limitati e non organizzati su scala territoriale comunale e la cura in questi interventi è molte volte approssimativa e affidata dalle amministrazioni a personale non qualificato. Il risultato di tale condotta si traduce in una qualità scadente del verde urbano a livello estetico, funzionale e paesaggistico, e porta alla riduzione del patrimonio vegetale e al danneggiamento del patrimonio esistente.
L’Ordine di Lecce, prendendo atto delle non appropriate condotte, piuttosto che limitarsi ad interventi su casi specifici, ha scelto di agire costruttivamente per fornire una serie di strumenti operativi utili ai soggetti che, a diverso titolo, intervengono sul verde urbano.
Di particolare interesse sono state le relazioni di  Sabrina Diamanti, consigliere nazionale dell’Ordine dei dottori agronomi, nonché coordinatrice del dipartimento «Paesaggio, pianificazione e sistemi del verde»; Giovanni Sala, agronomo per Land Italia srl, Milano; Filippo Piva, dello studio Pampa, di San Marino, sul tema «Il progetto paesaggistico dalla piccola alla grande scala: casi di studio progettati e realizzati»; ed infine di Gianluca Tramutola, della «Sap Landscape consultancy & design», che ha parlato di «Paesaggi e giardini tra identità e percezione: interventi progettuali e casi studio in Olanda e nel Salento».

Antonio Bruno

sabato 29 aprile 2017

Il ruolo del Dottore Agronomo e Forestale nella progettazione paesistica e delle infrastrutture verdi


video
A Lecce in Piazza Palio i Dottori Agronomi e i  Dottori Forestali hanno esposto la loro progettazione paesistica e delle infrastrutture verdi. Questi professionisti non fanno che mettere in connessione le parti di territorio che oggi invece risultano in discontinuità in quanto è strategico per la biodiversità poiché il territorio salentino in particolare è soggetto a un forte consumo di suolo per uso agricolo, e viene inoltre ulteriormente frammentato a causa della realizzazione delle infrastrutture e delle opere connesse. La vocazione prevalentemente agricola del territorio permette al Dottore Agronomo e al Dottore Forestale la pianificazione di interventi a contenuto costo economico ed alto valore aggiunto ambientale, compatibili con le produzioni agricole esistenti come ad esempio impianto di siepi e filari, miglioramento naturalistico dei seminativi, gestione di prati stabili, rinaturazioni associate alle aziende, e tutto quanto serve a garantire la conservazione e la valorizzazione del territorio.

I progetti di fattibilità tecnica ed economica realizzati dai Dottori Agronomi e dai Dottori Forestali forniscono le conoscenze tecnico-scientifiche, gli strumenti giuridico-amministrativi e le basi politico-sociali per realizzare corridoi di connessione nelle aree urbane e in quelle agricole della provincia di Lecce. Gli studi che sono stati presentati dai relatori, tutti Dottori Agronomi e Dottori Forestali, individuano precisi interventi volti alla realizzazione dei corridoi agroecologici, dopo aver valutato le opportunità di connessione, la compatibilità con gli strumenti pianificatori vigenti e la disponibilità delle aree. Laddove le pratiche colturali intensive costituiscono una potenziale sorgente di criticità per la rete ecologica, si è potuto prendere atto che i professionisti hanno individuato idonee pratiche di mitigazione e limitazione dell'impatto ambientale, ripristinando le funzioni ecologiche e paesistiche dell’agricoltura a supporto del territorio.
I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali di Lecce con Sabrina Diamanti Consigliere Nazionale CONAF

I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali provvedono allo studio del territorio, alla progettazione degli interventi, alla realizzazione e il mantenimento degli stessi in concertazione con gli stakeholder locali, con particolare riferimento ai proprietari delle numerose aree agricole presenti nell’area del Salento. Ciò permette di rispondere davvero ai bisogni emergenti e di avere a disposizione ulteriori risorse. Il professionista Dottore Agronomo e il Dottore Forestale aggiunge allo studio del territorio per la progettazione paesistica e delle infrastrutture un team multidisciplinare che rappresenta i partner di progetto.

L’unico intervento registrato nel dibattito della giornata formativa è stato quello del Dottore Agronomo Antonio Bruno che è anche Esperto in Diagnostica urbana e territoriale nel quale ha suggerito ai colleghi presenti di organizzare ogni anno la Giornata Nazionale del Paesaggio istituita quest’anno per la prima volta dal Ministero dei beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che si è tenuta il 14 marzo 2017 con oltre 120 iniziative in tutta Italia e che si terrà ogni anno nella stessa data. Nel suo intervento il dott. Bruno ha anche proposto ai colleghi Dottori Agronomi e dai Dottori Forestali della provincia di Lecce di realizzare i progetti di cura del verde dei tanti rondò che risultano per lo più in stato di abbandono nelle strade provinciali istituendo un vero e proprio osservatorio del paesaggio. Sempre nello stesso intervento il professionista ha chiesto a Serena Diamanti che è la Consigliera Nazionale dei Dottori Agronomi e Coordinatrice del dipartimento del paesaggio pianificazione e Sistema del verde di farsi promotrice di un progetto di legge che istituisca nei Comuni l’ufficio del paesaggio coordinato e diretto dal professionista Dottore Agronomo o Dottore Forestale per ottenere che finalmente nei territori comunali si abbia una effettiva cura del paesaggio e del territorio in generale. Uno dei compiti che secondo il dott. Bruno dovrebbe avere l’Ufficio del paesaggio dovrebbe essere quello di sovraintendere al Bilancio Arboreo che è un documento richiesto dalla legge 14 gennaio 2013 n°10, che all’articolo 3 bis comma 2 chiede ad ogni amministrazione comunale di pubblicare due mesi prima della fine del mandato il bilancio del numero di alberi piantati nel territorio comunale nel corso dei cinque anni di governo della città.

Un numero che, secondo la legge 113/92 deve per obbligo essere almeno pari al numero dei bambini nati nello stesso periodo.
Il documento realizzato dall’ufficio del paesaggio che tra l’altro si dovrà prendere cura del verde in città deve indicare tutti gli altri dati che possano essere di estremo interesse.
Nel suo intervento il dott. Bruno ha ribadito che i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali progettano infrastrutture verdi e provvedono a coniugare la natura con la cultura, l’agricoltura e il paesaggio per questo motivo è fondamentale il ruolo di questo professionista all’interno delle Soprintendenze Belle arti e paesaggio, nessuno dei colleghi di Lecce è all’interno di questa importante struttura ed è ora che il Consiglio Nazionale si faccia portavoce di tale esigenza ottenendo questa importante presenza.

Infine il dott. Bruno ha stimolato i Dottori Agronomi presenti di farsi parte dirigente nel calcolo dei servizi ecosistemici resi da agricoltura e paesaggio alla collettività oltre che di proporre progetti per la manutenzione del paesaggio agli enti strumentali della Regione tra cui i Consorzi di Bonifica.

sabato 22 aprile 2017

Lotta vettore Xylella: entro e non oltre il 30 aprile 2017 bisogna aver effettuato le lavorazioni meccaniche superficiali

Comunicato Stampa
Il Collegio dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati della provincia di Lecce ricorda che entro e non oltre il 30 aprile 2017 bisogna aver effettuato le lavorazioni meccaniche superficiali (aratura, trinciatura, fresatura) di tutti i terreni ed alla pulizia dalle erbe spontanee al suolo (compresi i bordi strada e le aree di competenza di Comuni e Province) per ridurre la popolazione degli adulti di Philaenus spumarius, vettore della Xylella.
Il Collegio dei Periti Agrari rende noto che questi interventi riescono a ridurre la popolazione della sputacchina perché colpiscono l’insetto negli stadi giovanili quando sono ancora poco mobili e non infettivi.
Inoltre siccome questi interventi SONO OBBLIGATORI così come stabilito dalla delibera della giunta regionale 1999  “Misure Fitosanitarie per l’eradicazione e il contenimento della diffusione della Xylella fastidiosa”, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia 148/2016 CHI NON AVRA’ EFFETTUATO TALE LOTTA AL VETTORE POTRA’ ESSERE SOTTOPOSTO A SANZIONI comminate dal 1 maggio al 15 giugno 2017, giorni nei quali verranno effettuati i controlli su tutto il territorio.
Lecce 22 aprile 2017
Ufficio Stampa del Collegio dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati della Provincia di Lecce



Nella sede in Via Capitano Ritucci a Lecce si è tenuta oggi 22 aprile 2017 l’ Assemblea Ordinaria degli Iscritti al Collegio dei periti agrari e dei periti agrari laureati della provincia di Lecce

Comunicato Stampa
Nella sede in Via Capitano Ritucci a Lecce si è tenuta oggi 22 aprile 2017 l’ Assemblea Ordinaria degli Iscritti al Collegio dei periti agrari e dei periti agrari laureati della provincia di Lecce. Nella sua relazione il Presidente del Collegio Roberto Martina ha ricordato che gli iscritti alla data di questa assemblea sono complessivamente 319 di cui 20 sono periti agrari donne.
Il presidente ha proseguito affermando che il Collegio Provinciale di Lecce continua nelle iniziative per rafforzare lo spirito di appartenenza che lega tutti gli iscritti all'Istituto Tecnico Agrario Statale “Giovanni Presta” di Lecce, tutto questo al fine di valorizzare il percorso di studio dei giovani studenti.
Grazie all'impegno assiduo del Consiglio del Collegio ogni anno presso l'Istituto Tecnico Agrario si tiene un incontro con i ragazzi delle quinte classi, prima del diploma, per mettere in campo un'attività di orientamento post diploma e per spiegare la professione del perito agrario. Negli stessi incontri si illustra agli studenti la possibilità di iscrizione presso le varie facoltà ad indirizzo agrario, tecnologico e agroindustriale.
Quest'anno l'attività di orientamento si è svolta con l'organizzazione presso l’Agrario di Lecce con il convegno interprovinciale dei Periti Agrari della Puglia, organizzato dal collegio di Lecce sulla "Deontologia Professionale del Perito Agrario" "Fondazione Enpaia — Previdenza del Perito Agrario :" e "Orientamento per i giovani diplamandi del 5 anno dell'ITAS di Lecce". All'evento vi è stata la partecipazione straordinaria del Presidente Nazionale dei Periti Agrari Lorenzo Benanti.
All'incontro hanno partecipato anche il consigliere nazionale dell'ENPAIA dott. Massimo De Nitto, il Consigliere Nazionale P.A. Mario Calcagnile oltre che i presidenti dei collegi dei Periti Agrari di Bari, Brindisi e Taranto per problemai professionali non sono potuti intervenire i presidenti dei collegi di Foggia e della BAT.
Il presidente ha concluso l’Assemblea annunciando che Consiglio ha programmato entro l'anno un nuovo convegno presso l'aula magna dell'l'ITAS di Lecce che coinvolgerà tutti gli iscritti del collegio provinciale, sulle potenzialità e peculiarità del territorio per rilanciare e coniugare l'agricoltura e le bellezze di questo nostro Salento, all’evento si prevede la partecipazione di tutti i colleghi del Regionale e Nazionale.
Lecce 22 aprile 2017

Ufficio Stampa del Collegio dei periti agrari e dei periti agrari laureati della provincia di Lecce

lunedì 27 marzo 2017

L'orto degli ulivi per sperare in una moderna olivicoltura

L'orto degli ulivi per sperare in una moderna olivicoltura

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Intervista al presidente di Copagri Lecce Fabio Ingrosso che spiega lanuova forma di sperimentazione che consiste nell'allestire un campo sperimentale dove si valutano la resistenza e la tolleranza di alcune varietà di olivo.


Fabio Ingrosso
Fabio Ingrosso

Dal Salento. È dei giorni scorsi la notizia della ricerca del Cnr di Bari che ha messo in luce alcune caratteristiche della varietà FS17 detta  anche  Favolosa che parrebbe diversamente suscettibile al batterio Xylella fastidiosa. La varietà è noto sia stata selezionata dal prof. Giuseppe Fontanazza  già direttore dell’Istituto di ricerche sull’olivicoltura  del Cnr di Perugia.
 
Abbiamo incontrato il Presidente di Copagri di Lecce Fabio Ingrosso che è stato contattato per allestire un capo sperimentale che valutasse la possibile resistenza o tolleranza delle varietà di olivo ottenute dal prof. Fontanazza e dal dott. Giuseppe Vergari già ricercatore presso lo stesso istituto del prof Fontanazza.
 
Come mai il prof. Fontanazza si è rivolto a voi per l’allestimento di questo importante campo sperimentale quindi un orto degli ulivi?
Siamo in contatto e collaboriamo da tempo e da questa collaborazione è  nata l’idea di cercare una soluzione che potesse vedere, oltre alle cultivar storiche Cellina e Ogliarola, sulle quali si sta continuando l’attività di ricerca finalizzata al raggiungimento di una convivenza fra patogeno batterio e ospite pianta, anche altre varietà italiane che possano essere coltivate in tutta tranquillità in virtù di una tolleranza o, meglio, una resistenza al patogeno.
 
Avete  già incontrato il prof. Fontanazza?
In questi giorni dopo aver sentito il prof. Francesco Lops e la dott.ssa  Antonia Carlucci dell’Università di Foggia che hanno la direzione scientifica dei progetti  di ricerca in atto per condividere con loro l’idea di questa nuova linea di ricerca, abbiamo chiesto e ottenuto un incontro all’accademico Umbro e quindi ci siamo recati a Perugia.

Che cosa avete chiesto al prof. Fontanazza?
La prima cosa che gli abbiamo chiesto è quella di metterci in condizione di dare risposte alle tante domande degli imprenditori agricoli del Salento. Questi ultimi infatti non sanno che fare.
 
E che cosa vi ha detto il professore?
Il prof . Fontanazza  ha subito approvato la linea di ricerca che stiamo seguendo perché può ottenere la convivenza tra le varietà esistenti e il patogeno. Inoltre ha suggerito di allargare l’indagine su altri genotipi  in suo possesso.
 
Da più parti viene chiesto di scegliere per il Salento varietà di olivo che tengano conto delle caratteristiche del territorio. Il prof. Fontanazza ha tenuto conto di ciò?
Abbiamo fatto presente proprio questo al prof. Fontanazza, che per questo motivo ci ha affidato un cospicuo numero di genotipi da lui ottenuti attraverso l’incrocio per selezionare quelli resistenti o tolleranti al batterio, ma non solo, gli abbiamo anche chiesto che i genotipi  venissero testati nei nostri ambienti affinché si possa verificare l’adattabilità alle condizioni climatiche e ambientali del Salento considerato che molti dei nostri oliveti sono coltivati in asciutto e che solo dopo secoli si è ottenuto quello che è oggi il paesaggio salentino.
 
Avremo quindi una nuova ricerca? Qual è il motivo che vi spinge a farla?
Tutti i nostri sforzi sono stati coerentemente profusi per ottenere la salvaguardia del nostro paesaggio. Ci siamo resi conto comunque che la ricerca è indispensabile perché, così come si evolvono i tempi che mutano le consuetudini, così accade per la nostra agricoltura. Siamo impegnati a cercare nuovi genotipi ma nello stesso tempo siamo determinati ad agire garantendo la continuità tra questo paesaggio e il paesaggio che verrà dopo.
 
Il Cnr di Bari ha scoperto questa particolare caratteristica della Favolosa. Intendete condividere le informazioni  con questo ente di ricerca?
Noi abbiamo sempre sostenuto che tutti devono poter fare ricerca liberamente e quindi siamo assolutamente disponibili alla condivisione delle informazioni con questi scienziati che hanno scoperto questa importante caratteristica nella varietà FS17. Questo ci spinge a verificare gli altri genotipi perché sia noi ,che i ricercatori del Cnr di Bari, pur da prospettive diverse, guardiamo tutti ad una stessa direzione ovvero alla soluzione del problema.
 
Con quali risorse finanziarie intendete fronteggiare i costi della ricerca?
Per  la realizzazione del campo sperimentale, sino a questo momento, non c’è nessun finanziamento. Noi così come gli scienziati dell’Università di Foggia continueremo a mettere a disposizione la nostra opera di volontariato così come sta facendo l’azienda che ha messo a disposizione il campo e i mezzi e quant’altro dovesse servire per la conduzione del campo sperimentale.
Anche questo tentativo messo in atto speriamo che possa tranquillizzare l’Europa, in maniera tale da ottenere immediatamente la possibilità di reimpiantare gli oliveti, e a dare una speranza al Mondo agricolo che è fatto da imprese e da piccoli coltivatori e che è protagonista di giuste e sacrosante proteste.
 
Antonio Bruno

Fonte: http://www.leccenews24.it/attualita/l-orto-degli-ulivi-per-sperare-in-una-moderna-olivicoltura.htm