mercoledì 22 ottobre 2014

il Salento è diventato un grande laboratorio scientifico mondiale




Epidemia Xylella
Scienziati: non abbiamo
la bacchetta magica

di DANIELA PASTORE

GALLIPOLI - «Ottimizzare le informazioni scientifiche internazionali per provare a fermare Xylella fastidiosa». Donato Boscia, dell'Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, sintetizza l'obiettivo del simposio che ha portato ieri a Gallipoli, al capezzale degli ulivi malati, oltre 200 scienziati da tutto il mondo. Posti in piedi nella sala convegni del «Costa Brada», fisionomie variegate, sguardi galvanizzati dalle diapositive su cui, impietose, scorrono le immagini, i dati, le informazioni sulle malefatte del batterio nei vari continenti, illustrate da un susseguirsi di relatori che rappresentano il top mondiale per la conoscenza del batterio. La ricetta definitiva anti Xylella, però, non arriva.
Dan Hopkins, università della Florida
Dan Hopkins, università della Florida, studia da 40 anni il patogeno e gela subito le illusioni della platea: «Non c'è la bacchetta magica per fermarla», annuncia, ribadendo ciò che aveva affermato poco prima il collega americano Alexander Purcell, altro mostro sacro nello studio della fitopatologia. La malattia di Pierce, come è conosciuta in America, ha avuto la meglio su migliaia di ettari di vigneti della California, con danni economici spaventosi. «In 22 anni di sperimentazioni non abbiamo trovato la soluzione definitiva - Hopkins alza le spalle - abbiamo però messo a punto strategie di gestione efficaci per contenere la malattia». E ne elenca alcune: controllo biologico con l'inserimento di ceppi benigni del batterio, identificazione di cultivar più resistenti, eradicazioni, lotta chimica al vettore. «Gli insetticidi non risolvono definitivamente il problema - spiega - ma possono mantenere la malattia su livelli più sostenibili».
Steven Lindow, da Berkeley
La "fastidiosa" viene scandagliata a livello microscopico. Steven Lindow, anche lui da Berkeley, entra nel dettaglio dei geni del patogeno, della sua aggressività. Parla della possibilità di modificare alcuni geni del batterio in modo da ridurre la sua capacità di attaccarsi all'apparato boccale dell'insetto che poi lo trasmette ad altre piante.
Alessandra Alves de Souza Brasile
La collega brasiliana Alessandra Alves de Souza racconta gli effetti devastanti della malattia che ha colpito gli agrumi nel Sud America, e fa intravedere la speranza di controllare la fitopatologia attraverso un banale mucolitico (n-acetilcisteina) con cui mantenere fluidi i vasi xilematici della pianta.

Tra i vari interventi scientifici torna con insistenza l'idea a cui sembrano legate le speranze di una cura definitiva del problema: piante transgeniche. «Le piante geneticamente modificate, capaci di resistere agli attacchi di batteri fastidiosi come Xylella, sono il futuro», concordano gli studiosi. Una tendenza, ne sono consapevoli, che farà storcere il naso all'opinione pubblica, ma che potrebbe risolvere il problema in modo radicale. «Va però messo in conto che il prezzo di cultivar transgeniche crolla perché alla gente l'ingegneria genetica sugli alimenti non piace», osserva il professor Purcell. Che sugli ulivi del Salento non se la sente di fare una profezia.

«Le variabili in gioco sono tali da rendere difficile qualsiasi previsione. Come in California anche qui in Puglia si dovrà procedere per tentativi, correggendo il tiro di volta in volta. E ci sarà bisogno di tanto denaro per la ricerca, perché sono processi che richiedono tempo, anni». Una cosa è certa: il Salento è diventato un grande laboratorio scientifico mondiale a cui gli studiosi guardano con grande interesse e con l'intima speranza di poter trovare la soluzione per disarmare un batterio che sinora ha dato solo delusioni e grattacapi.

Karel Williams (Manchester University) L’economia fondamentale: produzione di benessere e utilità sociale condivisa



23/10/14 ore 18,00
L’economia fondamentale: produzione di benessere e utilità sociale condivisa ///
Karel Williams (Manchester University)
in conversazione con gli operatori del territorio per la riconnessione tra economia, sviluppo e società

Una lunga stagione di ristrutturazioni dell’economia, nel segno della
deregolamentazione e della finanziarizzazione, ha prodotto un tessuto economico largamente disconnesso dalle esigenze reali del mondo sociale, delle comunità, delle persone.
In controtendenza rispetto a questa deriva, aumenta di giorno in giorno il numero di soggetti che si occupano di “riconnettere” l’economia alla società, alle comunità, ai territori, alla vita delle persone: si esprime in maniera sempre più chiara il bisogno di territorio, di qualità della vita, di un’alimentazione e di consumi sani, di attività di lavoro dotate di un senso immediatamente tangibile. È in atto un vero e proprio movimento di “autodifesa della società”, radicato il più delle volte in una dimensione
locale e comunitaria, ma certamente non privo di forme di coordinamento nazionali e transnazionali.
Una équipe di ricerca internazionale, composta da sociologi ed
economisti, sta lavorando sulle pratiche di salvaguardia della foundational economy, quella sfera di settori e attività economiche il cui obiettivo primario deve restare la produzione di benessere e di utilità sociale condivisa.Tra questi, il Prof. Karel Williams (Universitá di Manchester) che insieme ad Angelo Salento (Università del Salento) e Alessandra Pomarico (Free Home University) introduce il dibattito, invitando al dialogo gli esponenti delle realtà del contesto salentino che operano per la riconnessione della produzione e dei consumi alle esigenze delle persone e della società.
L’obiettivo è quello di mettere a fuoco finalità e bisogni comuni di chi
lavora per la riconnessione dell’economia.


L’approccio ecosistemico e le buone pratiche agronomiche in difesa dei nostri olivi secolari

Il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo
L’approccio ecosistemico e le buone pratiche agronomiche in difesa
dei nostri olivi secolari
Roberto Gennaio
Tecnico Tutela Ambiente, Naturalista
roberto.gennaio@libero.it
www.robertogennaio.it
Il complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) è una patologia che si sta
manifestando per la prima volta in Europa sugli alberi di olivo già dal 2010, con un
focolaio iniziale localizzato in località Li Sauli –Castellana lungo la provinciale
Gallipoli – Taviano (LE) , propagandosi in seguito in tutti gli oliveti dell’interland
jonico, interessando attualmente migliaia di ettari di oliveti, una patologia che sta
mettendo a dura prova il paesaggio agrario e l’economia locale salentina.
Si manifesta:
Con foglie parzialmente disseccate nella parte apicale e/o marginale, con
disseccamento delle drupe
· disseccamenti di rami isolati, di intere branche, o dell’intera chioma;
· imbrunimento interno del legno a diversi livelli dei rami più giovani, delle
branche e del fusto
· disseccamento della pianta
Diverse possono essere le concause :
· ridotta o assente movimentazione del terreno, reso asfittico (il terreno spesso è
compattato non permettendo gli scambi gassosi tra l’atmosfera, le radici e la
ricca fauna batterica presente nel terreno che attraverso la loro funzione trofica
mettono a disposizione delle radici, ossigeno, azoto e oligoelementi )
· scarsa o assente cura agronomica delle piante;
· stress idrico (assenza di irrigazione e di fenomeni meteorici anche per 7 mesi
consecutivi, (la fascia jetografica del gallipolino è quella a più basso indice
pluviometrico della Puglia con mediamente 500 mm di pioggia/anno !)
· presenza di larve del lepidottero rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) che con la
loro attività trofica scavano gallerie nei rami e nelle grosse branche
indebolendole meccanicamente,
· vie di penetrazione di funghi patogeni tacheomicotici (Phaeoacremonium
parasiticum. P. rubrigenun, P. aleophilum, P. alvesii, Phaemoniella spp.)
presenti nell’ambiente, che proliferando determinano una occlusione dei vasi
xilematici con conseguente limitazione della circolazione della linfa e
disseccamento della chioma
· presenza di un batterio patogeno da quarantena (Xylella fastidiosa), mai
riscontrato prima d’ora in Europa, al quale potrebbe essere attribuito un ruolo
primario nei disseccamenti dell’olivo.
· Uso di erbicidi e fitofarmaci che hanno sterilizzato e annullato l’equilibrio
ecologico del terreno e fatto scomparire interi generi di insetti necessari a
contrastare le varie avversità e fitopatie
· Rottura di quella simbiosi millenaria uomo-albero di olivo.
Box: uso dei fitofarmaci in Puglia
Nel gennaio 2009 è stata approvata la direttiva n° 128/CEE sull’uso sostenibile dei
fitofarmaci, recepita dall’ Italia con D.Lgs. n° 150 del 14 ago 2012, dove all’art. 1) si legge uso
sostenibile dei fitosanitari al fine di ridurre i rischi e gli impatti sull’ambiente, sulla salute
umana e sulla biodiversità, promuovendo l’applicazione della difesa integrata e di approcci a
metodi alternativi non chimici (all. III del D.Lgs. 150/2012)
Fitofarmaci dati di vendita Puglia 2011
(Fonte: Gruppo di lavoro fitofarmaci delle agenzie ambientali -dati 2011)
SOSTANZA ATTIVA AZIONE CONSUMO Kg/anno
INSETTICIDA
Clorpirifos (revocato dal M.Salute 12 giugno 2012 liposolubile nell’olio d’oliva) 41.065 Kg
Clorpirifos-metile 18.179 Kg
Olio minerale paraffinico 40.635 Kg
Dimetoato (Rogor) 22.907 Kg
Imidacloprid 2524 kg
FUNGICIDA
Mancozeb 99.109 Kg
Ossicloruro di rame 77.604 Kg
Rame ossicloruro tetraramico 75.534 Kg
Metam potassio 33.425 Kg
Fosetil alluminio 29.568Kg
DISERBANTE
D -2,4 acido 2,4-diclorofenossiacetico (Nufarm) 18.728 Kg
LINURON 3.447 Kg
METAMITRON 2.978 Kg
METRIBUZIN 1979 Kg
DIQUAT 1713 kg
Glifosate ( Roundup) Monsanto 255.230 Kg
sterlizza il terreno e gli habitat, interagisce con il DNA umano a concentrazione 450 volte
inferiore a quelle utilizzate in agricoltura, con effetti teratogeni e cancerogeni , provocando
malattie degenerative come il Parkinson, cancro al seno, alle ovaie, linfomi, leucemie.
Come avviene la diffusione del batterio Xilella fastidiosa ?
La sua diffusione avviene tramite diversi vettori appartenenti per lo più alla vasta
famiglia dei Cicadellidi, insetti di 2-3 mm (niente hanno a che vedere con la cicala)
le conosciute sputacchine, la cui presenza larvale è caratterizzata da quella
formazione cotonosa che si instaura tra le foglie e il ramo.
Attraverso punture trofiche da parte degli stadi giovanili effettuate per succhiare la
linfa, soprattutto in piena estate, oltre a determinare necrosi e filloptosi anticipata,
veicolano batteri come Xilella fastidiosa che proliferano nei vasi xilematici delle
piante (apparato della pianta conduttore dell’acqua e dei soluti in essa disciolti)
occludendoli, con conseguenza di una necrosi generalizzata (seccume) di parti della
chioma fino ad interessare l’intero albero.
L’azione svolta dai cicadellidi in pratica è uguale a quello svolto dalla zanzara
antropofila del genere Anopheles claviger che trasmetteva all’uomo il plasmodio
della malaria presente nel suo pungiglione quando succhiava il sangue.
Quali profilassi ?
Attualmente non esiste un trattamento per combattere Xilella fastidiosa, ma
trattamenti di buona pratica agricola a minimo impatto ambientale e lotta biologica
al vettore, i CICADELLIDI, sono quanto mai auspicabili :
· effettuare potature nel periodo di quiescenza della pianta (novembre/febbraio)
eliminando tutte le parti con presenza di sintomi di disseccamento, non
tagliando sul vivo, ma lasciare appena un piccolo moncone del secco per non
permettere al taglio vivo di essere una nuova probabile via di penetrazione di
batteri e funghi; bruciare in loco i residui di potatura (rami e fogliame),
· disinfettare i mezzi utilizzati per le operazioni di taglio (candeggina, ipolclorito
di sodio)
- non trasportare eventuali branche tagliate ma lasciarle seccare in loco in modo
da devitalizzare il batterio
- Prevenire gli stress idrici degli oliveti con un razionale programma irriguo
- adottare pratiche agronomiche per consentire un miglioramento ecologico del
terreno e vegetativo degli olivi (concimazione e areazione del terreno)
- Trattamento con zolfo in polvere su piante e terreno circostante, prodotto
biologico per i trattamenti antimicotici preventivi
- Emulsione acquosa costituita da olio d’oliva e detersivo biodegradabile al
100% di origine naturale (soffoca gli insetti vettori e l’olio penetra nella cute
liposolubile, uccidendoli) .
- Irrorare, con poltiglia bordolese costituita da rame e calce in soluzione acquosa,
o soluzione di solfato di ferro, i tronchi e le branche principali (azione fungicida
e disidratante di tutte le uova e larve presenti nei meandri della corteccia)
- Utilizzo di trappole a ferormoni, trappole cromotropiche, trappole a
disorientamento sessuale, specie durante il ciclo biologico e riproduttivo dei
Cicadellidi :
primavera deposizione delle uova, Ia generazione a giugno, IIa
generazione, la più pericolosa, in piena estate, IIIa generazione, settembreottobre
con adulti svernanti.
- Preservare il tappeto delle piante spontanee presente negli oliveti, e altrove,
sfalciarle quando lo richiede il periodo e non utilizzare diserbanti, così come
prescritto dall’informativa dell’Ufficio Osservatorio Fitosanitario del Servizio
Agricoltura della Regione Puglia del 18 ottobre 2013 e dal Decreto del Ministero
Politiche Agricole 26/9/014, perché probabili serbatoio del batterio per gli insetti
vettori (Cicadellidi).
BOX 2:
PERCHE’ NON DISERBARE: IL RUOLO DELLE PIANTE SPONTANEE
L’uso massivo degli erbicidi e degli insetticidi ha comportato la scomparsa, negli
ultimi 40 anni, di una ricca biodiversità vegetale con la conseguente semplificazione
ecologica e sterilizzazione DELLE AREE COLTIVATE una delle cause che hanno
portato alla rarefazione di molte specie di insetti impollinatori (api, lepidotteri) e utili
per l’agricoltura e l’ambiente, limitando l’efficacia della lotta naturale.
La conservazione e la valorizzazione della biodiversità vegetale degli oliveti
costituisce un principio basilare dell’agroecologia e dell’agricoltura sostenibile,
oltre a svolgere un’azione antierosiva sul terreno, la copertura vegetale risulta
fondamentale ai fini della lotta antiparassitaria, agendo in generale da serbatoi
faunistici, anche per i microrganismi del terreno, e luoghi di moltiplicazione e
rifugio per artropodi benefici in quanto:
- fonti di polline e nettare, per l’alimentazione di predatori e adulti di Imenotteri
Parassitoidi, Ditteri Sirfidi, Coleotteri Coccinellidi
- siti di svernamento per molti insetti utili.
- fonti di prede e ospiti alternativi per Predatori e Parassitoidi, Coleotteri Coccinellidi,
Coleotteri Carabidi, Rincoti (Antocoridi, Nabidi, Miridi) Imenotteri Braconidi.
- Specie erbacee spontanee come Rumex, Daucus carota, Urtica dioica, Amaranthus
Retroflexus, Cirsium arvense, Sonchus asper, Papaver rhoeas, Plantago lanceolata,
Myagrum perfoliatum, tutte specie comuni presenti nei nostri campi, consentono la
moltiplicazone e il rifugio di almeno 15 specie di Coccinellidi, predatori di afidi
e cocciniglie, 39 specie di Parassitoidi e 13 specie di Agromizidi .
- Le Coccinelle, le libellule e una serie di vespidi sono inoltre predatori dei
Cicadellidi !
- Larve di Neurotteri Crisopidi si nutrono delle uova dei Cicadellidi !
- Ninfe e forme adulte di Imenotteri Parassitoidi e Rincoti Antocoridi (una
ricca famiglia di insetti) sono predatrici di tripidi, afidi, acari, uova di
lepidotteri e di Cicadellidi !
Questa è la risposta alle nostre domande !
CONCLUSIONI
No a interventi massivi con fitosanitari di sintesi a largo spettro (erbicidi e insetticidi)
che comportano:
- una sterilizzazione generalizzata dell’agro-ecosistema oliveto con una
irreversibile perdita di biodiversità animale e vegetale (insetti, uccelli, micro
mammiferi, rettili, diverse specie di piante spontanee anche rare) *
- sterilizzazione della ricca fauna batterica presente nel terreno, importantissima
nel rendere disponibile sostanza organica, azoto, fosforo e microelementi alle
radici degli alberi e delle piante in genere
- inquinamento della falda acquifera superficiale
- rischio sanitario per gli operatori agricoli e la salute pubblica.
No alle capitozzature irrazionali che fanno ulteriormente deperire ed esporre alle
infezioni gli alberi, fatte più per speculazione e camuffate come pratica di un
fantomatico ricambio colturale!
La reazione necrotica o di ipersensibilità, il disseccamento di parti della chioma per
intenderci, oltre ad essere indotta dai patogeni, è la più alta espressione di resistenza
da parte degli olivi, degli alberi e piante in genere, una risposta altamente specifica,
che avviene con una serie di meccanismi di resistenza che vengono attivati e che
determinano la morte del patogeno.
L’olivo (la dove non totalmente compromesso) dopo avere compartimentato il
danno (meccanismo di difesa strutturale di confinamento) e attuato barriere di
difesa biochimiche post-infezionale con produzione di sostanze tossiche (fenoli,
tannini, fitoalessine, enzimi come la b-glucanasi e la chitinasi, ecc.) che inibiscono i
patogeni e i funghi xilematici, ha ripreso a vegetare con ricacci di polloni alla base
della ceppaia e nuovi germogli sulle branche primarie e secondarie.
Per questo e in nessun modo bisogna attuare l’assurda pratica di eradicazione degli
olivi ammalati o presunti così come fu proposto dalla Unione Europea e condivisa
dall’ Ufficio Osservatorio Fitosanitario del Servizio Agricoltura della Regione Puglia
e da alcuni Agronomi !
Nel corso dei secoli la resilienza dell’olivo e la simbiosi uomo-albero ci ha
permesso di poter apprezzare oggi anche esemplari di oltre 2000 anni con tronchi
dalla circonferenza di anche 12 metri, come il Gigante di Felline o altri olivi millenari
sparsi nel Salento**, e mai nessun contadino del secolo scorso si è posto
lontanamente il problema di dover abbattere un olivo perché ammalato!
Inoltre dobbiamo avere una visione più ampia dell’agro-ecosistema oliveto, non
dobbiamo considerarlo esclusivamente come fonte di rendita economica perché
produce l’olio extravergine di oliva, o che la crisi pone sul piatto della bilancia più le
spese di gestione agronomica del guadagno finale, ma dobbiamo considerare gli
oliveti specie quelli secolari come le “ nuove foreste del Salento ” *** che producono
una serie di servizi ecologici (producono ossigeno, caratterizzano il microclima,
contengono il rischio di desertificazione, controllano gli smottamenti, evitano il
ruscellamento delle acque meteoriche, assorbono grandi quantità di anidride
carbonica, caratterizzano il nostro paesaggio, sono opere uniche e irripetibili della
natura) che non possiamo quantificare economicamente, ma che prenderemmo in
grande considerazione nel momento in cui per ogni albero ci dovesse venire richiesto
un tributo o un indennizzo per la loro gestione !
Non possiamo oggi più che mai permetterci la leggerezza di sradicare il nostro
futuro, la nostra identità culturale e paesaggistica, i nostri oliveti secolari.
* Con il progetto LIFE NATURA CENT.OLI.MED LIFE 07 NAT/IT/000450 l’Istituto Agronomico
Mediterraneo di Bari, sede italiana del CIHEAM, ha effettuato uno studio sulla biodiversità presente
negli oliveti secolari al fine di elaborare delle linee guida inerenti la gestione degli oliveti con un
minimo impatto ambientale, al fine di conservare e valorizzare la biodiversità e il paesaggio.
** Per maggiori informazioni vedi Titani Olivi Monumentali del Salento, Roberto Gennaio, 2014,
Edizioni Grifo, Lecce
*** Lussureggianti foreste di querce sempreverdi come il leccio ricoprivano gran parte del Salento
prima che i disboscamenti per la produzione di legname e di carbone e il dissodamento del terreno
per la messa a coltura stravolgessero il paesaggio vegetale originario.

23 ottobre 2014 Galatone Via Galatina presso Cantina Agricola Galatea 1931


domenica 19 ottobre 2014

Karel Williams 23 ottobre alle ore 18,00 presso Ammirato Culture House via di Pettorano 3, Lecce


L’economia fondamentale: produzione di benessere e utilità sociale condivisa.
Karel Williams in conversazione con gli attori del territorio che operano la riconnessione tra economia, sviluppo e societá.
Il 23 ottobre alle ore 18,00 presso Ammirato Culture House via di Pettorano 3, Lecce
Una lunga stagione di ristrutturazioni dell’economia, nel segno della deregolamentazione e della finanziarizzazione, ha prodotto un tessuto economico largamente disconnesso dalle esigenze reali del mondo sociale, delle comunità, delle persone. Anche in Italia si sono andati privilegiando gli investimenti finanziari rispetto agli investimenti produttivi, abbandonando l’idea - sancita dalle costituzioni democratiche europee - che l’attività economica debba svolgersi in vista dell’utilità sociale.
In controtendenza rispetto a questa deriva, aumenta il numero di soggetti che si occupano di riconnettere l’economia alla società, alle comunità, ai territori, alla vita delle persone: si esprime in maniera sempre più chiara il bisogno di territorio, di qualità della vita, di un’alimentazione e di consumi sani, di attività di lavoro dotate di un senso immediatamente tangibile. È in atto un vero e proprio movimento di “autodifesa della società”, radicato il più delle volte in una dimensione locale e comunitaria, ma non privo di forme di coordinamento nazionali e transnazionali.
Occorre dunque riconoscere un principio essenziale alla base di ogni prospettiva di benessere diffuso: l’economia non può essere interamente sottomessa alla logica della valorizzazione finanziaria del capitale nel breve termine, a meno di non pregiudicare irreversibilmente le basi dello sviluppo e i fondamenti economici della democrazia. All’economia fondamentale, che in Italia raccoglie circa il 40% dell’occupazione e circa il 70% dei consumi delle famiglie, si deve mantenere (o restituire, secondo i casi) una connessione con i tempi, gli spazi, le esigenze presenti e future delle comunità.
Una équipe di ricerca internazionale, composta da sociologi ed economisti, sta lavorando per promuovere l’idea che sia urgente definire e salvaguardare la foundational economy, quella sfera di settori e attività economiche il cui obiettivo primario resti la produzione di benessere e di utilità sociale condivisa.Tra questi, il Prof Karel Williams (Universitá di Manchester) che insieme ad Angelo Salento (Universita’ del Salento) e Alessandra Pomarico (Free Home University) introduce la questione della economia fondamentale, invitando al dialogo gli esponenti delle realtà del contesto salentino che operano per la riconnessione della produzione e dei consumi alle esigenze delle persone e della società.
L’obiettivo è quello di mettere a fuoco finalità e bisogni comuni, facendo il punto sulle prospettive della riconnessione dell’economia.
Si invitano a partecipare i gruppi di acquisto e le reti dell’economia solidale, i “nuovi contadini”, coloro che si occupano di produzione e distribuzione sostenibile, etica e ecologica, le cooperative di comunità, i collettivi neo-artigianali, i makers digitali, i movimenti di opposizione alle cosiddette “grandi opere strategiche”, le amministrazioni che agiscono in vista di un’economia locale sostenibile, ma anche gli imprenditori che si prefiggono - pur non rinunciando agli obiettivi di economicità della gestione - una relazione virtuosa con il territorio e le sue comunità.
L’incontro e' a cura del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull'Uomo dell’Universita’ del Salento e Free Home University, con il sostegno di Musagetes Foundation, si ringrazia Ammirato Culture House.

XYLELLA RIPERCUSSIONI E PROSPETTIVE PER L'ECONOMIA SALENTINA.

 Domenica  19 ottobre 2014 presso Largo I Maggio - Sagra della Volia Cazzata - l'Associazione culturale C. Moschettini organizza un incontro dal titolo: XYLELLA RIPERCUSSIONI E PROSPETTIVE PER L'ECONOMIA SALENTINA.
Inizio alle ore 10,00 non man
cate !!!

sabato 18 ottobre 2014

Duecento scienziati da tutto il mondo ospiti speciali dell'originale raccolta al chiaro di luna nel Capo di Leuca



RIFLETTORI ACCESI SULLA "NOTTE EXTRAVERGINE 2014"
Duecento scienziati da tutto il mondo ospiti speciali dell'originale raccolta al chiaro di luna nel Capo di Leuca
Gran finale con una maxi tavolata di prodotti all'olio d'oliva

Appuntamento mercoledì 22 ottobre, dalle ore 19
Masseria del Feudo, Presicce
Antica Masseria del Fano, Salve
Si accendono i riflettori sulla “Notte dell'extravergine” 2014. Una raccolta di olive al chiaro di luna, nel Capo di Leuca, per un pubblico davvero speciale: circa duecento scienziati provenienti da tutto il mondo. L'evento, organizzato da Coldiretti Lecce, si svolgerà il 22 ottobre, a partire dalle 19, nella contrada Masseria del Feudo, in agro di Presicce. Un'occasione per dimostrare agli studiosi (accorsi a Gallipoli da 20 Paesi per fare il punto su Xyella) che il Salento è terra di qualità ed eccellenza olivicola.
L'originale raccolta notturna, portata avanti dall'azienda Forestaforte di Gagliano, è il risultato di un'azione di ricerca che ha dato risultati sorprendenti, promossa da Coldiretti Lecce e concertata con l'Università del Salento, il Consorzio Dop Terra d'Otranto, il Cra di Pescara, la rete di imprese “Diversità in concerto” ed Unaprol, e che testimonia la tendenza all'innovazione e l'entusiasmo che pervade gli imprenditori agricoli salentini pronti a percorre sentieri avanguardistici. Obiettivo della ricerca, che dopo i primi incoraggianti risultati continua ad approfondire i vantaggi della raccolta notturna, è quello di sperimentare l'incidenza delle temperature ambientali sulla intensità e le caratteristiche degli aromi sull'olio estratto.
“Le alte temperature che si verificano durante il giorno - spiega il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno - possono determinare una perdita dei profumi nell'olio. Sentori e qualità organolettiche che possono invece essere preservati e, come confermano le analisi del Cra di Pescara, addirittura esaltati da una raccolta notturna che avviene a temperature più basse. Il Tacco d'Italia ha già prodotto blend di oli che luccicano d'oro naturale, ma anche dell'oro delle medaglie vinte in concorsi nazionali ed internazionali di primissimo livello. Con questa ambiziosa sperimentazione vogliamo alzare ancora di più l'asticella della qualità, per consolidare l'associazione nell'immaginario collettivo tra la Terra dei due mari e l'olio d'eccellenza".
Il Salento si connota dunque sempre più come terra di nuove tendenze, capace di uscire dagli schemi della tradizione per elaborare strategia pionieristiche, di esempio per l'intera olivicoltura nazionale.
E dopo il momento prettamente rurale della raccolta, spazio ai buongustai con i sapori e i profumi del Tacco d'Italia. Nell'Antica Masseria del Fano a Salve sarà allestita una tavola con un menu dalla A alla Z a base di olio extravergine d'oliva novello. Dall'antipasto a base di latticini conditi con olio extravergine, alla pasta fresca all'olio, al pasticciotto con frolla all'olio di Antonio Campeggio, alla crema al cioccolato a base di olio di Roberto Donno, alla crema dolce alle olive di Andrea Serravezza, agli elisir di bellezza di Domenico Scordari, “Campagna Amica” di Coldiretti Lecce presenterà una gran varietà di prodotti a km zero preparati ad arte ed arricchiti con “l'oro di Puglia”, il fragrante extravergine delle campagne salentine.