domenica 17 gennaio 2021

La pastinaca di Santu Pati (Sant’Ippazio) Tiggiano (Lecce)


 


Pietro Santamaria ha scritto:

A Tiggiano, come del resto nel Sud Italia, la carota (Daucus carota L.) viene indicata erroneamente come pastinaca (o bastinaca, parsinaca, ecc.).

La pastinaca (Pastinaca sativa L.) è un ortaggio da radice, simile alla carota ma assai meno diffuso; le radici, di colore bianco, vengono usate cotte e per dare sapore alle minestre, ma possono essere impiegate anche come foraggio per il bestiame. La pastinaca è coltivata soprattutto nell’Italia settentrionale. Del resto, nella terminologia e nei dialetti locali, la parola carota è utilizzata soprattutto, se non esclusivamente, per indicare la bietola da orto, Beta vulgaris L. subsp. vulgaris (Gruppo conditiva) che, appunto, viene indicata erroneamente come "carota rossa".

Oggi la carota di Polignano (più di quella di Tiggiano) sta suscitando particolare interesse nei consumatori e vanta sempre più estimatori. Viene consumata cruda o cotta, ed è utilizzata come ingrediente di primi piatti e contorni, torte e tortini (salati e dolci), pasta, liquori, gelati, yogurt, marmellate. Consumata cruda ha una fragranza davvero unica

Caratteristiche qualitative della carota

Dal confronto tra diverse cultivar di carota (arancione, bianca, gialla, rossa, viola e viola con midollo arancione) è emerso che la capacità antiossidante, il contenuto in fenoli e quello di carotenoidi variano con il colore della carota.

Più in particolare, le carote viola (quelle di colore viola anche all'interno) hanno contenuto di fenoli e capacità antiossidante elevati, ma basso contenuto di carotenoidi. Le carote viola con midollo arancione (come quelle di Polignano) hanno evidenziato un elevato contenuto sia di fenoli sia di carotenoidi.

 

Nelle carote rosse è presente in forma biodisponibile il licopene; in quelle gialle è in forma biodisponibile la luteina.

di Pietro Santamaria, ricercatore del Dipartimento di Scienze agro-ambientali e territoriali, dell'Università degli Studi di Bari.

 

QUOQUOMUSEODELGUSTO HA SCRITTO

La forte somiglianza fra le due piante ha probabilmente tratto in inganno anche autori dell’antichità come Dioscoride e Plinio, nelle cui opere si parla della Pastinaca ma descrivendo, almeno in alcuni casi, varietà diverse di Carota.

Contrariamente alla maggior parte delle altre varietà, di colore omogeneamente arancione, nella Pastinaca di Santu Pati la pigmentazione offre una variabilità di colori che vanno dal giallo chiaro al viola scuro tanto più accentuato quanto più alto è il grado di purezza della varietà.

Fortunatamente questo prodotto, di assoluto pregio varietale e culturale, ha trovato la sua “arca di Noè” nel paese di Tiggiano dove, in occasione della fiera di Sant’Ippazio, è venduto insieme alle scìsciule (giuggiole) dai contadini della zona e dei paesi vicini che producono pastinache e tengono da parte le giuggiole per la ricorrenza del loro Santo. Il mantenimento di questa tradizione è infatti dovuto principalmente alla forte devozione per il patrono, Santu Pati, protettore delle ernie inguinali e degli organi genitali maschili; ed ecco la pistinaca e le scìsciule assunti a elementi simbolici della fertilità e virilità maschile. Non si può tornare dalla Fiera di Santu Pati senza portare a casa un po’ di giuggiole ed un po’ di carote! Si avrà così l’occasione di assaporare un alimento dal gusto unico, conosciuto il quale ci si rende conto di come alcune varietà agrarie siano scomparse dalla nostra tavola senza alcuna ragione pratica plausibile; si può sfatare, almeno in alcuni casi, il luogo comune che le nuove varietà hanno sostituito le vecchie perchè meno gustose o meno produttive. In realtà molte delle nuove varietà entrano nelle coltivazioni locali perchè “offerte” dalle industrie sementiere attraverso l’imposizione subdola del mercato dove tutto sembra migliore, dove il seme è selezionato, pulito, già pronto.
La fortuna ha voluto che per Santu Pati è proprio e solo questa la carota che serve: e non altre, che potrebbero sembrare blasfeme. Così i contadini del posto hanno conservato le loro sementi, lì dove altrove invece si sono perse o ibridate con altre varietà. Solo così, per spirito devozionale e per antiche credenze, una varietà un tempo diffusa anche in altre aree della Puglia trova qui un’isola felice.


A proposito di pastinache: citazioni

Domenico Romoli detto il Panunto (gentiluomo fiorentino. Visse nel sec. XVI e in vita svolse mansioni di scalco).

“…son anco molto buone arrostite sotto la bragia, nonché nette bene e tagliate a minuto con aceto, sale e olio… Le foglie delle pastinache piste e messe sopra le punture delle vespe, giovan molto… Enfiano alquanto e commuovon la lussuria …”

Teofilo Folengo (1496-1544) invece “… le pastinache… le infarina e le frigge nell’olio; e poi abilmente le cuoce nell’acqua insieme con agresto, aggiuntivi spezie e zenzero”

Fonte: http://www.quoquo.it/la-galleria-dei-beni-culturali/178-la-pastinaca-di-santu-pati

 

mercoledì 13 gennaio 2021

Un Ente pubblico o di diritto pubblico per l’Agricoltura del Salento Leccese


di Antonio Bruno

Il territorio del Salento leccese vive il dramma dell’abbandono conseguenza della frustrazione degli imprenditori rimasti, costretti a trasformarsi in commercianti perché oggi tutti vogliono vendere e nessuno vuole più produrre.

La riforma agraria del 1950 si fece espropriando le proprietà superiori ai 300 ettari (2.800 proprietari su 700mila ettari) con l’ottenimento di 120mila intestatari di poderi e quote. Trent’anni dopo i dati ci informano che i cittadini che uscirono dal bracciantato per accedere alla proprietà contadina furono 80 mila.

La riforma 2021 che propongo non prevede l'esproprio ma l'associazionismo obbligatorio di medi proprietari assenteisti e di piccoli proprietari di fazzoletti di terra anziani.

È del tutto evidente che si deve prevedere un incentivo perché queste famiglie accettino di buon grado la perdita di fatto della disponibilità del bene.  Il primo passo quindi è individuarlo e calcolarne il costo.

Poi bisogna elaborare un business plan del consorzio per stabilire la capacità imprenditoriale che lo stesso avrà nello gestire economicamente la grande azienda che si verrebbe a costituire. Ciò è indispensabile perché in assenza di questa capacità anche il consorzio prima o poi lascerebbe incolte queste terre e non avremmo ottenuto invece la prospettiva di sviluppo che tutti speriamo.

E’ mia opinione che il punto di partenza per una nuova "Riforma Fondiaria" dovrebbe essere la consapevolezza che il Paesaggio rurale è produttore di Servizi ecosistemici per tutta la collettività e che la globalizzazione, per gli inferiori costi di produzione dei paesi nostri concorrenti, rende non concorrenziale e fuori mercato la produzione di cibo in Italia ad eccezione di brand di nicchia che, ad oggi, sono detenuti da grandi Imprese di trasformazione.

Inoltre la stragrande maggioranza dei proprietari del paesaggio rurale del Salento leccese, hanno i loro figli, che dovrebbero essere le nuove generazioni in grado di sostituirli, collocati in settori diversi da quello primario. La conseguenza di ciò e che oggi, ad occuparsi del Paesaggio rurale, sono ancora le vecchie generazioni ovvero cittadini che oramai hanno 80 anni a cui noi gli auguriamo di potersene ancora occupare per molti anni, ma siccome sappiamo che la vita umana non è eterna, la deriva non potrà che spiaggiare in un abbandono del Paesaggio rurale senza alternative produttive.

Inoltre si deve prendere atto che il sostegno economico dell’Unione Europea degli ultimi sessant’anni non ha prodotto occupazione in agricoltura. Le cause sono da attribuirsi agli Imprenditori a titolo principale che non investono più, perché ormai rassegnati a subire la concorrenza dei Paesi dell'Africa Mediterranea che li vede disperatamente soccombenti. Invece i piccoli proprietari per la loro età non hanno tra le priorità la creazione di grandissime società multinazionali che potrebbero, a quel punto, affrontare la concorrenza mondiale.

C’è anche da tener conto del fenomeno del riscaldamento globale e della necessità di produrre cibo senza sottrarre altri territori alle foreste. Non mi diffondo in questo tema perché a tutti noto.

La mia proposta è la costituzione di un Consorzio Obbligatorio che sia un Ente di diritto pubblico economico, che desidero sia oggetto di conversazione per un progetto Comune, cioè del Paesaggio gestito direttamente dall'Ente Pubblico.

Prendendo atto che le politiche della Pac non hanno avuto effetto per le ragioni esposte, per ovviare all'abbandono non resta che la gestione diretta attraverso Enti pubblici o di diritto pubblico economico. Osservo inoltre che se in questi sessant’anni gli imprenditori agricoli a titolo principale non hanno aumentato gli occupati nel settore primario, invece la soluzione che propongo, avrebbe come conseguenza un aumento dell'occupazione.

L'obiezione sulla circostanza che, l'Operatore Agricolo, che sia lo IAP oppure l'Ente Pubblico o di diritto pubblico economico, una volta che si confronti con il mercato avrebbe le stesse identiche difficoltà che hanno gli IAP oggi, può essere superata se abbandonassimo l’attuale impostazione che considera il cibo come COMMODITIES.

La mia proposta è considerare il cibo come DIRITTO e quindi di prevedere di affiancare alla produzione una logistica per la sua distribuzione ai cittadini italiani. Con questa impostazione di programmazione economica, unitamente ai servizi ecosistemici, il Paesaggio rurale entrerebbe a pieno titolo nei BENI COMUNI e, di conseguenza, come per i beni culturali, la sua tutela e salvaguardia entrerebbe tra i compiti dello Stato.

Inoltre c’è da tenere conto che i contratti associativi sono stati aboliti nel 1982 e non sono più stati ripristinati e che la Pac finanzia la rendita e non le attività di manutenzione del territorio.

Dalle mie riflessioni e dai contatti che ho preso, i contratti di mezzadria e quelli di colonia parziaria non sarebbero adeguati all'interesse dei nostri giovani. Per loro sarebbe preferibile un contratto di lavoro subordinato per favorire l'ingresso nel settore di personale che non proviene dal Mondo agricolo. La mia opinione deriva dalla circostanza che i figli dei proprietari 80enni del Paesaggio non hanno dimostrato sino ad oggi alcun interesse a tali contratti e, meno che mai hanno interesse gli IAP che, anche loro in maggioranza, preferirebbero transitare nel lavoro dipendente.

L’ipotesi è un'agricoltura parallela a quella delle imprese con attività produttive. Un consorzio obbligatorio - ente pubblico a cui devono aderire i proprietari assenteisti ed i piccoli proprietari di fazzoletti di terra anziani. Il consorzio deve pagare uno stipendio a tutti i lavoratori e deve provvedere alla manutenzione del paesaggio.

Tale opportunità può essere perseguita solo da chi non riesce più a condurre la sua azienda. La mia proposta nasce dalla presa d’atto delle circostanze che vedono le motivazioni nell’abbandono o la mancanza di sostenibilità ambientale ed economica. Invece per chi comunque desideri continuare nell’attività imprenditoriale potrà farlo.

Ci sarà ancora chi sceglierà di fare l'imprenditore agricolo? Perché dovrebbe farlo? Gli aiuti diretti della Pac in questi 25 anni hanno già demotivato ampiamente gli agricoltori deprimendo le loro capacità imprenditoriali. Se si offre loro di diventare dipendenti pubblici, sceglieranno sicuramente questa strada.

A questo punto la domanda che si pone è la seguente: dove l’Ente pubblico troverà le risorse per finanziare tale sistema?

La mia proposta è che i servizi ecosistemici resi dal Paesaggio rurale debbano essere oggetto di un contributo, siccome danno luogo a un beneficio a tutti i cittadini. Tale tassa dovrà essere versata o alla fiscalità generale e poi distribuita ai Consorzi o Enti pubblici, o riscossa attraverso l’emissione, da parte del Consorzio o Ente, di appositi ruoli a carico degli abitanti del territorio in funzione dei benefici ricevuti per abitante. Tali servizi, come noto dalla letteratura scientifica, sono calcolabili e tale redazione dell’ammontare del tributo per cittadino dovrà essere affidata all’Ente o Consorzio.

Inoltre il paesaggio rurale fornisce le commodities necessarie per l’alimentazione, la qual cosa verrà garantita dalla produzione e dalla logistica per la distribuzione.

Il personale del Consorzio obbligatorio o dell’Ente pubblico gestore del Paesaggio rurale, sarà remunerato attraverso le provviste rivenienti dalle rimesse dalla fiscalità generale o dall’incasso di ruoli da parte dell’Ente la cui somma è determinata attraverso il calcolo del ristoro per i servizi ecosistemici e per il riparto delle spese necessarie alla produzione e distribuzione della quantità di commodities consegnate.

Si potrebbe prendere come modello il Sistema Sanitario Nazionale o anche quello scolastico.

In conclusione la provvista dei prodotti agricoli per i cittadini viene garantita a tutti dall’Ente pubblico. Ciò non esclude le produzioni agricole da parte di imprenditori privati.

Siccome lo Stato, come per l’istruzione, e per la sanità, garantisce il diritto al cibo, l’acquisto dei prodotti dei privati dovrà essere a totale carico dei cittadini. Non sottovaluterei la possibilità dei produttori privati di essere presenti nei mercati esteri con il brand Made in Italy che dovrebbe essere interdetto alla produzione pubblica. Inoltre per la funzione sociale degli imprenditori privati che danno lavoro ai cittadini, così come accade per le scuole private, lo Stato riconosce il diritto al ristoro dei servizi ecosistemici e potrebbe riconoscere dei contributi a fondo perduto o dei finanziamenti a tasso agevolato.

La mia è una bozza di discussione aperta al contributo di tutti i colleghi.

Faccio presente ancora una volta che tale proposta nasce dalla consapevolezza che gli imprenditori agricoli professionali del territorio del Salento leccese, hanno dichiarato di non essere in grado di gestire il paesaggio rurale frammentato oltre al che per la loro denuncia quotidiana attraverso tutti mezzi a loro disposizione, dell’insostenibilità economica della loro impresa al punto di preferirle un lavoro subordinato.

Antonio Bruno

martedì 5 gennaio 2021

L'Agrario di Lecce è nell'azienda Panareo dal 1881

 Consiglio Provinciale di Venerdì 28 gennaio 1881 – Lecce

Per la collocazione della Scuola Pratica di Agricoltura in quella sessione del Consiglio, si optò per l’acquisto dell’Azienda Panareo sita a due chilometri da Lecce invece che dell’Azienda Amendole o Cappuccini sita ad Otranto. Nel 1882 viene redatta la relazione di un esperimento a cura del Direttore Nicolò Pellegrini con i seguenti campi: il 1 ° a sorgo ambrato originario in righe ; il 2 ° à sorgo ambrato originario in ciuffi ; il 3 ° a sorgo ambrato riprodotto in righe ; il 4º a sorgo ambrato riprodotto in ciuffi ; il 5° a barbabietole ; il 6º a granturco. Il Direttore Nicolò Pellegrini nacque a Calci (Pisa) il 22 agosto 1857 e morì a Sassari il 31 gennaio 1929. Da Lecce fu poi trasferito nel 1886 alla Scuola Pratica di Agricoltura di Padova non prima di aver fondato e diretto una cantina sociale a Lecce. Infine si trasferisce a Sassari sempre con lo stesso incarico. A lui è stato intitolato l'Istituto Tecnico Agrario di Sassari nato come Regia Scuola pratica di Agricoltura nell’ottobre del 1894, da allora l’istituto fu sotto la sua direzione.









domenica 20 dicembre 2020

Le cìcìule del Salento leccese

 

Giuggiolo Zizyphus vulgaris L Salento leccese

Ziziphus zizyphus è la pianta delle Giuggiole, nota anche come Natsume, Tsao o più semplicemente dattero cinese. I frutti eduli e carnosi sono le giuggiole; questi frutti sono grandi quanto un’oliva, presentano polpa giallognola dolcissima e profumata nel gusto, dalla buccia marroncina-brunastra. All’interno di questo piccolo frutto vi è il seme. 

Ziziphus. Guiggiole zizole  by Franciosi, Angelo 
Ziziphus. Guiggiole zizole by Franciosi, Angelo

Chiamate in dialetto salentino “cìcìula - cìcìule”. Alcune leggende proprie dei paesi asiatici narrano che un tempo gli alberi di giuggiole erano strettamente sorvegliati in quanto il loro odore faceva innamorare le persone. Il famoso modo di dire “andare in brodo di giuggiole“, che significa essere completamente in balia della gioia, deriva dal liquore, molto gustoso, preparato con le giuggiole appassite ed il cui consumo genera un grande piacere.



Diversi estratti e frazioni di foglie, frutti e semi di Zizyphus spina ‐ christi L. coltivati ​​in Egitto sono stati studiati in vitro per le loro attività antivirali, antimicotiche e antibatteriche. I flavonoidi quercetina, iperoside, rutina e quercetina ‐ 3‐ O - [β ‐ xilosil‐ (1–2) ‐α ‐ ramnoside] 4′ ‐ O ‐ ‐ α‐ ramnoside) sono stati isolati. Copyright © 2001 John Wiley & Sons, Ltd.




sabato 14 novembre 2020

Agricoltura 4.0 Agro di San Donato di Lecce Agricoltura di precisione localita' "Portone".Azienda Agroalimentare

 Agricoltura 4.0 Agro di San Donato di Lecce Agricoltura di precisione localita' "Portone".Azienda Agroalimentare 












Varietà di portainnesto clonale di Olivo (Olea europaea L.) di vigoria media e portamento dei rami sparso. Denominazione: "FS-17"

 Varietà di portainnesto clonale di Olivo (Olea europaea L.) di vigoria media e portamento dei rami sparso. Denominazione: "FS-17" 


RIFERIMENTO CNR: 547 DATA DEPOSITO: 17 novembre 1988 NUMERO DEPOSITO: 245 NV/88

ISTITUTO CNR: ISTITUTO PER I SISTEMI AGRICOLI E FORESTALI DEL MEDITERRANEO

INVENTORI

G. Fontanazza

DESCRIZIONE

L' "FS-17" è un portinnesto clonale di olivo (olea europaea S.) ottenuto attraverso la selezione massale di semenzali di Olea europaea

della cv FRANTOIO. L'"FS-17" presenta i seguenti caratteri: pianta di vigoria media con portamento tendenzialmente pendulo e rami di 1

anno piuttosto lunghi e radi. Le talee presentano elevata attitudine alla radicazione.

USI

Nella fase giovanile la "FS 17" viene usata come portinnesto clonale in grado di ridurre la vigoria in continuazione con alcune varietà

("Giarraffa", "I-77", "Bella di Cerignola", "Carpellese", "Peranzana").

VANTAGGI

Nella fase matura è una varietà di bassa vigoria idonea per impianti a media e alta densità; i caratteri principali della nuova varietà

sono:

- Portamento dei rami fruttiferi: pendulo

- autofertilità: totale;

- pezzatura del frutto: media (ca 2-3 g);

- colore del frutto a maturazione: rosso vinoso;

- pezzatura del nocciolo: piccola;

- entrata in produzione: precoce (fruttificazione a grappolo);

- produzione: elevata;

- maturazione: precoce;

- alternanza di produzione: assente;

- accumulo dell'olio: un mese in anticipo rispetto al "Frantoio";

- resa in olio: elevata;

- caratteristica organolettica dell'olio: sentore erbaceo;

- resistenza al freddo: medio-bassa;

- attitudine produttiva: per olio e pasta di olive.

PAROLA CHIAVE

Portinnesto clonale; innesto talea

CLASSE INTERNAZIONALE

A 01 H

ESTENSIONE

Spagna, Australia, Sud Africa, Argentina, Cile, USA

 

Olive Tree named "FS-17"

CNR REFERENCE: 547 FILING DATE: 17 november 1988 FILING NUMBER: 245 NV/88

INVENTORS

G. Fontanazza

CNR INSTITUTE: INSTITUTE FOR MEDITERRANEAN AGRICULTURE AND FOREST SYSTEMS

ABSTRACT

The present invention relates to a new and distinct cultivar of Olive tree, botanically known as Olea europaea L. and referred to by the

name "FS-17".The cv FS 17 was selected among seedlings population obtained from free pollination of “Frantoio” plant

USES

In juvenile phase FS 17 is used as clonal rootstock and it induces dwarfing in graft combination with some varieties ( “Giarraffa”, “I 77”,

“Bella di Cerignola”, “Carpellese” , “Peranzana”).

ADVANTAGES

In mature phase is law vigor variety adapted for medium- high density plantation; the main characters of the new variety are:

- Attitude of brances: drooping;

- Self - fertility : full;

- Fruit size : medium (ca 2-3g);

- Fruit color : winy red;

- Pit size : small;

- Fruiting : early (cluster fruits);

- Production : high;

- Ripening time : early;

- Alternate bearing : absent;

- Oil accumulation : one mounth earlier of “Frantoio”;

- Oil yeld : high;

- Oil flavour : erbaceus;

- Frost resistance : medium low;

- Purpose : oil and olive paste;

KEYWORDS

Clonal rootstock; graft scion o graft-cutting

INTERNATIONAL CODES

A 01 H

Extension

Spain, Australia, South Africa, Argentine, Chile, USA


venerdì 13 novembre 2020

Xylella, considerazioni e proposte di Fidaf e Adaf al Governo Conte

 

Xylella, considerazioni e proposte di Fidaf e Adaf al Governo Conte

Xylella Puglia
In una lettera aperta al presidente del Consiglio e ad alcuni ministri Fidaf e Adaf Lecce esprimono la loro preoccupazione e sollecitano impegni concreti (foto Franco Nigro, come le altre di danni da Xylella)
La Federazione italiana dottori in scienze agrarie e forestali e l’Associazione dottori in agraria e forestali della Provincia di Lecce hanno scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio e ad alcuni ministri esprimendo la loro preoccupazione e sollecitando impegni concreti

I dottori italiani in Agraria e Forestali esprimono la loro preoccupazione per la grave minaccia fitosanitaria all’olivicoltura posta dall’epidemia di Xylella fastidiosa in Puglia e sollecitano una mobilitazione delle risorse su vasta scala e con mezzi finanziari proporzionali alla magnitudine della minaccia. Lo fanno con una lettera aperta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri delle Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova, degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio, per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano, dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, firmata dal presidente della Federazione italiana dottori in scienze agrarie e forestali (Fidaf) Andrea Sonnino e della Associazione dottori in agraria e forestali (Adaf) della Provincia di Lecce Antonio Bruno. La Fidaf e l’Adaf Lecce sottopongono inoltre una serie di proposte, tra cui quella di intraprendere un’iniziativa mediterranea di monitoraggio e prevenzione della fitopatia, e offrono la piena collaborazione dei dottori in Agraria e Forestali per le iniziative di rilancio della olivicoltura e di sviluppo integrato delle aree interessate.

Andrea Sonnino
Andrea Sonnino, presidente della Federazione italiana dottori in scienze agrarie e forestali (Fidaf)
Antonio Bruno
Antonio Bruno, presidente dell'Associazione dottori in agraria e forestali (Adaf) della Provincia di Lecce

Ok indennizzi Xylella, ma servono più risorse in Puglia

Xylella 2La Fidaf e l’Adaf della Provincia di Lecce, si legge nella lettera aperta, hanno accolto con grande favore i recenti provvedimenti presi dal Mipaaf in appoggio all’olivicoltura delle aree colpite dall’epidemia di Xylella fastidiosa: gli indennizzi agli agricoltori portano sollievo a un settore duramente danneggiato, mentre gli investimenti per i reimpianti di oliveti, per la diversificazione con altre specie arboree e per la difesa degli olivi monumentali rappresentano importanti contributi alla ripartenza economica, sociale e ambientale delle zone interessate. La Fidaf e l’Adaf, preoccupate comunque per la grave minaccia fitosanitaria all’olivicoltura – che colpisce con gli olivi una importante attività economica e un prodotto faro dell’agroindustria italiana – sollecitano una mobilitazione delle risorse su vasta scala e con mezzi finanziari proporzionali alla magnitudine della minaccia.

Dimensione mediterranea e non solo in Puglia

Xylella 3Inoltre Fidaf e Adaf sottopongono all’attenzione dei destinatari della lettera aperta le seguenti considerazioni.

  1. La severità della fitopatologia e la rapidità della sua progressione impongono di considerare il problema da essa causata nella sua dimensione mediterranea e non solo in quella regionale. È quindi necessario avviare un’opera di sensibilizzazione dei produttori e operatori nel settore dell’olio di oliva dei Paesi mediterranei affinché non cadano nell’errore di sperare di avvantaggiarsi competitivamente grazie alle nostre difficoltà, sottovalutando le capacità di migrare della epidemia, e scelgano quindi l’opzione della collaborazione internazionale per limitare la diffusione sia della Xylella sia del suo vettore. L’impegno della Food and agriculture organization (Fao) ad assistere i Paesi Near Ovest and North Africa (Nena) in programmi di monitoraggio e prevenzione è sicuramente encomiabile, ma ancora limitato. La Fidaf e l’Adaf propongono pertanto che l’Italia assuma un ruolo da protagonista, finanziando e coordinando programmi mediterranei di monitoraggio e prevenzione, affiancati da interventi di formazione e di assistenza tecnica agli agricoltori. Gli organismi internazionali del settore (per esempio Fao, Centre international de hautes études agronomiques méditerranéennes-Ciheam, International fund for agricultural development-Ifad, Union for the Mediterranean-UfM) potrebbero fornire le reti tecniche adeguate per la gestione di questi programmi.

Piani organici di sviluppo del territorio

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  1. Gli interventi di sostegno agli agricoltori e gli investimenti per il recupero dovrebbero essere inseriti in piani organici di sviluppo che non considerino esclusivamente l’olivicoltura, ma siano concepiti in una logica di paesaggio agrario, ovvero di sistema degli agroecosistemi, più che di azienda agraria o di territorio delimitato da confini amministrativi. Interventi a livello di paesaggio agrario permettono di considerare le interazioni dell’ambiente naturale con la componente antropica, nelle sue dimensioni economica, sociale e culturale. La Fidaf e l’Adaf propongono pertanto che venga promossa la programmazione integrata a livello di paesaggio agrario e si mettono a disposizione per offrire il necessario sostegno scientifico e tecnico.

Fondo per la ricerca

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  1. La necessità di muoversi all’interno di un quadro organico di intervento e di sviluppo che guardi al futuro considerando tutti i diversi aspetti del problema (scientifico, economico, ambientale, sociale e produttivo) e che si articoli in azioni concrete coordinate fra loro a sostegno degli operatori, delle amministrazioni locali e del Sistema Italia nel suo complesso, richiede la costituzione di un “fondo per la ricerca” (adeguato e internazionale) destinato specialmente a individuare soluzioni innovative per il contenimento della epidemia e per proporre soluzioni operative concrete per il rilancio integrato delle aree necessarie. Anche per questa proposta ci si può avvalere di realtà già operative e ben radicate nell’area del Mediterraneo, quali il Ciheam, l’International center for agricultural research in the dry areas (Icarda) e la Fondazione Prima (Partnership for research and innovation in the mediterranean area).

Coinvolgere le popolazioni interessate

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  1. I programmi di sviluppo dei paesaggi agrari avranno efficacia solo se elaborati coinvolgendo con metodi partecipativi le popolazioni interessate e tutte le parti in causa. Il lavoro svolto dall’Osservatorio sul dialogo nell’agroalimentare – promosso dalla Fidaf insieme ad altre organizzazioni – offre preziose indicazioni sulle metodologie partecipative che possono essere attuate. Anche in questo caso la Fidaf e l’Adaf si mettono a disposizione per offrire suggerimenti e proposte operative.