martedì 28 settembre 2010

Salento Leccese: Quanto sei disposto a dare per vivere nel Paradiso Terrestre?


Salento Leccese: Quanto sei disposto a dare per vivere nel Paradiso Terrestre?di Antonio Bruno*
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E' bello il paesaggio del Salento leccese vero? E allora perchè non dovresti pagare per osservarlo? In questa nota alcune considerazioni sul rischio di perdere la funzionalità ecologica dei sistemi naturali e rurali del Salento leccese.


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Il viaggio ha una cornice continua, sia che attraversi pianure, sia che ti affondi nelle valli che ti propongono il ripido versante delle serre del Salento leccese. E' un film che si svolge davanti ai tuoi occhi e che accompagna ogni spostamento, una serie interminabile di alberi d'olivo, piante, animali, fiori e frutti che ti riempiono di stupore. E' bello il paesaggio del Salento leccese vero? E allora perchè non dovresti pagare per osservarlo? Quando attraversi il Salento leccese sei il visitatore di una mostra delle opere dell'uomo che necessita di una attività di manutenzione continua. Bene pensaci, tale frutto della creatività di generazioni di uomini e di donne che per secoli hanno abitato questo territorio, è meno meritevole rispetto a un parco archeologico o a una visita in un museo? Pensaci amica o amico mio. Lo so che i tuoi occhi stanno scorrendo la linea che si torce per formare i simboli che sono le lettere dell'alfabeto, so che la tua mente sta osservando quelle bellezze del Paesaggio del Salento leccese che ti hanno lasciato a bocca aperta, ma tutto questo Eden non è frutto del caso, ha necessità di uomini e di donne che se ne occupino, e che continuino a farlo con l'amore dei loro antenati, altrimenti la terra finisce per divenire l'oggetto di un accanimento che porta prima allo sfruttamento e poi all'aridità e al deserto.E poi c'è il mistero, la scoperta, magari proprio accanto a casa tua, dietro a quel portone che è sempre stato chiuso e al di la del quale c'è, forse, un giardino segreto. Si! Anche nei centri urbani c'è l'esigenza di portarsi in un ambiente artificiale la natura che pacifica, che mette ordine e che tranquillizza mettendoti di nuovo in contatto con la realtà che è il reale e non l'artificiale delle comodità e della mollezza dei cosiddetti comfort.Certamente tutti dovremmo essere consapevoli che siamo o a monte o a valle di qualcun'altro e che questa comporta che possiamo avere acqua che dalla parte più alta(monte) scende nella parte più bassa (valle) e che, quando la parte più bassa non permette il deflusso dell'acqua, si hanno gli allagamenti e, se la pioggia e molto intensa, le alluvioni. Ma c'è l'uomo che attraverso “le sistemazioni idraulico-forestali realizza le opere, tenendo conto di regole per costruirle e il modo di impiegarle per eliminare le cause o contrastare gli effetti dei fenomeni alluvionali, dei processi erosivi e franosi, delle colate detritiche e fangose, del distacco di massi e delle cadute di valanghe, che avvengono nei bacini torrentizi” (Puglisi 2003).Inoltre c'è l'amara constatazione che noi costruiamo senza tener conto che la nostra azione scriteriata può causare disastri, l'antica saggezza di scegliere di insediarsi in posti al riparo da rischi è dissolta, soprattutto ciò che era stato realizzato per rendere le zone “sicure” non viene mantenuto efficiente attraverso la manutenzione, cosa già nota a Leo Longanesi che diceva: “L'Italia alla manutenzione preferisce l'inaugurazione”.C'è un'azione dell'uomo che produce dei benefici agli altri uomini che può e deve essere quantificata. Si tratta dell'azione dell'uomo che mantiene le funzioni dei sistemi ecologici (ecosistemi). Questo “servizio ambientale” che alcuni uomini rendono ad altri uomini sono fondamentali per la sopravvivenza. Infatti noi agiamo in un contesto vivo che reagisce alle nostre attività e che lo fa in modo complesso e con effetti imprevedibili, molte volte di difficile comprensione anche dopo che si siano verificati.Noi del Salento leccese cominciamo ad essere sempre più consapevoli dei vantaggi che offre il nostro ambiente, che per più del 90% è paesaggio rurale e, nello stesso tempo, dobbiamo essere disposti a sopportare il “costo” della sua conservazione per continuare a usufruire dei vantaggi che offre a ognuno di noi.Nel territorio del Salento leccese è forte il rischio di perdere la funzionalità ecologica dei sistemi naturali e rurali attraverso la riduzione della diversità biologica e paesaggistica. Nel Salento leccese divengono sempre più avvertite queste due affermazioni: “La maggior parte di noi ha perso quel senso di unità di biosfera è umanità che ci legherebbe e ci rassicurerebbe tutti con un affermazione di bellezza” (Gregory Bateson). <> (Steven Rockefeller). Ecco allora che diviene fondamentale l'altra affermazione: Essere ecologicamente colti (ecolitterate), significa comprendere i principi organizzativi di base delle comunità ecologiche e utilizzarli per realizzare comunità umane sostenibili (F. Capra).Nessun organismo può esistere in isolamento. E' importante per tutti noi avere chiare le parole del Preambolo della Carta della Terra :”Ci troviamo in un momento critico della storia della Terra, un periodo in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro. (…) È imperativo che noi, popoli della Terra, dichiariamo le nostre responsabilità reciproche e nei confronti della comunità più grande della vita e delle generazioni future.E desidero concludere con una domanda che faccio a me stesso: Come possiamo valutare economicamente i benefici che ci rendono gli Ecosistemi? La risposta alla prossima puntata!
*Dottore Agronomo



Bibliografia



Federico Preti:SISTEMAZIONI IDRAULICO-FORESTALI E INGEGNERIA NATURALISTICA PER LA DIFESA DEL TERRITORIO


Salvatore Puglisi:Profilo delle sistemazioni idraulico-forestali


Stefano Bocchi:Sistemi agro-ecologici: natura e proprietà


Claudio Saragosa:L'insediamento umano: ecologia e sostenibilità


Marco Paci:L'ecologia siamo noiThomas M. Smith, Robert L. Smith: Elementi di ecologia


domenica 26 settembre 2010

Il Salento leccese al XIII Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali


Il Salento leccese al XIII Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali
di Antonio Bruno*
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Dal 22 al 25 settembre 2010 si sono svolti i lavori del XIII Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali. In questa nota qualche riflessione del Delegato del Salento leccese.
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Come? Sei andato al XIII Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali e non ci racconti nulla? Intanto ci sono andato perchè me l'ha chiesto il mio Presidente dell'Ordine di Lecce Vico Maglie, ci dovevano andare lui e Rodolfo Rossi, delegati dal Consiglio, ma impegni improrogabili hanno trattenuto entrambi a Lecce ed ecco che arriva l'invito rivolto alla mia modestissima persona, ed io accetto.
Sapete tutti che ho un impegno con me stesso: scrivere del Salento leccese, degli altri percorsi non tratto, non li conosco e non posso che scrivere di ciò con cui entro in contatto.
Cosa cava il Salento leccese dal XIII Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali? Ecco una domanda che merita una risposta!
Già! Che cosa porto a casa?
La lunga serie di tavole rotonde, i pezzi sul Sole 24 ore e su Italia Oggi, i servizi su tutte le TV Nazionali vi hanno raccontato dei quattro giorni (dal 22 al 25 settembre 2010) dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali d'Italia sulla Via Emilia, tra Reggio Emilia, Parma e Bologna; ma il Salento leccese cosa rimedia da questa lunga ed estenuante Kermesse?
La penisola che si immerge nel Mediterraneo come può entrare in un dibattito su una serie di tesi , che ha fatto convergere interessi e personalità come il presidente della Ferrari e della Maserati Luca Cordero di Montezemolo, il direttore del Giornale TV della TV La 7 Enrico Mentana, il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, il Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro?
Io sono stato un delegato che prende il treno e arriva in mezzo ai colleghi d'Italia, li vede con la spalla dritta, con delle buone idee e con la consapevolezza di poter contribuire al bene di questo paese, ognuno nel suo territorio e, soprattutto facendo la propria parte con rigore e con efficienza, ma senza prendersi troppo sul serio.
Quello che ho visto in Emilia Romagna è un Congresso di professionisti! Ho preso parte a un tentativo di metter al servizio del territorio le nostre competenze e la nostra preparazione scientifica, per affrontare e risolvere problemi! Un tecnico fa questo!
Nel Salento leccese c'è una diffusa consapevolezza di quanto sia importante l'ambiente, che come più volte ho scritto è al 90 % e più Paesaggio rurale. La mia professione può dare spessore scientifico a chi ha a cuore le sorti dell'ambiente e del territorio.
Inoltre la mia professione è al servizio di chi ha in animo di intraprendere nel settore agricolo! Nel Salento leccese, nella mia terra c'è davvero necessità di imprenditori agricoli!
Questa consapevolezza di fare ed essere i professionisti del territorio, si è rafforzata ascoltando i dibattiti e le relazioni che si sono susseguite in questi quattro giorni. Consapevolezza che pur nella diversità di ogni territorio della Penisola Italiana il fil rouge che unisce tutti, dalle Alpi sino al tacco del Salento leccese, è la conoscenza approfondita che ogni professionista Dottore Agronomo e Dottore Forestale possiede dell'ambiente in cui vive ed opera ogni giorno. Una sapienza che non deriva solamente dallo studio, ma che è la sommatoria delle esperienze di anni di professione.
Ricordate quante volte ho scritto della professionalità dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali? Della assoluta inadeguatezza dei Centri di Assistenza (C.A.) delle Categorie Professionali Coldiretti, Confagricoltura e Cia? Il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, a Parma in quello che fu uno dei tanti stabilimenti dell'Eridania, ha detto a chiare lettere che chi fa il Sindacato degli Imprenditori Agricoli subisce il danno della Consulenza a pagamento dei C.A.! Insomma chi deve fare il consulente è terzo rispetto allo Stato e anche rispetto all'imprenditore! Terzo!
L'ho sempre detto che come si dice “Ogni scarrafone è bello a mamma soia” ovvero “Ogni scarafaggio per sua madre è bello”! Insomma come può una Categoria professionale fare consulenza tecnica senza fare “rivendicazione”? Si badi, la rivendicazione è legittima, ma altro è questo ruolo, altro è il ruolo di un tecnico professionista che dal suo studio, mettendo in campo il rapporto fiduciario e rispondendo del suo operato di fronte alla legge, opera per il raggiungimento degli scopi dell'imprenditore.
Diciamocelo tra noi e diciamolo anche al Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro: i Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali non hanno potuto svolgere il loro compito perchè c'era e ancora c'è una concorrenza nel fornire prestazioni professionali a pagamento da parte delle Categorie Professionali Coldiretti, Confagricoltura e Cia.
Ma adesso che le Categorie professionali si vedono snaturate dalla loro funzione, almeno nella analisi del presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, ecco che si fa chiaro il ruolo del professionista Dottore Agronomo e Dottore Forestale. Ecco un compito per il Salento leccese, per i colleghi del mio territorio!
Ma non finisce qui: c'è l'incitamento del Presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro che ha preso atto dell'assenza dal dibattito sulla nuova Politica Agricola Comune degli Italiani. Pare che solo io e altri quattro italiani abbiamo partecipato a quel dibattito. Siamo stati in tutto cinque! Ecco che il Presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro ci chiede di innescare noi Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali il dibattito: un altro compito per noi del Salento leccese.
Ma c'è tantissimo altro che vedrà impegnati i Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Lecce da qui al prossimo XIV Congresso Nazionale del 2011, c'è tanto da fare, c'è da giocare di nuovo una partita anche se nel Salento leccese c'è troppa gente che è stata abituata a vincere le partite a “tavolino”. Non è più quel tempo, non ci sono le risorse e, soprattutto, quelle persone di allora, oggi hanno più di 65 anni e con quelle vittorie a tavolino hanno fatto dei loro figli dei professionisti stimati ed apprezzati ma non degli agricoltori, quasi nessuno dei loro figli è oggi un contadino! Oggi possiamo giocare una partita con tutti, con i bancari, i ferrovieri, i ragionieri e i medici! Lo scrivo soprattutto a chi ancora non si è reso conto che viene a chiederci come risolvere problemi tecnici l'hobby farmer (o agricoltore amatoriale) che affolla anche le conferenze e i seminari su temi agricoli. L'ho scritto anche al commissario europeo per l'Agricoltura e lo Sviluppo rurale è un membro della Commissione europea Dacian Cioloş, gli ho scritto che della nuova PAC si deve parlare con tutti i cittadini dell'Europa. Certo che dopo che si poteva intervenire sul sito http://ec.europa.eu/agriculture/cap-post-2013/debate e preso atto che noi italiani che abbiamo preso la parola siamo stati in tutto cinque, diventa difficile partire in questo assoluto disinteresse generale pensate che le Categorie professionali non sono intervenute in questo dibattito che le riguarda in prima persona. Ma se ognuno di noi professionisti si rimbocca le maniche per far comprendere questo nuovo diverso modo di operare ecco che le cose potrebbero cominciare a cambiare: io faccio la mia parte, adesso tocca a te fare la tua!

Bibliografia
Andrea Sisti: Agronomi e Forestali: una professione che guarda al futuro http://www.teatronaturale.it/articolo/9912.html
Montezemolo agli agronomi "Premiare le competenze" http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/cronaca/2010/09/22/388657-montezemolo.shtml
Tradizione rurale e innovazione, dottori agronomi e forestali a congresso http://agricolturaonweb.imagelinenetwork.com/dall-italia-e-dal-mondo/tradizione-rurale-e-innovazione-dottori-agronomi-e-forestali-a-congresso-11656.cfm
Agricoltura: All’avvocato Anna Maria Martuccelli il Premio Conaf "Massimo Montezemolo" http://www.agenziaimpress.it/ingr_news.php?id_news=6642
Antonio Bruno: Una decisione nel territorio sarà accettata solo se sarà una decisione partecipata http://centrostudiagronomi.blogspot.com/2010/05/una-decisione-nel-territorio-sara.html
Antonio Bruno: La crisi dell'agricoltura e la Nuova Politica Agricola Comune per superare la logica del PAREGGIO A RETI INVIOLATE http://centrostudiagronomi.blogspot.com/2010/05/la-crisi-dellagricoltura-e-la-nuova.html
Antonio Bruno: Dal sostenibile locale a quello globale: tutto ciò che fai ha conseguenze nel resto del mondo http://centrostudiagronomi.blogspot.com/2010/05/dal-sostenibile-locale-quello-globale.html
Antonio Bruno:Il Dottore Agronomo di famiglia per proteggere il territorio dalle alluvioni http://centrostudiagronomi.blogspot.com/2010/04/il-dottore-agronomo-di-famiglia-per.html
Antonio Bruno:Nuova Politica Agricola Comune: il processo di partecipazione deve sancire la centralità dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali http://centrostudiagronomi.blogspot.com/2010/03/nuova-politica-agricola-comune-il.html

lunedì 20 settembre 2010

Vendemmia 2010 nel Salento leccese


Vendemmia 2010 nel Salento leccese
di Antonio Bruno*

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A Copertino del Salento leccese una famiglia ripete ogni anno i gesti che di generazione in generazione si sono tramandati per fare il vino. A Salice salentino “Benvenuta vendemmia”. In questa nota due facce dell'uva e del vino del Salento leccese.
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Io, mia moglie e mia figlia Sara, tutti e tre domenica 19 settembre 2010 a Copertino del Salento leccese, per la festa di San Giuseppe, Giuseppe Maria Desa, il santo che andava in estasi e volava! Questa passione per il volo gli valse un processo davanti al Santo Uffizio.
Prendiamo la porta che nel 1430 fece costruire il conte Tristano di Chiaromonte e costeggiamo il Castello progettato dall'architetto militare Evangelista Menga, lo sappiamo che era contento Alfonso Castriota che gliel'aveva ordinato, quando vide nel 1540 che finalmente aveva la sua fortezza! Poi prendiamo Via San Giuseppe ed è li che c'è l'inaspettato di Eraclito. Un ape Piaggio carica di tinelle piene d'uva! C'è una signora in nero, un anziano e un baldo giovane che scoprirò poi sia Daniele Schito che, oltre a farsi il vino il giorno della festa del santo patrono, intrattiene con il Karaoke nei compleanni, Comunioni e feste in genere. Vedo una diraspatrice, la macchina che separa gli acini dell'uva dai raspi, ovvero dalla parte legnosa. Daniele usa questa macchina perchè è consapevole che eliminando i raspi evita di trasferire al vino profumi e sapori erbacei e astringenti.
La signora mi dice che il vino se lo fanno da soli, perchè solo così sono certi della provenienza. Gli Schito di Copertino del Salento leccese curano con amore la loro vigna, coccolano i loro arbusti carichi di quei grappoli che poi daranno il vino che allieterà la loro mensa per tutto l'anno. La signora dice che per loro è una tradizione! Già! Sembra una parola priva di senso, ma invece un senso ce l'ha! Tradizione dal latino traditiònem da tràdere consegnare, trasmettere di generazione in generazione, gli elementi della vita e della cultura del mio popolo attraverso l'insegnamento orale. Io voglio trasmettere a mia figlia con la mia narrazione senza affidare questo compito alla prova autentica scritta, ai documenti scritti.
Mi vuole donare dei grappoli, l'hanno raccolti loro, sarebbe un offesa rifiutare! Con la busta in mano andiamo a partecipare alla messa. Poi ci immergiamo nella festa, ore di passeggiate tra le bancarelle che vendono tutto il vendibile e infine a casa. Dopo un po' porto mia figlia dalla sua amichetta Isabella. E' li perchè con la sua mamma Luisa andranno a visitare la cantina di Leone de Castris a Salice Salentino (Le) in Via Senatore de Castris, 26. Lei e la sua amichetta con la mamma per una visita guidata nel Museo del Vino "Piero e Salvatore Leone de Castris".
Una bella festa! Mia figlia mi ha riferito che è stato tutto molto emozionante e che aveva nel naso il profumo del vino che tutti ricordano per sempre se hanno visitato una cantina.
La mamma di Isabella mi ha raccontato di quando era piccola lei, la raccolta dell'uva ogni anno: tagliava qualche grappolo e poi sul carro che trasportava i preziosi grappoli alla cantina. La tradizione l'aveva portata avanti con i suoi figli che con il nonno dopo aver raccolto l'uva, averla pigiata e fatta fermentare hanno imbottigliato quel prezioso vino per conservare la memoria dei profumi, delle voci e delle emozioni della vendemmia!
Da Copertino del Salento leccese a Salice Salentino la tradizione della vendemmia che coinvolge i visitatori, i viaggiatori che in questa domenica afosa dopo aver immerso il loro corpo nei caldi mari del Salento leccese hanno potuto vedere con i loro occhi ciò che Dante Alighieri, nei suoi versi, descrisse come «terra sitibonda ove il sole si fa vino». L'energia e la luce del Salento leccese racchiusa in un liquido prezioso, pronta a trasformarsi in calore e in allegria a ogni sorso, in ogni parte del mondo perchè chiuso in quella bottiglia c'è pronto un messaggio di felicità! Se apri una bottiglia di vino del Salento leccese si sprigiona l'allegria della luce e del calore di questa terra inondando ogni angolo del tuo mondo perchè con il vino arriva tutta l'energia del Salento leccese.
Un messaggio che arriva dal Salento leccese, dalla penisola immersa nel mediterraneo, un messaggio di pace e di fratellanza, perchè il vino si beve a tavola ed è a tavola che si stringono patti e alleanze, ed è a tavola che si decreta ogni unità, inclusa quella della famiglia.
Dal vino del Salento leccese arriva un anelito di pace e di libertà! Stappa una bottiglia e dai il benvenuto agli ospiti, perchè dopo qualche sorso di vino del Salento leccese tutto è più semplice, tutto è più bello.

*Dottore Agronomo

domenica 19 settembre 2010

Il Maiale “Or.Vi.” del Salento leccese


Il Maiale “Or.Vi.” del Salento leccese
di Antonio Bruno*

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Il maiale (Sus scrofa, o anche Sus domesticus), è un suide addomesticato appartenente ai Mammiferi dell'ordine Artiodattili Suiformi. Il Comune di Ortelle la sua frazione Vignacastrisi hanno messo a punto il progetto di tracciabilità del marchio Or.Vi. (Ortelle e Vignacastrisi) degli allevamenti del maiale del Salento leccese. In questa nota alcune riflessioni su questa interessante esperienza.
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L'allevamento del maiale pare antichissimo, ci sono graffiti che raffigurano animali molto simili ai maiali, o suoi presumibili progenitori, nella grotta di Altamira (ca. 40.000 a.C.). Sembra che intorno al 5.000 a.C., sia avvenuta la domesticazione in Cina e si sono trovate anche tracce dell'allevamento del maiale in Mesopotamia. Comunque il maiale pare sia un cinghiale domesticato che compare precocemente nei livelli neolitici europei ed asiatici e che assume un ruolo rilevante anche come vittima nei sacrifici.
Il maiale è uno degli animali che è riuscito a vivere libero nelle foreste sino al medio evo. Libertà che forse ha destato l'invidia degli uomini o meglio delle persone cosiddette “perbene”che apostrofano con l'offesa “maiale” o “porco” chi si “lascia andare” .
Il maiale libero delle foreste del Salento leccese ha costituito il cibo di Romani, Longobardi, e feudatari. Come tutti sappiamo le foreste del Salento leccese sono state soppiantate dalle foreste degli ulivi e per questo, il maiale ha perduto da allora la sua libertà! Non più immense distese di Querce che garantivano il pascolo delle ghiande ai maiali liberi di muoversi in quell'ambiente incontaminato, ma olivi coltivati che davano frutto per la produzione del prezioso olio lampante, l'energia luminosa del “tempo che fu”.
Mentre i Saraceni mettevano a ferro e fuoco Vaste e Castro del Salento leccese, ecco che i nostri antenati, che dimoravano in quegli antichi borghi fatti sorgere dai Messapi, si allontanano nell'entro terra, facendo casa “tra gli orticelli” che coltivavano e da cui, ricavavano il cibo in un territorio lontano dal mare, che gli garantiva la salvezza dall'incubo saraceno. E' nata così Ortelle del Salento leccese e vicino a Ortelle siccome c'erano tante vigne prese vita la Frazione “Vignacastrisi”.
Il Comune di Ortelle del Salento leccese e la sua frazione Vignacastrisi hanno messo a punto il progetto di tracciabilità del marchio Or.Vi. (Ortelle e Vignacastrisi) degli allevamenti del maiale del Salento leccese.
Ma tu che mi stai leggendo, che sei del Salento leccese, e non hai mai sentito del maiale “Or. Vi” ti stai chiedendo dove potrai gustare la sua carne vero? Te lo scrivo io, non preoccuparti, la tua curiosità verrà immediatamente soddisfatta! La carne di maiale “Or. Vi” potrai gustarla nel prossimo mese di ottobre dal 21 al 24 presso gli stand della Fiera di San Vito a Ortelle del Salento leccese! Quattro giorni per la “Fiera di San Vito” appuntamento che ha origine nella tradizione! Infatti questa fiera è una delle più antiche del sud Italia, tanto da avere origini, si legge in alcuni scritti, addirittura nel XVI secolo.
E' davvero interessante l'impegno dell'Amministrazione comunale di Ortelle del Salento leccese , impegnata da diversi anni nella selezione degli allevamenti di suini controllati fin dalla nascita dal dott. Maurizio Caputo e, cresciuti obbedendo alle regole imposte dal Disciplinare della tracciabilità che prevede, tra le altre cose, una particolare attenzione all'alimentazione dei maiali per i quali, così come un tempo, devono essere impiegati esclusivamente prodotti naturali della terra come gli sfarinati dei cereali e i legumi.
Tutto questo conferisce alla carne, oltre che un particolarissimo sapore, che gli intenditori conoscono bene tanto da affollare i quattro giorni della fiera, anche la sua assoluta genuinità.
Il Progetto sulla tracciabilità del Maiale del Salento leccese “Or. Vi.” è stato avviato nel 2004 dal Professore Augusto Carluccio, originario di Ortelle, Professore dell'Università di Teramo e seguito in loco dal dott. Maurizio Caputo, veterinario e responsabile della Fiera di San Vito lo stesso che rende noto che i rappresentanti delle TV e dei giornali tedeschi e austriaci interessati ai prodotti del Salento leccese e alla fiera di San Vito, hanno visitato domenica 2 Maggio 2010 l'azienda agricola De Luca Maria Lucia e “Lu Campu” di Vittorio Circhetta nell'antico agro di Ortelle del Salento leccese!
La circostanza che le aziende che allevano il Maiale del Salento leccese “Or. Vi.” suscitino moltissimo interesse oltralpe fa si che questi stessi visitatori stranieri, unitamente ad altri, hanno promesso di ripetere l'esperienza dal 21 al 24 Ottobre 2010 durante la Fiera! E' noto come i tedeschi e gli austriaci consumino la carne di maiale e i suoi insaccati e come ricerchino i prodotti di qualità!
L'azione del dott. Caputo nel progetto è finalizzata a valorizzare le carni suine locali attraverso le antiche tecniche di allevamento per recuperare la tradizione, i gusti ed i sapori di un tempo, in modo da incrementare i capi allevati e di favorire la nascita di aziende a conduzione giovanile, oltre ad accrescere di molto il numero dei consumatori. Ciò potrà costituire una fonte di reddito poiché le aziende che allevano il Maiale del Salento leccese “Or. Vi.” sono di modesta dimensione per cui hanno la scelta obbligata di investire sulla qualità del prodotto.
Il dott. Maurizio Caputo ha analizzato attentamente le tecniche di produzione e il tipo di alimentazione del Maiale del Salento leccese “Or. Vi.” con la conseguenza che si è preso atto che in passato l’allevamento dei maiali era basato solo ed esclusivamente sull’uso di prodotti provenienti dalla propria azienda tra cui lupini, fave, piselli, grano, orzo, biada, mais, crusca, carrube, ortaggi vari e derivati della trasformazione del latte che costituivano “l’eccedenza” del fabbisogno del ciclo produttivo uomo- animale.
Allora che aspettate? Prendete la vostra agenda e segnate l'appuntamento del prossimo 21, 22, 23 e 24 ottobre 2010 con i sapori del Salento leccese!


*Dottore Agronomo

Bibliografia
Eugenio Camerlenghi: STORIA DEL MAIALE
Cristina Terzani: La domesticazione animale
PROGETTO SULLA TRACCIABILITA’ DEL "MAIALE SALENTINO ^OR-VI^” http://ortelle.org/index.php?option=com_content&view=article&id=149:progetto-sulla-traciailita-del-maiale-salentino&catid=57:fiera-di-san-vito&Itemid=38
Orvì, il maiale di Ortelle: serata di beneficenza http://www.ilgallo.it/2010/04/orvi-il-maiale-di-ortelle-serata-di-beneficenza/
Ortelle, serata di beneficenza e gusto http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=10276
La Fiera di San Vito http://www.repubblicasalentina.it/sanvito.html
Orvì il maiale di Ortelle Serata conviviale di beneficienza 21 aprile 2010 http://et-ee.facebook.com/topic.php?uid=129779073854&topic=14374

mercoledì 15 settembre 2010

Il falò delle povertà: i fuochi dopo la potatura del Salento leccese


Il falò delle povertà: i fuochi dopo la potatura del Salento leccese
di Antonio Bruno*

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L’olivicoltura del Salento leccese anno dopo anno è costretta a registrare una disfatta dopo l'altra. Il prezzo dell'olio rilevato lo scorso 3 settembre va da Euro 2,70 per l'olio extravergine a Euro 1,23 dell'olio di sansa di oliva, poco meno di un litro di gasolio. Il D.Lgs. 152/2006 considera i residui della potatura rifiuti di attività agricole e agro-industriali e per questo motivo li pone fra i "rifiuti speciali" e quindi ne vieta la combustione nella campagna. Che cosa fare delle ramaglie?
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Percorrendo la statale 16 da Lecce a Santa Maria di Leuca guardo dal finestrino, bianco fumo nell'atmosfera del Salento leccese, apro il finestrino, quell'odore caratteristico della legna d'olivo che brucia, osservo il vapore acqueo che so viene fuori dalle foglie, denso, immobile come le nebbie del profondo Nord. Bruciare i residui della potatura: una pratica che mette a rischio gli agricoltori!
Un passo indietro, i ricordi dell'infanzia, carretti pieni di ramaglie e sarmenti che passavano vicino alla mia abitazione e mia madre che acquistava queste fascine per alimentare la “cucina economica” che dava il nostro pane quotidiano.
Nelle cronache tecniche di tanto tempo fa si sconsigliava la pratica della potatura annuale dell'olivo per ottenere le fascine da vendere, si suggeriva di rinunciare al facile reddito ricavato dai residui della potatura.
Adesso sono certo che anche voi avete notato in campagna ci sono delle grosse balle circolari (rotoballe) fatte con l'ausilio di alcune macchine, le Rotoimballatrici per sarmenti e le rotoimballatrici per potature. Sono ferme, immobili, come grosse ruote che cercano un pendio per rotolare giù, per fare a gara a chi arriva prima. Le ruote di ramaglie ferme in alcuni oliveti, aspettano di essere trasportate in quei luoghi in cui saranno valorizzate, per ottenere in grande ciò che mia madre otteneva nel piccolo della sua cucina alchemica da dove usciva ogni ben di Dio!
L’olivicoltura del Salento leccese anno dopo anno è costretta a registrare una disfatta dopo l'altra. Il prezzo dell'olio rilevato lo scorso 3 settembre va da Euro 2,70 per l'olio extravergine a Euro 1,23 dell'olio di sansa di oliva, poco meno di un litro di gasolio. Gli olivicoltori del Salento leccese vorrebbero non potare gli olivi magari hanno pensato di abbandonare l’attività, ma sono costretti a farlo in virtù delle leggi sugli ulivi monumentali che li costringe alla salvaguardia ed alla manutenzione come impone la Legge regionale 14/2007. Costretti a finanziare l'ambiente anche se la finanza mondiale ha globalizzato il mercato dell'olio facendo subire la concorrenza ai nostri custodi del Paesaggio Rurale del Salento leccese costretti a svendere l'olio per evitare il peggio.
Quali conseguenze ci sono per un olivicoltore che sia sorpreso a bruciare nel suo fondo i residui rivenienti dalla potatura?
Il controllo dovrebbe concludersi con l’apertura di un procedimento penale a carico dell'olivicoltore per la violazione delle norme sui rifiuti.
In pratica all'olivicoltore verrà contestata la violazione del Decreto legislativo 152/2006 (Testo Unico di norme in materia ambientale), riguardo lo smaltimento, commercio e intermediazione dei rifiuti, che prevede notevoli pene pecuniarie e risvolti di carattere penale al fine di assicurare
un’elevata protezione dell’ambiente, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi, nonché’ al
fine di preservare le risorse naturali. Il D.Lgs. considera i residui della potatura rifiuti di attività agricole e agro-industriali e per questo motivo li pone fra i "rifiuti speciali".
Ma è giunta in soccorso la DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 26 aprile 2010, n. 1106 che ha la finalità di definire la corretta gestione dei residui dei vegetali finalizzata al contenimento dei parassiti vegetali e animali nonché al rispetto dei principi della tutela ambientale. Siccome prende atto che nelle Misure 121, 123 e 311 del Programma di Sviluppo Rurale della Puglia 2007-2013 sono previste risorse finanziarie per le aziende che intendano dotarsi di impianti per ricavare energia dalle biomasse, allo scopo di ridurre il costo energetico per le aziende agricole e di promuovere la diversificazione del reddito aziendale e anche perchè nel salento leccese e in tutta la Regione è prioritario porre in essere azioni mirate a contrastare il fenomeno dell’abbandono dell’attività agricola, già caratterizzata da una marcata polverizzazione e frammentazione delle aziende agricole pugliesi. Questa deliberazione istituisce un tavolo tecnico per ottenere gli obiettivi scritti prima.
In una lettera scritta da Mario De Angelis alla rivista Teatro naturale si legge: “... quando tali residui (i residui della potatura n.d.r.) sono raccolti e confezionati in "piccole balle" da utilizzare per il riscaldamento delle abitazioni degli agricoltori oppure bruciati per scaldare i forni annessi alle case coloniche, per produrre il pane ad uso della famiglia contadina, non sono più rifiuti speciali?”
Ma è davvero possibile riciclare i sottoprodotti della rimonda ulivo per pressare ballette da rivendere ai forni? Un piccolo produttore che è proprietario di 500 alberi di olivo di varie età anche Ulivi secolari, che ha il problema degli scarti di potatura perchè non possono più essere bruciati in campo ha la possibilità di acquistare una pressa ballette senza spendere molto?
Io posso riferirvi di un colloquio con l'imprenditrice che pòroduce la pressa LERDA "SPECIALE SARMENTI" , mi ha detto che deriva da una elaborazione della pressa tradizionale e che produce una balla pari 32x42 o 36x46 cm con la caratteristica di ottenere una lunghezza minima di 30 cm sino a 1,20 metri, in tal modo garantendo la possibilità di entrare in tutti i focolari delle diverse caldaie in uso.
Secondo la Dott.ssa Lerda, questi accorgimenti costruttivi ne fanno una macchina per la raccolta di sarmenti di vite, ramaglia di ulivo e di tutti i tralci provenienti dalla potatura di alberi da frutta in genere. Il costo? Da un minimo di 10.000 a un massimo di 16.000 euro. Imballa rami che possono raggiungere i 4 – 5 centimetri di diametro.
Se dieci olivicoltori proprietari di aziende che hanno più o meno la stessa superficie di oliveto,,, si mettono insieme, spendendo al massimo 1.600 euro hanno la possibilità di produrre le balle di ramaglia che potranno poi vendere. A chi le vendono? Magari ai possessori dei piccoli generatori per produrre energia dai residui dell'agricoltura, ricordate?

*Dottore Agronomo



Bibliografia

Antonio Giangrande: Agricoltori multati per la bruciatura degli scarti della potatura http://www.in-dies.info/27/03/2010/agricoltori-multati-la-bruciatura-degli-scarti-della-potatura/3099
Marcello Scoccia: Rilevazione prezzi del 03 Settembre 2010 http://www.teatronaturale.it/borsino/252.html
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 26 aprile 2010, n. 1106
Rivista "Olivo e Olio" numero 6 2010
Teatro Naturale: I residui di potatura considerati rifiuti speciali, i panel test volanti...http://www.teatronaturale.it/articolo/9408.html
Pressa LERDA "SPECIALE SARMENTI" http://www.lerdaagri.com/sarm-it.htm info@lerdaagri.com
Antonio Bruno: Nel Salento leccese piccoli generatori per produrre energia dai residui dell'agricoltura http://centrostudiagronomi.blogspot.com/2010/09/nel-salento-leccese-piccoli-generatori.html

martedì 14 settembre 2010

Roberto Benigni: gli olivi del Salento leccese guariscono da tutte le malattie


Roberto Benigni: gli olivi del Salento leccese guariscono da tutte le malattie
di Antonio Bruno*
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Il GAL "Capo S. Maria di Leuca" è una società a responsabilità limitata a capitale misto pubblico-privato. L'obiettivo principale del GAL è la valorizzazione delle risorse di imprenditorialità, storia, cultura e natura presenti nel Salento meridionale terra bagnata dal Mar Jonio e dal Mare Adriatico. Lunedì a Nociglia del Salento leccese il Presidente del Gal on. Antonio Lia ha tenuto una "lectio magistralis" sull'accoglienza della gente che abita nella Terra tra i due mari: il Salento leccese.
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Ieri era un buon lunedì per decidere di andare a Nociglia del Salento leccese! Come perchè? C'era la presentazione del Piano di Azione Locale predisposto dal Gruppo di Azione Locale “"Capo S. Maria di Leuca". Insomma uno degli incontri pubblici per informare sui contributi finanziari a fondo perduto per l'Agricoltura, l'Artigianato Tipico, i Servizi e il Turismo Rurale, nell’ambito del Piano di Azione Locale (PSL) “Capo di Leuca 2015” .
Io ed i miei collaboratori ci ritroviamo nel Palazzo Baronale di Nociglia, un maniero della fine del XVII secolo che sorge accanto ai resti del castello cinquecentesco di cui ho potuto ammirare la grande torre quadrata dotata di feritoie e piombatoie, unico resto di quel castello che difese egregiamente il territorio.
Ho ammirato l' austera facciata con portale a tutto sesto, ho visto lo stemma araldico della famiglia feudataria e poi quelle belle finestre distribuite nell'ordine superiore diviso da quello inferiore da una cornice marcapiano.
Era evidente il restauro realizzato da pochi anni. Sono entrato dal caratteristico giardino pubblico che si affaccia sulla piazza principale del paese.
Ho potuto godere dell'eloquenza di un ottimo dott. Maurizio Antonazzo che ha illustrato con competenza e professionalità le opportunità di finanziamento del Piano di Azione Locale. Ha detto che loro, i tecnici del Gal, i consulenti di questo territorio, sono a un passo da Nociglia nella Tricase del Salento leccese. Ha dichiarato che tutti a Tricase, nel Gal, sono sempre pronti per un suggerimento, un'indicazione o anche per dei semplici chiarimenti. Gente ospitale i collaboratori del Gal, gente disponibile pronta a mettersi a disposizione di chi ne ha necessità. Bravo Maurizio!
Ieri sera ha preso la parola l'on. Antonio Lia, il Presidente del Gruppo di Azione Locale, ha illustrato vent'anni di realizzazioni, ha narrato dell'avverarsi di un sogno, ha dato conto di una efficienza che ha portato ricchezza nel territorio. E' orgoglioso Antonio Lia, della circostanza che il suo Gal ha sempre impiegato tutte le risorse, non ha mai restituito neppure un Euro alla lontana e fredda Bruxelles, è contento Antonio Lia perchè tutti quei soldi sono stati spesi per dare opportunità di lavoro alle persone e per creare ricchezza per il territorio.
Antonio Lia ha parlato di Specchia del Salento leccese, ha detto dell'Albergo diffuso, ha ripetuto quasi schernendosi che l'avrebbero potuto realizzare tutti i Comuni del Gal, ma che solo a Specchia, nel paese di cui è stato sindaco decenni, ci hanno creduto e quella bella cittadina oggi è divenuta un Albergo diffuso. Cos'è l'albergo diffuso? Non lo sapete? Adesso ve lo scrivo: immaginate una casa tipica del Salento leccese, ristrutturata, che diviene la suite che ti immerge in questo territorio che affonda le sue origini nelle ere geologiche più antiche. Immagina di entrare in una suite. Adesso lo so che stai provando l'emozione del viaggiatore che arriva sin qui, in questa pista di atterraggio immersa nel mediterraneo, e so che sai di essere di fronte ad un piccolo gioiello, una camera matrimoniale arredata rigorosamente in bianco e un bagno accogliente con doccia, il tutto aperto su una magnifica terrazza che si presenta magnifica nelle sere d’estate immersa com'è nella foresta degli ulivi del Salento leccese.
Roberto Benigni è venuto a stare a Specchia, negli oliveti, non è voluto nemmeno scendere in paese, è rimasto nella foresta degli olivi, ha manifestato il desiderio di acquistare una casa qui. E' come se lo ascoltassi attraverso le parole di Antonio Lia, è come se la sua voce, che tu immagini in questo momento, rimbalzasse tra le mura del Castello baronale di Nociglia del Salento leccese per dire: “l'emozione di vedere tutti questi olivi mi fa battere il cuore a duemila, ma è proprio un'emozione perché è una cosa bella e le cose belle fanno battere il cuore, è una delle forme della felicità la natura” e poi è come se si rivolgesse a tutti voi che state leggendo ora, qui, per dire: “Guardate la bellezza, la natura fa bene, è una cosa proprio che cura, come la farmacia, invece d'andare in farmacia uno va in un oliveto, fa una passeggiata sotto gli alberi, raccoglie qualche cicoria selvatica, oppure della rughetta e guarisce da tutte le malattie.”
Antonio Lia riesce a fare una narrazione del territorio del Salento leccese che coinvolge, i miei collaboratori mi dicono di esserne stati ipnotizzati, sono assolutamente coinvolti e anche loro mi dicono che questo Psl è un opportunità per il territorio, che bisogna collaborare, mettersi a disposizione per fare il bene di tutti: tutti noi che se un viaggiatore giunto nei nostri paesini ci chiede dove abita Antonio ci mettiamo a disposizione e lo accompagniamo sino a casa sua.
Ma Antonio Lia continua, ci fa la narrazione dell'Ambasciatore degli Stati Uniti, delle sue passeggiate nella Specchia del Salento leccese, della Sua meraviglia quando avendo trovato tutti i ristoranti chiusi, un signore di Specchia, che lo vedeva spaesato gli ha detto: “Vieni a casa mia! Qualcosa da mangiare sempre si trova...”
Potrei continuare a scrivere pagine intere delle suggestioni che la narrazione di Antonio Lia, Presidente del Gal "Capo S. Maria di Leuca" , ha dato ai presenti. Ma mi fermo, vi dico che chi ama questo territorio lo racconta, vi scrivo che chi prova la tipicità del Salento leccese ne rimane ipnotizzato e la racconta agli amici, che arriveranno presto da noi, per favorire una accoglienza e una convivenza che porti benessere e felicità a tutti noi che abbiamo ereditato dai nostri antenati un territorio che fa sognare!

*Dottore Agronomo

lunedì 13 settembre 2010

La Rapacaula del Salento leccese (Brassica rapa subsp. sylvestris var. esculenta) che a Bari diventa “Cime di Rape” e che a Napoli chiamano “Friariell


La Rapacaula del Salento leccese (Brassica rapa subsp. sylvestris var. esculenta) che a Bari diventa “Cime di Rape” e che a Napoli chiamano “Friarielli”
di Antonio Bruno*

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La Rapacaula del Salento leccese (Brassica rapa subsp. sylvestris var. esculenta) è un ortaggio tipicamente italiano ma, introdotta dagli emigranti, si coltiva anche negli Stati Uniti e in Australia. In Italia il 95% della superficie coltivata si trova in Lazio, Puglia e Campania. Di essa si consumano le infiorescenze in boccio con le foglie tenere presenti, secondo ricette che in generale fanno riferimento alla tradizione locale nelle diverse regioni, in questa nota alcune notizie per conoscerla meglio.
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Ho letto nel sito del Comune di Botrugno del Salento leccese http://www.comune.botrugno.le.it/guestbook_leggi.php?pp=3 : “Pronto Radio sole!!! Si!! Senta vorrei ascoltare la canzone di Nino d'Angelo: senza giacca e cravatta!!! Posso fare un saluto!!! Prego!!! Saluto l'amico mio che ha rubato le rape al fore mio!!! Grazie Arrivederci!!!! “ Marco Ponsiglione Chef de "I Vicerè RistorArte" racconta le sue origini e scrive di essere stato ammaliato dalle verdure salentine, rape e cicorielle, da sposare con agnelli, filetti padellati e conigli lardellati.
Quando arriva l'autunno ecco che arrivano le Rape, per i baresi cime di rapa, mentre nel Salento leccese sono chiamate Rapacaule.
Della Rapacaula del Salento leccese (Brassica rapa subsp. sylvestris var. esculenta) io adoro mangiare le infiorescenze in boccio con le foglie tenere presenti.
Vegeta e produce con basse temperature quindi è un ortaggio autunnale o invernale. A parte il sapore che non posso descrivere, dovete provarlo saltato con l'olio oppure semplicemente lesso con l'olio d'oliva del Salento leccese ma mi sento di consigliare un largo consumo di questa verdura per il contenuto in sali minerali, vitamine e fattori antiossidanti.
La Rapacaula del Salento leccese ha un basso valore calorico, 22 kcal su 100 g. La sua composizione chimica media presenta circa il 92% di acqua, 2,9% di proteine, 0,3% di lipidi, 2% di carboidrati e 2,9% di fibra. In 100 g di parte edule sono presenti inoltre 1,5 mg di ferro, 97 mg di calcio, 69 mg di fosforo, 225 µg di vitamina A e 110 mg di vitamina C, nonché un elevato contenuto di polifenoli.
La raccolta è scalare, a partire dall'autunno proseguendo nell'inverno per giungere infine nella successiva primavera.
La Rapacaula del Salento leccese è una pianta erbacea, con radice fittonante nella fase giovanile, poi fascicolate ma sempre superficiale. Il fusto nelle normali situazioni di coltura è molto corto. Le foglie basali possono superare gli 80 cm. di lunghezza, quelle più in alto sempre più piccole. La lamina è di colore verde chiaro, spesso lucida ed interamente glabra; le nervature sono molto appariscenti, a volte quasi di colore bianco, rilevate nella parte inferiore.
Le foglie che accompagnano gli steli floreali sono piccole. Sul fusto e sulle foglie giovani compare una pruina cerosa ben evidente. L’infiorescenza quando non viene raccolta si allunga ed assume le caratteristiche comuni alle altre brassicacce; essa è rappresentata da un corimbo con pedicelli fiorali allungati in modo da portare i fiori con petali gialli tutti alla stessa altezza.
La Rapacaula del Salento leccese è un prodotto inodore dal sapore dolciastro; il sapore amarognolo può essere sinonimo sia di concimazioni ed irrigazioni eccessive che di infestazione da parte di insetti.
Il seme utilizzato è stato prodotto sin dagli inizi del 1700 dal singolo produttore. Attualmente, c’è la possibilità di sostituire la semina con il trapianto di piantine acquistate da vivai orticoli regionali che, come le ditte sementiere, prediligono la produzione di piantine appartenenti a varietà autoctone e tradizionali.
La Rapacaula del Salento leccese, può essere seminata in tre epoche diverse: metà agosto, fine settembre e fine di ottobre, per iniziare la raccolta da dicembre e protrarla fino alla fine di marzo.
La Rapacaula richiede alti livelli nutrizionali, la prima operazione colturale da fare è la concimazione di base, utile allo scopo, effettuata con letame o con concimi minerali (solfato ammonio, NPK 15.15.15, o similari) ad inizio primavera.
La semina può essere diretta su fila, in solchi (distanti tra loro 60-80 cm), manualmente o con seminatrici meccaniche, indipendentemente dal periodo ed utilizzando in media 300 - 400 g/ha di semi oppure a spaglio e in questo caso si evita la concimazione di base iniziale e si effettuano insieme semina e concimazione con la spandiconcime utilizzando 800 – 1000 g/ha di semi. La semina a spaglio prevede, subito dopo l’emergenza delle piantine, un diradamento, mirato ad eliminare circa il 20% delle piante nate con lo scopo finale di aumentare la pezzatura delle cime.
La semina può essere sostituita dal trapianto di piantine provenienti da vivaio. In questo caso le piantine acquistate, vengono sistemate su file distanti tra loro 30-40 cm pari a 25.000 - 30.000 piante per ettaro.
Durante la fase di crescita delle piante, si rendono necessarie sia adacquate se si è in assenza di pioggia, sia concimazioni fogliari, che trattamenti fitosanitari, indipendentemente dall’epoca di semina o trapianto. Dopo 7-8 giorni dalla semina, con piantine già emerse, e comunque al raggiungimento di una altezza di 10 – 20 cm, si esegue un primo trattamento fitosanitario, preventivo, contro la tignola o mosca del fusto (piccola larva che scava gallerie nel fusto determinando la morte della piantina). Un secondo trattamento si rende necessario se le condizioni meteorologiche risultano favorevoli allo sviluppo dei parassiti. La coltivazione va seguita badando alle irrigazioni (ogni 15-20 giorni) ed infine una fertirrigazione 20 - 25 giorni prima della raccolta.
La raccolta è fatta eseguendo il taglio delle cime (nelle cultivar tardive, ogni pianta produce in media 300-500 g di cime) ed il loro posizionamento in apposite cassette di plastica arieggiate. Così il prodotto è pronto per la commercializzazione nei mercati regionali entro 12 ore dalla raccolta. Per i mercati nazionali ed internazionali, invece, dopo la raccolta (che prevede anche il taglio delle foglie apicali), la ditta di commercializzazione provvede oltre al taglio, anche alla selezione, al trattamento con ghiaccio, al confezionamento ed al trasporto.
Affinché non perda le sue caratteristiche organolettiche che la contraddistinguono, la sua shelf-life ( durata di conservazione - vita da banco) non deve superare i 3 giorni.
E' stata fatta una ricerca per verificare l'effetto della concimazione con zolfo (10 q haE-1 S agricolo) sulla produzione e l'adattabilità al confezionamento in IV gamma di due ecotipi di friariello Sorrentino e Lingua di Cane o Cima di rapa o Rapacaula per il Salento leccese (Brassica rapa subsp. sylvestris var. esculenta). In quella ricerca è stata effettuata la semina a il 3 ottobre 2003. Una volta che il prodotto è stato raccolto per il confezionamento è stato utilizzato un film multistrato altamente impermeabile ai gas, compreso il vapore d'acqua.
La prova è consistita nel conservare per 10 giorni a 4 gradi °C le confezioni, in cui era stata immessa aria. A quel punto sia sul prodotto fresco, sia su quello confezionato, sono stati determinati il contenuto di acqua, nitrati,clorofilla e zuccheri, il pH e i parametri colorimetrici standard. Dal punto di vista agronomico, lo zolfo ha comportato un vantaggio produttivo del 18%, con effetto positivo sull'incremento di clorofilla pari al 35%. Dal punto di vista tecnologico, i risultati delle analisi strumentali non hanno mostrato differenze tra gli ecotipi, che sono risultati idonei al confezionamento in IV gamma, con una durata di conservazione o vita da banco (shelf-life) media di circa una settimana.

Bibliografia
Wikipedia Brassica rapa sylvestris
Sito del Comune di Botrugno del Salento leccese http://www.comune.botrugno.le.it/guestbook_leggi.php?pp=3
REGIONE PUGLIA Scheda identificativa per l’Elenco dei Prodotti Tradizionali - Cima di rapa di Puglia
CIMA DI RAPA Prodotto agroalimentare tradizionale (ai sensi dell'art. 8 del D.Lgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Pascale, S. De; Nicolais, V.; Cardone, A.; Raimondi, G.; Barbieri, G.Attitudine di ecotipi locali di friariello alla conservazione in IV gamma [Brassica rapa L. subsp. sylvestris (L.) Janchen var. esculenta Hort.; concimazione solforica