lunedì 5 aprile 2010

Nessuno tocchi la cocciniglia del fico


Nessuno tocchi la cocciniglia del fico
di Antonio Bruno*
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Nel 1918 nella Provincia di Lecce si verificò una larga e intensa invasione della cocciniglia del fico che viene chiamata dalla gente “cozziddu”.
Il ceroplaste del fico o cocciniglia del fico (Ceroplastes rusci Linnaeus, 1758) è un insetto fitomizo (fitomizio è l’organismo che si nutre della linfa di piante succhiandola direttamente dai vasi cribrosi) dell'ordine dei Rhynchota Homoptera Sternorrhyncha (superfamiglia Coccoidea, famiglia Coccidae).
Verso fine giugno primi di luglio dalle uova nascono le larve, di colore rosso – bruno, piccole della dimensione massima di mezzo millimetro, di forma ovale, è possibile ammirare eleganti ciuffi raggianti di filamenti cerosi ai lati e due più grossi sul dorso. Queste larve cominciano a girovagare sui ramoscelli, sulle foglie, sulle gemme e sui frutti, fino a che si fissano sulle foglie e introducono il loro succhiatolo nei tessuti vivi sottostanti, per nutrirsi della linfa.
Oltre ai danni diretti vi sono quelli indiretti causati dall’insediamento della fumaggine che imbratta tutta la pianta.
Nel 1918 era chiaro ai colleghi di allora che non attuando alcuna lotta si assisteva allo sviluppo di insetti nemici della cocciniglia che di fatto limitavano l’infezione.
Infatti da alcuni esperimenti fatti in quegli anni dalla Regia Stazione di Entomologia Agraria di Firenze non si riuscì a far riprodurre la cocciniglia in piante sane e robuste.
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Nel 1918 nella Provincia di Lecce si verificò una larga e intensa invasione della cocciniglia del fico che viene chiamata dalla gente “cozziddu”.
Il ceroplaste del fico o cocciniglia del fico (Ceroplastes rusci Linnaeus, 1758) è un insetto fitomizo (fitomizio è l’organismo che si nutre della linfa di piante succhiandola direttamente dai vasi cribrosi) dell'ordine dei Rhynchota Homoptera Sternorrhyncha (superfamiglia Coccoidea, famiglia Coccidae).
Attacca principalmente il fico, ma è in realtà una cocciniglia polifaga che si rinviene anche su agrumi, olivo, alloro, agrifoglio, oleandro, pittosporo, palme, pioppo, platano, corbezzolo, gelso, vite, ecc.
Quando questo insetto attacca il fico è facilmente visibile sui rami e sulle foglie la copertura di scudetti cerosi, brunastri, di forma conica, appiattita, costituiti da una placca centrale prominente e otto placche marginali, simili, unite insieme.
Questi scudetti racchiudono e proteggono dagli agenti atmosferici e dagli antagonisti esterni le femmine dell’insetto adulto, che nell’inverno depongono nel ricovero le uova.
Verso fine giugno primi di luglio dalle uova nascono le larve, di colore rosso – bruno, piccole della dimensione massima di mezzo millimetro, di forma ovale, è possibile ammirare eleganti ciuffi raggianti di filamenti cerosi ai lati e due più grossi sul dorso. Queste larve cominciano a girovagare sui ramoscelli, sulle foglie, sulle gemme e sui frutti, fino a che si fissano sulle foglie e introducono il loro succhiatolo nei tessuti vivi sottostanti, per nutrirsi della linfa.
Dopo di che perdono l’uso delle zampe e delle antenne e si ricoprono lentamente dello scudetto ceroso per incominciare a deporre le uova in autunno. In settembre da queste uova nascono le larve di seconda generazione, che ha meno individui rispetto alla prima, si fissano prima sulle foglie, ma siccome siamo in autunno e nel fico le foglie cadono, prima che ciò accada passano sui rami e diverranno mature nella primavera successiva quando sarà possibile vedere i rami coperti di questi corpiccioli emisferici, biancastri, addossati gli uni agli altri.
I danni provocati da questa cocciniglia possono essere notevoli se l’invasione è molto intensa e possono provocare la prematura caduta delle foglie e dopo di ciò la caduta dei frutti causando quindi il deperimento generale della pianta. Oltre ai danni diretti vi sono quelli indiretti causati dall’insediamento della fumaggine che imbratta tutta la pianta.
Nel 1918 era chiaro ai colleghi di allora che non attuando alcuna lotta si assisteva allo sviluppo di insetti nemici della cocciniglia che di fatto limitavano l’infezione.
La questione della lotta con insetticidi si pone nella scelta del momento in cui intervenire che è quando le larve vagano sulla pianta, poiché come abbiamo letto in precedenza, se l’insetticida andasse a finire sugli scudetti cerosi non avrebbe alcuna efficacia. Comunque la schiusa delle uova è simultanea e in quel breve periodo si deve intervenire con un trattamento insetticida. E’ bene effettuare un secondo trattamento dopo qualche giorno per colpire le larve che si sono schiuse dopo il primo trattamento.
E’ interessante capire quali trattamenti si facessero nel 1918 e questi erano con la rubina al 1% o con l’estratto fenicato di tabacco all’1,5% oppure emulsioni saponose all’1,5% di sapone con il 2% di olio pesante di catrame. Per la lotta invernale quando l’insetto è protetto dallo scudo si consigliava l’impiego di polisolfuro che si preparava nel modo seguente: si prendono due litri d’acqua calda e si mettono in una cassa metallica, si stempera in quest’acqua un chilo di calce viva, si aggiungono due chili di zolfo e si impasta il tutto fino a formare una massa omogenea. Si versano su questa pasta otto litri di acqua lasciando bollire per un ora e aggiungendo di tanto in tanto nuova acqua in modo che il livello del liquido sia sempre quello primitivo. Mentre la miscela bolle si mescola con un bastone per impedire che il liquido si versi. Quando l’ebollizione sarò finita il liquido sarà diventato di color caffè scuro si utilizzerà diluendolo in modo da aggiungere 5 litri di questa miscela in cento litri d’acqua e poi irrorando con una pompa le piante attaccate dalla cocciniglia.
Un altro mezzo di lotta che veniva utilizzato in quegli anni era lo stropicciamento meccanico dei rami con mano rivestita da guanto di lana o ricoperta da una pezzuola di lana ruvida agendo in modo da schiacciare o da asportare e distruggere gli scudetti che ricoprono le femmine e le loro uova. Già in quegli anni ci si poneva il problema di non colpire gli antagonisti della cocciniglia che sono i veri agenti alleati che controllano la popolazione. Con questi interventi inesorabilmente oltre che la cocciniglia si colpivano i suoi antagonisti ma nostri preziosi alleati.
Già in quegli anni era convinzione dei colleghi Dottori Agronomi che nessun mezzo chimico o meccanico impiegato in questa lotta possa essere efficace quanto l’antagonismo naturale e questo anche nella consapevolezza che non sempre tutti i proprietari di fico fanno la lotta chimica contemporaneamente e come è facilmente intuibile le piante che non sono state trattate faranno rinnovare l’infezione nelle piante trattate.
Inoltre è bene tenere presente che se la pianta è robusta si difende bene attraverso la resistenza che oppone al parassita. Infatti da alcuni esperimenti fatti in quegli anni dalla Regia Stazione di Entomologia Agraria di Firenze non si riuscì a far riprodurre la cocciniglia in piante sane e robuste.

*Dottore Agronomo


Bibliografia
L’Agricoltura Salentina Agosto 1918
La cocciniglia del fico (Ceroplastes rusci Linn.) ...‎Antonio Berlese - 1902
ALESSIO RAINATO & GIUSEPPINA PELLIZZARI The adult male and male nymphal instars of Ceroplastes rusci (Linnaeus) (Hemiptera: Coccoidea: Coccidae)
Silvestri, F. & Martelli, G. (1908) La Cocciniglia del Fico (Ceroplastes rusci L.). Bollettino del Laboratorio di Zoologia Generale e Agraria, 2, 297–358.

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