lunedì 11 aprile 2016

Pietro Perrino: Osservazioni nuovo piano di contenimento CoDiRO.

Osservazioni nuovo piano di contenimento CoDiRO.


Gentile Direttore Nardoni,

Nel corso della Terza riunione del 14 marzo 2016, i componenti hanno fornito elementi per migliorare le “Misure Fitosanitarie per il contenimento della diffusione di Xylella fastidiosa subspecies pauca ceppo CoDiRO”. Dopo la prima nota del 17 marzo 2016, considerati gli sviluppi successivi alla riunione del 14 marzo, come componente del gruppo di lavoro sul CoDiRO, ho sentito il dovere di inviare questa seconda nota, che di fatto è un ampliamento della prima, inviata il 17 marzo 2016.

Ciò premesso, comunico quanto segue.
1) Condivido in pieno l’intervento di Roberto De Pascalis sulla questione di non chiamare il gruppo di lavoro Task Force, in quanto, come è stato ben spiegato, essa è ben altra cosa.

2) Le Misure Fitosanitarie non devono essere intese per contenere la diffusione del batterio, ma per contenere il CoDiRO, in quanto in ben tre riunioni è emerso chiaramente che il batterio è solo una delle cause minori del CoDiRO. Ciò, ovviamente, non significa che non si debba dare uno spazio adeguato alla ricerca, indubbiamente necessaria a conoscere meglio il patogeno, i suoi vettori ed i relativi cicli biologici.

3) Oltre a De Pascalis anche altri componenti del gruppo di lavoro, come Cristos Xiloyannis, Cristian Casili ed altri ancora, nel corso della riunione del 14 marzo 2016, ma anche delle precedenti, il sottoscritto e molti altri hanno evidenziato che il vero problema non è il batterio. Ci sono altri fattori ambientali di gran lunga più importanti.

4) Condivido anche il fatto esplicitato da diversi componenti che le Misure Fitosanitarie presentate dalla Dott.ssa Anna Percoco, opportunamente riviste e corrette, alla luce di quanto dibattuto nel corso della riunione (vedi punti successivi), che mi sembra sia stato recepito, possono provvisoriamente essere applicate.

5) Condivido quanto suggerito da Cristian Casili in materia di potature. Non c’è nessun motivo di adottare potature drastiche, come non c’è nessun motivo di usare insetticidi che non siano biologici. Ciò eviterebbe anche di avere problemi e scontri o conflitti con le Aziende che nel Salento praticano agricolture biologiche e che come sappiamo hanno vinto i loro ricorsi al TAR Lazio ed Al Consiglio di Stato. Dette aziende devono essere incentivate e non penalizzate, soprattutto nel Salento.

6) Nel corso del suo intervento, Roberto De Pascalis ha precisato che la questione della Task Force non è solo una questione formale, in quanto una vera Task Force presuppone una struttura diversa, ma è una questione sostanziale. In altre parole, De Pascalis ci ha detto che se lasciamo stare la questione formale e chiamiamo la Task Force gruppo di lavoro, ciò non significa che abbiamo risolto il problema del CoDiRO. Ha detto chiamiamo questo, già costituito, gruppo di lavoro al fine di essere operativi subito, ma, allo stesso tempo, sollecitiamo il Presidente della Regione a costituire una vera Task Force che ci risolva tutti i problemi di inquinamento ambientale che abbiamo in Puglia, tra cui le vere cause del CoDiRO.

7) Ritornando alla Xylella ed al CoDiRO, in un mio contributo, del 2015, alla problematica, evidenziavo proprio quest’ultimo aspetto (richiamato al punto 6). E cioè che tra i fattori ambientali che hanno causato il CoDiRO c’è l’abuso che si è fatto per decenni, nel Salento, di glifosato (l’erbicida commercializzato con il nome di Roundup). Nella Provincia di Lecce (aree focolaio del CoDiRO) il consumo di glifosato per ettaro è stato, e continua ad essere, almeno quattro volte quello delle altre province della Puglia. Il mio studio, disponibile in rete, mette in evidenza anche altre criticità ambientali, inclusa la desertificazione attuale e potenziale del Salento: http://ilfoglietto.it/…/4083-xylella-le-vere-cause-del-codi…

8) Nella riunione del 14 marzo 20016, ma anche in una delle precedenti, qualcuno ha accennato all’uso dell’innesto o all’impianto di varietà di olivo resistenti alla Xylella, come soluzione del problema. Alla luce di quanto detto sopra, ma anche di altri motivi che riguardano le relazioni tra piante, parassiti ed ecosistema, la soluzione di sostituire varietà suscettibili con varietà resistenti al batterio non è una soluzione da adottare. La storia ci insegna che la prima priorità è quella di mettere le varietà tutte, incluse quelle suscettibili, in condizioni di resistere. La scelta di sostituire varietà suscettibili con quelle resistenti deve essere adottata solo dopo aver tentato altre strade e comunque solo in condizioni estreme. Il motivo principale di questo modo di ragionare è che non possiamo condizionare la scelta delle varietà alla loro resistenza. La varietà deve essere scelta in funzione delle sue qualità organolettiche e di altre eventuali funzioni svolte nell’agroecosistema. La scelta basata sulla resistenza alla lunga significa una perdita di biodiversità, con tutte le conseguenze che essa comporta. La letteratura di esempi che evidenziano queste relazioni tra agrobiodiversità e diffusione delle malattie è abbastanza ricca.

9) Condivido anche il punto sollevato da Giuseppe Vergari sull’applicazione delle Misure. Nessun Piano di lavoro, eccellente per quanto possa essere, può essere applicato senza l’assistenza di esperti, capaci di interpretare caso per caso le misure indicate dal Piano.

10) L’External Scientific Report del CNR, Pilot project on Xylella fastidiosa to reduce risk assessment uncertainties (PUBLISHED: 29 March 2016), secondo il mio modesto parere non cambia nulla sull’eventuale contributo del batterio allo sviluppo del CoDiRO, in quanto la sperimentazione è stata condotta su un numero limitato di piante e su un solo substrato (terreno) di allevamento. La sperimentazione avrebbe dovuto contemplare un numero maggiore di esemplari e più tipi di terreno, in quanto la virulenza del patogeno e/o la vulnerabilità dell’ospite variano molto con il variare dei fattori ambientali, inclusi quelli del suolo.

11) I risultati della sperimentazione relativi al citato External Report del CNR, del 29 marzo 2016, sono utili, ma solo come dati preliminari. A mio modesto avviso, essi ci dicono solo che il batterio può svolgere un ruolo nello sviluppo della sintomatologia CoDiRO, ma credo che interessa sapere in che misura la virulenza e/o patogenicità del batterio può essere ridotta o azzerata dai fattori ambientali, contemplati dai modelli agricoli a basso impatto ambientale (agricoltura biologica, ecc.), su diversi tipi di suolo.

12) Una sperimentazione seria e di tutto rispetto non si può limitare a studiare solo le interazioni tra pianta, batterio e vettore o vettori del batterio indipendentemente dal ruolo svolto da tutti gli altri fattori che fanno parte dell’agroecosistema e più in generale dell’ecosistema. Solo se salviamo l’ecosistema, salviamo l’olivo e controlliamo il CoDiRO, incluso il batterio.

13) Gli studi condotti sin qui, senza una vera e propria indagine epidemiologica, come sottolineato dal Dott. Giovanni Misciagna, un componente del gruppo di lavoro, nel corso della prima (16.11.2015), seconda (28.01.2016) e terza riunione (14.03.2016) non sono sufficienti a dire una parola definitiva sulle cause patogene e la dinamica della patologia del CoDiRO.

14) Il controllo dei patogeni non si può limitare ai soliti metodi tradizionali, a basso o ad alto impatto ambientale, ma devono tener presente anche metodi veramente innovativi, come quelli a cui accennava l’ingegnere civile Paolo Fornaro, nel corso della prima riunione (16.11.2015) e riguardanti il ripristino di frequenze tipiche della buona salute degli organismi viventi, incluse le piante d’olivo. Fornaro accennava alle esperienze in campo medico del Prof. Piergiorgio Spaggiari (medicina quantistica).
Un’esperienza sperimentale sull’olivo di questo genere è stata fatta recentemente dal Consorzio Mediterrae, i cui risultati preliminari furono presentati ai responsabili del coordinamento del gruppo di lavoro CoDiRO, nel corso della seconda riunione (28.01.2016).

15) Il nuovo Piano, di cui si è appreso qualcosa dai media (tra l’altro ancora non comunicato ai componenti del gruppo di lavoro), non sembra abbia tenuto in debito conto quanto esternato e rappresentato dal gruppo CoDiRO della Regione, nel corso della riunione del 14 marzo 2016 e precedenti del 16 novembre 2015 e 28 gennaio 2016. Se è così, questo Terzo Piano, dopo i due precedenti preparati per il Commissario Giuseppe Silletti, rischia di non risolvere in modo adeguato, cioè multidisciplinare, la problematica del CoDiRO.

16) Il Piano multidisciplinare deve avere come obiettivo non quello di ridurre o controllare solo una delle eventuali cause (il batterio) della patologia, ma tutti i fattori dell’ecosistema e ciò anche al fine di arrestare il fenomeno della desertificazione in atto nel Salento. L’abbattimento o sradicazione degli alberi d’olivo, invece, alimenta la desertificazione. Per questi motivi ed altri, a me eventualmente sfuggiti, il Piano deve coinvolgere tutta la comunità scientifica e non scientifica, in modo particolare del territorio salentino.

Certo di aver fatto cosa gradita, porgo i miei più cordiali saluti.
Pietro Perrino


Già Direttore CNR di Bari.

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