giovedì 17 marzo 2011

I Funghi parassiti dell’olivo

I Funghi parassiti dell’olivo




I funghi che danneggiano l’olivo sono quelli che causano le malattie della lebbra (Colletotrichum gleosporioidese e C. acutatum), piombatura (Mycocentrospora cladosporoides), fumaggine (Capnodium, Alternaria, Cladosporium ecc.)e occhio di pavone(Spilocaea oleagina). Nel Salento leccese si sono susseguite annate umide e questa circostanza ha favorito lo sviluppo e la diffusione di questi funghi parassiti dell’olivo.



La calamità lebbra dell’olivo

Nel 2010 l’aumento delle temperature e delle piogge autunnali, ma anche gli le piogge alluvionali sempre più frequenti, hanno consentito la diffusione della lebbra dell’olivo nel Salento leccese e in quello brindisino. Le conseguenze delle infezioni del fungo sulle drupe sono state il raggrinzimento del pericarpo con una conseguente caduta dei frutticini (cascola precoce).



Il danno all’olio d’oliva

Ma il danno maggiore l’hanno subito gli oli ottenuti dalla lavorazione di partite infette che hanno raggiunto un’elevata acidità, anche fino 12 – 15 gradi di acidità espressa in acido oleico. La variabilità di acidità riscontrata è perché è stata diversa la percentuale di olive infettate dalla lebbra.



La ricerca del Prof. Franco Nigro

Franco Nigro, ricercatore del Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata – Università degli studi di Bari – ha realizzato uno studio sulla malattia che è causata da due differenti patogeni (Colletotrichum gleosporioidese e C. acutatum), e che si è diffusa negli ultimi anni nel Salento con attacchi fino all’80% delle piante e completa distruzione del raccolto. L’olio che si ricava da partite di olive colpite è caratterizzato da elevata acidità e numerosi difetti organolettici.



Le cause della diffusione della lebbra

La diffusione è stata causata sia come ho già scritto per le condizioni climatiche di questi ultimi anni, che per la riduzione degli interventi di “cura” degli uliveti.



La lotta contro la lebbra dell’olivo

Attualmente le misure di lotta sono limitate all’eliminazione con potature dei rametti infetti, delle olive mummificate, che costituiscono una pericolosa fonte di inoculo, l’arieggiamento della chioma per evitare ristagni di umidità e favorire la ventilazione. Infine è consigliabile non procrastinare la raccolta, al fine di ridurre l’incidenza di malattia, che cresce con l’avanzare della maturazione delle drupe. I trattamenti con formulati rameici sono al momento gli unici autorizzati sulla coltura dell’olivo.



I danni economici indiretti

Comunque senza arrivare ai danni estremi che ha inflitto la lebbra in questi anni lo sviluppo e la diffusione dei funghi che parassitizzano l’olivo provoca un danno economico indiretto che può essere anche significativo. Mi riferisco specificamente al danno causato dalla caduta delle foglie di olivo attaccate dai funghi che ha la conseguenza di una riduzione dell’attività fotosintetica e metabolica delle piante che di fatto determina una diminuzione anche significativa della produzione di olive.



La miglior difesa è la prevenzione

In questi giorni i miei collaboratori stanno predisponendo la potatura dell’oliveto della sede del Consorzio di Bonifica consapevoli come siamo che la miglior difesa, nei confronti di questi agenti patogeni, è sempre la prevenzione che consiste nel garantire una buona areazione della chioma e uno sviluppo contenuto di succhioni.



Il rame per combattere chimicamente i funghi parassiti dell’olivo

I prodotti contro i funghi che sono autorizzati per l’olivo sono tutti a base di rame. La scoperta dell’azione fungicida del rame è stata fatta per caso nel 1878, la collega Sara Nutricato riferisce che le prime osservazioni sulla sua attività furono fatte sui filari di vigneto che perimetravano l’appezzamento. All’epoca si usava distribuire sui filari marginali dei vigneti una miscela di calce e solfato di rame, tale mistura serviva come deterrente contro i furti. Gli operatori di allora si accorsero che piante di vite avevano una protezione contro un fungo che fece una vera e propria strage di foglie e frutti ovvero la Peronospora (Plasmopara viticola). Tutto ciò perché i conidi del fungo della peronospora non germinano in acque che presentavano tracce di rame in soluzione. Allo stesso modo i conidi e le spore dei funghi responsabili delle infezioni sull’olivo ovvero lebbra, piombatura, fumaggine e occhio di pavone non germinano se messi a contatto con acque che presentavano tracce di rame in soluzione.



Il rame è tossico per l’olivo?

Non c’è rosa senza spine direbbe il mio direttore Avv. Vincenzo Provenzano, e infatti il rame è fitotossico. I fenomeni fitotossici del rame si manifestano sulle foglie con arrossamenti, diminuzione della superficie fogliare, disseccamento delle gemme, disseccamenti di parte o di tutto il lembo e caduta precoce; tali fenomeni sono dovuti alla penetrazione del rame nel lembo fogliare e sono nettamente più marcati se il trattamento viene effettuato su vegetazione bagnata in quanto potrebbero tradursi in un calo quantitativo ed un peggioramento qualitativo.



Quali prodotti ma base di rame sono meno fitotossici?

Tra i vari prodotti cuprici i più fitotossici risultano essere quelli a base di idrossido e di solfato di rame, meno fitotossici gli ossicloruri, in particolare l’ossicloruro triramico di rame e calcio.



Come usare il rame contro i funghi parassiti per l’olivo?

Si possono evitare gli effetti indesiderati del rame adottando alcuni semplici accorgimenti come quello di utilizzare i prodotti meno fitotossici in prefioritura e di evitare i trattamenti in piena fioritura e sulla vegetazione bagnata. Tutto questo è assolutamente necessario perchè in questo momento gli unici fitofarmaci che possiamo utilizzare contro i funghi parassiti dell’olivo sono i prodotti rameici.



di Antonio Bruno, Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master's Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).



Bibliografia

PIERANGELA SCHIATTI, SARA NUTRICATO Quali livelli di TOSSICITÀ ha il RAME che si accumula nel TERRENO?

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