lunedì 28 marzo 2011

A proposito di Negroamaro

A proposito di Negroamaro




Antonio a proposito di Negroamaro, risulta essere il vino che nella Grande Distribuzione Organizzata GDO ha avuto il maggior incremento come vendite.

Se si leggono le retroetichette risulta che molti imbottigliano Negroamaro fuori regione.

Non siamo capaci di tenerci il valore aggiunto in casa.

Nonostante ció il prezzo pagato in campagna dell'uva é pari a circa 30/35 euro.

Le cantine sociali tranne qualche eccezione liquidano al massimo 20 euro/q.le. Prezzi che non coprono I costi.

Se poi qualcuno si prende la briga di confrontare I dati di quanti ettari sono coltivati a negroamaro e quanto vino negroamaro viene commercializzAto si hanno delle sorprese.

Saluti

Antonio Venneri http://www.biorganicwine.com/



Ciao Antonio vedi il seguente link http://www.beverfood.com/v2/news+article.storyid+3393.htm tutto va bene anzi meglio ma la superficie vitata cala. Nessuno dice perchè.



Saluti

Antonio Venneri http://www.biorganicwine.com/



REPORT ASSOENOLOGI 2010 - IL VINO ITALIANO ESCE DALLA CRISI GRAZIE ALL’EXPORT, MA I CONSUMI INTERNI SONO ANCORA DEBOLI. CALANO SUPERFICIE VITATA, PRODUTTORI DI UVA E IMBOTTIGLIATORI. I VINI A DENOMINAZIONE D’ORIGINE SONO DIVENTATI 386

-----------------------------------------

Con la fine del 2010, grazie alle vendite all’estero, si può dire che il vino italiano sta uscendo dalla crisi. Cala la superficie vitata. Aumenta il rapporto ettari/azienda, che è triplicato dagli anni Novanta a oggi. Continuano a scendere i consumi interni. E’ il quadro fatto da Assoenologi, l’Associazione Enologi Enotecnici Italiani, l’organizzazione di categoria che nel nostro paese rappresenta i tecnici vitivinicoli a consuntivo 2010.

------------------------------------------



All’estero si vende più vino italiano e a un prezzo più alto

“Le cifre 2010 - afferma il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli - lasciano intravedere un incremento di vendite all’estero non solo quantitativo ma anche di introiti che, se confermati nel 2011, potrebbero far ipotizzare una inversione di rotta. La congiuntura a livello internazionale è pesante ma il vino italiano, sia pur manifestando degli spiragli superiori ad altri prodotti agroalimentari, non rimane più in balia della schizofrenia dei mercati”.



In Italia si produce meno vino che in passato

Dal punto di vista della produzione, nel 2010, l’Italia ha prodotto 45,5 milioni di ettolitri di vino, ossia il 3,3% in meno sulla media quinquennale, attestata su 47 milioni di ettolitri. Il che significa che a livello strutturale il settore si sta contraendo sensibilmente (nel 2000, si produssero 54,1 milioni di ettolitri), ma con prospettive di sviluppo assai interessanti per le aziende che hanno saputo interpretare e gestire la crisi. Il business del settore complessivamente ha tenuto sul 2009, rimanendo sui 13,5 miliardi di euro, con una netta flessione di introiti nei primi mesi dell’anno poi recuperata sui mercati internazionali.



Più di un quarto dei vigneti in meno in 20 anni

La superficie vitata destinata alla produzione di uve da vino continua a calare. In Italia nel 1990 era di 970.000 ettari e oggi è di 702.000 (-27,6%), ma con una maggiore specificazione e con un deciso incremento della superficie azienda/ettaro, che è quasi triplicata, passando da una media di 1 ettaro degli anni ‘90 ai quasi 3 ettari di oggi. Negli ultimi vent’anni si sono persi 268.000 ettari, ovvero più di quanti ne hanno oggi Lombardia, Puglia e Sicilia messe insieme, ma ricompattando il settore e specializzandolo, nonostante la tendenza manifestata nel 2010 a un’ulteriore diminuzione, visti gli estirpi (Ocm vino) e la scarsa remunerazione.



In dieci anni la Sicilia ha quasi dimezzato la produzione di Vino

Un dato su tutti può mostrare l’entità della contrazione: la Sicilia nel 2000 produceva 7,1 milioni di ettolitri e nel 2010 ne ha prodotti 4,3, migliorando però sensibilmente la sua produzione, nella convinzione che bisogna “produrre per vendere e non per distruggere” con assurde distillazioni.



Noi italiani consumiamo meno di 43 litro pro capite all’anno

Sul fronte dei consumi interni, siamo arrivati a meno di 43 litri pro-capite, un valore, secondo Assoenologi, destinato a calare ulteriormente; si prevede che i consumi scenderanno sotto i 40 litri, entro il 2015.



All’estero vendiamo di più e a prezzi più alti

Buone nuove, invece, dai mercati esteri. Se il 2009 è stato caratterizzato dalla instabilità dei mercati internazionali che, a fronte di incrementi di vendita, hanno continuato a far registrare decrementi di introiti, la situazione e decisamente cambiata nei primi mesi 2010. “Da febbraio si è registrata - aggiunge Martelli - una inversione di tendenza tanto che gli ultimi dati disponibili parlano di vendite all’estero in crescita dell’8,1% in quantità e del 9,8% in valore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”. Il vino italiano nel mondo continua a piacere e ad essere richiesto con performance migliori di quelle dei nostri principali competitor. Un dato di fatto che implica diverse positive considerazioni.



Le stime prevedono un ulteriore aumento di vendite di vino all’estero

“L’anno appena passato è stato - spiega Martelli - un anno molto importante per il vino italiano, caratterizzato da una prima parte concentrata al recupero delle perdite imputabili alla crisi finanziaria internazionale e da una seconda, in particolare l’ultimo trimestre, improntata alla crescita dei volumi e valori. Tra gli aspetti positivi è da rilevare la crescita dei mercati extra-europei e la contemporanea crescita del valore medio unitario, che ha dato un respiro alle imprese. Le stime prevedono un valore export intorno ai 3,8 miliardi di euro e un volume di 22 milioni di ettolitri”.





Il mese di novembre ha fatto registrare un picco inedito: il valore export ha superato per la prima volta la barriera dei 400 milioni di euro, 414 per l’esattezza, e la soglia dei 2,2 milioni di ettolitri.



Ed ecco i dati di vendita di vino all’estero paese per paese

La fase espansiva dei nuovi mercati è molto evidente: Cina +145% e Russia +69%. Ottima la performance del mercato canadese +67,5%, Danimarca +37,1%, Paesi Bassi + 32,2%. I due grandi mercati Germania e Stati Uniti mostrano una vivace dinamicità +14,4% e +16,3% rispettivamente. Non meno importanti i segnali che giungono dalla Svizzera +15,5%.

Sul versante dei volumi è da segnalare la stanchezza del mercato britannico verso l’offerta italiana che nell’arco del 2010 gennaio-novembre ha accumulato una contrazione del -4,2%, contrazione che tende a crescere come risulta da dato di novembre -34,0%. In leggera flessione le consegne in Svizzera -1,1% e -4,2% in novembre, imputabili ad una minor domanda di prodotto sfuso. In recupero le flessioni di Svezia e Norvegia che in compenso mostrano una lievitazione dei valori. Molto sostenuta la domanda in novembre in: Cina +218%, Russia +123%, Canada +50%, Corea del Sud 34%, Danimarca +30%, Paesi Bassi +24%.





I vini bianchi battono i vini rossi 60 a 40

Secondo Assoenologi, cambiano i gusti e i bianchi battono i rossi. Nel 2010, infatti, è stato registrato un ulteriore decremento della richiesta di vini rossi che, fatta eccezione per alcuni mercati, rimangono in subordine a quelli bianchi. Il dato è confermato anche dai risultati di produzione: i vini bianchi hanno quasi raggiunto il 60% del totale delle vendite mentre i rossi e i rosati sono scesi al 40%, capovolgendo la situazione rispetto a dieci anni fa.



Sono più di un terzo in meno le aziende che producono più vino

Nel 2010, si è ulteriormente accentuato il decremento delle strutture produttive di uva da vino (-2%) passate dalle 700.000 del 2000, a circa 450.000 (-36%).





Così come sono continuati a diminuire gli imbottigliatori, scesi da 30.000 del 2005, a meno di 25.000 (-16,8%).



Aumentano poco i vini Dop e restano immutati gli Igt

Mentre, se nel 2009 i vini a denominazione di origine erano 363, a fine del 2010, sono arrivati a 386, con un incremento del 6,3%. I vini a Indicazione geografica tipica alla fine del 2009 erano 118 e questo numero è rimasto invariato anche nel 2010. “Sovente si tende a paragonare il numero delle denominazioni di origine italiane con quelle francesi - prosegue il direttore generale di Assoenologi - che sono circa 500, un numero superiore a quelle del nostro paese. Stando a questi dati, quindi non è vero che in Italia i Dop sono molti di più di quelli francesi, anzi”.



Focus - I numeri del vino 2010 (fonte: Assoenologi)


Produzione di vino: 45,5 milioni di ettolitri


Superficie destinata alla produzione di uve da vino: 702.000 ettari


Strutture produttrici di uve: 450.000


Imbottigliatori: 25.000


Doc/Docg (Dop): 386


Igt (Igp): 118


Consumo pro-capite annuo: 43 litri


Crescita percentuale dell’export in valore: 8,1%


Crescita percentuale dell’export in volume: 9,8%


Valore complessivo export: 3,8 miliardi di euro


Volume complessivo export: 22 milioni di ettolitri

Nessun commento:

Posta un commento