Vespa velutina, il calabrone asiatico conquista la Puglia: dal nido di Taranto alle strategie per difendere api, biodiversità e apicoltura
Il
ritrovamento di una colonia attiva a San Vito, il 27 settembre 2026,
rappresenta un segnale importante per la sorveglianza fitosanitaria e
ambientale pugliese. L'esperienza di altre regioni italiane e della Francia
dimostra che la tempestività degli interventi può fare la differenza. Ecco come
riconoscere la specie, individuare i nidi, organizzare il monitoraggio e
proteggere gli apiari.
Il caso di San Vito: una colonia attiva alle porte di
Taranto
Il 27 settembre
2026, nella frazione tarantina di San Vito, è stato individuato un nido
secondario attivo di Vespa velutina nigrithorax, comunemente conosciuta come
calabrone asiatico a zampe gialle.
Secondo le
informazioni diffuse sul ritrovamento, il nido si trovava su un albero, a
un'altezza compresa tra cinque e dieci metri, nelle vicinanze di aree
frequentate dalla popolazione.
Al suo
interno erano presenti adulti e larve, circostanza che documenta non soltanto
il passaggio di singoli individui, ma l'insediamento di una colonia
riproduttivamente attiva.
Il
successivo intervento dei Vigili del Fuoco di Taranto, in collaborazione con
gli esperti dell'Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (ARAP), ha
consentito la rimozione del nido e l'eliminazione della colonia presente.
Il
ritrovamento è stato descritto come il primo nido attivo documentato in Puglia
e la prima segnalazione della specie fuori dalla provincia di Lecce. Questa
qualificazione va riferita alle segnalazioni disponibili al momento, senza
escludere eventuali presenze non ancora individuate.
È proprio
questo il punto che merita attenzione.
Il problema
non è soltanto il nido trovato. È comprendere se quel nido rappresenti un
episodio isolato oppure il segnale di un processo di insediamento territoriale.
Un
territorio può ospitare una specie invasiva per un certo periodo prima che la
sua presenza venga documentata sistematicamente. La capacità di rilevarla
dipende dall'intensità del monitoraggio, dalla preparazione degli osservatori e
dall'efficienza della rete di segnalazione.
La rimozione
di una colonia è dunque un risultato importante, ma non equivale
automaticamente all'eradicazione della specie dall'intero territorio.
Perché Vespa velutina rappresenta una minaccia
8
Vespa
velutina è una specie originaria dell'Asia, introdotta accidentalmente in
Europa, dove ha trovato condizioni climatiche e risorse alimentari favorevoli
alla propria espansione.
La sua
pericolosità ecologica è legata soprattutto alla predazione degli insetti,
comprese le api mellifere (Apis mellifera).
La strategia
di caccia è particolarmente efficace: il calabrone rimane sospeso in volo
davanti all'ingresso dell'alveare e intercetta le bottinatrici, spesso al
ritorno dalle attività di raccolta.
Il danno si
sviluppa attraverso due meccanismi distinti.
Il primo è
diretto: le api catturate vengono sottratte alla colonia.
Il secondo,
spesso altrettanto importante, è comportamentale. Quando la pressione
predatoria aumenta, le api riducono l'attività di volo e la raccolta di nettare
e polline.
La
conseguenza può essere una riduzione delle riserve alimentari, un indebolimento
della colonia e una maggiore vulnerabilità durante l'inverno.
Non bisogna
però attribuire ogni mortalità delle api alla Vespa velutina. La salute degli
alveari dipende anche da parassiti come Varroa destructor, disponibilità di
risorse nettarifere, condizioni meteorologiche, patologie e gestione apistica.
In Europa
esistono organismi capaci di predare occasionalmente Vespa velutina, ma non è
stato dimostrato che i nemici naturali presenti riescano, da soli, a contenerne
efficacemente le popolazioni.
La questione
interessa quindi l'apicoltura, ma anche la biodiversità entomologica e i
servizi ecosistemici di impollinazione.
Tre casi di studio: cosa insegnano le esperienze
italiane
1. Liguria e Piemonte: il progetto LIFE STOPVESPA
La Liguria
rappresenta uno dei primi territori italiani interessati dalla diffusione della
specie, segnalata dal 2012.
Il progetto
europeo LIFE STOPVESPA ha sperimentato una strategia integrata di sorveglianza,
localizzazione dei nidi e intervento rapido.
I risultati
pubblicati dal progetto sono significativi:
2.200+
Colonie
individuate e rimosse
1.700
Postazioni
della rete di monitoraggio
80
Operatori
formati attraverso quattro corsi
76 mln
Api e altri
insetti stimati come sottratti alla predazione
Queste
cifre, comunicate dal progetto, comprendono stime modellistiche degli insetti
protetti e non vanno interpretate tutte come conteggi diretti.
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vespavelutina.eu
+1
Un aspetto
particolarmente interessante è l'impiego del radar armonico entomologico:
alcuni calabroni vengono dotati di piccoli dispositivi passivi che permettono
di seguirne gli spostamenti e risalire al nido.
La lezione
per la Puglia: il monitoraggio non deve limitarsi alla cattura degli insetti.
Deve consentire di individuare rapidamente le colonie che li producono.
2. Toscana: dalla risposta emergenziale alla gestione
programmata
La Toscana
ha trasformato la lotta alla Vespa velutina in un programma regionale, con il
coinvolgimento delle Università di Pisa e Firenze e delle associazioni
apistiche.
Il piano
comprende il monitoraggio degli apiari, le segnalazioni dei cittadini, la
localizzazione dei nidi mediante radiotracking VHF e la formazione di squadre
specializzate.
La Regione
indica finanziamenti ministeriali complessivi pari a 240.000 euro per il
triennio 2023-2025, ai quali si sono aggiunti 30.000 euro regionali nel 2025
per sostenere ulteriori interventi di neutralizzazione dei nidi.
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Regione
Toscana
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L'esperienza
toscana dimostra che il controllo di una specie invasiva richiede continuità
amministrativa e scientifica.
La lezione
per la Puglia: servono una struttura di coordinamento regionale, risorse
dedicate, protocolli condivisi e una rete di operatori qualificati, anziché
interventi occasionali affidati soltanto alla buona volontà dei singoli.
3. Veneto: l'importanza delle prime segnalazioni
Il 6 ottobre
2023, a Cittadella, in provincia di Padova, venne individuato un nido di Vespa
velutina sulla parete di un edificio, con sviluppo anche all'interno di una
cavità.
Il caso è
stato descritto in una pubblicazione scientifica disponibile nell'archivio
dell'Università di Padova.
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Ricerca
Unipd
Questo
episodio mostra due aspetti rilevanti: la specie può comparire in aree non
ancora caratterizzate da un'insediamento diffuso e i nidi non si trovano
necessariamente sugli alberi.
Possono
essere utilizzate anche strutture artificiali, edifici e cavità.
La lezione
per la Puglia: la sorveglianza deve interessare non soltanto le campagne, ma
anche i centri abitati, le periferie e gli spazi verdi urbani.
Come riconoscere Vespa velutina senza confonderla con
il calabrone europeo
Vespa
velutina
Torace
prevalentemente scuro, addome bruno con banda giallo-aranciata evidente,
estremità delle zampe gialle.
Vespa crabro
Calabrone
europeo: torace rossiccio-bruno e addome prevalentemente giallo con disegni
scuri.
La
distinzione è essenziale. Il calabrone europeo, Vespa crabro, è una specie
autoctona che svolge un ruolo ecologico e non deve essere eliminata
indiscriminatamente.
Anche le
dimensioni, da sole, non sono sufficienti per identificare Vespa velutina: una
fotografia nitida del torace, dell'addome e delle zampe è molto più utile.
Indicazioni pratiche: un protocollo operativo per la
Puglia
Propongo un
modello di intervento articolato in cinque fasi, applicabile attraverso la
collaborazione tra Regione, servizi competenti, associazioni apistiche, enti di
ricerca, Comuni e operatori specializzati.
Fase 1 —
Sorveglianza e identificazione
Attivare
apiari sentinella e raccogliere segnalazioni georeferenziate, fotografie, date
e osservazioni sul comportamento degli insetti. Le segnalazioni devono essere
validate da esperti.
Fase 2 —
Localizzazione dei nidi
Dopo la
conferma della specie, organizzare osservazioni dei voli di ritorno,
triangolazioni e, dove disponibili, tecniche di radiotracking. Dare priorità
agli apiari colpiti e ai luoghi frequentati.
Fase 3 —
Neutralizzazione in sicurezza
Affidare gli
interventi esclusivamente a squadre formate e dotate di attrezzature idonee.
Registrare posizione, data, condizioni del nido e risultato dell'operazione.
Fase 4 —
Verifica dell'efficacia
Continuare
il monitoraggio dopo la rimozione, verificando la presenza di altri adulti,
nuovi nidi e attività predatoria negli apiari circostanti.
Fase 5 —
Analisi territoriale
Elaborare
annualmente carte di distribuzione, indicatori di pressione predatoria e dati
sugli interventi, per individuare le aree nelle quali intensificare la
sorveglianza.
Quando intervenire: il calendario biologico
Il ciclo
biologico è annuale, ma le finestre temporali possono variare in funzione del
clima. Nel Salento e nelle aree costiere pugliesi, gli inverni miti rendono
particolarmente importante adattare le osservazioni alle temperature effettive.
|
Periodo indicativo |
Attività consigliata |
|
Febbraio–aprile |
Ricerca
delle regine fondatrici e dei primi nidi; monitoraggio selettivo |
|
Maggio–giugno |
Sorveglianza
dei nidi primari e dell'attività negli apiari |
|
Luglio–agosto |
Ricerca
dei nidi secondari e verifica della pressione predatoria |
|
Settembre–novembre |
Intensificazione
del monitoraggio e rapida neutralizzazione dei nidi attivi |
|
Dicembre–gennaio |
Analisi
dei dati, formazione e programmazione della stagione successiva |
Il trappolaggio primaverile può contribuire al
rilevamento delle regine
fondatrici, come indicato dalla rete StopVelutina. Tuttavia, le trappole
generiche possono catturare anche numerosi insetti non bersaglio. È quindi
preferibile utilizzarle nell'ambito di programmi coordinati, con dispositivi
selettivi e controlli frequenti.
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Stop
Velutina
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Cosa devono fare concretamente gli apicoltori
La prima
misura consiste nell'osservazione sistematica dell'ingresso degli alveari.
La presenza ripetuta
di calabroni scuri che stazionano in volo davanti alle arnie e catturano le
bottinatrici costituisce un segnale da verificare immediatamente.
In caso di
sospetto è utile documentare l'attività predatoria con brevi filmati, indicando
data, ora, località e numero approssimativo di calabroni osservati durante un
intervallo di tempo prestabilito.
Questi dati,
ripetuti nel tempo, consentono di confrontare la pressione predatoria tra
apiari e stagioni.
Le misure di
difesa comprendono anche l'impiego di barriere protettive e dispositivi
anti-calabrone progettati per non ostacolare eccessivamente l'attività delle
api. La loro efficacia dipende dalla configurazione e dalle condizioni
dell'apiario: non sostituiscono la ricerca e la neutralizzazione dei nidi.
È inoltre
importante verificare le scorte alimentari, la forza delle colonie e lo stato
sanitario, intervenendo con tecniche apistiche appropriate quando necessario.
Non è
consigliabile utilizzare autonomamente insetticidi nei pressi delle arnie,
esche avvelenate o sistemi di cattura indiscriminati. Possono danneggiare gli
impollinatori e introdurre ulteriori rischi ambientali.
Cosa fare quando si trova un nido sospetto
Procedura
per cittadini e proprietari di terreni
- Non avvicinarsi al nido e non
scuotere l'albero o la struttura che lo ospita.
- Non tentare di rimuoverlo,
bruciarlo o irrorarlo con prodotti insetticidi.
- Fotografarlo soltanto da una
posizione sicura, possibilmente utilizzando lo zoom.
- Annotare la posizione precisa,
l'altezza approssimativa e l'eventuale presenza di persone nelle
vicinanze.
- Inviare una segnalazione a StopVelutina e informare le strutture
territoriali competenti o le associazioni apistiche.
- In presenza di un pericolo
immediato per le persone, contattare il 112.
Una proposta per il territorio pugliese: creare una
rete di sorveglianza diffusa
Dal punto di
vista agronomico e ambientale, ritengo che il caso di San Vito giustifichi
l'avvio di un programma pugliese strutturato, con particolare attenzione alle
province di Taranto, Lecce e Brindisi, senza escludere il resto della regione.
Propongo
quattro linee operative.
La prima è
l'istituzione di una rete di apiari sentinella, distribuiti in ambienti urbani,
periurbani, agricoli e costieri.
La seconda è
il coinvolgimento dei dottori agronomi e forestali, dei tecnici apistici e
degli operatori del verde nella sorveglianza territoriale. Chi si occupa di
alberature, parchi, giardini e coltivazioni arboree può contribuire a
individuare tempestivamente i nidi secondari.
La terza è
la predisposizione di un archivio cartografico regionale, basato su dati
verificati, che distingua gli avvistamenti occasionali dai nidi attivi e dagli
insediamenti confermati.
La quarta
riguarda la valutazione economica dei danni. Sarebbe utile monitorare la
mortalità delle colonie, le variazioni della produzione di miele, i costi
aggiuntivi di gestione degli apiari e, dove misurabili, le conseguenze sulla disponibilità
di impollinatori.
Non si deve
confondere una correlazione temporale con un rapporto di causa ed effetto: gli
studi dovrebbero prevedere confronti tra apiari esposti e non esposti, tenendo
conto delle altre cause di stress.
Un obiettivo misurabile: individuare i focolai prima
della loro espansione
Per valutare
l'efficacia del programma regionale, propongo alcuni indicatori:
|
Indicatore |
Cosa misurare |
|
Tempo di
conferma |
Giorni tra
segnalazione e identificazione della specie |
|
Tempo di intervento |
Giorni tra
individuazione del nido e neutralizzazione |
|
Copertura
territoriale |
Apiari
sentinella per unità di superficie |
|
Efficacia
degli interventi |
Nidi
neutralizzati e successiva attività residua |
|
Impatto
apistico |
Pressione
predatoria e andamento delle colonie |
|
Selettività
del monitoraggio |
Catture di
specie non bersaglio rispetto a quelle di V. velutina |
Questi indicatori consentirebbero di distinguere la
semplice attività amministrativa dai risultati ecologici effettivamente ottenuti.
La biodiversità non si difende soltanto quando il
danno è evidente
Il caso di
San Vito ci pone davanti a una questione più generale.
Negli
ecosistemi agricoli pugliesi abbiamo già conosciuto le conseguenze di emergenze
biologiche affrontate in contesti di forte complessità territoriale, come
quella della Xylella fastidiosa.
Naturalmente
i due fenomeni sono profondamente differenti: la Xylella è un batterio
fitopatogeno trasmesso da insetti vettori, mentre la Vespa velutina è un predatore
invasivo. Non sono confrontabili né i rispettivi cicli biologici né le
strategie di contenimento.
Esiste però
un insegnamento comune: la tempestività della sorveglianza, la qualità delle
informazioni e il coordinamento tra istituzioni e competenze scientifiche sono
decisivi nella gestione delle emergenze biologiche.
Non sappiamo
ancora, sulla base del solo nido di San Vito, quale sarà la dinamica di
diffusione della Vespa velutina in Puglia. Non sappiamo se esistano altre
colonie non individuate né possiamo quantificare l'impatto futuro
sull'apicoltura regionale.
Sappiamo,
invece, che il territorio dispone di competenze scientifiche, professionali e
associative che possono essere mobilitate.
La domanda,
allora, non è soltanto come eliminare un nido di calabrone asiatico.
È come
organizzare una comunità capace di osservare il proprio ambiente, riconoscere
tempestivamente le trasformazioni che vi avvengono e scegliere interventi
proporzionati, scientificamente fondati e rispettosi della biodiversità.
Perché
difendere le api non significa soltanto difendere il miele.
Significa
prendersi cura delle relazioni ecologiche dalle quali dipendono una parte
importante dell'agricoltura e della vita dei nostri territori.
Fonti e
approfondimenti: LIFE STOPVESPA — risultati; Regione Toscana — Piano di gestione; Rete nazionale StopVelutina; Università di Padova — caso di Cittadella. La
ricostruzione del ritrovamento di San Vito si basa sulle informazioni fornite
nel testo iniziale; non è stata verificata attraverso un comunicato ufficiale
specifico.
Articolo
tecnico-divulgativo — 16 ottobre 2026.





