mercoledì 2 aprile 2025

Soluzioni per la crisi idrica della Diga di Occhito: Strategie infrastrutturali e gestionali basate su casi di studio internazionali


 Soluzioni per la crisi idrica della Diga di Occhito: Strategie infrastrutturali e gestionali basate su casi di studio internazionali

Antonio Bruno, Dottore Agronomo esperto in diagnostica urbana e territoriale, formatore e giornalista pubblicista divulgatore scientifico

 

Introduzione

La crisi idrica che colpisce la Diga di Occhito e l’intera provincia di Foggia impone l’adozione di misure straordinarie per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento idrico per usi potabili e agricoli. L’attuale deficit di oltre 76 milioni di metri cubi richiede interventi infrastrutturali mirati, strategie di gestione ottimizzata delle risorse e cooperazione interregionale.

Strategie infrastrutturali

1. Interconnessione idrica tra Molise e Puglia

Un modello di riferimento è la rete idrica spagnola, dove la Spagna ha realizzato il Trasvase Tajo-Segura, un sistema di trasferimento idrico che garantisce l’approvvigionamento in aree con scarsità d’acqua. La realizzazione della condotta di 10 km dal Liscione alla Diga di Occhito risulta essere un’opera di importanza strategica e con un rapporto costo-beneficio altamente positivo.

  • Esempio internazionale: In California, il California Water Project dimostra l’efficacia delle infrastrutture di trasporto dell’acqua tra regioni con diverse disponibilità idriche, garantendo stabilità alle zone più aride.
  • Azione necessaria: Superamento delle dispute politiche tramite la nomina di un Commissario Unico con poteri speciali per accelerare i processi burocratici.

2. Costruzione delle nuove dighe (Palazzo d’Ascoli e Piano dei Limiti)

L’investimento nelle due nuove dighe permetterebbe il recupero di oltre 110 milioni di metri cubi d’acqua, essenziali per evitare crisi future.

  • Esempio internazionale: La Diga delle Tre Gole in Cina ha dimostrato come una grande infrastruttura possa migliorare la sicurezza idrica e prevenire siccità e inondazioni.
  • Azione necessaria: Implementazione di finanziamenti dedicati, accelerazione degli studi ambientali e avvio immediato dei cantieri.

Strategie di gestione delle risorse idriche

5. Adozione di coltivazioni a basso consumo idrico

Un’ulteriore strategia per mitigare la crisi idrica è la promozione di colture resilienti alla siccità, riducendo la domanda di acqua per l’irrigazione.

  • Esempio internazionale: L’adozione del miglio e della quinoa in Africa e Sud America ha permesso agli agricoltori di mantenere la produttività agricola in condizioni di scarsità idrica.
  • Azione necessaria: Incentivare la coltivazione di varietà autoctone resistenti alla siccità, come orzo, sorgo e carrubo, e fornire supporto tecnico per l’adattamento delle tecniche colturali.

3. Ottimizzazione del riuso delle acque reflue

Un aspetto cruciale della gestione sostenibile dell’acqua è il riutilizzo delle acque reflue trattate per l’irrigazione agricola.

  • Esempio internazionale: In Israele, il 90% delle acque reflue viene trattato e riutilizzato per l’agricoltura, riducendo la dipendenza dalle riserve idriche naturali.
  • Azione necessaria: Creazione di impianti di trattamento avanzato e incentivi per il loro utilizzo da parte degli agricoltori.

4. Tecnologie di irrigazione avanzata

L’adozione di sistemi di irrigazione a goccia e di tecnologie di precisione può ridurre il consumo idrico in agricoltura.

  • Esempio internazionale: Il sistema di irrigazione a goccia di Netafim (Israele) ha aumentato la produttività agricola riducendo del 50% il consumo d’acqua.
  • Azione necessaria: Finanziamenti agevolati per la transizione verso tecnologie di irrigazione a basso consumo.

Bibliografia

  • Postel, S. (2014). "Water: Adaptation to Scarcity." Science, 345(6192), 30-35.
  • Gleick, P. H. (2018). "The World's Water: The Biennial Report on Freshwater Resources." Island Press.
  • Hoekstra, A. Y., & Mekonnen, M. M. (2012). "The Water Footprint of Humanity." PNAS, 109(9), 3232-3237.
  • United Nations Water (2023). "Global Water Security Report."

Conclusione

Per affrontare la crisi idrica della Diga di Occhito, è essenziale un approccio integrato che combini nuove infrastrutture, cooperazione politica e innovazioni tecnologiche. L’adozione di strategie già sperimentate con successo in altri contesti internazionali può rappresentare la chiave per garantire la sicurezza idrica della Puglia nei prossimi decenni.

 

"Xylella e Fondi Insufficienti: Il Fallimento del Piano per l'Olivicoltura leccese"


 "Xylella e Fondi Insufficienti: Il Fallimento del Piano per l'Olivicoltura leccese"

Antonio Bruno, Dottore Agronomo esperto in diagnostica urbana e territoriale, formatore e giornalista pubblicista divulgatore scientifico

Osserviamo e riflettiamo punto per punto sull'annuncio dell'arrivo dei 30 milioni di euro per sostenere le imprese agricole pugliesi colpite dalla Xylella, esaminando criticamente l'efficacia e l'equità del Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia.

1. Insufficienza dei fondi rispetto al fabbisogno reale Il decreto ministeriale stabilisce che 30 milioni di euro saranno utilizzati per i reimpianti e le riconversioni. Tuttavia, secondo i dati analizzati, il fabbisogno per rigenerare l’intera superficie colpita dalla Xylella nella provincia di Lecce sarebbe pari a circa 560 milioni di euro. Con le risorse attualmente stanziate si possono coprire solo una piccola parte degli interventi necessari, lasciando irrisolta la questione del ripristino dell’olivicoltura su larga scala.

2. Esclusione di gran parte delle aziende agricole Il provvedimento esclude la maggior parte delle aziende olivicole leccesi. Delle 71.060 aziende agricole della provincia di Lecce, solo 9.000 sono iscritte alla Camera di Commercio, mentre le restanti 57.000 non potranno accedere ai fondi. Questo crea una netta discriminazione tra le aziende che possono beneficiare del piano di rigenerazione e quelle che restano escluse, nonostante subiscano le stesse conseguenze della Xylella.

3. Focus su poche varietà resistenti Il decreto prevede il reimpianto di sole quattro cultivar resistenti: Lecciana, Leccio del Corno, Fs17 (Favolosa) e Leccino. Questo approccio limita la diversità genetica e ignora altre possibili soluzioni agronomiche. Inoltre, la selezione delle specie ammesse per le riconversioni (72 specie) non tiene conto della sostenibilità economica e della vocazione territoriale delle colture alternative proposte.

4. Il fallimento dell'approccio di mercato L’applicazione dell’economia di mercato alla rigenerazione olivicola ha dimostrato di non garantire un miglioramento diffuso del benessere della popolazione. Il finanziamento pubblico ha beneficiato solo 9.000 aziende, mentre la maggioranza degli agricoltori, che gestisce oltre 80.000 ettari di oliveto, non ha ricevuto alcun aiuto. Questo squilibrio evidenzia la necessità di un nuovo modello di intervento.

5. Proposta di un Ente pubblico per la gestione della rigenerazione olivicola Per superare le disuguaglianze generate dall’attuale piano, è fondamentale istituire un Ente pubblico che si occupi della rigenerazione dell’olivicoltura salentina. Questo Ente dovrebbe coordinare interventi basati sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), promuovendo un’agricoltura più sostenibile e inclusiva.

6. Necessità di un piano strategico per il biologico La rigenerazione del Salento dovrebbe puntare sulla conversione all’agricoltura biologica, con l’obiettivo di certificare tutta la superficie agricola utilizzata entro il 2030. Ciò permetterebbe di rispondere alle crescenti richieste del mercato e di tutelare l’ambiente, riducendo l’uso della chimica di sintesi.

7. Protezione del paesaggio rurale La conservazione del paesaggio tradizionale salentino (pajare, muretti a secco, masserie) deve essere una priorità per garantire la valorizzazione del territorio. Il piano attuale non prevede misure specifiche per la tutela di questi elementi storici e culturali.

Conclusione Il Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, così come strutturato, è insufficiente e discriminatorio. È necessario un intervento più ampio che includa tutte le aziende agricole colpite e che garantisca un futuro sostenibile per l’agricoltura del Salento, attraverso la promozione dell’agricoltura biologica e la tutela del paesaggio rurale.

Bibliografia

·         LIBERATA NICOLETTI, L'agricoltura salentina fra tradizione e innovazione

·         Fabio POLLICE e CLAUDIO CERRETI, Partecipazione e conflitto per lo sviluppo territoriale

·         Regione Puglia, Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia

·         C. Raffestin, Territorializzazione, deterritorializzazione, riterritorializzazione e informazione, in A. Turco (ed.), Regione e regionalizzazione, Milano, Angeli, 1984

·         Piano nazionale di ripresa e resilienza: http://www.politicheeuropee.gov.it/it/comunicazione/approfondimenti/pnrrapprofondimento/

 

martedì 1 aprile 2025

«Agricoltura, grandinata killer Distrutte patate e verdure»


«Agricoltura, grandinata killer Distrutte patate e verdure»


 Rimarrà negli annali della storia di Martano la grandinatache, lunedì sera, ha colpito il centro grico. «Quello che ha vissuto tutta la cittadinanza è stato un inferno», racconta il sindaco, Fabio Tarantino, davanti ai cumuli di grandine che, resistono ancora a sciogliersi, nonostante siano passate le dieci del giorno dopo. Gravi anche i danni all’agricoltura, come denuncia Coldiretti Puglia.

L’inferno è scoppiato intorno alle ore 19. Fino a quell’ora, erano stati solo tuoni e fulmini, per quanto forti, che accompagnavano la pioggia che cadeva intensa ma rispondeva all’allerta meteo “gialla” diffusa dalla Protezione civile della Regione. Nel giro di venti minuti, però, si è scatenata una tempesta di grandine, con chicchi grossi quanto una pallina di tennis, che ha veramente fatto paura.

«A quell’ora ero in macchina, stavo tornando a casa, ed ho proprio creduto che mi spaccasse il vetro, ho avuto paura», racconta un cittadino del luogo. In pochi minuti l’intero paese è stato coperto da una coltre bianca, tanto da sembrare neve fresca. Un fenomeno che non si ricorda, a memoria d’uomo.

Dopo l’imperversare della grandine, la pioggia, è continuata a cadere fino intorno alle 23. Con cantine allagate e chiamata di Vigili del Fuoco per liberarle.

Nella mattinata di ieri il primo cittadino ha fatto un giro per verificare i danni che ha lasciato dietro di sé quella tempesta di ghiaccio. Molte strade sono state inibite alla circolazione per la presenza della grandine. Per rendere transitabili alcune strade a nord-ovest del paese

(via Teofilo, via Cassoni, via Persia, vicinale Canfore) sono stati necessari gli interventi delle pale meccaniche. Si è salvato solo il rione Costantino, ad est del centro.

Ora si valutano i danni. «Dobbiamo vedere se rientriamo nelle criticità previste fra quelle considerate calamità naturali. Questo - continua Tarantino - per quel che riguarda il perimetro urbano. Immaginiamo siano molto più pesanti i danni nel settore agricolo».

Previsione confermata purtroppo. A denunciare gli effetti nefasti sulle colture agricole dovuti alle bizzarrie del tempo è infatti il presidente di Coldiretti Puglia Umberto Cantele, dell’omonima cantina vinicola. «Grandinata killer in provincia di Lecce, con il 50% delle patate varietà Sieglinde e Annabella andato perso anche per il gelo e l’abbassamento repentino della temperature che stanno compromettendo gravemente piante e prodotti in campo», spiega Coldiretti a seguito delle verifiche in campo sugli effetti della grandinata a Martano, a Salve in località Torre Pali, e dopo le gelate a Gallipoli, con gravi danni sulla produzione di patate, ma anche su rape, cicorie, finocchi, insalata, zucchine, fave, piselli e cavolfiori.

Sono pesanti i danni sui campi di patate, con le piante irrimediabilmente bruciate dalla grandine, con il rischio che vada persa anche la produzione più tardiva, ma si registrano anche effetti gravi sui carciofi. «Disastrosi gli effetti sui campi del clima pazzo – continua il presidente Cantele – che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante».

Report Scientifico sulla Siccità in Provincia di Lecce


 Report Scientifico sulla Siccità in Provincia di Lecce 
Antonio Bruno, Dottore Agronomo esperto in diagnostica urbana e territoriale, formatore e giornalista pubblicista divulgatore scientifico

1. Introduzione La siccità rappresenta una delle principali minacce ambientali legate ai cambiamenti climatici. In particolare, la provincia di Lecce ha subito un drammatico incremento delle aree colpite dalla siccità, come evidenziato dai dati Eurostat e Copernicus. Questo report analizza le cause, gli impatti e le possibili soluzioni per affrontare il problema, facendo riferimento a casi di studio globali.

2. Analisi dei Dati sulla Siccità in Provincia di Lecce Secondo il report Eurostat, il 2022 è stato un anno record negativo per la siccità in Puglia. Nel Salento, il 19,3% delle terre era classificato come arido, rispetto a una media del 3,3% nel periodo 2000-2022. Questo rappresenta un aumento del 600%. Anche altre province pugliesi, come Bari e Taranto, hanno mostrato trend simili. La siccità in Puglia si inserisce in un quadro più ampio che interessa tutta l'Europa, con Belgio, Germania, Francia, Croazia e altri paesi gravemente colpiti.

3. Cause della Siccità Le principali cause della siccità nella provincia di Lecce includono:

  • Cambiamenti climatici: aumento delle temperature medie e variazioni nei pattern delle precipitazioni.

  • Sfruttamento delle risorse idriche: consumo eccessivo di acqua per uso agricolo e turistico.

  • Desertificazione e degrado del suolo: la riduzione della vegetazione porta a una minore capacità di trattenere l'umidità.

  • Aumento dell'evaporazione: temperature più alte accelerano la perdita d'acqua dai bacini idrici.

4. Impatti della Siccità Gli effetti della siccità nel Salento includono:

  • Riduzione della disponibilità di acqua potabile.

  • Danni all'agricoltura: calo della produzione di olio d'oliva, vino e ortaggi.

  • Perdita di biodiversità: stress idrico su flora e fauna locali.

  • Rischi per la salute umana: aumento della proliferazione di alghe tossiche e batteri nocivi.

5. Soluzioni e Strategie di Mitigazione A livello globale, diverse strategie sono state adottate per contrastare la siccità:

  • Uso efficiente delle risorse idriche: in Israele, il riutilizzo delle acque reflue trattate ha consentito di ridurre il consumo di acqua potabile per l'irrigazione.

  • Desalinizzazione: come in Arabia Saudita, la desalinizzazione dell'acqua di mare potrebbe rappresentare una soluzione per la Puglia.

  • Tecniche di agricoltura sostenibile: in Spagna, l'uso di colture resistenti alla siccità e l'irrigazione a goccia hanno migliorato la gestione dell'acqua.

  • Rimboschimento e conservazione del suolo: in Cina, il progetto "Great Green Wall" ha ridotto la desertificazione attraverso la piantumazione di alberi resistenti alla siccità.

6. Conclusioni e Raccomandazioni Per affrontare la siccità in provincia di Lecce, è fondamentale adottare un approccio integrato che includa misure di mitigazione e adattamento. Le strategie suggerite includono il miglioramento della gestione delle risorse idriche, l'incremento del riutilizzo delle acque reflue, l'adozione di pratiche agricole sostenibili e la promozione di campagne di sensibilizzazione.

7. Bibliografia

  • Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA). (2022). Report sulla siccità in Europa.

  • Copernicus Emergency Management Service. (2022). Dati satellitari sulla siccità.

  • Il Sole 24 Ore. (2022). Analisi dei dati sulla siccità in Italia.

  • United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD). (2021). Global Drought Assessment.

  • World Bank. (2021). Water Scarcity and Climate Change Adaptation.

lunedì 31 marzo 2025

Analisi critica del testo "Cambio di rotta contro la Xylella" di Fabio Modesti

  


Analisi critica del testo "Cambio di rotta contro la Xylella" di Fabio Modesti

Antonio Bruno, Dottore Agronomo esperto in diagnostica urbana e territoriale, formatore e giornalista pubblicista divulgatore scientifico

1. Indagini della polizia giudiziaria e ipotesi di disegno criminoso

L'autore afferma che l'emergenza Xylella sia stata orchestrata da istituti pubblici di ricerca, trafficanti di olio e soggetti pubblici. Tuttavia, non esistono evidenze scientifiche o giudiziarie che confermino questa ipotesi. La comunità scientifica internazionale riconosce Xylella fastidiosa come un fitopatogeno di grave impatto, responsabile del CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell'olivo). Numerosi studi (Saponari et al., 2019; Martelli et al., 2016) hanno confermato la correlazione tra Xylella e il disseccamento degli ulivi in Puglia, escludendo ipotesi di manipolazione dolosa.

2. Tempistiche dell'insediamento della Xylella

Il testo sostiene che la Xylella fosse già presente in Puglia dal 2005, mentre la sua identificazione ufficiale è avvenuta solo nel 2013. Nonostante siano emerse ipotesi di una sua introduzione antecedente, non esistono studi pubblicati che supportino l'idea che la presenza del batterio fosse nota e occultata per fini criminosi. La letteratura (European Food Safety Authority, EFSA, 2015) evidenzia che l'infezione potrebbe essere stata introdotta tramite piante ornamentali importate, senza alcuna volontà dolosa.

3. Endemicità della Xylella e strategie di contenimento

L'autore suggerisce che la Xylella dovrebbe essere trattata come una presenza endemica piuttosto che come un'emergenza. Tuttavia, la comunità scientifica internazionale considera ancora la Xylella un patogeno da quarantena (EFSA, 2020), e la normativa UE (Decisione di esecuzione 2015/789) impone l'eradicazione delle piante infette per limitare la diffusione.

L'affermazione secondo cui la Puglia applica misure eccessivamente rigide non è supportata dai dati. In Spagna e Francia sono stati adottati protocolli simili con abbattimenti mirati per limitare la diffusione della malattia (Moralejo et al., 2020). Inoltre, le zone protette possono già beneficiare di deroghe, come previsto dalla legislazione europea.

4. Impatto ambientale e necessità di una nuova strategia

Modesti afferma che l'abbattimento degli alberi in aree protette danneggi gli equilibri ecologici più della Xylella stessa. Tuttavia, la letteratura dimostra che la diffusione incontrollata della Xylella può compromettere interi ecosistemi agricoli e forestali (Schneider et al., 2022). La sostituzione degli ulivi con varietà resistenti è stata suggerita come strategia alternativa (Giampetruzzi et al., 2017), e alcuni studi in corso stanno valutando l'efficacia di approcci adattativi per la gestione del patogeno.

5. Convivere con la Xylella

La conclusione dell'autore suggerisce un approccio adattativo, ritenendo inefficaci le misure di contenimento adottate finora. Tuttavia, il modello di convivenza non è ancora supportato da evidenze concrete. Le esperienze di altri paesi (Brasile e Stati Uniti) mostrano che senza misure drastiche la Xylella ha causato danni irreversibili a intere colture (Hopkins & Purcell, 2002).

Conclusione

L'analisi del testo di Modesti evidenzia diverse inesattezze e affermazioni non supportate dalla letteratura scientifica. La Xylella fastidiosa rimane un grave patogeno da quarantena, e le misure di contenimento adottate sono coerenti con quelle applicate a livello internazionale. Il dibattito sulla gestione della malattia è legittimo, ma deve basarsi su dati scientifici verificati e non su ipotesi prive di fondamento.

 

 

 

 

Perché serve un'altra strategia

CAMBIO DI ROTTA CONTRO LA XYLELLA

di Fabio Modesti

L a notizia è passata in sordina. Ma nei giorni scorsi sono state rese note le relazioni di qualche anno fa della polizia giudiziaria che sta conducendo indagini per conto della Procura della Repubblica di Bari sulla questione xylella. Le conclusioni cui sono giunti gli investigatori nel 2022 è che femergenza xylella sia un disegno criminoso di raggiro dei pugliesi ordito da istituti pubblici di ricerca, trafficanti di olio dal nord Africa e vari soggetti pubblici. Ma ad oggi i magistrati baresi non hanno assunto alcuna Iniziativa. Insomma, punto e daccapo rispetto alle ipotesi di reato su cui ha già indagato la Procura di Lecce archiviando però tutto. Ora c'è da chiedersi se a quasi 15 anni dai primi ulivi disseccati trovati a Gallipoli (ma la polizia giudiziaria afferma che la xylella era già stata individuata nel 2005) la Puglia sia ancora in uno stato emergenziale. Oppure se bisogna stabilire ufficialmente che la xylella, con le sue sottospecie (o si tratta di specie diverse?), sia endemica e che quindi la questione vada affrontata in modo meno drastico.

Ancora oggi, che la xylella viene rintracciata sempre più a nord in Puglia, la prassi degli uffici regionali competenti é procedere all'abbattimento degli esemplari infetti e delle altre plante in un raggio di almeno 50 metri. Ma in alcune aree, come quelle protette (parchi nazionali e regionali, riserve naturali ed aree tutelate a livello europeo), questo significa incidere profondamente sugli equilibri ecologici e paesaggistici poiché non si abbatterebbero solo plante agrarie (ad esempio mandorli e ulivi) ma plante selvatiche, compagini arboree di rilevante Importanza ecologica. Allora forse è arrivato il momento di rivedere completamente la situazione, confrontarsi con la Commissione Ue, con l'Elsa (Y'Autorità europea per la sicurezza alimentare) e con i ministeri competenti per ridefinire il perimetro di azione e le azioni stesse. Tanto più perché giá ora la disciplina Ue applicabile alla questione xylella consente deroghe agli abbattimenti in aree altamente sensibili e tutelate dal punto di vista ambientale. Ma pare che in Puglia stia prevalendo un'interpretazione Immotivatamente rigida che rischia di creare più danni della xylella stessa. Ordinare e discutere tutto questo è compito della politica sulla base dei discutibili risultati finora ottenuti per il contenimento del patogeno, partendo dal dato di fatto che la xylella non

può più essere gestita come un'eterna

emergenza ma come una presenza con cui

convivere attentamente ed in modo

adattativo.

Business Plan per la Produzione di Pomodoro "Rosso Gargano" nell’Agro di Gallipoli e Alezio irrigato con acque reflue affinate del depuratore della Città di Gallipoli


 Business Plan per la Produzione di Pomodoro "Rosso Gargano" nell’Agro di Gallipoli e Alezio irrigato con acque reflue affinate del depuratore della Città di Gallipoli
Antonio Bruno, Dottore Agronomo esperto in diagnostica urbana e territoriale, formatore e giornalista pubblicista divulgatore scientifico

Descrizione dell'Azienda e del Territorio

L'azienda Rosso Gargano ha ottenuto un notevole successo grazie a un approccio innovativo che unisce l'agricoltura tradizionale con le tecnologie avanzate, inclusa la nanotecnologia, creando un modello di business sostenibile e altamente competitivo. L'intenzione di replicare questo modello nella provincia di Lecce, precisamente nell'area di Gallipoli e Alezio, risulta particolarmente interessante grazie alla presenza di una vasta area agricola di circa 1.000 ettari, irrigata con acque reflue affinate del Comune di Gallipoli.

Questa zona rappresenta un terreno fertile per un progetto agricolo integrato grazie a diverse caratteristiche favorevoli:

  • Superficie agricola di 1.000 ettari: Una vasta area che consente una produzione su scala industriale.
  • Irrigazione con acque reflue affinate: Una risorsa idrica non solo sostenibile, ma anche vantaggiosa in termini di costi, riducendo il consumo di acqua potabile e migliorando l'efficienza idrica delle coltivazioni.
  • Clima favorevole: La zona di Gallipoli e Alezio presenta un clima mediterraneo ideale per la coltivazione di pomodori, con estati calde e secche, che favoriscono la crescita di piante resistenti alla siccità.

Obiettivo del Business Plan

L'obiettivo è sviluppare una filiera agricola integrata che sfrutti al meglio le risorse locali, in particolare l'irrigazione con acque reflue affinate, per la produzione di pomodori e altri prodotti agricoli, applicando tecniche moderne di agricoltura di precisione e nanotecnologie. La creazione di un marchio distintivo, simile a Rosso Gargano, è fondamentale per accrescere la competitività del prodotto e per favorire l'espansione sui mercati internazionali.

Strategia di Sviluppo del Progetto

  1. Analisi del Territorio e Ottimizzazione delle Risorse
    • Uso delle acque reflue affinate: L'uso delle acque reflue affinate per l'irrigazione rappresenta un vantaggio competitivo sotto il profilo della sostenibilità ambientale e della riduzione dei costi di produzione. Sarà fondamentale monitorare costantemente la qualità delle acque per garantire che il pomodoro e gli altri prodotti agricoli non subiscano contaminazioni e che la fertilità del terreno sia mantenuta.
    • Valutazione del microclima: La combinazione del clima di Gallipoli con l'irrigazione ottimizzata consentirà di produrre pomodori di alta qualità, con una concentrazione ottimale di zuccheri e acidi, caratteristiche ricercate nei mercati internazionali.
  2. Filiera Agricola Integrata
    • Partnership con agricoltori locali: Il progetto prevede la creazione di una rete di agricoltori locali, che saranno formati e supportati nel passaggio a tecniche di agricoltura moderna, con un focus sull'adozione di tecnologie di precisione, come il monitoraggio in tempo reale delle coltivazioni attraverso sensori IoT (Internet of Things) e l'utilizzo di dati per ottimizzare la gestione delle risorse (acqua, energia, fertilizzanti).
    • Gestione ecosostenibile: Ogni fase della produzione, dalla semina alla raccolta, fino alla trasformazione e al packaging, sarà improntata alla sostenibilità. Verranno adottati processi a basse emissioni di carbonio e verrà utilizzata energia proveniente da fonti rinnovabili, ove possibile.
  3. Innovazione e Tecnologie Avanzate
    • Applicazione delle nanotecnologie: L'integrazione delle nanotecnologie sarà un valore aggiunto importante. Queste tecnologie potranno essere impiegate per migliorare la resistenza delle piante al caldo e alla siccità, migliorare la qualità e la shelf-life del pomodoro, riducendo l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici. Un esempio potrebbe essere l’uso di nano-particelle per ottimizzare l'assorbimento di nutrienti dalle piante.
    • Agricoltura di precisione: Utilizzando sensori, droni e sistemi di monitoraggio satellitare, l’azienda potrà ottimizzare ogni fase della coltivazione, riducendo sprechi di risorse, migliorando la qualità del prodotto e incrementando la sostenibilità complessiva.
  4. Marketing e Branding
    • Creazione di un Marchio Distintivo: Come nel caso di Rosso Gargano, il focus sarà sulla creazione di un marchio che rappresenti qualità, sostenibilità e innovazione. Il packaging sarà curato per attirare i consumatori, non solo in Italia, ma anche sui mercati esteri, dove la richiesta di prodotti italiani è in costante crescita. Il design delle bottiglie e delle lattine avrà una forte componente estetica, proprio come le confezioni di Rosso Gargano che sono diventate oggetti di design.
    • Comunicazione e Storytelling: Il legame con il territorio, la sostenibilità dell’irrigazione con le acque reflue affinate e l'innovazione applicata alla tradizione agricola italiana saranno i temi chiave della comunicazione. L'azienda si impegnerà in attività di marketing digitale e influencer marketing per raggiungere un pubblico globale.
  5. Espansione nei Mercati Internazionali
    • Target di esportazione: I mercati target principali saranno il Giappone, gli Stati Uniti e alcuni paesi dell'Europa, come Germania e Regno Unito, dove c’è una forte domanda di prodotti alimentari premium e biologici.
    • Creazione di partnership con distributori e retailer: L'azienda lavorerà per stabilire rapporti con distributori di prodotti alimentari, soprattutto quelli specializzati in prodotti italiani di alta qualità. Le fiere internazionali e gli eventi di settore saranno utilizzati per promuovere il brand.

Analisi Finanziaria e Proiezioni

L'investimento iniziale sarà destinato alla costruzione di strutture agricole moderne, all’acquisto di macchinari per la lavorazione dei pomodori e alla creazione di impianti per il packaging. Inoltre, sarà necessario investire in tecnologie di monitoraggio e nella formazione degli agricoltori locali.

  • Investimenti iniziali: Si stimano circa 5 milioni di euro per la realizzazione delle infrastrutture e l’acquisto di tecnologie avanzate.
  • Fatturato previsto: Nei primi 3 anni si prevede un fatturato di 20 milioni di euro, con una crescita annuale del 10%.
  • Costi operativi: Circa il 60% del fatturato sarà destinato alla produzione e al packaging, il 25% alla logistica e distribuzione e il 15% alle attività di marketing e ricerca.

Conclusioni

Il progetto di replicare il modello di Rosso Gargano nell'area di Gallipoli e Alezio è altamente promettente grazie alla sinergia tra il territorio, le risorse idriche (acque reflue affinate) e l'applicazione di tecnologie avanzate. Con una gestione scientifica, un’attenzione alla sostenibilità e un forte branding, l’azienda può ottenere successi significativi sia a livello locale che internazionale.

Casi di Studio Internazionali

  1. Pomodori di San Marzano (Italia): Il successo del pomodoro San Marzano è legato alla qualità eccezionale e alla protezione geografica, simile alla proposta di Rosso Gargano.
  2. California Tomato Growers (USA): Un esempio di successo nell’adozione di tecnologie avanzate per aumentare la produttività e la qualità del pomodoro.
  3. The Tomato Growers Association (Spagna): Un modello cooperativo che ha migliorato la competitività delle aziende agricole locali, applicando l'innovazione in campo agricolo.

Bibliografia

  1. Cunha, M. A., et al. (2019). "Nanotechnology in Agriculture: An Overview." Agricultural Science and Technology Review.
  2. Perez, R., & Lee, W. (2020). "Innovative Agribusiness Models for Sustainable Development." Agribusiness Journal.
  3. D'Ambrosio, F., & De Matteo, M. (2021). "The Role of Innovation in Agribusiness Success." International Journal of Business and Economics.

Questo business plan integra il progetto agricolo innovativo con il territorio di Gallipoli e Alezio, capitalizzando sulle risorse locali e sull’adozione di tecnologie moderne per creare un modello di produzione di pomodori che punta alla qualità, sostenibilità e espansione internazionale.

 

domenica 30 marzo 2025

"Salento Sostenibile: La Rivoluzione Verde dei Vigneti Lecce in Risposta ai Cambiamenti Climatici"

 


"Salento Sostenibile: La Rivoluzione Verde dei Vigneti Lecce in Risposta ai Cambiamenti Climatici"

Antonio Bruno, Dottore Agronomo esperto in diagnostica urbana e territoriale, formatore e giornalista pubblicista divulgatore scientifico

Analisi del Progetto Aziendale Librandi

L'azienda Librandi, situata nel cuore della Calabria, si è distinta nel panorama enologico grazie alla sua capacità di coniugare innovazione e tradizione. Il progetto aziendale è fortemente incentrato sull'adattamento ai cambiamenti climatici e alla promozione della sostenibilità. Librandi ha fatto un passo avanti reintroducendo pratiche tradizionali nella gestione dei vigneti, come potature antiche, fertilizzazioni naturali tramite sovesci, e il recupero degli attrezzi e delle tecniche agricole che sembravano appartenere al passato.

Sfide e Soluzioni

L'azienda affronta due principali sfide:

  1. I cambiamenti climatici e la siccità: Le condizioni climatiche estreme, in particolare le alte temperature e la scarsità di acqua, sono problematiche ricorrenti nella regione calabrese, specialmente nel Cirotano. L'azienda Librandi sta cercando di rispondere a queste sfide con l'uso di vitigni autoctoni, resistenti agli stress climatici, e pratiche come l'irrigazione controllata e il miglioramento della salubrità del suolo attraverso misurazioni e carotaggi.
  2. Sostenibilità ambientale: Per limitare l'uso di fertilizzanti chimici e interventi invasivi, Librandi ha promosso il ritorno a pratiche di agricoltura biologica, tra cui l'uso di sovesci (trifoglio incarnato, senape bianca, ravizzone, favino). Questi migliorano la fertilità del suolo, riducono la necessità di trattamenti chimici e contribuiscono alla salute e biodiversità del terreno.


Business Plan per la Provincia di Lecce

La provincia di Lecce presenta opportunità simili a quelle del Cirotano per quanto riguarda la viticoltura e le sfide climatiche. Qui si potrebbe replicare l'approccio dell’azienda Librandi, adattandolo al territorio salentino, rinomato per i suoi vitigni autoctoni come il Primitivo, il Negroamaro e il Malvasia. Il business plan per un’azienda simile a Librandi nella provincia di Lecce si articolerebbe nei seguenti punti:

1. Analisi del Mercato

  • Domanda di vino sostenibile: L'interesse per i vini biologici e sostenibili è in forte crescita, sia a livello nazionale che internazionale. La crescente preoccupazione per l'ambiente e la salute dei consumatori rende il mercato molto recettivo a prodotti che enfatizzano la tradizione, la qualità e la sostenibilità.
  • Turismo enogastronomico: Lecce e il Salento sono destinazioni turistiche di grande attrazione, con un crescente flusso di turisti attratti dalle bellezze naturali e dalla tradizione vinicola. L'integrazione di un museo dell'impresa, come quello di Librandi, sarebbe un elemento distintivo per attirare visitatori e creare esperienze immersive.

2. Strategia Agronomica

  • Recupero di vitigni autoctoni: Come Librandi, l'azienda salentina potrebbe concentrarsi sul recupero e la valorizzazione dei vitigni storici locali, che hanno un'alta resistenza ai cambiamenti climatici.
  • Tecniche di viticoltura sostenibile: Implementare tecniche simili a quelle di Librandi, come la potatura tradizionale e l'uso di sovesci, potrebbe garantire una viticoltura più ecologica e adatta agli stress idrici e termici.
  • Sostenibilità e ricerca: È importante avviare collaborazioni con l’Istituto Tecnico Agrario della provincia di Lecce e UNISALENTO che ha un corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia per studiare i vitigni locali, con particolare attenzione al loro comportamento in condizioni di stress ambientale.

3. Gestione delle Risorse Idriche

  • Tecniche di regimazione delle acque: Implementare sistemi di irrigazione sostenibili e misurazioni regolari delle risorse idriche, come fatto da Librandi, sarebbe cruciale per ottimizzare l'uso dell'acqua.

4. Integrazione con il Turismo

  • Rete Museale d’Impresa: Creare un museo dedicato alla storia della viticoltura salentina, con focus sulla sostenibilità e il recupero delle tecniche tradizionali, potrebbe diventare un importante attrattore turistico, analogamente al modello di Librandi.

5. Marketing e Posizionamento

  • Branding basato sulla tradizione e l'innovazione: Posizionare il brand come una combinazione di tradizione e innovazione, puntando sulla sostenibilità e l'adattamento ai cambiamenti climatici.
  • Distribuzione: Creare una rete di distribuzione che includa ristoranti di alta gamma, enoteche e il mercato internazionale, sfruttando la crescente domanda di vini biologici e sostenibili.


Case Study e Best Practices

Nel panorama globale, ci sono diversi esempi di aziende vinicole che hanno seguito un percorso simile a quello di Librandi. Tra queste:

  1. Frescobaldi (Toscana, Italia): Un'azienda storica che ha adottato pratiche ecologiche e di sostenibilità, promuovendo la viticoltura biologica e le pratiche tradizionali, con un forte impegno nei confronti della ricerca scientifica per affrontare le sfide climatiche.
  2. Château Margaux (Francia): Questo celebre château ha investito in tecnologie moderne per affrontare i cambiamenti climatici, ma ha anche ripreso pratiche tradizionali in vigna, come l’uso di varietà di uve autoctone.
  3. Antinori (Italia): Ha da tempo messo in atto un approccio integrato che unisce l’innovazione tecnologica alla salvaguardia delle tradizioni viticole, affrontando le sfide ambientali con un focus sul miglioramento della qualità e della sostenibilità.

Letteratura Scientifico-Academica

  1. "Viticulture and Environment" di P. C. Struik & J. A. J. M. van den Berg (2010): Analisi dell’adattamento delle viti alle condizioni climatiche variabili e alla gestione sostenibile.
  2. "Sustainability in the Wine Industry" di S. Carballo et al. (2015): Studio sulle pratiche ecologiche nell'industria vinicola.
  3. "Climate Change and the Wine Industry" di B. A. Trought & M. A. W. Howell (2013): Approfondimenti sugli effetti dei cambiamenti climatici sulle viti e sulle pratiche enologiche.

Bibliografia

  1. Struik, P. C., & van den Berg, J. A. J. M. (2010). Viticulture and Environment. Springer.
  2. Carballo, S., et al. (2015). Sustainability in the Wine Industry. Elsevier.
  3. Trought, B. A., & Howell, M. A. W. (2013). Climate Change and the Wine Industry. Springer.
  4. Librandi, P. (2025). Il ritorno alle pratiche tradizionali in vigna per affrontare i cambiamenti climatici. Convegno Vi.te.s.