domenica 14 giugno 2015

Una lettera di Alexander Purcell, professore emerito alla University of California, e uno dei massimi esperti mondiali di patologie causate da Xylella fastidiosa.



“Una nuova, letale malattia dell'olivo si sta diffondendo nel Salento, i cui tanti oliveti moribondi o morti costituiscono ormai un ben triste spettacolo. La causa della devastante affezione, cui è stato attribuito l’acronimo CoDiRO (complesso del disseccamento rapido dell’olivo) è la Xylella fastidiosa, un batterio che si annida nei vasi che trasportano acqua ed elementi nutritivi (xilema) delle piante infette, occludendoli. Le più comuni reazioni alla comparsa di questo vero e proprio flagello ecologico che si espande a vista d’occhio negli oliveti della Puglia meridionale sono state incredulità, angoscia e rabbia.”
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“……….le evidenze sperimentali, asettiche e scevre da qualsivoglia teoria complottista, forniscono molto più che indizi nel processo al responsabile del disastro: il dito degli scienziati è puntato su Xylella fastidiosa.”
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Com’è possibile che più o meno da una dozzina di anni il tacco d’Italia  sia diventato  la prima area europea ad essere stata invasa da X. fastidiosa?
Ripensandoci, è più che plausibile che una moltitudine di piante asintomatiche, ancorché infette, siano state introdotte in Europa dal XVI secolo in poi dal centro America e dalle aree tropicali e subtropicali del Sud e del Nord America.  Ed ancora  vettori conclamati di X. fastidiosa sono presenti e largamente diffusi in Europa. Come si è detto, X. fastidiosa si localizza  all’interno dei vasi xilematici  (legnosi) degli ospiti, ma è anche presente negli insetti che si nutrono, succhiandola, della linfa grezza. Una volta acquisito dall'insetto che lo trasporta (vettore), il batterio viene trasferito ad altre piante nelle quali viene inoculato con le punture, propagando così l’infezione. La risposta all’interrogativo di cui sopra la si può pertanto trovare nel ceppo batterico che è sbarcato  nel Salento, tenendo a mente che ceppi  X.. fastidiosa differenti tra loro si adattano al tipo di ospite che invadono e danneggiano.
Si dà ora il caso che la popolazione di X. fastidosa che è costantemente presente negli olivi affetti da CoDiRO appartenga ad una sottospecie (Xylella fastidiosa subsp. pauca) la cui presenza è stata accertata solo in Sud e Centro America.
Poiché il ceppo batterico salentino è risultato geneticamente identico ad uno costaricano della sottospecie pauca, appare più che probabile che il Costa Rica sia il suo paese d’origine; questa tesi è avvalorata dalla constatazione che diverse partite di piante ornamentali di importazione centro americana (Costa Rica ed Honduras), infette da Xylella ma apparentemente sane, sono state  recentemente intercettate in Olanda.

Al fine di informare le autorità governative ai vari livelli e il pubblico è, a mio parere,   essenziale  fornire  spiegazioni  su quanto già si conosce, e cercare di comprende e quanto ancora si ignora  riguardo a  questa nuova malattia dell’olivo. È bene tenere a mente che il Salento, oltre agli olivi, ospita una serie di piante da frutto come il mandorlo ed ornamentali tra cui l’oleandro,  soggette agli attacchi di Xylella. Ciò rende ancor più urgente la continuazione del lavoro in corso per l’identificazione di altri possibili ospiti tra le essenze boschive ed ornamentali di interesse per l’Europa ed il Mediterraneo ove la Xylella potrebbe diffondersi.

In qualità di studioso che fin dal lontano 1972 si è occupato della epidemiologia  di X. fastidiosa e del contrasto alla diffusione delle fitopatie da essa indotte in California, Messico, Brasile, Costa Rica, e che ben conosce il  problema salentino che ha avuto modo di osservare  di persona, mi permetto di riportare alcune considerazioni che ritengo importanti ed attuali.

1. È  necessaria un’azione immediata per incrementare e sostenere la ricerca sulla Xylella fastidiosa in Europa. A partire dal 2000, gli Stati Uniti hanno investito annualmente milioni di dollari per la ricerca di base ed applicata sulla X. fastidiosa e per condurre azioni mirate sia al blocco della diffusione di nuovi insetti vettori ritrovati in California, sia alla introduzione di nuovi ceppi del batterio. Questo programma ha prodotto risultati interessanti ed ha consentito lo sviluppo di  nuovi promettenti metodi di lotta ora in attesa di applicazione commerciale. Le frontiere non fermeranno la diffusione della malattia oggi limitata a una piccola area del sud Italia. I governi e i ricercatori dei Paesi con clima favorevole alla X. fastidiosa, nei quali sono presenti colture ed essenze forestali suscettibili alle sue infezioni, dovrebbero senza indugio studiare le potenzialità di diffusione del batterio nel malaugurato caso che vi fosse introdotto. Dovrebbero anche preparare piani d’intervento da mettere subito in opera non appena la presenza del batterio viene segnalata  nel loro territorio. Tutto ciò adeguatamente sostenuto da assistenza finanziaria per gli agricoltori e i servizi fitosanitari.

2. Il governo ai vari livelli e l'opinione pubblica necessitano di informazioni chiare di cui possano fidarsi. Notizie aggiornate e tempestive sono indispensabili  per stimolare l'interesse pubblico ed il  sostegno alle azioni necessarie per il contenimento della diffusione della X. fastidiosa. Senza il supporto e la convinta accettazione pubblica delle azioni da intraprendere, non vi è speranza di successo nella campagna di lotta.

3. Un coordinamento internazionale nella azioni di contrasto alla diffusione di Xylella fastidiosa è assolutamente necessario. I trasporti aerei e la globalizzazione del commercio hanno accelerato la diffusione intercontinentale di parassiti e malattie delle piante. In anni assai recenti l'approdo della "malattia di Pierce", una gravissima affezione della vite causata da X. fastidiosa,  è stata segnalata a Taiwan ed Iran. Si corre pertanto il rischio che questo ceppo batterico si diffonda nei vigneti europei, asiatici e nord africani.

4. Ricerca e lotta devono essere adattate al tipo di coltura e all'area interessata. Le strategie di lotta che funzionano in una determinata regione o su di una specifica coltura possono non essere  altrettanto efficaci su altre colture, o sulla medesima coltura ma in condizioni pedoclimatiche differenti. Ad esempio, la tempestiva eliminazione delle viti colpite dalla malattia di Pierce non ha sortito effetti degni di nota in California, mentre la stessa operazione condotta Brasile sugli agrumi  è risultata essenziale per contenere gli attacchi di "clorosi variegata", una malattia anch'essa indotta da X. fastidiosa. Inoltre, in tre differenti aree californiane vengono adottati tre diversi metodi di lotta contro la malattia di Pierce. Ciò a causa della presenza e attività di differenti insetti vettori e delle condizioni climatiche locali.

Ancorché non sia possibile prevedere dove e come la Xylella si diffonderà, è però un fatto che quando il batterio penetra in un territorio e vi si insedia, la sua eradicazione non è più possibile. La prevenzione è quindi l'unico efficace mezzo per affrontare questo patogeno. Il mio ultimo tentativo per attirare l'attenzione sulla possibilità chela Xylella penetrasse in Europa risale a 18 anni addietro, con la nota "Xylella fastidiosa, a regional problem or global threat?” (Journal of Plant Pathology, 79: 99-105, 1997).  E' cambiato qualcosa nel tentare di prevenire o rallentare la diffusione di questo patogeno? Non far nulla ha ora un costo molto basso, ma il costo sarà assai più  elevato in un immediato futuro.



di Alexander Purcell, Professore Emerito della University of California, Berkeley

sabato 13 giugno 2015

Cosa fare agli olivi del Salento leccese per RENDERELI PIU’ FORTI NEI CONFRONTI DEGLI ATTACCHI DEI PARASSITI E DELLE MALATTIE COME LA BATTERIOSI DA XYLELLA FASTIDIOSA


Tutti gli esseri viventi hanno la necessità di avere accesso a tre microelementi che sono il Magnesio, il Rame e il Ferro.
Il Magnesio serve alle piante, compresi gli olivi, per riuscire a fare la fotosintesi clorofilliana. La fotosintesi in pratica consente alle piante di produrre la cellulosa, l’amido ovvero le stesse foglie.
La pianta ha anche bisogno di energia che le necessita per la fioritura e per l’accrescimento dei frutti che è data dalla catena respiratoria che deve contenere necessariamente sia il rame che il ferro.
Siccome non si effettuano le buone pratiche agricole questi tre microelementi indispensabili per l’olivo non sono presenti nei terreni degli oliveti del Salento leccese perché si presentano compatti e duri tanto da risultare molto più impermeabilizzati in confronto a un terreno che abbia una copertura vegetale spontanea.
Manca quindi l’apporto delle foglie in cui questi tre microelementi sono presenti. Infatti ad opera di batteri e funghi presenti nel terreno le foglie vengono decomposte e tale processo mette a disposizione delle piante il Magnesio, il Rame e il Ferro.
Ciò che aggrava ulteriormente tali carenze è il fatto che da decenni si trattano i terreni con DISERBANTI. Da prove fatte dal prof. Vincenzo Calò, che tra le altre cose è stato professore di Chimica Organica all'Università di Bari nel suo laboratorio i diserbanti bloccano i microelementi che quindi non risultano più a disposizione della pianta.
In conclusione per i motivi esposti gli olivi del Salento leccese sono in una condizione di sofferenza che li rende più vulnerabili agli attacchi dei parassiti e tra questi ultimi anche degli insetti, funghi, virus, micoplasmi e del batterio Xylella fastidiosa.
Conclusioni:
1.            NON UTILIZZARE I DISERBANTI.
2.            Ripristinare la presenza di sostanza organica nel terreno ovvero delle foglie attraverso la pratica del sovescio.
3.            Nel frattempo intervenire con concimazioni a base dei tre microelementi che risultano indisponibili per l’olivo ovvero il Magnesio, il Rame e il Ferro.

Sintesi dell’intervista realizzata dalla TV Antenna Sud al prof Vincenzo Calò, che tra le altre cose è stato professore di Chimica Organica all'Università di Bari http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/autori.html?auth-id=31656  


sabato 6 giugno 2015

Perché e come stanno disseccando alcuni olivi del Salento leccese?


Come sappiamo esiste SOLO L’EVIDENZA! Le osservazioni
che ho fatto personalmente del disseccamento di alcuni olivi della Provincia di Lecce mi hanno restituito l'evidenza di una progressione dello stesso disseccamento  sulla SS 101 da sud Ovest verso nord Ovest. L’unica ipotesi sin qui formulata, che offre una PARZIALE spiegazione a queste mie osservazioni, è quella che ritiene che il disseccamento sia determinato dal batterio e che l’infezione si diffonda ad opera di un vettore. La formulazione di tale ipotesi però non spiega perché alcuni olivi che sono a sud ovest sono ancora vivi né il perché a est non ci sia la stessa progressione.

Chiedo a chiunque abbia informazioni o altre ipotesi di formularle e di renderle note nella rete al fine di contribuire a capire perché e come stiano disseccando alcuni olivi del Salento leccese.

venerdì 5 giugno 2015

Linee Guida per la Potatura dei novantadue (92) oleandri di Via Matteotti a San Cesario di Lecce (46 lato destro e 46 lato sinistro)

Linee Guida per la Potatura dei novantadue (92) oleandri di Via Matteotti a San Cesario di Lecce (46 lato destro e 46 lato sinistro)
L'Oleandro è un arbusto cespuglioso, molto ramificato, con rami eretti e sottili, in Via Matteotti a San Cesario di Lecce sul lato destro a partire dall’incrocio con Via Vittorio Emanuele III se ne contano 46 lo stesso numero di oleandri ovvero 46 si contano sul lato sinistro, in tale via gli oleandri hanno portamento di piccolo alberello, tale modalità di allevamento può far superare a queste piante i 5 metri di altezza.
I 92 alberelli di Via Matteotti in questo momento sono in fioritura poiché queste piante fioriscono da maggio-giugno e fruttificano in ottobre-novembre.
La corteccia che è liscia e verde quando l’oleandro è giovane, invece in quelli di Via Matteotti è grigiastra e screpolata longitudinalmente poiché le pinte sono adulte. Le foglie sono persistenti ovvero non cadono in autunno, lanceolate, opposte o a verticilli di tre, con lamina molto coriacea, picciolate , lunghe fino a 15 cm, con margine intero. La pagina superiore è color verde scuro, debolmente lucida, quella inferiore opaca con riflessi grigiastri e glauchi.
E' un arbusto con fiori ermafroditi, riuniti in infiorescenze, sono di colore rosa o bianco, con corolla a tubo stretto terminante in cinque lobi, grandi e vistosi con corolle rosa, rosse o biancastre. Il frutto è costituito da due follicoli ravvicinati e fusi in un solo corpo cassuliforme subcilindrico, lungo circa 15-20 cm, pubescente, brunastro. A maturità diventa deiscente, liberando i semi piumosi.
L’olenadro Nerium oleander L., 1753 è una Microfanerofita cespugliosa.
La potatura
Dal momento che l'oleandro cresce rapidamente, è necessario controllarne lo sviluppo e la forma mediante potature periodiche. L'oleandro infatti, reagisce perfettamente, rigenerandosi con rapidità, tuttavia bisogna fare attenzione alla potatura che viene fatta immediatamente dopo la fioritura, per non rischiare di recidere gli steli fioriferi che si formano in autunno. Quindi nel mese di luglio, appena la fioritura sarà finita è opportuno intervenire con la potatura.
Annualmente a metà luglio dopo la fine della fioritura provvedere a rimuovere i rami più vecchi in modo da far tenere alla pianta una forma regolare, e per permettere alle parti più giovani dell'oleandro di crescere rigogliose.
La potatura di luglio dell'oleandro, pertanto, consiste nel togliere i fiori appassiti. Una potatura più drastica per ringiovanire gli arbusti e mantenerli a un’altezza contenuta è quella di tagliare tutti i rami a circa 15/25 centimetri dalla ceppaia.
Ogni anno verso febbraio – marzo ringiovanite e sfoltite la pianta asportando tutti i rami secchi. In questo modo davanti casa avrete dei cespugli fioriti piuttosto che degli stecchi disadorni.
Ricordo a tutti che l’oleandro è una pianta velenosa, poiché contiene delle sostanze nocive, che agiscono sul cuore, e, proprio per tale ragione, vengono utilizzate anche in medicina. Quando potate non mettete le mani in bocca né toccate cibo ed è sempre opportuno lavarsi le mani dopo aver toccato la pianta e, soprattutto, i suoi bellissimi fiori. Non sono soltanto i fiori dell’oleandro ad essere nocivi. E', infatti, pericolosamente velenosa anche la foglia, i fusti e persino i semi. La tossicità dell’oleandro si deve particolarmente ad una tossina, l’oleandrina, che permane nella pianta anche dopo essiccamento, compresa la bollitura e la combustione.
Questo significa che mai, e per nessuna ragione, si devono bruciare (ad esempio in un camino o nel tentativo di attizzare il fuoco per un barbecue improvvisato), un arbusto di oleandro o le stesse foglie, sia pure fossero secche, in quanto il fumo sprigionatosi dalla combustione risulta essere molto tossico ed in qualche caso anche mortale!
L’attrezzatura necessaria per effettuare la potatura degli oleandri è la forbice telescopica "taglia e prendi" è dotata di una particolare ganascia brevettata che permette anche di mantenere il frutto nel caso la si voglia usare per la raccolta. 
La lama in acciaio temperato e la struttura telescopica in alluminio ci permette di poter raggiungere un'altezza di circa 5 metri dove poter effettuare potature per fusti di circa 15 millimetri.


Consente anche la raccolta dei frutti senza doversi arrampicare sulle piante ed evitare l'utilizzo sempre rischioso della scala.
E' disponibile anche uno svettatoio accessorio facilmente applicabile per le potature di rami di maggiore dimensione.
Il costo non dovrebbe superare poche decine di Euro.
Ora vediamo uno ad uno gli oleandri di Via Matteotti e i suggerimenti che possono essere dati ai cittadini che volessero prendersene cura. La potatura suggerita per ogni oleandro è contenuta in una scheda con la foto.
Di seguito le tipologie di intervento riscontrate negli oleandri di Via Matteotti a San Cesario di Lecce:

1- Oleandro giovane che necessità della potatura di formazione
2 - Oleandro che nell’anno scorso è stato sottoposto a potatura drastica
3- Oleandro in fioritura

Oleandro giovane che necessità della potatura di formazione
L’oleandro giovane va impostato ad alberello in maniera simmetrica a quelli già presenti. Quindi bisogna continuare con la potatura di formazione portando la ceppaia (punto da cui si dipartono poi i rami fioriti) alla stessa altezza degli altri che sono sulla strada.

Oleandro che nell’anno scorso è stato sottoposto a potatura drastica
E’ del tutto evidente che l’oleandro che ha subito nell’anno precedente una drastica potatura presumibilmente finalizzata a ottenere un ridimensionamento della chioma non ha la necessità di essere sottoposto a interventi di potatura.

Oleandro in fioritura
A metà luglio dopo la fine della fioritura provvedere a rimuovere i rami più vecchi in modo da far tenere alla pianta una forma regolare, e per permettere alle parti più giovani dell'oleandro di crescere rigogliose.
Sempre con la forbice telescopica provvedere a cimare i rami più alti per contenere l’altezza dell’alberello desiderata.

giovedì 4 giugno 2015

FINALMENTE ULIVI SANI: Una ricerca sull’uso dei consorzi microbici dei suoli e il rispetto della biodiversità microbica delle piante.


I MICROORGANISMI e il loro  AMBIENTE NATURALE è un dato fondamentale per i Paesaggi viventi. In natura le cellule vivono in associazione con altre cellule costituendo le POPOLAZIONI che sono L’INSIEME DI NUMEROSI ORGANISMI DELLA STESSA SPECIE composte da gruppi di cellule che derivano da divisioni cellulari successive a partire da una singola cellula parentale. Si definisce habitat il luogo in cui una popolazione microbica vive. IL CONSORZIO MICROBICO è l’insieme di più popolazioni che occupano lo stesso habitat e  sono metabolicamente correlate. Le COMUNITA’ MICROBICHE sono costituite da diverse popolazioni microbiche (consorzi)  che interagiscono tra di loro in un determinato ambiente. I componenti e il numero di cellule che costituiscono una comunità microbica dipendono dalle risorse e  dalle condizioni presenti in quel determinato habitat.
L’ ECOSISTEMA è costituito dagli organismi viventi unitamente ai  costituenti chimici e fisici dell’ambiente di cui fanno parte.
Le piante si ammalano plausibilmente per le condizioni di disequilibrio microbiologico e chimico­fisico dei terreni e dell’ecosistema degli uliveti: una situazione determinata storicamente da pratiche agricole orientate ad un uso sconsiderato di erbicidi e pesticidi e dall’incuria e l’abbandono dei campi agricoli per la non redditività degli stessi.
I microrganismi del suolo sono indispensabili per il funzionamento e la fortificazione delle piante, ed essenziali per la fertilità. I trattamenti indiscriminati con i fitofarmaci, nel tempo, hanno causato una vera e propria immuno-compressione, distruggendo, insieme ai patogeni, la biodiversità microbica e compromettendo la capacità di difesa naturale dei terreni.
Un ECOSISTEMA è controllato in modo significativo dalle TRASFORMAZIONI MICROBICHE. I microorganismi, conducendo i loro processi metabolici, rimuovono nutrienti dall’ambiente circostante. Allo stesso tempo, liberano nell’ambiente i loro prodotti di scarto. Nel tempo, un ECOSISTEMA gradualmente cambia, sia CHIMICAMENTE che FISICAMENTE attraverso le  trasformazioni microbiche dei nutrienti
C’è stato il problema della flavescenza dorata delle viti piemontesi.
La flavescenza dorata (FD) è una fitoplasmosi appartenente al gruppo dei giallumi della vite. Il nome viene attributo dalla colorazione gialla dorata che assumono le foglie, i tralci ed i grappoli di vitigni a bacca bianca una volta colpiti. L'agente causale della malattia è un fitoplasma, che si insedia nei tessuti floematici dell'ospite e ne provoca il blocco della linfa elaborata, inducendo uno squilibrio della attività fisiologiche dalla pianta stessa.
La malattia è originaria delle regioni Europee come malattia endemica, ma non ha costituito un problema sino all'arrivo dello Scaphoideus titanus Ball, originario dell'areale Neartico, dove il fitoplasma non è presente e perciò lo S. titanus è vettore di altri fitoplasmi come l'Ash Yellows, X-Disease e Grapevine Yellows.

Il vettore è giunto in Francia nel 1955. In Italia è stato segnalato per la prima volta nel 1963 in Liguria.
Oggi il ciclo dello S. titanus è chiuso ed è pertanto un insetto obbligato della vite.
In Piemonte si pensò di fermare il contagio lottando contro l’insetto vettore, attraverso insetticidi e sradicamento. Nonostante un importante piano operativo e finanziario di milioni di euro e il largo impiego di insetticidi, i risultati sono stati assai scadenti…
Diversamente, esperienze alternative di trattamento della flavescenza dorata non come causa primaria, ma come una concausa dello squilibrio creatosi dall’impoverimento microbiologico, hanno portato a riscontri positivi: le piante hanno ripristinato la loro resistenza, rispondendo in modo naturale agli attacchi degli organismi patogeni.
Nuovi metodi che, a differenza delle sostanze chimiche, rispettino la biodiversità microbica delle piante e l’uso dei consorzi microbici dei suoli – tecnologia che utilizza organismi viventi allo scopo di incrementare la resistenza o la tolleranza delle piante verso i patogeni, limitando così l’uso di prodotti chimici fortemente inquinanti e dannosi per l’uomo e per gli animali.

E’ necessario sostenere e promuovere la ricerca, specie quella che consideri modelli di agricoltura che tengano in dovuta considerazione l’uso dei consorzi microbici dei suoli e il rispetto della biodiversità microbica delle piante.

Taviano,ulivi rigogliosi sani e curati in via Melissano e via Matino. Osservazioni del 2 Giugno 2015.

Taviano,ulivi rigogliosi sani e curati in via Melissano e via Matino.Foto del 2 Giugno 2015.Osservazioni di Dante Giuseppe Liviello 












Osservazioni di lunedì 1 giugno 2015 cultivar Leccino zona "La Castellana" a Gallipoli.

 Lunedì 1 giugno 2015 a "La castellana" in Agro di Gallipoli. Essiccamenti e  licheni che ricoprivano anche i rami più esterni ed estremi di olivi cultivar LECCINO
I proprietari riferivano a TINA MINERVA che i leccini stavano "crollando" tutti assieme.
La stessa Minerva riferisce che ci sono uliveti in perfetta salute seppur in zone gravemente compromesse e che sono  delle varietà Cellina di Nardò e Ogliarola Salentina plurisecolari che appunto appaiono "resistenti".
Cosa accade a quelle piante?
Tina Minerva riferisce che pose la domanda al dott. Boscia nel febbraio del 2014 senza mai riuscire ad avere risposta nei confronti di questo fenomeno.