domenica 29 giugno 2025

Le regioni e zone agrarie della Provincia di Lecce, come indicate nella mappa del 1938 dell'Istituto Statistica del Regno d'Italia

 Le regioni e zone agrarie della Provincia di Lecce, come indicate nella mappa del 1938 dell'Istituto Statistica del Regno d'Italia, sono le seguenti, suddivise tra aree collinari e pianure:

Regioni e Zone Agrarie (Collina):
  • XLVIII: Versante orientale della Serra di Supersano.
  • XLIX: Versante occidentale della Serra di Supersano.
  • L: Zona collinare di Specchia.
  • LI: Zona collinare di Salve.
Regioni e Zone Agrarie (Pianura):
  • XLV: Pianura di Lecce.
  • XLVI: Pianura di Brindisi.
  • XLVII: Pianura di Taranto.
  • LII: Zona di Ugento.
  • LIII: Zona di Gallipoli.
  • LIV: Zona di Otranto.
  • LV: Zona di Castro.
  • LVI: Zona di Tricase.
  • LVII: Zona di Leuca.
  • LVIII: Zona di Presicce.
  • LIX: Zona di Ruffano.
  • LX: Zona di Casarano.
  • LXI: Zona di Nardò.
  • LXII: Zona di Copertino.
  • LXIII: Zona di Campi Salentina.
  • LXIV: Zona di Squinzano.
  • LXV: Zona di Vernole.
  • LXVI: Zona di Melendugno.
  • LXVII: Zona di Martano.
  • LXVIII: Zona di Maglie.
  • LXIX: Zona di Scorrano.
  • LXX: Zona di Supersano.
  • LXXI: Zona di Parabita.
  • LXXII: Zona di Matino.
  • LXXIII: Zona di Alezio.
  • LXXIV: Zona di Sannicola.
  • LXXV: Zona di Galatone.
  • LXXVI: Zona di Aradeo.
  • LXXVII: Zona di Galatina.
  • LXXVIII: Zona di Soleto.
  • LXXIX: Zona di Cutrofiano.
  • LXXX: Zona di Collepasso.
  • LXXXI: Zona di Taviano.
  • LXXXII: Zona di Racale.
  • LXXXIII: Zona di Alliste.
  • LXXXIV: Zona di Muro Leccese.
  • LXXXV: Zona di Sanarica.
  • LXXXVI: Zona di Giuggianello.
  • LXXXVII: Zona di Minervino di Lecce.
  • LXXXVIII: Zona di Cocumola.
  • LXXXIX: Zona di Vignacastrisi.
  • XC: Zona di Diso.
  • XCI: Zona di Marittima.
  • XCII: Zona di Corsano.
  • XCIII: Zona di Tiggiano.
  • XCIV: Zona di Alessano.
  • XCV: Zona di Gagliano del Capo.
  • XCVI: Zona di Patù.
  • XCVII: Zona di Morciano di Leuca.
  • XCVIII: Zona di Castrignano del Capo.
  • XCIX: Zona di Acquarica del Capo.
  • C: Zona di Presicce.
  • CI: Zona di Specchia.
  • CII: Zona di Miggiano.
  • CIII: Zona di Montesano Salentino.
  • CIV: Zona di Supersano.
  • CV: Zona di Nociglia.
  • CVI: Zona di Surano.
  • CVII: Zona di Spongano.
  • CVIII: Zona di Andrano.
  • CIX: Zona di Botrugno.
  • CX: Zona di San Cassiano.
  • CXI: Zona di Ortelle.
  • CXII: Zona di Poggiardo.
  • CXIII: Zona di Giurdignano.
  • CXIV: Zona di Otranto.
  • CXV: Zona di Cursi.
  • CXVI: Zona di Melpignano.
  • CXVII: Zona di Corigliano d'Otranto.
  • CXVIII: Zona di Castrignano de' Greci.
  • CXIX: Zona di Carpignano Salentino.
  • CXX: Zona di Serrano.
  • CXXI: Zona di Calimera.
  • CXXII: Zona di Martignano.
  • CXXIII: Zona di Caprarica di Lecce.
  • CXXIV: Zona di Cavallino.
  • CXXV: Zona di Lizzanello.
  • CXXVI: Zona di Merine.
  • CXXVII: Zona di San Cesario di Lecce.
  • CXXVIII: Zona di San Donato di Lecce.
  • CXXIX: Zona di Lequile.
  • CXXX: Zona di Monteroni di Lecce.
  • CXXXI: Zona di Arnesano.
  • CXXXII: Zona di Novoli.
  • CXXXIII: Zona di Carmiano.
  • CXXXIV: Zona di Guagnano.
  • CXXXV: Zona di Salice Salentino.
  • CXXXVI: Zona di Veglie.
  • CXXXVII: Zona di Leverano.
  • CXXXVIII: Zona di Porto Cesareo.
  • CXXXIX: Zona di Copertino.
  • CXL: Zona di Nardò.
  • CXLI: Zona di Galatone.
  • CXLII: Zona di Seclì.
  • CXLIII: Zona di Neviano.
  • CXLIV: Zona di Sannicola.
  • CXLV: Zona di Tuglie.
  • CXLVI: Zona di Collepasso.
  • CXLVII: Zona di Matino.
  • CXLVIII: Zona di Parabita.
  • CXLIX: Zona di Casarano.
  • CL: Zona di Ruffano.
  • CLI: Zona di Taurisano.
  • CLII: Zona di Acquarica del Capo.
  • CLIII: Zona di Gagliano del Capo.
  • CLIV: Zona di Castrignano del Capo.
  • CLV: Zona di Morciano di Leuca.
  • CLVI: Zona di Patù.
  • CLVII: Zona di Salve.
  • CLVIII: Zona di Presicce.
  • CLIX: Zona di Ugento.
  • CLX: Zona di Alliste.
  • CLXI: Zona di Racale.
  • CLXII: Zona di Taviano.
  • CLXIII: Zona di Melissano.
  • CLXIV: Zona di Gallipoli.
  • CLXV: Zona di Alezio.
  • CLXVI: Zona di Sannicola.
  • CLXVII: Zona di Galatone.
  • CLXVIII: Zona di Copertino.
  • CLXIX: Zona di Nardò.
  • CLXX: Zona di Leverano.
  • CLXXI: Zona di Salice Salentino.
  • CLXXII: Zona di Guagnano.
  • CLXXIII: Zona di Carmiano.
  • CLXXIV: Zona di Novoli.
  • CLXXV: Zona di Arnesano.

"Regioni e Zone Agrarie" della Provincia di Lecce,



 

La mappa illustra le "Regioni e Zone Agrarie" della Provincia di Lecce del  CATASTO AGRARIO 1929 .. VIII,
 suddividendole in aree collinari e di pianura, ciascuna identificata da una sigla numerica romana [Immagine].

Regioni e Zone Agrarie:
  • Colline:
    • XXXVIII: Serre di Supersano e di Ruffano [Immagine].
    • XXXIX: Serre di Specchia [Immagine].
    • XL: Serre di Ugento e di Presicce [Immagine].
    • XLI: Serre di Leuca e di Alessano [Immagine].
    • XLII: Serre Salentine [Immagine].
  • Pianure:
    • XLIII: Pianura di Lecce [Immagine].
    • XLIV: Pianura di Nardò [Immagine].
    • XLV: Pianura di Copertino [Immagine].
    • XLVI: Pianura di Brindisi (parte della provincia di Lecce) [Immagine].
    • XLVII: Pianura di Taranto (parte della provincia di Lecce) [Immagine].
    • XLVIII: Pianura di Otranto [Immagine].
    • XLIX: Pianura di Maglie [Immagine].
    • L: Pianura di Gallipoli [Immagine].
    • LI: Pianura di Casarano [Immagine].
    • LII: Pianura di Tricase [Immagine].
    • LIII: Pianura di Gagliano [Immagine].
La percentuale di superficie territoriale occupata da terreni agricoli varia significativamente tra queste zone, con la Pianura di Copertino che presenta il valore massimo (61,9%) e la Pianura di Nardò il minimo (51,1%). 

sabato 28 giugno 2025

Un milione per gli alberi: il verde che ci salva

 


di Antonio Bruno

In un’Italia che spesso sembra ricordarsi del verde solo quando arriva l’estate e le città si trasformano in fornaci di cemento e lamiere arroventate, leggere che una giunta comunale — in questo caso quella di Lecce — ha deciso di investire un milione e centomila euro per piantare 322 alberi, aiuole drenanti e corridoi ecologici, non può che fare bene. Al cuore e alla testa.

Perché piantare un albero oggi, in una città, non è un gesto romantico. È un gesto politico. È una dichiarazione di guerra al degrado, all’afa, all’indifferenza.

Abbiamo cementificato troppo, per troppi anni. Abbiamo tagliato alberi perché “alzavano i marciapiedi” e non ci siamo accorti che alzavano anche il livello della nostra qualità della vita. E allora sì, sostituire i pini malati con lecci o alberi bottiglia, più adatti al clima che cambia, è un atto di responsabilità. Forse anche di coraggio, in un’epoca in cui si preferisce l’effimero all’essenziale.

Mi ha colpito una frase dell’assessore all’Ambiente: «Non più pini, ma lecci». È una scelta tecnica, certo. Ma è anche una metafora del tempo che stiamo vivendo. Serve adattarsi, cambiare, scegliere con attenzione. Non possiamo più permetterci l’arbitrarietà o la fretta. Neanche in giardino.

E allora bene ha fatto Lecce a pensare a un “circuito del verde” che unisce piazze, viali e persino cimiteri. Perché il verde deve accompagnarci sempre, dalla nascita all’ultimo respiro. E una città che pianta alberi è una città che ha memoria, che guarda avanti, che non si rassegna a diventare solo parcheggio e smog.

Mi auguro che questo progetto venga finanziato. E che sia d’esempio. Perché se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni di professione è che le cose più semplici sono spesso le più rivoluzionarie. Come piantare un albero. Che domani, magari, farà ombra a un bambino che oggi ancora non è nato.

 Di seguito una descrizione puntuale del progetto, un confronto con la letteratura scientifica e con casi di studio internazionali comparabili, seguiti dalla bibliografia.

Autore: Antonio Bruno

Istituzione: Associazione dei Laureati in Scienze Agrarie e Forestali della Provincia di Lecce


🟢 Descrizione del progetto: riqualificazione verde e infrastrutture verdi urbane a Lecce

Il progetto approvato dalla Giunta comunale di Lecce, guidata dal sindaco Adriana Poli Bortone, si configura come un importante intervento di rigenerazione urbana e ambientale volto alla sostituzione di alberi compromessi e alla piantumazione di nuove specie resilienti in nove aree della città. L’intervento prevede un investimento complessivo di 1.100.000 euro e si inserisce nel bando regionale per la tutela della biodiversità e la rigenerazione del paesaggio urbano, promosso dalla Regione Puglia.

Interventi previsti

  • Piantumazione di:

    • 322 nuovi alberi,

    • 25 alberelli,

    • 312 cespugli e piantine ornamentali.

  • Aree coinvolte: Porta Napoli, via San Nicola, area cimiteriale, Villa comunale "Giuseppe Garibaldi", viale Francesco Lo Re, viale Giuseppe Grassi, Fontana dell’Armonia, viale Roma, e area retrostante il cimitero.

  • Superficie verde incrementata: +2.000 m² di chioma arborea.

  • Specie impiegate: lecci, ligustri, alberi bottiglia (Brachychiton populneus), selezionate per resilienza climatica e resistenza alla siccità.

  • Realizzazione di aiuole drenanti e corridoi ecologici periurbani.

  • Integrazione con sistemi verdi multifunzionali: greenways, giardini urbani, agricoltura urbana, tetti e pareti verdi.


📚 Confronto con la letteratura scientifica

🌳 1. Infrastrutture verdi e cambiamento climatico

Le infrastrutture verdi (GI – Green Infrastructure) sono strumenti chiave per la resilienza urbana, la mitigazione dell’isola di calore urbana e la gestione sostenibile delle acque meteoriche (Gill et al., 2007; Tzoulas et al., 2007). Il progetto leccese si allinea con queste raccomandazioni, adottando aiuole drenanti e connessioni ecologiche urbane.

🌿 2. Selezione delle specie vegetali

L’abbandono dei pini a favore di specie più resistenti come i lecci (Quercus ilex) e i ligustri (Ligustrum spp.) riflette le indicazioni delle linee guida FAO e ISPRA sulla gestione del verde urbano in contesti climatici mediterranei, dove si raccomandano specie autoctone o naturalizzate, a basso fabbisogno idrico e adatte a suoli poveri (FAO, 2016; ISPRA, 2021).

💧 3. Suolo e drenaggio urbano sostenibile (SUDS)

L’introduzione di aiuole drenanti e strutture di contenimento in pietra a secco è coerente con i principi dei Sustainable Urban Drainage Systems, noti per favorire la permeabilità del suolo e ridurre il carico idraulico dei sistemi fognari (Fletcher et al., 2015).


🌍 Confronto con casi di studio internazionali

🇩🇪 Friburgo (Germania)

La città ha implementato sistemi di verde urbano distribuito e tetti verdi su larga scala. Similmente a Lecce, l’obiettivo è aumentare la copertura vegetale urbana, utilizzando specie resilienti e favorendo l’infiltrazione delle acque (Beatley, 2011).

🇪🇸 Barcellona (Spagna) – Green Infrastructure Plan

Barcellona ha promosso un piano per la rete verde urbana che include piantumazioni in aree dismesse e corridoi ecologici urbani, puntando su specie autoctone e resistenti alla siccità in risposta alla desertificazione (Ajuntament de Barcelona, 2017).

🇺🇸 Portland (Oregon) – Green Streets Program

Programmi analoghi con aiuole drenanti e verde multifunzionale sono attivi a Portland, dove i Green Streets trattengono acque piovane e aumentano la biodiversità urbana (City of Portland, 2019).


Punti di forza del progetto

  • Integrazione di resilienza climatica e rigenerazione urbana.

  • Utilizzo di specie selezionate secondo criteri scientifici.

  • Attenzione al suolo permeabile e alla connessione ecologica urbana.

  • Contributo alla salute pubblica, mitigazione del rumore, e alla qualità dell’aria (WHO, 2017).

🔍 Criticità e raccomandazioni

  • Mancano dettagli sulla manutenzione a lungo termine, fondamentale per la sopravvivenza degli alberi.

  • Partecipazione pubblica e coinvolgimento della cittadinanza non menzionati: approcci partecipativi possono migliorare l’efficacia degli interventi verdi (Kabisch et al., 2016).

  • Opportunità per ampliare il progetto includendo monitoraggio degli ecosistemi urbani tramite sensori o citizen science.


📚 Bibliografia

  • Ajuntament de Barcelona (2017). Pla del verd i la biodiversitat 2020.

  • Beatley, T. (2011). Biophilic Cities: Integrating Nature into Urban Design and Planning. Island Press.

  • City of Portland (2019). Green Streets Program Manual.

  • FAO (2016). Guidelines on Urban and Peri-Urban Forestry.

  • Fletcher, T.D. et al. (2015). "SUDS performance and planning", Water Science & Technology, 71(7).

  • Gill, S.E., Handley, J.F., Ennos, A.R., Pauleit, S. (2007). "Adapting cities for climate change", Landscape and Urban Planning, 81(3).

  • ISPRA (2021). Linee guida per la gestione del verde urbano.

  • Kabisch, N. et al. (2016). "Nature-based solutions to climate change mitigation and adaptation", Nature Sustainability, 1(2).

  • Tzoulas, K. et al. (2007). "Promoting ecosystem and human health in urban areas using Green Infrastructure", Landscape and Urban Planning, 81(3).

  • WHO (2017). Urban green spaces: a brief for action.

"Xylella, il nemico invisibile e l’illusione dell’incolto"


 "Xylella, il nemico invisibile e l’illusione dell’incolto"

di Antonio Bruno

C’è sempre, nella narrazione di una crisi, un capro espiatorio. È il destino di ogni tragedia: serve un colpevole. E così, anche questa volta, mentre la Xylella torna a far parlare di sé nel nord barese, riemerge un vecchio cliché: la malattia degli ulivi sarebbe colpa degli alberi abbandonati, delle terre incolte, della negligenza altrui. Insomma, se curi il tuo ulivo, lui ti protegge. Se lo lasci solo, ti punisce.

Mi si perdoni, ma la realtà è più complicata. Più spietata. E più urgente.

Nel 2013, quando il batterio iniziò la sua corsa inarrestabile nel Salento, molti dissero: “Non succederà da noi. Noi gli ulivi li curiamo.” Ma la Xylella non conosce confini comunali, né medie di potatura. Non distingue tra cura e abbandono, perché viaggia con gli insetti, con gli scambi commerciali. Non è una maledizione selettiva, ma un’infezione sistemica. E allora, quella sicurezza ostentata, quella convinzione che bastasse “fare bene” per essere al sicuro, oggi mostra le sue crepe.

Sento parlare di alberi infetti in una stazione di servizio, quasi che l’asfalto possa essere colpevole. Si sospetta l’autostrada, gli autotrasportatori, forse i camionisti. Sento parlare di aree “trascurate” come focolai annunciati. Ma mi chiedo: non è forse più pericoloso il pensiero che divide il territorio in chi è “virtuoso” e chi è “colpevole”? Non è questo l’errore più grande? Perché se crediamo che basti fare bene il proprio orticello per fermare un’epidemia vegetale, allora siamo più ciechi del batterio stesso.

Il problema della Xylella è culturale, prima ancora che agricolo. È nella difficoltà di pensare in termini collettivi. È nella lentezza di un Paese che fatica a fare sistema, anche davanti all’evidenza scientifica. Perché diciamolo: da oltre dieci anni gli studiosi ci spiegano che servono strategie integrate, sorveglianza continua, risposte rapide e coordinate. Eppure, ogni focolaio ci trova sorpresi, disorientati, pronti a puntare il dito invece di stringere i ranghi.

La Puglia ha un cuore verde che batte nel legno millenario dei suoi ulivi. Ma quel cuore, per restare vivo, ha bisogno di una comunità che smetta di cercare colpe e cominci a condividere responsabilità. La Xylella non si ferma con la nostalgia, né con la rimozione. Si affronta con la consapevolezza, la scienza, la politica del fare. Senza illusioni. Senza confini.

E soprattutto, senza nemici immaginari.

 

 

 

Ho analizzato l’articolo della stampa locale che evidenzia alcune opinioni diffuse tra gli agricoltori del nord barese in merito alla presenza di Xylella fastidiosa nella zona di Bisceglie.

Ecco una analisi critica punto per punto dello scritto, seguita dalla bibliografia scientifica.

Autore: Antonio Bruno

Istituzione: Associazione dei Laureati in Scienze Agrarie e Forestali della Provincia di Lecce


ANALISI DELLE AFFERMAZIONI

1. "La Xylella si diffonde solo su piante abbandonate"

“Questi alberi sono all’interno di una stazione di servizio dell'autostrada, ulivi incolti e trascurati ormai da sempre...”, “...un’area abbandonata da un sacco di tempo”

Errore/Imprecisione:
La diffusione di Xylella fastidiosa subsp. pauca (ceppo CoDiRO, responsabile della malattia degli olivi) non dipende esclusivamente dallo stato colturale degli alberi. Sebbene la potatura e la gestione agronomica possano contribuire a ridurre le popolazioni del vettore (sputacchina Philaenus spumarius), non impediscono l'infezione se la pianta viene esposta al batterio.

La scienza dice:

  • Xylella è trasmessa da insetti vettori che si spostano anche su piante sane e curate. Non esiste una prova scientifica che una buona gestione agronomica impedisca del tutto l’infezione.
  • L’abbandono può aumentare il rischio perché si perdono i presidi contro i vettori, ma non è una condizione necessaria né sufficiente.

Conclusione: l’associazione diretta “pianta trascurata = infezione” è una semplificazione fuorviante.


2. "La Xylella è arrivata a Bisceglie per colpa dell’autostrada e dei trasportatori"

“...non è escluso che il vettore possa essere stato trasportato inavvertitamente tramite l'autostrada…”

Errore/Speculazione non supportata:
Il trasporto passivo del vettore lungo le autostrade è possibile, ma non è attualmente documentato come principale via di diffusione. Gli adulti di Philaenus spumarius sono abili volatori, ma si spostano in genere per brevi distanze (centinaia di metri). I focolai si diffondono soprattutto per propagazione naturale e movimentazione di materiale vegetale infetto.

Conclusione: l'autostrada può essere un fattore secondario, ma non rappresenta la causa primaria accertata della diffusione.


3. "La Xylella si propaga da sud a nord: lo dimostra la posizione degli alberi infetti"

“...significa probabilmente che la Xylella si sia propagata sia a sud che a nord”

Imprecisione logica:
L’inferenza è azzardata. Quattro piante infette in due direzioni non bastano a stabilire un senso di diffusione. Per definire la direzione di diffusione è necessaria un'analisi genetica (studi di filogenesi) e il tracciamento epidemiologico dei focolai.

Conclusione: affermazione speculativa, senza base tecnica.


4. "La manutenzione comunale è una delle principali cause della diffusione della Xylella"

“...la pulizia a bordo strada dovrebbe essere eseguita dal Comune. Questa è considerata una principale causa che può contribuire alla propagazione della Xylella.”

Esagerazione del ruolo comunale:
Sì, la gestione della vegetazione spontanea è parte delle misure di contenimento del vettore (riduzione degli stadi giovanili della sputacchina), ma non può essere indicata come causa principale dell’epidemia. La responsabilità della gestione integrata è multilivello: agricoltori, Comuni, Regione e Ministeri.

Conclusione: affermazione esagerata, che attribuisce responsabilità improprie al solo livello comunale.


5. "La potatura e l’aratura impediscono la diffusione"

“...era stato disposto un obbligo di potatura e aratura, ma non è servito…”

Vero ma va contestualizzato:
Le pratiche colturali come potatura, aratura e controllo della vegetazione spontanea sono misure di contenimento che riducono la popolazione del vettore, ma non eliminano il patogeno. Da sole non bastano a bloccare un’epidemia in fase avanzata.

Conclusione: le misure agronomiche aiutano ma non risolvono da sole; presentarle come soluzione "fallita" è fuorviante se non si considera l'intero contesto epidemiologico.


BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA

  1. Saponari, M., Boscia, D., Nigro, F., & Martelli, G. P. (2013). Identification of DNA sequences related to Xylella fastidiosa in oleander, almond and olive trees exhibiting leaf scorch symptoms in Apulia (southern Italy). Journal of Plant Pathology, 95(3), 659–668.
  2. EFSA Panel on Plant Health (2015). Scientific Opinion on the risk to plant health posed by Xylella fastidiosa in the EU territory, with identification and evaluation of risk reduction options. EFSA Journal, 13(1), 3989.
  3. Cornara, D., Sicard, A., Zeilinger, A. R., Porcelli, F., Purcell, A. H., & Almeida, R. P. P. (2017). Transmission of Xylella fastidiosa to grapevine by the meadow spittlebug. Entomologia Experimentalis et Applicata, 162(2), 135–143.
  4. Giampetruzzi, A., et al. (2017). The impact of pathogens on the evolution of plant species: the case of Xylella fastidiosa and olive quick decline syndrome. Genome Biology and Evolution, 9(10), 2742–2756.
  5. White, S. M., Bullock, J. M., Hooftman, D. A. P., & Chapman, D. S. (2017). Modelling the spread and control of Xylella fastidiosa in the early stages of invasion in Apulia, Italy. Biological Invasions, 19(6), 1825–1837.

CONCLUSIONI

Il racconto giornalistico riflette le percezioni comuni degli agricoltori, ma spesso propone cause semplificate o errate, che non trovano conferma nelle evidenze scientifiche. In particolare:

  • La colpa attribuita agli oliveti abbandonati è una semplificazione.
  • La buona gestione può aiutare ma non è garanzia contro l'infezione.
  • La diffusione della Xylella è complessa, e richiede un approccio multidisciplinare e sistemico.

 

giovedì 26 giugno 2025

Salice Salentino, la Doc verso i 50 anni «Storie di persone che fanno la differenza» .

 


Salice Salentino, la Doc verso i 50 anni «Storie di persone che fanno la differenza»

C’è sempre un Arcangelo – per nostra fortuna - a vegliare sulle umane cose. E anche stavolta la

 

regola non fa eccezione: perché sarebbe stato Arcangelo De Castris, senatore del Regno d'Italia dalla XVII Legislatura, con la sua azienda vitivinicola datata 1665 - fondata dall’avo duca Oronzo Arcangelo Maria Francesco De Castris, conte di Lemos - a vagheggiare l’idea di una denominazione che attribuisse valore unico e ineguagliabile a quel nettare austero e fatto con l’accetta.

Figlio di quelle uve gagliarde e profumate che spadroneggiano, nonostante tutto, nei territori a sud della “siticulosa Apulia”: la “Puglia sitibonda” tanto cara al poeta Orazio. Così almeno narra Wikipedia. La Doc vera e propria, però, arrivò nel 1976: tra l’eventuale idea primigenia del senatore Arcangelo, che morì nel 1905, e l’istituzione vera e propria della Doc Salice salentino, scorse in effetti un oceano temporale di ben 71 anni. Era l’anno, per intenderci, in cui Steve Jobs e Steve Wozniak fondavano la Apple in un garage della California, in Giappone andava in onda la prima stagione di “Candy Candy” e il Presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti sfondava il famoso tetto di cristallo, nominando per la prima volta in Italia una donna ministro: Tina Anselmi, insegnante ed ex sindacalista.

Cinquant’anni nominali, insomma, ma di fatto secoli che hanno cambiato totalmente la faccia del mondo, ma non l’appeal di una Doc che continua a raccontare in struttura,

persistenza e vigore gusto-olfattivo un territorio che sta all’enologia come l’Egitto sta alle piramidi: quello del Salice salentino.

Denominazione che si appresta appunto a raggiungere le cinquanta primavere (nel 2026), celebrate con l’incontro “Verso i 50 anni della Doc Salice Salentino”, tenutosi lo scorso 20 giugno, nell’ambito del progetto “Produzioni di qualità e sviluppo locale” curato dal Gal Terra d’Arneo. A dare il via ai lavori Cosimo Leuzzi, sindaco di Salice, Stefano Minerva, presidente della Provincia, Eugenio Manieri, direttore del Consorzio di Tutela Salice salentino Doc, cui hanno fatto seguito le relazioni dei

rappresentanti del mondo agricolo, economico e accademico, con interventi di Cosimo Durante, presidente Gal Terra d’Arneo e del Comitato tecnico per i 50 anni della Doc, del Distretto agroalimentare jonico-salentino

- nella persona del suo presidente Pantaleo Piccinno – di Paolo

De Castro, economista, già ministro e oggi presidente di Nomisma, di Alessandra Piubello, giornalista e curatrice della “Guida

Oro I Vini di Veronelli”, di Donato Pentassuglia, assessore regionale all’Agricoltura. «Mezzo secolo di storia per un prodotto che

più di ogni altro identifica la nostra Terra d’Arneo anche oltre i confini nazionali - spiega Durante -. La Doc Salice Salentino è un prodotto di qualità riconosciuto con tanto da raccontare: storie di persone, famiglie, piccole aziende che coltivano con una dedizione che fa la differenza». «Il primo di tanti appuntamenti sulla Dop

tra cui la costituzione di un comitato tecnico e l'inaugurazione della rotatoria insieme al Comune di Guagnano che rende omaggio alla tradizione vitivinicola del nostro territorio», aggiunge il sindaco Leuzzi. E l’assessore allo Svilu«po economico Luigi Palazzo: "Stiamo lavorando su tante idee e possibilità su un percorso che dovrà coinvolgere tutto il territorio per affrontare al meglio l'importante ricorrenza dei 50 anni». Al termine dell’incontro, neanche a dirlo, degustazione di vini del territorio a cura della Pro Loco.

L.Ces.