venerdì 4 ottobre 2013

LINEE GUIDA ESPIANTO/REIMPIANTO ULIVI MONUMENTALI

LINEE GUIDA ESPIANTO/REIMPIANTO ULIVI MONUMENTALI

Le seguenti prescrizioni hanno valore di linee guida finalizzate a garantire il miglior
attecchimento degli ulivi monumentali sottoposti ad espianto e successivo reimpianto in
altra sede. Le seguenti indicazioni si applicano agli ulivi che presentano carattere di
monumentalità (art. 2 della L.R. 14/2007) anche se non ancora inseriti nell’elenco degli
ulivi monumentali di cui all’art. 5, e alle istanze di espianto e reimpianto per opere di
pubblica utilità o concernenti limitati spostamenti di ulivi monumentali per opere di
miglioramento fondiario di cui agli artt. 11 e 13.

Art. 1 - Potatura di preparazione al trapianto
Prima di essere sottoposti ad operazione di espianto, gli alberi interessati dovranno essere
interessati da una riduzione della chioma - proporzionalmente alla riduzione dell’apparato
radicale – effettuata mediante idonea potatura. Gli interventi cesori dovranno interessare
le branchee dovranno avvenire a distanze non inferiori a 100 cm dalla loro inserzione sul
tronco, al fine di mantenere le caratteristiche morfologiche distintive degli ulivi
monumentali oggetto di intervento.
Allo scopo di favorire la cicatrizzazione delle ferite da potatura, i tagli di diametro ³ 5 cm
dovranno essere coperti con mastice disinfettante.
Non sono ammessi interventi di capitozzatura, intesa come taglio delle branche principali
all’altezza del loro punto di intersezione, di stroncatura intesa come taglio al tronco a
diversa altezza.
I residui della potatura dovranno essere trattati secondo le indicazioni di legge.

Art. 2 – Espianto
L’espianto dovrà avvenire nel periodo di riposo vegetativo invernale della pianta per ridurre
la crisi di trapianto, e precisamente da novembre ad aprile. Sono comunque da evitare i
periodi più freddi, poiché l’albero sarà maggiormente sensibile a danni da basse
temperature. Tale espianto andrà eseguito avendo cura di assicurare alla pianta un
idoneo pane di terra, contenuto in una zolla, secondo le seguenti operazioni: si dovrà
compiere uno scavo verticale tutto attorno alla pianta, contestualmente effettuando, con
opportuna attrezzatura, tagli netti sull’apparto radicale, al fine di evitare strappi delle radici.
La zolla che si viene a creare dovrà essere avvolta da telo di juta o rete metallica prima di
essere spostata onde evitare rotture o crepe alla stessa, inoltre le radici andranno rifilate.
Per il sollevamento, spostamento e trasporto della pianta dovranno essere utilizzati mezzi
idonei.
Le dimensioni della zolla, contenuta nel telo o nella rete metallica, dovranno essere le
seguenti:
 diametro = diametro fusto ( misurato ad 130 cm dal colletto) x 1,5-2,00;
 profondità = 1/2 - 2/3 del diametro della zolla stessa.
Nel caso di alberi con tronco fessurato o composto, o in ogni caso dotato di fragilità
strutturale, dovranno essere previste apposite strutture lignee di ingabbiamento atte a
ripartire con maggiore uniformità lo sforzo di sollevamento del tronco ed evitare rotture nei
punti di maggiore fragilità.
Le piante con queste caratteristiche dovranno essere preferibilmente ricollocate nelle
immediate vicinanze del sito di espianto per evitare danni relativi all’attività di carico,
trasporto e scarico da mezzi di trasporto.
La pianta zollata dovrà essere riposizionata con le modalità ed i tempi indicati nella
prescrizioni contenute nell’autorizzazione all’espianto-reimpianto e, comunque, nel periodo
individuato nel primo capoverso del presente articolo, nella buca di destinazione
preventivamente e idoneamente preparata, come indicato nel successivo art. 4
“Reimpianto”.

Art. 3 – Trasferimento ad altro sito
Le piante zollate dovranno essere trasferite nel luogo di messa a dimora con mezzi idonei,
sui quali verranno poste con estrema cura ed in numero tale da non indurre stress o
danneggiamenti di qualsiasi tipo. Il mantenimento della pianta nel sito di espianto e/o di
reimpianto, ed il suo trasporto va effettuato avendo cura di adottare ogni accorgimento
utile a limitarne la disidratazione ai fini del successivo attecchimento. Per lo stesso motivo,
in caso di sosta prima del trapianto, l’albero deve essere protetto dall’irraggiamento diretto
e dal vento.

Art. 4 – Reimpianto
Fermo restando quanto previsto riguardo il periodo idoneo per il reimpianto, di cui all’art. 2,
questo deve essere effettuato nel più breve tempo possibile dopo l’espianto.
Precedentemente alla messa a dimora degli alberi dovranno essere preparate buche di
idonea larghezza..
Le buche dovranno essere parzialmente riempite con terra e torba, per consentire alla
zolla di poggiare su uno strato idoneo ben assestato. Si dovrà inoltre procedere a
smuovere il terreno lungo le pareti e il fondo della buca per evitare l’effetto vaso.
Durante lo scavo della buca, il terreno agrario dovrà essere separato e posto
successivamente in prossimità delle radici; il terreno in esubero e l’eventuale materiale
estratto non idoneo, dovrà essere allontanato dal sito di reimpianto.
Il sito prescelto per il reimpianto dovrà garantire che le radici non si vengano a trovare in
una zona di ristagno idrico, nel qual caso si dovrà posare uno strato di materiale drenante
sul fondo della buca.
La messa a dimora degli alberi si dovrà eseguire con i mezzi idonei in relazione alle
dimensioni della pianta, facendo particolare attenzione che il colletto si venga a trovare a
livello del terreno anche dopo l’assestamento. L’imballo della zolla, costituito da materiale
degradabile, dovrà essere tagliato vicino al colletto e aperto sui fianchi senza rimuoverlo. Il
materiale da imballaggio non biodegradabile dovrà invece essere asportato e smaltito a
norma di legge.
Le piante dovranno essere collocate ed orientate in maniera ottimale ai fini del loro
attecchimento e ripresa vegetativa, e posizionate rispettando orientamento e profondità
originali della zolla.
Al termine del posizionamento della pianta si dovrà procedere al riempimento definitivo
della buca con terra di coltivo, fine e asciutta. Il materiale di riempimento dovrà essere
costipato manualmente, con cura, assicurandosi che non restino vuoti attorno alle radici o
alla zolla. Dopo il compattamento, può rendersi necessario aggiungere altro terreno per
colmare eventuali spazi creatisi.
Immediatamente dopo la messa a dimora dovrà essere effettuato un intervento irriguo. Ad
esso seguiranno ulteriori interventi con frequenza e portata d’acqua propri della specie ed
in relazione al periodo dell’anno ed alle caratteristiche pedo-climatiche, sino ad avvenuto
attecchimento. Nel caso non vi sia un idoneo impianto di irrigazione, detti interventi
dovranno essere effettuati con il sistema ‘a conca’, distribuendo acqua fino alla
saturazione del terreno.
Al termine della messa a dimora delle piante verranno rimosse tutte le legature, asportati i
legacci o le reti che smaltiti a norma di legge.

Art. 5 – Ancoraggi
Gli ancoraggi andranno effettuati con corrette modalità e sistemi di supporto (tutori) idonei
a fissare al suolo le piante nella posizione corretta per l’attecchimento e lo sviluppo.
L’ancoraggio dovrà avere una struttura appropriata al tipo di pianta da sostenere e capace
di resistere alle sollecitazioni meccaniche e causate da agenti atmosferici.
Gli ancoraggi dovranno essere collocati prestando attenzione ai venti dominanti, lungo le
carreggiate parallele alla direzione di marcia, nelle zone di esondazione al flusso della
corrente.
Al fine di non provocare abrasioni o strozzature al fusto, le legature dovranno essere
realizzate per mezzo di speciali collari creati allo scopo e di adatto materiale elastico
(guaine di gomma, nastri di plastica, ecc), ovvero con funi o fettucce di materiale vegetale,
mai con filo di ferro o materiale anelastico.
Tutori e legature non dovranno mai essere a contatto diretto con il fusto, per evitare
abrasioni. Dovrà essere sempre interposto un cuscinetto antifrizione.

Art. 6 – Difesa e concimazione
Gli esemplari trapiantati dovranno essere sottoposti ad attività di monitoraggio e controllo
delle principali avversità di natura parassitaria e abiotica, al fine di garantirne un buono
stato sanitario, ricorrendo alle opportune strategie di difesa integrata.
All’atto del reimpianto non vanno somministrati concimi. La nutrizione minerale va prevista
a partire dalla stagione vegetativa successiva al trapianto. E’ consigliabile impiegare
concimi organo-minerali.

Art. 7 – Attecchimento
L’attecchimento si intende avvenuto quando, al termine di 90 giorni dopo la prima
vegetazione dell’anno successivo al reimpianto, le piante si presentino sane e in buono
stato vegetativo. Tenuto conto della particolare capacità di ripresa biologica dell’ulivo,
dovranno trascorrere almeno tre anni dal momento del reimpianto per poter giudicare il
mancato attecchimento, e quindi formulare la richiesta di abbattimento per morte
fisiologica.
Le operazioni atte a garantire l’attecchimento delle piante sono: le irrigazioni, il ripristino
delle conche e rincalzo delle alberature, il controllo e la risistemazione dei sistemi di
ancoraggio e delle legature, gli interventi di difesa fitosanitaria.

Art. 8 – Sesto di impianto
nel caso di reimpianto in oliveti esistenti, il sesto di reimpianto dovrà rispettare il sesto
esistente.. Nel caso di reimpianto in aree non olivetate, il sesto minimo deve essere quello
tipico degli oliveti monumentali nel territorio di riferimento. La regolarità del sesto di
impianto potrà essere superata nel caso di reimpianti legati ad operazioni di
riqualificazione paesaggistica di aree di particolare pregio, mantenendone la destinazione
produttiva.

QuiSalento OTTOBRE 2013

>>> IL GUSTO DELLA LECCESITA’. Dal Tigri il dolce gusto della leccesità: le mele cotogne sono raccontate nella rubrica Salentoverde, curata dal dottore agronomo salentino Antonio Bruno. Di mese in mese, seguendo l’evolversi delle stagioni, si passano in rassegna i principali prodotti della terra del Salento.

Una chiacchierata con Fabrizio D’Aprile direttore di sessione per gli effetti dei cambiamenti climatici sulle foreste presso la European Geoscience Union (Vienna)

Una chiacchierata con Fabrizio D’Aprile direttore di sessione per gli effetti dei cambiamenti climatici sulle foreste presso la European Geoscience Union (Vienna)



Fabrizio D'Aprile Antonio ci puoi dare piu' dati/informazioni?
42 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno tutto quello che ho l'ho pubblicato sul mio diario
41 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno queste le risultanze del lavoro fatto dal Prof. Nigro:http://centrostudiagronomi.blogspot.it/...

Centro Studi del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale di Lecce: Prof. Nigro Franco
centrostudiagronomi.blogspot.com
Il Forum è nato per dare voce all'ADAF Lecce (Associazione dei Dottori in Scienz...Visualizza altro
40 minuti fa • Mi piace • Rimuovi anteprima

Antonio Bruno In definitiva si paventa un Mal dell'Esca che deriverebbe da un KILLER che lo propaga
39 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile .... mmmhhh ... hai notato relazioni con l'andamento climatico degli utlimi anni?
38 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile (non vedo il tuo diario: provo ad inviare una richiesta di amicizia, cosi magari posso accedere .... ?)
37 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile ... ci sono spesso relazioni complesse tra cambiamento climatico, salinizzazione dei terreni, e risposte delle piante - FRA le varie cose ....
35 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno Caro Fabrizio c'è l'Osservatorio fitopatologico della Regione Puglia che collabora con l'Università di Bari. Ieri c'è stato un tavolo tecnico e in sintesi l'unica cosa che hanno detto è quella di Nigro che ti ho già partecipato
32 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno Le indicazioni finali del responsabile Regionale dell'Osservatorio sono quelle che si danno in caso di Mal dell'Esca della vite
31 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile ... grazie. Spero che l'Universita' possa approfondire ed estendere l'analisi delle cause di tale fenomeno, perche' c'e' qualcosa che mi sfugge in quello che leggo nella relazione che mi dici ...
29 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno Per la verità c'è qualcosa che sfugge anche a me. Ecco perchè ho lanciato l'SOS nella speranza che qualcuno sia incappato in qualcosa di simile
28 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno L'Istituto Tecnico Agrario di Lecce non ha riscontrato imbrunimenti facendo i tagli ma l'Università e l'Osservatorio riferiscono di imbrunimenti che puoi vedere nelle foto
27 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile No, in questi ultimi anni si e' incappati in numerosi fenomeni "non tradizionali" in varie parti del mondo ... dall'Australia all'Italia agli USA ....
27 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile ... ma, a proposito dell'olivo ...?
26 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno https://www.facebook.com/photo.php...

Caricamenti dal cellulare
di: Centro Studi Agronomi
26 minuti fa • Mi piace • 1 • Rimuovi anteprima

Antonio Bruno Si, ti ho postato uina delle foto che hanno fatto vedere ieri al tavolo tecnico presso la Regione a Lecce
25 minuti fa • Mi piace • 1

Fabrizio D'Aprile .... mmmhhh, vedo .. Ma hanno verificato se ci sono cambaimenti nell'indurimento e qualita' delle pareti cellulari? Questa e' una delle tante ...
23 minuti fa • Modificato • Mi piace

Antonio Bruno Sono riservatissimi, hanno solo detto che stanno lavorando e stanno valutando tutte le opzioni e ipotesi possibili riferendo poi del Mal dell'Esca come conseguenza del KILLER INNOMINATO. Anche se il Prof. Nigro ha detto a chiare lettere che si tratta di una MALATTIA
22 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile ... si, intendevo dire che variazioni delle pareti cellulari della pianta dovute a ..? comportano di solito cambiamenti nelle relazioni ospite/parassita ... ma ci sono molte cose da esplorare.
20 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno Caro Fabrizio ci stanno lavorando da mesi e ancora nulla.....
18 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile Ti faccio un esempio: analizzando la incidenza, intensita', umidita' relativa, e colorazione della carie dell'abete bianco in Toscana su centinaia di alberi, ho verificato che NON ci sono relazioni tra questi importanti parametri e il livello di trasperenza delle chiome - anche se il senso comune vorrebbe che piante con chiome migliori siano anche piu' sane e vigorose. Invece in questo caso non e' cosi ...
17 minuti fa • Modificato • Mi piace

Antonio Bruno Caro Fabrizio nel caso degli olivi del Salento siccome stanno morendo mi sembra che questa circostanza "definitiva" metta in relazione con assoluta certezza l'ostruzione dei vasi con la morte
16 minuti fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile ... si, capisco, facevo un esempio per significare come l'apparenza a volte possa essere fuorviante se non si ricercano anche fattori causali d'altro tipo ... Ma si potrebbe fare anche un'altra domanda molto importante: perche' si manifesta questo feno...Altro
12 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno Penso che questo pezzo sia esaustivo rispetto a ciò che mi hai chiestohttp://www.supermeteo.com/eraglaciale.php

Piccola era Glaciale in Puglia e nel Salento
www.supermeteo.com
Era Glaciale nel Salento e Puglia
7 minuti fa • Mi piace • Rimuovi anteprima

Antonio Bruno http://personalpages.to.infn.it/.../pensieri/2008_05_16.html

"Il clima della regione mediterranea: tendenze attuali e cambiamenti futuri": la conferenza di...
personalpages.to.infn.it
clima regione mediterranea tendenze attuali cambiamenti futuri conferenza Piero Lionello Torino ipcc
5 minuti fa • Mi piace • Rimuovi anteprima

Fabrizio D'Aprile ...si, mi occupo di queste cose ..sono direttore di sessione per gli effetti dei cambiamenti climatici sulle foreste presso la European Geoscience Union (Vienna)
4 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno Caro Fabrizio penso che i nostri colleghi scienziati dottori agronomi si stiano occupando di fare delle correlazioni
3 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno almeno lo spero, spero che si allarghi a tutte le competenze possibili il tavolo tecnico perchè qui noi abbia 9 milioni di alberi di Olivo in pericolo
2 minuti fa • Mi piace

Antonio Bruno Io ho chiamato "La Foresta degli Ulivi del Salento leccese" i 90mila ettati di oliveto oltre il 50% della SAU della Provincia di Lecce
circa un minuto fa • Mi piace

Fabrizio D'Aprile ...e forse allora e' il caso di darci un'occhiata piu' che con Facebook. Il punto e' che fra una settimana torno in Australia per qualche mese .... ma non e' un grosso problema ...
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Antonio Bruno Spero che anche tu ti occuperai di questo
pochi secondi fa • Mi piace


Fabrizio D'Aprile .. Volentieri, ma come?
circa un minuto fa • Mi piace

Antonio Bruno Io non sono nel Tavolo tecnico ma parteciperò questa nostra chiacchierata ai componenti di quel tavolo pubblicandola sul mio Blog
pochi secondi fa • Mi piace



Prof. Nigro Franco


























L’unico comun denominatore che abbiamo ritrovato in tutti i campioni esaminati - annuncia - è la presenza di funghi». Potrebbe però trattarsi di una colonizzazione secondaria, chiarisce, ossia di un sicario che sferza il colpo letale dopo quelli precedentemente inferti da un altro «killer», per ora imperscrutabile. «In scienza e coscienza possiamo dire che siamo di fronte ad una malattia, intesa in senso tecnico - chiarisce il professor Franco Nigro - una patologia che ha a che fare con il sistema xilematico, ossia la parte legnosa dell’albero e si manifesta con l’occlusione dei vasi che causa asfissia e conseguente collasso della pianta».
Il grattacapo riguarda anche la velocità di diffusione della patologia. «Una velocità che non è compatibile con quella di un fungo - aggiunge Nigro - abbiamo dunque legittimi sospetti che, pur costituendo una parte del problema, il fungo faccia la sua comparsa al traino di un altro patogeno dall’impatto ancor più significativo.



http://www.biotec.uniba.it/area_docenti/documenti_docente/curriculum/12_cv.pdf

Franco Nigro è professore di II fascia del settore scientifico disciplinare AGR/12, Patologia
Vegetale. La sua attività di ricerca riguarda l'impiego di metodi non convenzionali, alternativi ai
fungicidi, nella lotta contro i marciumi di prodotti ortofrutticoli allo stato fresco. L’argomento
viene affrontato sia con ricerche di base che applicate, considerandone diversi aspetti quali: a)
impiego di microrganismi antagonisti (batteri, lieviti e funghi lievitiformi in trattamenti pre- e
postraccolta); b) messa a punto e utilizzazione di biotecnologie per lo studio dell'ecologia della
microflora epifitica antagonistica (dinamica delle popolazioni; geni per l’espressione della
proteina fluorescente, ibridazione fluorescente in situ, marcatori molecolari isolato-specifici); c)
studio dei meccanismi d’azione di antagonisti microbici (produzione di enzimi idrolitici,
induzione di resistenza nell’ospite); d) impiego di mezzi fisici (radiazioni ultraviolette, curing,
trattamenti ipobarici); e) utilizzazione di sostanze naturali (fenoli, chitosano, gomma xantano),
sali inorganici (cloruro di calcio, carbonati e bicarbonati); f) integrazione di diversi mezzi
alternativi (sostanze naturali ed antagonisti; sali ed antagonisti, mezzi fisici e sostanze naturali).
In questi ultimi anni si sta anche occupando dello studio di meccanismi di resistenza dell’ospite
indotti da vari elicitori (microrganismi antagonisti, sali, sostanze naturali, fitoalessine, ecc.)
mediante l’analisi qualitativa e quantitativa di idrolasi antifungine e mediante lo studio
dell'espressione di geni di resistenza attraverso la quantificazione dell’mRNA. Ultimamente si
sta cimentando nella individuazione di geni di resistenza mediante la metodica dell'ibridazione
sottrattiva e dei microarray.
Una seconda area di interesse scientifico del Prof. Nigro riguarda importanti malattie dell'olivo
(verticilliosi e cercosporiosi), degli agrumi (marciumi da Phytophthora spp. e mal secco), delle
drupacee (moniliosi e marciume radicale lanoso). Egli si è occupato di diagnosi molecolare,
epidemiologia e lotta. A proposito della diagnosi, il Prof. Nigro ha svolto ricerche sull'impiego
della Scorpion-PCR in tempo reale per l'identificazione di Phytophthora citrophthora, P.
nicotianae, Verticillium dahliae, Rosellinia necatrix e Monilinia spp., sia nel terreno sia su
matrici vegetali. Circa l'epidemiologia, ha svolto ricerche sull’influenza di alcune tecniche
colturali (sistema irriguo, incisione anulare, combinazione nesto/portinnesto, etc.) sullo sviluppo
del marciume radicale degli agrumi da Phytophthora spp. Egli si è occupato del ruolo del
materiale di propagazione nella diffusione di patogeni pregiudizievoli la qualità di produzioni
vivaistiche di olivo, agrumi e drupacee. Le ricerche sulla lotta hanno riguardato l’attività di sali
di calcio, di endomicorrize, di microrganismi antagonisti nei confronti di temibili pagonei ad
habitus terricolo, quali V. dahliae e Phytophthora spp. Inoltre, egli si è occupato
dell'ottimizzazione di trattamenti chimici contro il marciume radicale degli agrumi, nonché della
definizione di una idonea strategia di lotta chimica contro la cercosporiosi dell’olivo.
L'attività scientifica del Prof. Nigro è documentata da oltre 150 pubblicazioni, di cui 45 su
riviste nazionali ed internazionali con impact factor, 12 capitoli di libri internazionali e
nazionali, 55 lavori a stampa su atti di convegni e congressi, nazionali e internazionali, 46
riassunti di poster o comunicazioni a convegni nazionali ed internazionali. Inoltre, ha
partecipato a numerosi congressi ed incontri nazionali ed internazionali, presentando relazioni e
comunicazioni, anche su invito.
E’ stato ed è responsabile di UU.OO. in progetti di ricerca finanziati dal MIUR, nonché progetti
regionali ed interregionali cofinanziati dall’Unione Europea. E’ membro della Società Italiana di
Patologia Vegetale, dell’Unione Fitopatologica Mediterranea e dell’International Society of
Citriculture.
Attività didattica
Dall’aa 2008/09, tiene gli insegnamenti di “Biotecnologie per l'igiene e la sicurezza degli
alimenti di origine vegetale” (6 CFU) e “Laboratorio di diagnostica per l'igiene degli alimenti
vegetali” (6 CFU), del corso di laurea magistrale Biotecnologie per la Qualità e la Sicurezza
dell'Alimentazione Umana, presso la Facoltà di Scienze Biotecnologiche dell’Università di
Bari. Inoltre, dal aa 2005/06 tiene gli insegnamenti di “Genomica delle Fitopatie da stress
Biotici e Abiotici”, “Biotecnologie per la Difesa delle Piante e dei Prodotti vegetali” del corso
di laurea Specialistica in Biotecnologie Alimentari e Vegetali, presso la stessa Facoltà.
Negli aa. aa. 1999-2000, 2001-02, 2002-03, 2003-04 e 2004-05 ha tenuto per supplenza
l’incarico dell’insegnamento di "Patologia dei Prodotti e delle Derrate Agrarie" (modulo di 50
ore) del corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie. Nell’a.a .2004-05, inoltre, gli è stato
affidato l’insegnamento di “Tecnologie di difesa dalle malattie dei prodotti in post-raccolta” (3
CFU) del corso di laurea specialistica in Medicina delle Piante della Facoltà di Agraria.
Nell’ambito dell’attività didattica frontale del Dottorato di Ricerca in “Protezione delle
Colture”, dall’a. a. 2001-02 è docente dei moduli” di “Richiami di ecologia ed epidemiologia
dei patogeni fungini e della microflora associata” (10 ore); “Isolamento e allevamento di funghi
fitopatogeni; diagnosi di funghi fitopatogeni a mezzo di tecniche molecolari e sierologiche…”
(20 ore); “Protocolli correnti in materia di sperimentazione, impiego e monitoraggio di OGM
ed MOGM” (10 ore).
Nell’a.a. 2003-04 ha svolto attività didattica nei seguenti corsi di Master, finanziati nell’ambito
del Programma Operativo Nazionale “Ricerca Scientifica, Sviluppo Tecnologico, Alta
Formazione” 2000/2006 per le Regioni dell’Obiettivo 1” (Avviso n° 4391 del 31 luglio 2001):
1) “Gestione Postraccolta dei Prodotti Ortofrutticoli Freschi” (modulo: Malattie
Parassitarie del Postraccolta, 40 ore)
2) “Certificazione Fitosanitaria delle Produzioni Vivaistiche e Sementiere”
(modulo: Tecniche di monitoraggio e campionamento per la diagnosi delle
malattie delle piante, 15 ore);
3) “Sistemi di Qualità nell’Industria dei Prodotti Lievitati da Forno” (modulo:
Proprietà diagnostiche e lotta contro i funghi di interesse negli sfarinati di
cereali e nei prodotti lievitati da forno, 20 ore).
Inoltre, dall’a.a. 1999-2000 ha fatto parte di Commissioni di esame di diverse discipline
afferenti ai settori scientifico-disciplinari AGR/12 e AGR/16, nell’ambito dei corsi di laurea
della Facoltà di Agraria e di Scienze Biotecnologiche dell’Università di Bari.
1.4 Attività di coordinamento
Dall’anno accademico 2007-2008 ad oggi è Coordinatore Didattico dei Corso di Laurea
triennale in Biotecnologie per l’Innovazione di Processi e Prodotti, curriculum Agro-
Alimentare (Classe 1) e del Corso di Laurea Magistrale in Biotecnologie per la Qualità e la
Sicurezza dell'Alimentazione Umana (Classe 7/S) della Facoltà di Scienze Biotecnologiche.

Inoltre, è Coordinatore del Progetto Erasmus per lo scambio di Studenti e Docenti della Facoltàdi Scienze Biotecnologiche. Dall’aa. 2007-08 il Prof. Nigro fa parte della Commissione
Tirocini Orientamento e Tutorato istituita presso la Facoltà di appartenenza.

giovedì 3 ottobre 2013

Deperimento progressivo dell’olivo in Puglia Prof. Salvatore Frisullo Dipartimento di Scienze Agrarie, degli alimenti e dell’ambiente Università degli studi di Foggia

Deperimento progressivo dell’olivo in Puglia
Prof. Salvatore Frisullo
Dipartimento di Scienze Agrarie, degli alimenti e dell’ambiente

Università degli studi di Foggia

«Si controlli la falda»
È caccia nel Salento
al killer degli ulivi

LECCE - ll “killer” degli ulivi? Potrebbe essere nel sottosuolo, o peggio ancora nell’acqua». Salvatore Frisullo, 64 anni, è ordinario di Patologia vegetale dell’Università di Agraria di Foggia. Da diversi mesi sta indagando sulla strana morìa di alberi che sta colpendo vaste porzioni di campagna del Salento (al momento circa 8mila ettari). Ammette di trovarsi di fronte a un enigma a cui non sa dare risposta, nonostante 40 anni di esperienza nel campo dei malanni degli alberi, e in particolare degli ulivi.

«Essendo originario di Ruffano torno spesso nel Salento nei fine settimana». Il docente racconta di essersi accorto già da circa un anno di questa strana patologia che ha rinsecchito più di un albero secolare nelle campagne di Gallipoli, Racale, Parabita, Ugento, Melissano. Quelle chiazze brune di foglie disseccate che spiccano su chiome verdi e rigogliose non potevano sfuggire all’occhio allenato del patologo.

«Il fenomeno va studiato a fondo. Non voglio generare alcun allarmismo, ma credo che nessuna ipotesi debba essere al momento tralasciata, neanche quella dell’inquinamento ambientale».

Nei laboratori della facoltà foggiana, la campionatura di porzioni di alberi malati, che lo stesso docente ha raccolto nei vari sopralluoghi nel Salento, è sotto stretta osservazione. «Abbiamo preso pezzi di radici piccole, grandi e medie, pezzi di tronco e di rami poi sezionati e seminati su substrati artificiali». Tra circa due settimane ci potrebbe essere un primo verdetto. «Tutto lascia pensare che non si tratti di un unico patogeno e di certo non possiamo scaricare tutte le colpe sulla povera “zeuzzera pyrina”».

Il docente non esclude che tra le concause ci possa essere anche qualche problema nel sottosuolo, ed in particolare nella falda. «Nelle zone più prossime alla costa, penso al comprensorio di Gallipoli, potrebbe essersi abbassato il livello dell’acqua dolce, magari per uno sfruttamento intensivo della falda. Questo potrebbe aver provocato la risalita dell’acqua marina. Si tratta ovviamente solo di un’ipotesi che dovrebbe essere verificata dagli esperti». L’acqua salata somministrata nelle giuste dosi, in realtà, non dà alcun fastidio all’ulivo, pianta simbolo del Mediterraneo abituata, in millenni di adattamento, alle condizioni pedoclimatiche delle zone costiere. «Il problema può sorgere se però l’albero drena grandi quantità di acqua marina. Una simile ipotesi potrebbe essere una concausa dell’improvviso disseccamento dei rami e del fogliame, ma, ripeto, è ancora tutto da dimostrare».

La bandiera bianca issata sinora dai patologi vegetali rende sempre più necessaria una ricognizione organica dello stato di salute della falda freatica, sia per verificare un possibile processo di salinizzazione, sia per verificare la presenza di eventuali inquinanti di diversa origine.

«E’ importante che venga chiamata in causa l’Arpa e comunque gli organismi competenti nelle indagini relative al sottosuolo - insiste Frisullo - così come appare quanto mai indispensabile che ci sia un coordinamento regionale o addirittura nazionale sul lavoro di indagine che i vari enti stanno effettuando, al momento senza una vera cabina di regia».

Di certo, chiosa lo studioso, quello che sta succedendo agli ulivi salentini non ha precedenti nella letteratura scientifica. E questo aumenta l’urgenza dell’indagine e la necessità che siano stanziati fondi adeguati per la caccia al «killer».
La Gazzetta del Mezzoggiorno
19 SETTEMBRE 2013









Istituto Tecnico Agrario “G. Presta” Lecce 21/09/2013 Visita guidata e osservazioni presso gli oliveti situati a Sud-Est di Gallipoli interessati da un disseccamento della chioma


Istituto Tecnico Agrario
“G. Presta”
Lecce

21/09/2013
Visita guidata e osservazioni presso gli oliveti situati a Sud-Est di Gallipoli interessati da un disseccamento della chioma



Il 21/09/2013, il sottoscritto Prof. Vincenzo Mello, docente di Fitopatologia ed Entomologia agraria, insieme al Dirigente Scolastico Prof. Walter Livraghi e agli alunni delle quinte classi dell’Istituto Tecnico Agrario “G. Presta” di Lecce, ha effettuato un sopralluogo presso gli oliveti situati a Sud-Est di Gallipoli interessati da un disseccamento della chioma.
La prima visita ha interessato gli olivi nei dintorni della stazione di servizio ESSO “Li Sauli” sulla S.S. Gallipoli-Leuca. Le piante hanno una circonferenza del tronco di cm 150-200 e presentano la chioma con gravi disseccamenti riguardanti alcuni rami o addirittura intere branche.


La prima osservazione che gli alunni hanno fatto è che le foglie secche, delle parti interessate, si sono accartocciate a sigaretta e sono rimaste attaccate ai rami. Ciò vuol dire che il ramo si è disidratato repentinamente, tanto da non dare il tempo necessario alla foglia di formare il cuscinetto di abscissione e cadere, come spesso avviene in risposta della pianta a sofferenze di varia natura.


Molti rami secchi presentano, oltre alle foglie, anche le olive rinsecchite. Ciò fa pensare che il disseccamento di quei rami è avvenuto circa un mese fa. 


Molti rametti di due anni, con le drupe in accrescimento, presentano un disseccamento basipeto. L’estremità è del tutto secca mentre andando verso la base le foglie e le olive sono sempre meno disidratate. E’ come se il rametto fosse stato strozzato da un qualcosa che non permette il flusso normale della  linfa.
 Spesso questi rametti si ergono da rami del tutto verde o viceversa si vedono rametti verde che partono da rami quasi secchi.


Gli  studenti hanno messo in pratica le loro nozioni e armati di forbici da pota e coltelli da innesto hanno prelevato un po’ di materiale da osservare. Dapprima hanno effettuato delle sezioni oblique, a becco di clarino, alla base dei rami sofferenti ma non del tutto secchi per rinvenire eventuali imbrunimenti nel tessuto legnoso. Ciò avrebbe potuto far pensare ad una malattia fungina che insinuandosi con le ife nei vasi xilematici possa averli ostruiti impedendo così la salita della linfa grezza, costituita principalmente da acqua e sali minerali. La Tracheo-verticilliosi è una malattia dovuta al Verticillium dahliae che attacca molte piante sia erbacee e sia arboree tra cui anche l’olivo e da una sintomatologia molto simile a quella in esame. Ma, dall’osservazione macroscopica, non sono stati individuati imbrunimenti anulari dei cerchi legnosi che possano ricondurci a questa patologia.


Continuando ad esaminare le chiome malate è stato osservato un sensibile attacco da Fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides). All’ascella di molti rametti si rinvengono profonde ed estese erosioni di alimentazione dell’Insetto e molte di queste hanno permesso la penetrazione del batterio Pseudomonas savastanoi che causa la Rogna dell’olivo, consistente in evidenti escrescenze tumorali legnose. L’infestazione da parte di quest’Insetto, insieme all’Ilesino bruno (Hylesinus oleiperda), potrebbe provocare disseccamenti dei rametti e/o la loro caduta, sotto l’azione del vento e la colatura delle mignole che sono le infiorescenze dell’olivo. Non è da escludere quindi pensare che l’azione di questi Insetti, aggravata da quella della Rogna, possano aver fatto seccare all’inizio i rametti e poi via via i rami sempre più grandi fino ad interessare le branche o addirittura l’intera chioma, come abbiamo potuto osservare in altri oliveti di zone limitrofe.


La Zeuzzera pyrina o Rodilegno giallo è una farfalla le cui larve, scavando gallerie nel legno e tranciando i vasi legnosi, potrebbero causare gravi ed estesi disseccamenti della chioma. All’osservazione però non sono stati individuati molti fori di areazione o di sfarfallamento dell’Insetto. I pochi fori osservati sono vecchi e interessano alcuni rami del tutto verdi. In questo caso è difficile pensare che sia il Rodilegno giallo il responsabile di tutto ciò.


Inoltre, nei tre oliveti della zona ispezionati, sono state rinvenute, sulla nuova vegetazione dei polloni e dei succhioni, macchie gialle sulle foglie e in corrispondenza di esse, sulla pagina inferiore, imbrunimenti ben definiti. Osservando prima con le lenti contafili in campo e poi con lo stereo-microscopio nel laboratorio dell’Istituto si notava che  i peli stellati cadevano facilmente evidenziando leggere escrescenze del tessuto fogliare.
Gli olivi che ricadono nell’areale dove si è notata per prima la manifestazione sono stati potati drasticamente o addirittura capitozzati. Le piante hanno reagito emettendo una grande quantità di polloni e succhioni. Ma anche su questi ultimi si nota la medesima sintomatologia con disseccamenti di alcuni giovani rami incastonati tra quelli verdi.


Gli olivi che non sono stati potati, ricadenti sempre nella stessa zona, presentano quasi tutta la chioma disseccata e qua e la si evidenziano rametti ancora verdi. Spesso questi si notano all’estremità di grossi rami assurgenti del tutto secchi. In entrambi i casi i polloni sono molto vigorosi, sia i selvatici e sia i gentili, anche se su questi ultimi si osservano gli ingiallimenti sopra menzionati. Questi farebbero pensare a una lieve micro carenza e comunque di poca importanza dal punto di vista fitopatologico. 


Tantomeno si può pensare ad inquinamento della falda o del terreno perché avremmo dovuto assistere alla morte dell’intera pianta, compresa la radice. Invece dal piede degli olivi nascono molti polloni vigorosi e sani che però possono seccare dopo due-tre anni. 
Ovviamente gli Istituti di ricerca, le Università, il Servizio Fitosanitario Regionale, ecc. dovranno approfondire le indagini con esami di laboratorio per individuare con sicurezza l’agente responsabile, biotico o abiotico che sia per poter intervenire opportunamente per circoscrivere e bloccare la patologia.
Tornando a Lecce, tra l’uscita per Galatina e quella per San Donato sono stati individuati diversi olivi con la medesima sintomatologia.
Anche sulla strada provinciale San Donato-Copertino sono stati individuati molti olivi con parziali disseccamenti della chioma. Anche queste mostrano un notevole attacco da Fleotribo e/o Ilesino.
Sappiamo bene che non bisogna fare allarmismi inutili e dannosi ma sarebbe auspicabile che questo problema venga affrontato tempestivamente e risolto quanto prima. Una cosa è certa, questa manifestazione il sottoscritto l’ha notata da circa quattro-cinque anni ed interessava solo un’esigua superficie in località “La Castellana”, mentre ora investe diversi chilometri quadrati di superficie.
Prof. Mello Vincenzo
Alunni partecipanti:
Classe V A: Ciurlia Mirko, Corciulo Alexander, Della Giorgia Filippo, Durante Federico, Mandrà Monia, Marzo Biagio, Nicolì Marco, Rizzello Alberto, Romano Andrea, Tridici Samuele, Zecca Lorenzo e Zezza Matteo.

Classe V B: Aprile Alessandro, De Santis Kevin, D’Ospina Alessandro, Elia Serafino, Iasi Luca, Mariani Salvatore, Martina Gabriele, Miccoli Carlo, Pagano Alessio, Pinzi Giorgio, Sansone Biagio, Savarelli Angelo, Sicuro Andrea, Simone Ferderico, Stabile Adriano, Tondo Samuel e Vantaggiato Federico.

mercoledì 2 ottobre 2013

Una e mail dal Presidente Luigi Rossi


Caro Antonio, complimenti per le posizioni assunte e per la visibilità riscontrata nei vari articoli! Oltre a rimettere al centro del territorio i valori dell'agricoltura tu, molto opportunamente, inviti ad applicare un modello sostenibile. E parlando di sostenibilità, dobbiamo ricordarci tutte le sue componenti essenziali: ambientale, economica, sociale e istituzionale. Pertanto, non solo la componente ambientale, ossia la capacità di mantenere nel tempo la qualità e la riproducibilità delle risorse naturali, salvaguardando e migliorando gli ecosistemi, la biodiversità e il paesaggio, fondamentali sono la  componente sociale, quella economica e soprattutto quella istituzionale. E’ cruciale gestire ordinariamente le istituzioni, sviluppare le necessarie forme di coordinamento e cooperazione inter-istituzionale. Pensiamo alle criticità legate alle Istituzioni in alcuni campi (Politica, Ricerca scientifica, Formazione, Burocrazia, ecc..). Si deve puntare a promuovere la cultura istituzionale - da coltivarsi scrupolosamente -  almeno quanto noi agronomi facciamo tecnicamente per le piante o gli animali che alleviamo - che troppo spesso, ai vari livelli, è trascurata nel nostro Paese.
Cari saluti
Luigi



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Dott. Agr. Luigi Rossi
Presidente FIDAF
Via Livenza 6
00198 Roma