martedì 26 maggio 2015

Senatore Cappelli è una varietà di grano


Sono passati 10mila anni da quando le donne hanno scoperto che il seme che avevano raccolto per mangiarlo e darlo da mangiare al loro compagno e ai loro figli, poteva essere la fonte di altri semi. E’ molto probabile che proprio le donne abbiano messo in atto la domesticazione delle piante da cui hanno, per prime, tratto il cibo che assicurava la pancia piena a tutti. Tra questi semi il chicco di grano rappresenta ciò che è stato ed è in grado di soddisfare i bisogni alimentari delle popolazioni attraverso i secoli.
Questo chicco di grano ha influenzato la storia dell’uomo, dal neolitico in poi,e gli eventi che si sono succeduti sono proprio il risultato della coltivazione di questa pianta e tutto questo ha portato con il passare dei millenni all’assetto sociale e politico che oggi conosciamo.
E’risaputo che in passato la terra era nelle mani di grossi proprietari di estrazione laica o ecclesiastica ed è in quel contesto che si poteva registrare la prevalenza della monocoltura granaria. Le Masserie erano il centro dei nostri territori su cui si seminava e la mieteva il grano.
Ed è appunto a metà Giugno che arriva il tempo della mietitura del grano! Gli sforzi che a partire da settembre ci hanno portato dalla semina dei chicchi alla spiga vengono ripagati grazie al raccolto, grazie a quei chicchi di grano che, da sempre, rappresentano l’alimento fondamentale per la vita di noi tutti.
Oggi il grano viene trebbiato da grandi macchine che separano i chicchi che poi vengono conservati in sacchi, dalla paglia che la macchina rilascia e già imballata. Ma non sempre è stato così!
Ma la storia comincia prima perché quei chicchi di grano in passato e ancora oggi devono essere difesi da chi li vede come un alimento prezioso. I passeri che volano in tutto il Salento vogliono quegli stessi chicchi di grano che vogliamo noi. Ma i passeri vanno nei campi solo quando il contadino non c’e! La presenza del contadino li spaventava e per questo non si avvicinavano ai preziosi chicchi.
Ed ecco che venne a qualcuno l’idea. Iniziarono con il fare dei turni perché quando il contadino finiva di lavorare e andava a casa c’era bisogno un suo sostituto ma a qualcuno venne un idea, infatti pensò a un sostituto non umano, a una copia di contadino: lo spaventapasseri. Oggi questo pupazzo di paglia, questo uomo di paglia, non lo vediamo più. A dissuadere i passeri spero che non si impieghino le esche a base di Alfacloralosio ma che si utilizzino i dissuasori elettrici alimentati da pannelli solari. Il loro funzionamento è semplice la linea elettrificata è messa sotto tensione per tutta la sua lunghezza. Fra polo positivo (tondino superiore) e polo negativo (tondino inferiore) scocca una scarica elettrica ad alto voltaggio ma bassissimo amperaggio appena i volatili si dovessero posare sull’impianto.
E’ stato constatato che l’ impianto, successivamente alla sua installazione, funge anche come deterrente all’ avvicinarsi dei volatili, i quali impareranno presto ad evitarne il suo contatto.
Comunque lo spaventapasseri non lo usa più nessuno. Ne vedete nei campi di grano? Questo pupazzo che svettava non c’è più e a me un poi’ manca.
Non c’è più lo spaventapasseri ma non c’è nemmeno più la falce che serviva per la mietitura! Il falcetto fu una scoperta rivoluzionaria del neolitico che consentì la raccolta di più spighe per volta.
Oggi, come ho già scritto, c’è la mietitrebbia! Ma una volta c’era la mietitura e il grano veniva ammassato in covoni che venivano portati sulle aie. Già l’aia! Anche le aie non ci sono più.

Sulle aie si faceva la battitura a mano, mediante semplici bastoni, oppure con l’aiuto di animali, di cui si sfruttava il calpestio, oppure facendogli trainare grosse pietre o altri strumenti più elaborati. Tutto questo aveva la finalità di sgranare le spighe per farne uscire i chicchi.
L’aia è di forma circolare, del diametro di 10 metri delimitata da cordoli in pietra calcarea a forma di parallelepipedo con il lato interno arrotondato. Chissà quante ne avrete viste!
Il pavimento dell’aia (astricu in salentino) quasi sempre è fatto di lastre quadrangolari di calcare duro (chianche).
Nel Salento, la tecnica utilizzata era la trebbiatura con la pesara.
Ma che cos’è la pesara?
E una pietra grezza, tufacea, sagomata in forma trapezoidale (dimensioni medie: base minore 25cm, base maggiore 35 cm , altezza 50cm), più sottile alla base maggiore, leggermente arcuata e più spessa alla base minore, nella quale era praticato un foro per farvi passare la corda o la catena con cui era legata all’animale che la trainava.
La parola viene dal latino, dal verbo pisare, che significa pestare, battere, macinare, ridurre in polvere.
Pesaturu (che serve per pisare), il pestello, ha la stessa etimologia.
E chi non ha mai detto a chi continuava a tediare con continue lamentele e recitare le sue disgrazie questa frase: “mpiennite na pisara a ‘ncueddru e mminate a mmare (legati una pisara al collo e buttati a mare).
Una volta veniva eliminata la paglia e si cominciava a ientulare. Il vento collabora e gli uomini con le pale lanciava no in aria il grano, mentre le donne procedevano a una prima pulitura facendo “ballare” il setaccio.
Secondo lo studio di Ricciardi e Filippetti (“L’erosione genetica di specie agrarie in ambito mediterraneo: rilevanza del problema e strategie di intervento – Cahiers Options Mediterranéennes, Vol. 53, 2003) , l’uniformità colturale creatasi per la coltivazione del frumento ha fatto perdere molte cultivar di grano. Nel leccese nella superficie coltivata a grano alberga ormai una sola varietà. Erano oltre 250 le varietà di frumento coltivate negli anni ’20 che nel 1971 (L. Gosi) erano comunque date già per scomparse, e ad “agevolare” tale situazione aveva dato un buon contributo la scomparsa dalle coltivazioni di specie affini, in particolare le varietà di farro (oggi per fortuna in ripresa nelle regioni dell’Italia centrale), prezioso serbatoio di geni. Uguale situazione di progressiva rarefazione è toccato alle varietà locali di segale, orzo ed avena, cereali sempre meno utilizzati nel nostro Paese.
Erano numerose nel leccese le cultivar di grano duro, ormai difficili da reperire o definitivamente scomparse: dal Cappelli (oggi tornato di moda) al Russello, dal precoce Grifoni (molto produttivo per la sua epoca), al Patrizio e l’Appulo, molto diffusi fino a tempi recenti.
Erano interessati alle colture su tutto il territorio della provincia di Lecce, gli ecotipi Triticum aestivum Ruscia Turca, Provenzano e Russo e Triticum durum Duro Cannellino, Triminia, Rossarda, Ricco e Rosarda (Fonte: Istituto del Germoplasma, Bari). Invece sono quasi scomparse delle varietà molto resistenti alla ruggine come il Belsincap e il Sincape.

Ma torniamo al grano senatore Cappelli che oggi parafrasando una celebre aria di Rossini “tutti lo cercano, tutti lo vogliono” da dove viene questa moda? Per citare solo un esempio che ha avuto grande risonanza a Castiglione d’Otranto tra le altre varietà s’è seminato in terreni vicini all’area interessata dal progetto di raddoppio della strada statale 275, che collega Maglie al Capo di Leuca tra le altre varietà di grano anche il Senatore Cappelli.
Il mio amico prof. Michele Antonio Stanca che è Presidente dell’Unione Italiana delle Accademie per le Scienze Applicate allo Sviluppo dell’Agricoltura, alla Sicurezza Alimentare e alla Tutela Ambientale (UNASA) mi ha spiegato da dov’è venuta fuori la moda del grano Senatore Cappeli. L’ha fatto in maniera semplice facendomi la narrazione di ciò che è accaduto a un panificatore che si è recato, nello scorso anno a New York, precisamente a Little Italy. Qui una persona che si interessa di distribuzione di pasta e facente parte della Comunità italiana in America, gli ha chiesto del grano CAPPELLA che lui sapeva fosse italiano, che gli serviva per fare della pasta richiesta insistentemente dai suoi clienti italo-americani. Il panificatore al ritorno dell’America si è rivolto al prof. Stanca che, prima gli ha fatto presente che la varietà che cercava si chiamava in realtà “Senatore Cappelli” e poi, gli ha trovato il seme che è stato moltiplicato e da cui si è iniziato a ricavare tanto grano senator Cappelli. Insomma oggi il grano Senatore Cappelli è divenuto per questo motivo di moda.
La cultivar di Frumento duro (Triticum durum) autunnale “Senatore Cappelli” è stata ottenuta dal genetista Nazareno Strampelli presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia nel 1915 mediante selezione genealogica dalla popolazione nord-africana Jenah Rhetifah. È il grano che nel 1923 verrà rilasciato omaggiando con il nome Raffaele Cappelli, nel frattempo divenuto senatore.
Il Senatore Cappelli diventa un successo tra gli agricoltori italiani, nonostante fosse alto e suscettibile all’allettamento. Era infatti molto più produttivo dei grani duri utilizzati in precedenza. Le rese passarono dalle 0,9 tonnellate per ettaro del 1920 a 1,2 della fine degli anni ’30.
Strampelli dedicò questa cultivar al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d'Italia, che, negli ultimi anni dell'Ottocento, assieme al fratello Antonio, aveva avviato trasformazioni agrarie in Puglia e sostenuto lo Strampelli nella sua attività, mettendogli a disposizione campi sperimentali, laboratori ed altre risorse.

Ed eccoci alla fine del nostro viaggio. Un viaggio pieno di sorprese e di ricordi, un modo per scoprire, attraverso le tradizioni del nostro Salento, le nostre radici.

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