giovedì 4 marzo 2010

Chiapperi Chiapperì!


Chiapperi Chiapperì!
di Antonio Bruno*
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Abstract Riassunto
Una confezione di un chilo di capperi al sale costa intorno ai 10 euro. Un ettaro di cappero potrebbe fornire a grandi linee un reddito di 120.000 euro ad ettaro a una filiera corta che avesse in animo di produrre, trasformare e vendere il cappero. La raccolta dei capperi, nel Salento leccese, comincia a giugno e si protrae sino a settembre.
Il cappero del Capo può essere considerato oro, tant’è che è conteso dalle più importanti aziende conserviere italiane.
La professione del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale comporta anche la competenza di proporre a chi fa impresa. Propongo un disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta “Cappero del Salento Leccese” e nell’etichetta devono essere compresi gli elementi atti ad individuare nome, ragione sociale ed indirizzo del produttore, del confezionatore e nome, ragione sociale ed indirizzo dell’elaboratore del prodotto nel Salento leccese, lotto di produzione, peso netto all’origine.
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Certe volte i ricordi dell'infanzia si possono concretizzare nell'immagine di un uomo in bicicletta che aveva il suo negozio fatto di una cassetta di legno sulla ruota posteriore, dietro alla sella.
A San Cesario di Lecce, nel Salento leccese, a un tiro di schioppo dalla città capoluogo all'angolo di un incrocio tra via Saponaro e via Liguria dove erano diffuse abitazioni frutto dell'edilizia economica e popolare del dopo guerra e che negli anni sessanta suonava pressappoco “CASE INA” un uomo in bicicletta si guadagnava da vivere gridando “Chiapperi Chiapperì!”lui voleva dire che vendeva Capparis Spinosa L. (Cappero) nome volgare italiano Cappero della Famiglia Capparidaceae.
I capperi erano conosciuti ed apprezzati sin dai tempi dei Greci e Romani: era ingrediente basilare del famoso garum, la salsa aromatica più importante dell’epoca.
Prima del 5.800 avanti Cristo era presente in Iraq, la mezzaluna fertile che si chiamava Mesopotamia, l'hanno trovato negli scavi fatti nella cittadina di Tel es Sawwan.
Ma si parla del Cappero anche nella Bibbia nell'Ecclesiaste XII 5, Dioscoode nel suo “De Materia Medica” (II,204) scrive degli usi terapeutici del Cappero, Plinio il vecchio nel suo “Naturalis historia” (XIII, 127) dice che l'unico cappero buono è quello egiziano tutti gli altri sono pericolosi!
Una volta per far nascere il cappero da seme i giardinieri usavano questo sistema.
Aprivano un fico ben maturo, mettevano dentro i semi lo richiudevano e lo mettevano con due manciate di terra fra due sassi in un muro.
Oppure si può fare la talea , oppure si semina.
Ma da noi cresce spontaneo, e li vedi pendere da ogni dove i fiori del cappero!
Se osservi attentamente le piante di capperi le vedi penzolare da costoni rocciosi, da antichi muri oppure in vecchie cave dismesse.
Quel signore in bicicletta che vendeva all'angolo dell'incrocio ne sapeva qualcosa dei capperi del Salento leccese, quel “Chiapperi, Chiapperì!” magari era il frutto di un suo gioco di bambino che viveva in uno dei piccoli paesi della Terra di Leuca, perché è li che i suoi padri da millenni
raccoglievano e curavano uno dei migliori capperi del mondo, che cresce spontaneo lungo le scogliere marine e i terreni calcarei e asciutti che caratterizza un po’ tutto il territorio a Sud di Lecce.
Qui cresce spontanea la «capparis ovata», la varietà che produce il cappero volgarmente detto
peloso e che a Racale sono riusciti a coltivare con metodi moderni, riuscendo a preservare le
stesse caratteristiche del frutto selvatico.
L’unica località salentina dove questa coltura ha assunto una certa importanza economica è appunto Racale, con alcune centinaia di ettari investiti in questa coltura sia in forma specializzata che promiscua. Da una pianta in piena produzione si ottengono mediamente da 4 a 6 kg di prodotto se consideriamo una densità per ettaro non superiore a 2.000 piante avremo una produzione di 120 Qli di capperi ad ettaro. Una confezione di un chilo di capperi al sale costa intorno ai 10 euro. Un ettaro di cappero potrebbe fornire a grandi linee un reddito di 120.000 euro ad ettaro a una filiera corta che avesse in animo di produrre, trasformare e vendere il cappero. Ma anche considerando una produzione massima di capperi, che abbia una qualità che consente di spuntare anche prezzi maggiori di q.li 30 per ettaro con l'investimento di una decina di ettari l'azienda avrebbe la possibilità di mettere su una filiera corta in grado di soddisfare con un buon valore aggiunto l'agricoltore, la trasformazione e la vendita.
A Racale il raccolto viene conferito ad una Cooperativa ove i boccioli fiorali, con appositi macchinari, vengono depicciolati e selezionati per calibro, quindi conciati. La produzione racalina di capperi è considerata di eccellente qualità, fra le migliori d’Italia, per questo, nonostante la concorrenza delle produzioni Nord-Africane, viene vivamente contesa dalle più importanti aziende conserviere nazionali.
La raccolta dei capperi, nel Salento leccese, comincia a giugno e si protrae sino a settembre.
Il cappero del Capo può essere considerato oro, tant’è che è conteso dalle più importanti aziende conserviere italiane.
La professione del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale comporta anche la competenza di proporre a chi fa impresa. Posso certamente affermare che il cappero rappresenta una buona opportunità per chi intenda intraprendere in agricoltura.
Inoltre propongo un disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta “Cappero del Salento Leccese” e nell’etichetta devono essere compresi gli elementi atti ad individuare nome, ragione sociale ed indirizzo del produttore, del confezionatore e nome, ragione sociale ed indirizzo dell’elaboratore del prodotto nel Salento leccese, lotto di produzione, peso netto all’origine. E tutte le eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere di esaltazione del prodotto per evitare di trarre in inganno il consumatore sulla natura e le caratteristiche del prodotto, possono essere riportate anche in altro campo visivo.
Non immaginavo che un giorno grazie a quel signore in bicicletta che ha vissuto gridando per le strade “Chiapperi Chiapparì!” avrei potuto gustare un pezzetto di storia che si protrae da 6.000 anni e che potrebbe fare la fortuna del nostro territorio perchè da noi il cappero cresce spontaneo e noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali abbiamo il dovere di assecondare ciò che la natura madre ci insegna.

*Dottore Agronomo


Bibliografia
Ecclesiaste XII 5
Dioscoode “De Materia Medica” (II,204)
Plinio il vecchio nel suo “Naturalis historia” (XIII, 127)
Maria Pizzillo”I cercatori del Cappero” La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 24 agosto 2006
“Salento di Sapori”, realizzato da Camera di Commercio di Lecce, Editrice Salentina, Giugno 2007
Disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta “Cappero di Pantelleria”
Ambrogio Molli Pantelleria la perla nera del mediterraneo
ANPA Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente Dipartimento Prevenzione e Risanamento Ambientali PROPAGAZIONE PER SEME DI ALBERI E ARBUSTI DELLA FLORA MEDITERRANEA

mercoledì 3 marzo 2010

L'oliveto sul balcone: con la consulenza gratuita dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali il piccolo prezioso raccolto di olive.


L'oliveto sul balcone: con la consulenza gratuita dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali il piccolo prezioso raccolto di olive.
di Antonio Bruno*

Davanti casa mia ci sono due alberi di olivo che sono stati messi a dimora nelle aiuole spartitraffico dell'incrocio con la strada provinciale. Vi ricordate quando li hanno portati in piazza Sant'Oronzo a Lecce? E vi ricordate di tutte le piante di olivo secolare che sono all'ingresso delle città o nelle piazze?
L'olivo per ognuno di noi è un simbolo oltre che rappresentare l'albero che da quel frutto che mi ha guidato negli ultimi 5 anni della mia vita, da quando immedesimandomi negli alberi decisi di fare buone olive al posto di primeggiare in altezza gareggiando con gli altri alberi.
Ma oltre alle piante secolari da un po' di tempo osservo che dai camion fermi agli incroci che propongono piante da vivaio si possono osservare delle simpatiche piantine di olivo in vaso che vengono vendute a 10 Euro.
Non sono dei Bonsai perchè questi ultimi sono ottenuti con tecniche particolari di potatura delle radici e dei rami, ma sono delle piante nane o, meglio, nanizzate dall'uomo.
Le piante di olivo nane sono messe a dimora in eleganti vasi di terracotta e hanno il fusto di una altezza che può variare dai 10 ai 25 centimetri, le foglie sono esattamente uguali a quelle degli alberi secolari e le olive hanno anch'esse la stessa dimensione.
Gli alberi di olivo secolari per molti anni sono stati spiantati dal Salento leccese e portati in ville del del nord per popolare i giardini di uomini ricchi e facoltosi.
Finalmente attraverso questi alberi nani c'è la possibilità di avere un oliveto a disposizione di tutti. L'olivo per chiunque è il simbolo della pace e della prosperità, della fratellanza e della sapienza, un simbolo che finalmente può essere tenuto sui balconi delle case degli italiani e per quelli che sono di religione cattolica è anche l'opportunità di prendere un ramoscello di olivo da casa propria per la cerimonia della benedizione delle Palme nel periodo della Pasqua.
Ogni Dottore Agronomo e Dottore Forestale lo sa che sarebbe bello che tutte le case avessero questo simbolo, per ammirarne la forma, i colori e per vedere da vicino come questa pianta che popola da millenni la nostra penisola produce i meravigliosi frutti che danno quell'olio denso e profumato che allieta le nostre mense e quelle dei nostri antenati da millenni.
Io penso che ogni Dottore Agronomo e Dottore Forestale sarà disponibile a dare i suggerimenti a tutti coloro i quali hanno acquistato una pianta di olivo nano affinché la stessa vegeti e perduri anche dopo anni, per evitare che una cattiva conoscenza delle pratiche da adottare risulti fatale per la pianta portandola alla morte.
Ai vivaisti che vendono queste piante e che leggono questa mia nota offro la possibilità di scrivere sulla pianta che vendono che hanno a disposizione la consulenza di un Dottore Agronomo e Dottore Forestale che è finalizzata a mantenere a lungo e in buona salute un olivo nano in vaso. I vivaisti che preparano le piante di olivo nano da parte loro devono indicare la varietà di olivo affinché poi attraverso la consulenza di noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali il proprietario possa ottenere un piccolo prezioso raccolto di olive. Quelle olive potranno poi dare luogo a uno o più vasetti in salamoia che saranno preparati dalla paziente cura della famiglia e che potranno essere serviti agli ospiti come il raccolto della famiglia conservato per essere offerto in segno di pace e di prosperità.

* Dottore Agronomo

martedì 2 marzo 2010

Con i Dottori Agronomi e Dottori Forestali dalle olive l'olio e l'acqua con gli estratti naturali disciolti


Con i Dottori Agronomi e Dottori Forestali dalle olive l'olio e l'acqua con gli estratti naturali disciolti
di Antonio Bruno*

Abstract Riassunto
Io suggerisco la soluzione del recupero dell'acqua attraverso l'estrazione delle sostanze contenute nelle acque di vegetazione.
Dopo questo procedimento si otterrà il residuo concentrato della filtrazione delle acque di vegetazione ovvero il pregiatissimo estratto acquoso da olive.
Insieme all'olio che fa bene alla salute e che è buono da mangiare ecco che arrivano gli estratti naturali di polpa di olive!
Inutile ricordare che tutto questo avrà un valore solo se ci si affida ai Dottori Agronomi e Dottori Forestali che provvederanno ad informare sia i trasformatori che i consumatori della sapiente azione delle sostanze contenute nell'olio e nell'acqua che provengono dalle olive.

Avete notato che l'olio d'oliva è sempre presente negli IPER Mercati è sempre in promozione o in offerta o in quella fantastica trovata di “prendi tre bottiglie e ne paghi due” o meglio “prendi due bottiglie e ne paghi una”?
La cosa interessante è che secondo gli esperti di Iri Infoscan la Grande Distribuzione Organizzata vende più olio quando fa le promozioni e tutti noi abbiamo avuto l'esperienza di acquisto di olio a buon mercato. Ma da quando si vende l'olio solo prendendo in considerazione il prezzo più basso le caratteristiche organolettiche nessuno le prende più in considerazione.
Poi siccome l'olio extravergine costa qualche centesimo in più ecco che tutti lo acquistano e nessuno è più interessato al Vergine d'oliva.
L'assenza dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali nel settore comporta questa visione del consumatore che solo quando capirà il sapore amaro e la presenza dei polifenoli che garantiscono la salute potrà acquistare olio che lo faccia stare bene e che gli faccia finalmente gustare il buon cibo della cucina di casa.
I composti presenti nelle olive possono divenire una ricchezza e soprattutto possono risolvere l'annoso problema delle acque di vegetazione che ogni anno vedono tanti frantoiani sottoposti alle multe da parte delle autorità che vigilano sul loro smaltimento.
Anche questo argomento è di conoscenza e competenza dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali che potrebbero “fare la differenza” se chiamati in causa a sovraintendere la produzione e a pubblicizzare il recupero dell'acqua delle olive.
Io suggerisco la soluzione del recupero dell'acqua attraverso l'estrazione delle sostanze contenute nelle acque di vegetazione.
Se si adotta il metodo che propongo si potrà recuperare oltre all'acqua che si impiega nella trasformazione delle olive in olio anche quella che è contenuta nelle olive.
Insomma si tratta della potabilizzazione dell'acqua attraverso sistemi di filtrazione in grado di ottenere acqua purificata ed inodore.
Dopo questo procedimento si otterrà il residuo concentrato della filtrazione delle acque di vegetazione ovvero il pregiatissimo estratto acquoso da olive.
Quindi se successivamente si provvederà a mettere in commercio le sostanze concetrabili esse saranno ESTRATTI NATURALI DALLA POLPA DI OLIVE!
Ci sono tante sostanze che le olive cedono all'acqua a partire dai tanto cercati composti fenolici elisir di lunga vita, poi c'è lo squalene e i tocoferoli, i triterpeni, le pectine e gli oligosaccaridi, il mannitolo e la polimerina. Quindi l'acqua dalle olive e gli estratti naturali possono essere una nuova frontiera e un nuovo prodotto per i tanti frantoi presenti nel nostro Salento leccese. Insieme all'olio che fa bene alla salute e che è buono da mangiare ecco che arrivano gli estratti naturali di polpa di olive!
Inutile ricordare che tutto questo avrà un valore solo se ci si affida ai Dottori Agronomi e Dottori Forestali che provvederanno ad informare sia i trasformatori che i consumatori della sapiente azione delle sostanze contenute nell'olio e nell'acqua che provengono dalle olive.

*Dottore Agronomo

Bibliografia

Manuela Soressi “Caccia alla convenienza effetto crisi sullo scaffale”
Lorenzo Cerretani e Tullia Gallina Toschi “Gli estratti pregiati delle acque da olive”
Fernandèz Bolanos e collaboratori “Breve excursus sulle sostanze pregiate delle acque delle olive”

giovedì 25 febbraio 2010

Tu sei ciò che mangi e se è sano e genuino ciò che mangi sei sano e genuino pure tu!


Tu sei ciò che mangi e se è sano e genuino ciò che mangi sei sano e genuino pure tu!
di Antonio Bruno*

Non mi sarei mai aspettato che un'affermazione di un collega mi imponesse di scrivere sulla questione dell'Ingegneria genetica. Ho sostenuto due esami di Genetica all'Università presso la Facoltà di Agraria, l'esame di Genetica Agraria superando brillantemente lo scritto e l'orale e poi successivamente ho superato, sempre brillantemente, l'esame di Miglioramento Genetico ed ero certo, in scienza e coscienza, che prendere Variabilità dalle varietà vegetali presenti in alcune parti del mondo che sono i centri di origine, e immettere quei geni in altre piante determinando caratteristiche desiderate, come ad esempio la resistenza alle malattie, fosse una pratica assolutamente pacifica.
Non mi sarebbe mai venuto in mente di affermare che invece gli Organismi Geneticamente Modificati sono una minaccia. L’ho visto dimostrare in un Convegno a Lecce che la coesistenza tra Organismi Vegetali Geneticamente Modificati e Organismi Vegetali è impossibile poiché l'impollinazione che avviene attraverso il vento e gli insetti porta quei geni messi dall'uomo a caso nel DNA e che sarebbero un BREVETTO negli ovari dei fiori delle piante che invece hanno i geni messi a caso dagli agenti dell'impollinazione.
Il caso, l’amato caso.
In Italia abbiamo ampia varietà di climi e una vasta gamma di specie e varietà coltivate. In Italia abbiamo i SISTEMI COLTURALI che è un modo di dire di noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali per descrivere come le diverse specie agrarie si alternano nello spazio e nel tempo a livello delle tante aziende agricole sparse nel territorio. Quando noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali scriviamo o parliamo dei sistemi colturali non facciamo altro che descrivere le interazioni esistenti delle diverse specie fra loro e con le altre produzioni agrarie (es: produzioni zootecniche).
Ecco con gli organismi geneticamente modificati questi sistemi colturali verrebbero stravolti completamente così come è accaduto in India con il Cotone.
Ma da dove sono spuntate fuori le coltivazioni delle piante e l’allevamento degli animali?
Tutto non è sempre stato così come lo vediamo ora. Per capire come coltiviamo le piante e alleviamo gli animali domestici oggi dobbiamo sapere il modo in cui si sono formati gli attuali sistemi colturali.
C'è stata dal Neolitico, ovvero diecimila anni fa, ai giorni nostri la domesticazione di piante e animali. Qualche collega mi ricorderà che la domesticazione altro non è, che la profonda alterazione del corredo genetico. In effetti basta pensare a cos'era all'origine il grano e a che cos'è oggi, tanto che tutti siamo consapevoli che quello che noi coltiviamo oggi ha poco o nulla a che fare con il grano che cresceva liberamente in natura diecimila anni fa. Ma da dove hanno avuto origine queste piante? Quali sono i Centri d’origine dell’agricoltura?
Sono tre ed esattamente: la mezzaluna fertile ex Mesopotania oggi Iraq (frumento), il Centro America (mais) e la Cina e Indocina (riso).
Vi ho gia scritto che sostenni l'esame di MIGLIORAMENTO GENETICO DELLE PIANTE COLTIVATE e in quell'occasione acquisii il concetto che il principale obiettivo del miglioramento genetico delle piante coltivate è quello di ottenere varietà con caratteristiche PRODUTTIVE, QUALITATIVE e di RESISTENZA A STRESS migliori di quelle delle varietà già disponibili sul mercato.
La cosa che però dovevo sempre tener presente quando dovevo prendere i caratteri era che molto spesso i caratteri utili provengono da specie selvatiche più o meno distanti geneticamente e che si sono evolute in ambienti particolarmente sfavorevoli. Ero consapevole inoltre del fatto che dal Neolitico, ovvero da almeno 10.000 anni, le piante coltivate vengono modificate al fine di renderle sempre più adatte alle esigenze dell’uomo. I primi agricoltori, che di fatto furono le donne, miglioravano le colture semplicemente selezionando i semi di piante che avevano i caratteri desiderati.
Nel ultimo secolo, dopo la definizione delle leggi fondamentali della genetica da parte di Gregor Mendel, il miglioramento vegetale è avvenuto secondo procedimenti sempre più rigorosi. Si sono ottenuti risultati molto significativi incrociando piante sessualmente compatibili (incrocio intraspecifico ed interspecifico).
Tutto però si infrangeva su una barriera: l'incompatibilità sessuale!
Che significa?
In pratica ciò vuol dire che con i metodi messi in atto dalla evoluzione naturale anche se un polline del fiore della pianta di cactus arriva sull'ovario del fiore dell'albero di melo non accade che ci sia un seme che da poi una pianta che produce le mele con le spine.
La barriera è caduta da quando si è iniziato a utilizzare I VIRUS come vettori artificiali di geni che possono portare geni animali in quelli umani e viceversa, oppure geni di insetti in animali. Insomma IL VIRUS E’ IL CAVALLO DI TROIA che ha superato la BARRIERA DELL’INCOMPATIBILITA’ SESSUALE.
I VIRUS CHE VENGONO USATI SONO ALTAMENTE INFETTIVI E QUESTO I BIOTECNOLOGI LO FANNO PER ESSERE SICURI CHE PENETRINO NEL DNA DELLE PIANTE DA MODIFICARE.
Ma questi virus entrano insieme al DNA nel nostro corpo? All’interno del nostro corpo questi virus si moltiplicano? E se si moltiplicano, ci stiamo contaminando?
Ma come dicono i miei amici avvocati (li rispetto molto gli avvocati) vi è di più.
Cos’è che ci fa stare bene? Cos’è che ci mantiene in buona salute?
Dobbiamo dire a tutti, è il compito di noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali, come scrivevo prima dobbiamo dire a tutti che noi possiamo rimanere persone in salute se ci nutriamo di cibi sani e genuini.
Prima di arrivare alla malattia c’è qualcosa che può prevenirla ed è una sana e corretta alimentazione.
Ecco perché noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali possiamo e dobbiamo contribuire con le nostre conoscenze a certificare le buone pratiche agricole che portano ad ottenere un prodotto sano e genuino che poi sarà presente sulle mense delle famiglie.
Ecco perché questa storia degli OGM (organismi geneticamente modificati) che sono dannosi può e deve essere una opportunità per far riappropriare le persone umane del loro diritto a nutrirsi con cibi sani e genuini.
Li hanno chiamati prodotti biologici per distinguerli da quelli ottenuti utilizzando ARTIFICI e che per questo sono artificiali. Noi sappiamo ottenere i frutti della NATURA noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali vi diamo ciò che regala MADRE NATURA, comunque tutti ora li chiamano BIOLOGICI e quindi per capirci li chiamerò così anch’io.
Ricordo a me stesso che il 23 novembre 2003 nelle Considerazioni finali della Conferenza Ministeriale euromediterranea sull’Agricoltura di Venezia è stato tracciato un programma di lavoro comune su tre temi ritenuti strategici per il rafforzamento della cooperazione agricola tra le due rive del Mediterraneo: lo sviluppo rurale, la qualità dei prodotti agricoli e l’agricoltura biologica.
L’Italia è il Paese leader in Europa per le produzioni da agricoltura biologica, disponendo del maggior numero di imprese e della più elevata superficie condotta con il metodo biologico tra tutti i Paesi europei.
Oggi abbiamo obblighi e opportunità derivanti dal nuovo regolamento CE 834/07 e 889/08, sulle nuove regole di certificazione ed etichettatura. Inoltre si va sempre più diffondendo la consapevolezza della opportunità per tutti di avere una filiera corta e sulla validità del mercato biologico nazionale e estero. L'agricoltura biologica ha raggiunto in Puglia un elevato livello di diffusione con oltre 130mila ettari di superficie agricola utilizzata e più di 5mila operatori agricoli e agroalimentari impegnati a competere sui mercati internazionali con prodotti affidabili e di grande qualità.
Perché prodotti biologici?
Perché il prodotto biologico è più ricco in vitamine e sali minerali rispetto ai prodotti da coltivazioni convenzionali. Le Mele biologiche hanno il Potassio K in misura maggiore del 31%, i Fenoli (flavonoidi) maggiore del 19%, la Vitamina C maggiore del 30%, rispetto alle mele che vengono coltivate senza tenere conto della natura, (XXV International Horticultural Congress). Inoltre dalla ricerca condotta dall' American Chemical Society si evidenzia una presenza di antiossidanti nel MAIS maggiore del 58,8%, nella FRAGOLA maggiore del 19% e nella MORA maggiore del 50% rispetto a quelle che vengono coltivate senza tenere conto della natura.
Gli antiossidanti non fanno altro che contrastare l’attività dei radicali liberi sono sostanze di scarto che provengono dalle reazioni fisiologiche dell’organismo. Vengono prodotte in misura maggiore in presenza di determinate condizioni fisiche, quali stress, abuso di alcool e fumo, inquinamento e alimentazione scorretta. Un eccesso di produzione ha un effetto sul processo di invecchiamento, velocizzandolo.
Tendono a reagire con tutte le molecole e gli atomi con i quali vengono a contatto, che a loro volta possono diventare instabili.
I radicali liberi vengono contrastati dagli antiossidanti esogeni, introdotti con la dieta, sono reperibili nel sangue e costituiscono la barriera antiossidante che cerca di neutralizzare immediatamente le sostanze circolanti.
Noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali quando siamo chiamati a decidere quali piante coltivare possiamo attraverso la nostra professionalità favorire la conservazione della biodiversità, possiamo addirittura avere un ruolo rilevante nel recupero di germoplasma delle varietà ortive salentine ad elevato rischio di sopravvivenza. In molte di queste piante a rischio di scomparire si sono rilevate sostanze antiossidanti in misura notevole tanto da rappresentare una risorsa per la salute delle famiglie.
Infatti, le risorse genetiche agrarie costituiscono, una buona percentuale della biodiversità totale di un territorio, quella più utilizzata dall’uomo,comprendente vecchie e nuove cultivar, ma anche ibridi, popolazioni locali e mutanti.
Nel corso dei millenni, i coltivatori hanno sviluppato una ricchezza di varietà, selezionando e riseminando solo i semi di piante più resistenti ai parassiti o con frutti più appetitosi.
Fino a 30 - 40 anni fa, per ciascuna coltura erano presenti decine e decine di varietà diversificate: oggi si stima che l’80-90% di esse sia scomparso!
Prima che ci sia la totale scomparsa di tutto chi coltiva la terra ha l’opportunità di salvare queste piante rivolgendosi a noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali prima di stabilire le rotazioni delle coltivazioni della propria azienda agricola o del piccolo appezzamento che abbiamo sotto casa e che coltiviamo per gli ortaggi che poi consumeremo noi stessi.

Vi basti sapere che nella determinazione del contenuto di composti antiossidanti in 9 ecotipi di pomodori tradizionali noti con il nome comune di pomodori d’inverno (li pummitori te mpisa) selezionati localmente da agricoltori custodi la colorazione dell’epiderma, non sempre costituisce un indice predittivo del contenuto di β-carotene e di licopene che quando viene determinato da risultati davvero sorprendenti in alcuni ecotipi.
La disponibilità della nostra consulenza per la scelta delle varietà e degli ecotipi da coltivare nelle vostre aziende nasce dall’esigenza di rendere più facili le scelte salutari e per promuovere informazione che ha lo scopo dia modificare comportamenti inadeguati.
Molti nemici della salute si possono prevenire mangiando in modo sano ed equilibrato
Uno degli obiettivi dell’azione di noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali è sostenere la dieta tradizionale, cioè la dieta che permette una strategia di contrasto alle malattie croniche.
Tutto questo è IN LINEA CON LA STRATEGIA messa a punto dalle Regioni, dal Ministero della Salute in collaborazione con la Regione Europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) approvata a Copenaghen il 12 settembre 2006 dal Comitato Regionale e il 15 novembre 2006 ad Istanbul nel corso della Conferenza Ministeriale Intergovernativa, durante la quale i Ministri della Salute hanno sottoscritto per i propri governi una dichiarazione di appoggio alle misure nazionali ed internazionali di contrasto all’ obesità.
Noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali parallelamente sosteniamo l'adozione a livello nazionale di un'etichettatura degli alimenti dove scrivere tutto, la provenienza, il foglio e particella del campo e anche le coordinare per poterlo vedere di GOOGLE EARTH da tutto il mondo perché l'alimento sia NATURALE perché siamo noi a seguirlo I MEDICI DELLA TERRA, perché tu sei ciò che mangi e quello che mangi è garantito da un Dottore Agronomo o da un Dottore Forestale.

* Dottore Agronomo

mercoledì 24 febbraio 2010

Innovazione ed investimenti ad hoc per il rilancio dell'agricoltura lucana



24 febbraio 2010 - 12:02
Innovazione ed investimenti ad hoc per il rilancio dell'agricoltura lucana
Ruolo centrale per i dottori agronomi e forestali materani al tavolo tecnico per i bandi del Psr
Andrea Sisti - presidente dottori agronomi e forestali nazionale
Al centro dello sviluppo agricolo e delle tutela dell’ambiente della provincia di Matera ci sono i dottori agronomi e forestali. Innovazione e competitività, che passano dal ruolo di professionisti, possono portare ad un rilancio dell’agricoltura lucana in un momento di forte crisi economica. E’ quanto è emerso in occasione di un convegno che si è tenuto nella città dei Sassi, dal titolo “Agricoltura, Ambiente e Professione tra Passato e Futuro”, organizzato dall’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali di Matera, che conta in tutto il territorio provinciale oltre 200 iscritti. Il convegno, oltre alla presenza del presidente Conaf Andrea Sisti, e del presidente della Federazione della Puglia, Oronzo Milillo, ha visto la partecipazione dei rappresentanti del mondo delle istituzioni, come il presidente della provincia di Matera Franco Stella; del mondo agricolo regionale; il mondo accademico, con il rappresentante della Facoltà di Agraria dell’Università della Basilicata Emilio Gambacorta e il preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bari Vito Savino.
Per la prima, infatti, in Basilicata l’ordine provinciale dei dottori agronomi e dottori forestali, parteciperà al tavolo tecnico di concertazione per i Bandi regionali per il Piano di sviluppo rurale. E questo è già un importante traguardo per l’intera categoria “perché – ha sottolineato il presidente Conaf Andrea Sisti - permette agli agronomi di essere determinanti anche nella fase decisionale per l’erogazione dei fondi e le strategie di investimento in agricoltura. I dottori agronomi ed i dottori forestali rappresentano quel patrimonio intellettuale necessario a creare innovazione e proposte per il territorio”.
Durante il convegno spazio alla ricerca di un modello di sviluppo sostenibile che sappia coniugare agricoltura, ricerca e tutela ambientale; all’agromarketing per le aziende agricole lucane; quindi si è parlato del monitoraggio e rilevamento sui pesticidi in un territorio fra i più vocati nel settore dell’ortofrutta.
Fonte: Agenzia Impress

stampala, compilala e firmala. Poi dopo averla fatta passare allo scanner otterrai un'immagine da spedire all'indirizzo antonio.bruno2010@libero.it


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Opportunità per vendere i tuoi prodotti


Opportunità per vendere i tuoi prodotti

Gentilissima/o Titolare dell’Azienda Agricola o Ristoratore rurale e di Agriturismo,
il mio impegno do oltre 25 anni nel Sindacato della CISL mi vede oggi impegnato a scriverti allo scopo di favorire l'affermazione di imprenditori agricoli che siano allo stesso tempo intenzionati a proporre ai soci della CISL di tutta Italia le loro produzioni.
Allo stesso modo la mia attenzione è rivolta ai tanti Agriturismo e Ristoratori rurali sparsi nel territorio riservando anche a loro tale opportunità. La mia proposta deriva dal mio convincimento che le tue produzioni sono di altissima qualità e rappresentano un’eccellenza del territorio.
Se sei interessato alla proposta utilizza la scheda che è allegata alla presente o che puoi scaricare dal link
stampala, compilala e firmala. Poi dopo averla fatta passare allo scanner otterrai un'immagine che mi potrai spedire all'indirizzo antonio.bruno2010@libero.it
Sono certo che approfitterai dell'opportunità che ti sto dando e in attesa di leggere la tua scheda ti saluto con la più viva cordialità

Antonio Bruno
dottore agronomo