lunedì 15 marzo 2010

Per farti stare finalmente bene


Per farti stare finalmente bene
di Antonio Bruno*
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Abstract Riassunto
La prevenzione è questo! I medici della terra sono i depositari di questa antica sapienza, i medici della terra sono i custodi di questo modo antico ma sempre attuale di produrre il cibo. Mercoledì 17 marzo 2010 dalle ore 9,30 alle ore 18,30 nella TENUTA CARADONNA
SS 101 Lecce-Gallipoli km. 8 Lequile (Le) ci sarà un SEMINARIO DI ALTA FORMAZIONE su questo tema Attività co-finanziata dalla Commissione Europea - Direzione Generale dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale dalla COMMISSIONE EUROPEA Direzione Generale dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale e dall’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI Dipartimento per lo studio delle società mediterranee.
Potremo dire ad alta voce a tutti i presenti, che sono i massimi livelli dei rappresentati delle Istituzioni Europee e Nazionali che questo è lavoro per i Medici della Terra, che questo è lavoro per i Dottori Agronomi e Dottori Forestali.
Pane di grano cotto al forno di pietra è la nostra realtà e voi cari colleghi che siete da sempre li èer offrirvi, così come mi offro io, alle persone e al territorio ditelo che possono assaggiarci, possono accedere alla freschezza e alla sapienza di questa tradizione che abbiamo gelosamente custodito sino ad oggi.
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C’è il risveglio, c’è una nuova via per la nostra salute e per il nostro benessere. Io sono ciò che mangio e anche tu sei ciò che mangi. Quando 10.000 anni fa, nel neolitico, si svilupparono le città ci fu un dividersi i compiti per fare in modo che la comunità di persone potesse vedere soddisfatti i propri bisogni. Il primo tra tutti i bisogni è quello di una sana e corretta alimentazione. La prevenzione è questo! I medici della terra sono i depositari di questa antica sapienza, i medici della terra sono i custodi di questo modo antico ma sempre attuale di produrre il cibo. Noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali siamo i medici della Terra e solo attraverso il nostro ruolo che si concretizza la diffusione di questa sapienza alle nuove generazioni e il controllo nei riguardi dei produttori che devono garantire cibo genuino, saporito e pieno di energia per tutti, intendo scrivere a chiare lettere che i nostri produttori devono farlo anche per la parte di prodotto che poi non saranno loro a mangiare.
Mercoledì 17 marzo 2010 dalle ore 9,30 alle ore 18,30 nella TENUTA CARADONNA
SS 101 Lecce-Gallipoli km. 8 Lequile (Le) ci sarà un SEMINARIO DI ALTA FORMAZIONE su questo tema è un’attività co-finanziata dalla Commissione Europea - Direzione Generale dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale, dalla COMMISSIONE EUROPEA e coordinata dall’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI Dipartimento per lo studio delle società mediterranee.
Potremo dire ad alta voce a tutti i presenti, che sono i massimi livelli dei rappresentati delle Istituzioni Europee e Nazionali, che questo è lavoro per i Medici della Terra, che questo è lavoro per i Dottori Agronomi e Dottori Forestali.
Solo noi possiamo dare una risposta all’urgenza che hanno fatto rilevare 11 reti europee, 2 reti internazionali e centinaia di organizzazioni in 24 paesi europei (agricoltori, consumatori, ambientalisti, altermondialisti e ong), di un sistema agricolo e alimentare di distribuzione e di consumo degli alimenti che parta dal protagonismo delle realtà di base e dei territori e che affondi le sue radici nell’equità, nel diritto universale al cibo, nella trasparenza e nella buona governance.
Questo è lavoro nostro, questo è lavoro del Medico della terra, è lavoro che spetta ai Dottori Agronomi e ai Dottori Forestali.
Interveniamo numerosi al Seminario di Alta Formazione di mercoledì, svegliamo dal torpore e dalla depressione chi deve prendere le decisioni e lanciamo un grido di speranza. Noi siamo l’unica speranza per quest’agricoltura abbandonata da tutti, tradita nella sua essenza, dimenticata come fonte di valori Universali. Noi che abbiamo custodito gelosamente questi valori e questa tradizione siamo chiamati a rendere ragione della nostra speranza. Perché noi sappiamo che la natura si sveglia anche se tutti non ci credono, che il territorio ha i suoi fili sottili che lo legano alla vita e all’abbondanza, al gusto e ai buoni sapori, buoni come il pane fresco il cui profumo la mattina invade la strada davanti ai forni di pietra.
Pane di grano cotto al forno di pietra è la nostra realtà e voi cari colleghi che siete da sempre li per offrirvi, così come mi offro io, alle persone e al territorio, ditelo che possono assaggiarci, possono accedere alla freschezza e alla sapienza di questa tradizione che abbiamo gelosamente custodito sino ad oggi.
Perché solo riuscendo di nuovo a percepire la mattina un pezzo di pane con il miele intinto nel latte, un uovo fresco di giornata, il profumo delle zagare quando gli agrumi si tingono di bianco, la dolcezza di una pesca matura che sa di un gusto che non ti lascia tregua sino a quando non ne trovi un’altra, oppure quella fetta di pane casereccio quel pomodoro rosso sopra spruzzato con il sale ti fa gustare l’olio, oro liquido che è stato spremuto dalle olive della nostra terra, si amico mio, solo in questo modo ti percepirai come una persona che è in un giardino pieno di latte e miele, frutta e delizie di ogni genere che stanno li apposta per essere raccolte e mangiate da te.
Una persona nuova che senza affanni e contenta si gode la vita e i frutti della sua terra. Si! Finalmente sarai nell’abbondanza e soddisfatto perché hai ascoltato ciò che da sempre custodiamo proprio per te, per farti stare finalmente bene.
*Dottore Agronomo




di seguito il testo della Dichiarazione europea sull'alimentazione:

«Noi, sottoscritti, dichiariamo che l’Unione Europea deve rispondere alle sfide urgenti che l’Europa sta affrontando in materia di agricoltura e di alimentazione. Dopo più di mezzo secolo di industrializzazione della produzione agricola ed alimentare, l’agricoltura a conduzione familiare è stata fortemente ridotta e i circuiti alimentari locali hanno regredito in tutta Europa. Oggi, il nostro sistema alimentare è dipendente da carburanti fossili a prezzo sostenuto, non tiene conto che l’acqua e la terra sono risorse limitate e sostiene regimi alimentari dannosi per la salute, ricchi di calorie, grassi e sale e poveri di frutta, ortaggi e cereali. In futuro, il prezzo crescente dell’energia, la perdita drastica della biodiversità, il cambiamento climatico e la diminuzione delle terre e dell’acqua disponibili costituiscono una sfida per la produzione alimentare. Allo stesso tempo, una popolazione mondiale in espansione deve affrontare la contraddizione di un contemporaneo aumento della fame e delle malattie croniche causate dalla sovralimentazione. Noi riusciremo a rispondere positivamente a queste sfide solo con un approccio completamente diverso nei confronti delle politiche agricole e alimentari. L’Unione Europea deve riconoscere e sostenere il ruolo cruciale dell’agricoltura contadina per l’approvvigionamento alimentare della popolazione. Tutti devono aver accesso a un’alimentazione sana, sicura e nutriente. I modi con cui coltiviamo, distribuiamo, prepariamo e mangiamo cibo dovrebbero rendere onore alla diversità culturale dell’Europa fornendo un’alimentazione equa e sostenibile. La Politica Agricola Comune (PAC) attuale è in discussione in vista della sua riforma prevista per il 2013. Dopo decenni di dominazione delle imprese transnazionali e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) sulle scelte di politica agricola ed alimentare, è arrivato il momento per la popolazione europea di riappropriarsi della propria politica agricola ed alimentare: è l’ora della sovranità alimentare.
Noi crediamo che una nuova Politica Agricola e Alimentare Comune debba garantire e proteggere uno spazio di cittadinanza nell’UE e nei paesi candidati e la possibilità e il diritto di definire i propri modelli di produzione, di distribuzione e di consumo, partendo dai seguenti principi.
La nuova Politica Alimentare e Agricola Comune :
1. deve considerare il cibo come un diritto umano universale e non come una semplice merce.
2. deve avere come priorità quella di una produzione di alimenti e mangimi destinata all’Europa e prevedere il commercio internazionale dei prodotti agricoli nel rispetto dei principi di equità, giustizia sociale e sostenibilità ambientale. La PAC non deve danneggiare i sistemi agricoli ed alimentari dei paesi terzi.
3. deve promuovere modelli alimentari sani indirizzandosi verso diete basate sui vegetali e su un minor consumo di carne, di grassi saturi, di alimenti ricchi in energia e altamente trasformati, rispettando i modelli alimentari culturali e le tradizioni regionali.
4. deve dare priorità al mantenimento di un’agricoltura che coinvolga un alto numero di contadini su tutto il territorio europeo, nel soddisfacimento della duplice funzione di produzione di cibo e di salvaguardia dell’ambiente rurale. Ciò non è realizzabile senza prezzi agricoli giusti e certi, che devono permettere un reddito adeguato per contadini(e) o salariati(e) agricoli e prezzi giusti per i consumatori.
5. deve assicurare condizioni giuste e non discriminatorie ai contadini(e) e ai lavoratori agricoli dell’Europa Centrale ed Orientale e sostenere un accesso giusto ed equo alla terra.
6. deve rispettare l’ambiente globale e locale, proteggere le risorse limitate del suolo e dell’acqua, fomentare la biodiversità, rispettare il benessere animale.
7. deve garantire che l’agricoltura e la produzione animale restino liberi da OGM, incoraggiare l’uso delle sementi contadine e promuovere la diversità delle specie domestiche che costituiscono il patrimonio culturale locale.
8. deve cessare di favorire l’utilizzo e la produzione di agro-carburanti industriali e dare la priorità alla riduzione del trasporto in generale.
9. deve assicurare la trasparenza lungo tutta la filiera alimentare, in modo che i cittadini sappiano come viene prodotto il cibo, da dove proviene, cosa contiene e cosa è incluso nel prezzo finale di acquisto.
10. deve ridurre la concentrazione del potere nei settori della produzione primaria, della trasformazione e della distribuzione alimentare e l’influenza esercitata dai gruppi dominanti su ciò che viene prodotto e consumato, oltre a promuovere sistemi alimentari che accorcino la distanza fra produttori e consumatori.
11. deve incoraggiare la produzione e il consumo di prodotti locali, di stagione, di alta qualità, rimettendo in connessione i cittadini con la loro alimentazione e con i produttori di cibo.
12. deve destinare risorse per insegnare ai giovani le pratiche e le conoscenze necessarie a produrre, preparare e apprezzare un’alimentazione sana e nutriente.

L’APPLICAZIONE DEI SISTEMI DI SICUREZZA E DI QUALITÀ AGROALIMENTARE IN PUGLIA
CAMPAGNA DI INFORMAZIONE SULLA NUOVA RIFORMA DELLA PAC IN PUGLIA RIVOLTA AL MONDO
UNIVERSITARIO ED AL MONDO IMPRENDITORIALE AGRICOLO
17 marzo 2010 dalle ore 9,30 alle ore 18,30
TENUTA CARADONNA
SS 101 Lecce-Gallipoli km. 8 Lequile (Le)
Attività co-finanziata dalla Commissione Europea - Direzione Generale dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale
COMMISSIONE EUROPEA
Direzione Generale dell’Agricoltura e dello
Sviluppo rurale
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI
Dipartimento per lo studio delle società mediterranee
Con il partenariato di
PROGRAMMA LAVORI
APERTURA DEI LAVORI
“L’INDUSTRIA AGROALIMENTARE IN PUGLIA”
Dott. Santo INGROSSO: Presidente regionale FEDAGRI-CONFCOOPERATIVE Puglia
“LA RIFORMA DELLA PAC: POLITICHE DI MERCATO E SVILUPPO RURALE”
On.le Paolo DE CASTRO: Presidente Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo
“OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO DEI SISTEMI DI SICUREZZA AGROALIMENTARI IN PUGLIA ALLA LUCE DELLA NUOVA PAC”
Dott. Pierpaolo PALLARA: Responsabile regionale INEA – Istituto Nazionale Economia Agraria
“LA NUOVA POLITICA DI SVILUPPO RURALE 2007-2013 ED IL NUOVO PSR REGIONE PUGLIA E LE MISURE DI SOSTEGNO ALL’OCCUPAZIONE”
Dott. Dario STEFÀNO: Assessore regionale risorse agroalimentari Regione Puglia
PRANZO
“IL TERRITORIO PUGLIESE: UN ESEMPIO DI QUALITÀ E COMPETITIVITÀ”
Prof. Marco PAGANO: Presidente Tesori di Puglia soc coop consortile
“LE COOPERATIVE AGRICOLE E LA TRACCIABILITÀ COOPERATIVA NEL SISTEMA AGROALIMENTARE PUGLIESE: PROBLEMI ED OPPORTUNITÀ”
Dott. Giovanni TRICARICO: Direttore Confcooperative Puglia
“UNA BEST PRACTICE IN PUGLIA DA TRASFERIRE A LIVELLO COMUNITARIO: IL CASO CO.SAL”
Dott. Santo INGROSSO: Presidente FEDAGRI
CONCLUSIONE DEI LAVORI

venerdì 12 marzo 2010

Le ossa di Palma non saranno nei musei perché le Palme non hanno le ossa


Le ossa di Palma non saranno nei musei perché le Palme non hanno le ossa
di Antonio Bruno*
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Abstract Riassunto
A Brindisi oggi venerdi 12 marzo, un convegno internazionale sul verde pubblico, con particolare riferimento alla nota problematica del punteruolo rosso delle palme. Titolo del convegno “La lotta al punteruolo rosso: tra dubbi e certezze. La tendenza è che perderemo il 50% delle Palme nel 2011 e nel giro di pochi anni di Palme non ne sentiremo parlare più!
Bisogna eliminare tutte quelle piante in evidente stato di sofferenza. Stessa dichiarazione dal Dottore Agronomo Rosario Rosano Direttore dei Giardini Pubblici di Palermo. L'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Lecce da qualche mese sta affrontando il problema con un gruppo di studio appositamente istituito di cui ha riferito il collega Dottore Agronomo Fabio Ippolito.
Interessante nella sua relazione l'esito di un intervento del 2008 – 2009 su 30 palme ad opera di un “guaritore” in possesso di un MIX SEGRETO che ha sortito l'effetto nel novembre del 2009 della morte di più della metà delle palme, insomma ne sono sopravvissute solo 13 e non sappiamo per quanto tempo ancora.
Poi è venuto il turno del Prof. Porcelli, ha parlato dell'endoterapia unica speranza di prevenzione, ha dimostrato l'inutilità del monitoraggio e l'inefficacia della terapia.
Interessante l'ultimo intervento del Dottore Agronomo Anna Percoco dell'Area Politiche Sviluppo Rurale Servizio Agricoltura “Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia” che ha rilevato come le spese per lo smaltimento delle Palme siano passate dopo il finanziamento di 400 Euro a Palma della Regione a questo prezzo contro i 1.000 Euro che si richiedevano all'inizio.
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A Brindisi oggi venerdì 12 marzo, un convegno internazionale sul verde pubblico, con particolare riferimento alla nota problematica del punteruolo rosso delle palme. Titolo del convegno “La lotta al punteruolo rosso: tra dubbi e certezze. Alcune esperienze italiane ed europee.
Ricordate che ci dicevano che i Dinosauri dominavano il Pianeta Terra? Io non ne mai visto uno se non sotto forma di scheletro. Ma le Palme non hanno scheletro e quindi non ne sentiremo parlare né potremo immaginarcele se non guardando vecchie foto.
La tendenza è che perderemo il 50% delle Palme nel 2011 e nel giro di pochi anni di Palme non ne sentiremo parlare più!
Bisogna eliminare tutte quelle piante in evidente stato di sofferenza. Bisogna fare in fretta.
Quando i sintomi sono ormai evidenti l’insetto ha già compiuto sulla pianta la sua seconda generazione e già volato su altri esemplari.
Paradossalmente l’emergenza causata dalla comparsa e repentina diffusione dell’attacco con conseguente decreto di eradicazione, che prevede la distruzione delle piante colpite dal parassita, ha bloccato la strategia di controllo.
Ma c'è un sistema di controllo brevettato dall’Istituto Agronomico Mediterraneo al termine di una sperimentazione alla quale ha partecipato il Prof. Francesco Porcelli.
Il controllo integrato consiste «nell’uso concertato e concorrente di diversi mezzi e metodi di controllo (chimico, fisico, agronomico, biologico, biotecnico etc. etc.)
C'è comunque una buona notizia perché nei vivai le palme in vendita sono al sicuro in quanto l’uso massiccio degli insetticidi, vietati nei centri urbani, rende nulli gli attacchi dell’insetto.
Rebus sic stantibus tutti dovremmo capire che....ma un attimo prima vi racconto come si sono susseguiti gli interventi e, solo alla fine, vi rivelerò le conclusioni a cui sono giunto dopo aver ascoltato il susseguirsi delle relazioni coordinate dall' ottimo Ingegnere De Petro, Direttore di AGRISETTE su Telenorba e soprattutto Presidente dell'Associazione Italiana Stampa Agricola, Agroalimentare e Ambientale.
Il grido di dolore giunge dai Direttori Tecnici del Verde, lo dice il Dott. Stefano Cerea Presidente dell'Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini che rispondono di tutto ciò che avviene e a cui viene sempre attribuita parte della responsabilità di quanto accade nel verde urbano pubblico.
Il Vice Presidente dell'Associazione è il Dottore Agronomo Giovanni Nardelli che è certo che l'unico FITOIATRA, il medico della Terra, sia il Dottore Agronomo e il Dottore Forestale che mette a disposizione della collettività le sue capacità di difesa dell'ambiente.
Poi è la volta del Dottore Agronomo Marco MORABITO Direttore dei Giardino Pubblici di Catania che sciorina una serie di dati che in sintesi fanno timidamente sostenere al nostro collega che si è avuto un rallentamento ma non si ha ancora la soluzione.
Stessa dichiarazione dal Dottore Agronomo Rosario Rosano Direttore dei Giardino Pubblici di Palermo. Il dato è che nel 2005 le Palme di Palermo stavano tutte bene, ma dal 2008 dopo l'attacco si è diretti verso il solito “rallentamento ma non soluzione”.
Siccome ad essere attaccata è la Phoenix canariensis, comunemente nota come palma delle Canarie a Palermo ormai i colleghi pensano di impiegare la Phoenix dactylifera L. che invece pare non sia preferita dal nostro insetto.
Insomma i miei colleghi che si sono confrontati con questo insetto hanno dichiarato di essere stati sconfitti. Vi prego di credermi anche nelle parole e nelle espressioni hanno comunicato a tutti la loro frustrazione, la depressione di chi vorrebbe trovare una soluzione ma non ci riesce.
L'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Lecce da qualche mese sta affrontando il problema con un gruppo di studio appositamente istituito di cui ha riferito il collega Dottore Agronomo Fabio Ippolito.
La comunicazione del collega Ippolito è stata tutta centrata sul concetto che una palma dell'800 è un monumento vegetale alla stregua di una chiesa barocca del 600 e che quindi la collettività attraverso appositi finanziamenti dovrebbe provvedere a tutelare. L'intervento pubblico invece appare incomprensibile nel caso di palme di qualche decennio o peggio di qualche anno il cui costo per la difesa dovrebbe essere posto a carico dei proprietari.
Per esprimere tutta l'amarezza di una serie di tentativi senza successo nella Città di Brindisi ha relazionato il collega Dottore Agronomo Teodoro Frigone. Interessante nella sua relazione l'esito di un intervento del 2008 – 2009 su 30 palme ad opera di un “guaritore” in possesso di un MIX SEGRETO che ha sortito l'effetto nel novembre del 2009 della morte di più della metà delle palme, insomma ne sono sopravvissute solo 13 e non sappiamo per quanto tempo ancora.
Appena qualche minuto per la pausa caffè e poi abbiamo ascoltato metodologie italiane e spagnole tutte costellate di insuccessi clamorosi e poi alla fine di flebili speranze, di ipotesi, di percorsi che seppure intrapresi non danno alcuna certezza riguardo gli esiti.
Su questa falsa riga varie ipotesi di chirurgia sugli alberi (dendrochirurgia) mixate con endoterapia e trattamenti preventivi di pesticidi spruzzati sulla chioma.
Ognuno ha comunicato la sua esperienza e i suoi tentativi, l'ha fatto il Dottore Agronomo Longhin, il Prof. Joseph Riba, il Dott. Barroso, tutti con metodologie che però non hanno alcuna certezza di riuscire.
Poi è venuto il turno del Prof. Porcelli, ha parlato dell'endoterapia unica speranza di prevenzione, ha dimostrato l'inutilità del monitoraggio e l'inefficacia della terapia.
Tarando sul peggio si può fare il meglio possibile! Eccolo il meglio possibile secondo la mia opinione, stante le dimostrazioni scientifiche del Prof. Porcelli, la prevenzione oppure la rassegnazione a vedere le Palme solo in fotografia, perché non avendo lo scheletro nessuno potrà vedere nei Musei le ossa di Palma.
Interessante l'ultimo intervento del Dottore Agronomo Anna Percoco dell'Area Politiche Sviluppo Rurale Servizio Agricoltura “Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia che ha rilevato come le spese per lo smaltimento delle Palme siano passate dopo il finanziamento di 400 Euro a Palma della Regione a questo prezzo contro i 1.000 Euro che si richiedevano all'inizio. Perché a mangiare Palme, dice la collega, non è solo il Punteruolo Rosso.

*Dottore Agronomo

giovedì 11 marzo 2010

Bioedilizia ovvero la casa naturale progettata con il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali


Bioedilizia ovvero la casa naturale progettata con il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali
di Antonio Bruno*

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Abstract Riassunto
La natura è vita! e la vita è argomento del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale ecco perché ieri non ho voluto mancare all’appuntamento.
Noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali siamo in grado di distinguere i materiali naturali da quelli artificiali e per questo motivo che nella progettazione di una casa sarebbe opportuno che voi che avete questa sensibilità vi affidaste a uno studio di progettazione associato che ha al suo interno un Dottore Agronomo o un Dottore Forestale che attraverso la sua competenza certifica i materiali che sono utilizzati per la costruzione avendo controllato che corrispondano ai requisiti di assenza di artificialità. Attraverso il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali in fase progettuale si ottiene l’individuazione delle zone perturbate per delimitare tali aree e permettere di scegliere per la futura costruzione 1'ubicazione ottimale, con un'attenzione particolare per quella dei posti letto. Il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali in fase progettuale è l’opportunità per Costruttori e Progettisti tradizionali di introdurre nelle costruzioni elementi di novità derivanti dalla realtà sociale e culturale e dall’evoluzione tecnologica che da sempre ha rappresentato un compito di grande rilievo. La competenza dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali mette in risalto in modo oggettivo, la dichiarazione dei componenti e dei valori ecologici del prodotto proposto.
Inoltre si analizza l’inserimento dei componenti e degli additivi e si valuta l’impatto ambientale della CO2 emessa e le informazioni razionali sui solventi presenti e sulle emissioni del prodotto.
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Ieri pomeriggio ho preso parte ai lavori dei DIALOGHI DI APPROFONDIMENTO SULL’ISOLAMENTO TERMICO: LA COIBENTAZIONE NELL’ARCHITETTURA MODERNA, NEL RESTAURO E NELLA BIOEDILIZIA LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA E IL DLGS 311/06. Il meeting tecnico era rivolto all’ordine degli Architetti, Ingegneri, Geometri e Periti industriali della provincia di Lecce e si è svolto ieri Giovedì 11 marzo 2010 alle ore 15,30 a Lecce presso la sala Donatello dell’Hotel Tiziano.
Non poteva mancare un Dottore Agronomo e un Dottore Forestale a quest’incontro perché diversamente dal solito nel settore edilizio, dove si usano e si sono usati per migliaia di anni materiali per la costruzione creati dal uomo, la bioedilizia sfrutta prodotti naturali prodotti dalla natura per la realizzazione di strutture, opere edifici realizzati in materiali ecocompatibili.
La natura è vita! e la vita è argomento del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale ecco perché ieri non ho voluto mancare all’appuntamento.
Come è noto il protocollo di Kyoto entrato in vigore nel 1995 e sottoscritto da circa 150 nazioni ha indotto tutti a prendere provvedimenti che abbiano come fine quello di ridurre il consumo di energia al fine di non inquinare questo nostro mondo che è soprattutto la casa in cui abitiamo tutti noi e che vogliamo conservare intatta per i nostri figli.
Ciò che oggi è in primo piano è la obbligatorietà di requisiti minimi per non disperdere energia dalle case con l'obbligatorietà di certificarli energetici che devono essere ben visibili e comprensibili. Tutto questo è anche voluto per sensibilizzare tutti sul tema dell’emissione dei gas serra e sull’inquinamento.
Ma oltre che al discorso del risparmio energetico sappiamo ormai tutti che le strutture artificiali in cui viviamo e lavoriamo, case, uffici scuole, sono interessate dall’inquinamento terrestre. Dobbiamo essere consapevoli che nell'ambiente domestico si concentrano elementi e radiazioni dannosi alla salute.
Quindi anche le case si ammalano e una casa ammalata, può causare seri rischi di salute sui suoi abitanti provocando disturbi che colpiscono prima i bambini e gli anziani e poi gli adulti. Noi tutti passiamo tanto tempo nelle nostre case ed è per questo che dobbiamo capire che i materiali con le quali devono essere costruite devono essere naturali.
Noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali siamo in grado di distinguere i materiali naturali da quelli artificiali e per questo motivo che nella progettazione di una casa sarebbe opportuno che voi, che avete questa sensibilità, vi affidaste a uno studio di progettazione associato che ha al suo interno un Dottore Agronomo o un Dottore Forestale perché attraverso la sua competenza certifica i materiali che sono utilizzati per la costruzione della vostra casa avendo controllato che corrispondano ai requisiti di assenza di artificialità.
Il concetto di certificazione, che nella sua accezione tende a realizzare un meccanismo di garanzia per l’utente di un bene od un servizio, ha come effetto collaterale la deresponsabilizzazione non solo di chi offre il bene/servizio ma anche di chi lo riceve.
I criteri fondamentali che noi richiediamo sono la traspirabilità e la genuinità dei materiali dalla loro
produzione fino al loro smaltimento.
Il risultato che garantiamo a chi acquista una casa certificata da un Dottore Agronomo o da un Dottore Forestale è di poter vivere in un ambiente sano non solo per abitarci dentro, ma anche per sentirsi a proprio agio con e grazie a materiali da costruzione non solo durevoli, ma che influenzano la nostra salute in modo positivo.
Attraverso la Geobiologia o meglio la Geobiofisica che studia le interazioni a livello psico fisico tra le caratteristiche geofisiche ed energetiche di un determinato luogo, come ad esempio la presenza di faglie, acquiferi sotterranei, giacimenti minerari, anomalie geologiche, e gli organismi viventi ivi residenti in maniera permanente sia vegetali che e animali stabulati o a cicli regolari. Tutto questo ha per scopo 1'individuazione e la valutazione del cosiddetto “Stress Tellurico”; ovvero ogni possibile agente fisico o energetico generato dalle caratteristiche geologiche ed enegetiche di un sito. Inoltre possiamo scongiurare le Geopatie, e cioè tutti i possibili effetti fisiologici, psicologici e spirituali a carico degli esseri viventi.
Attraverso il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali in fase progettuale si ottiene l’individuazione delle zone perturbate per delimitare tali aree per permettere di scegliere per la futura costruzione 1'ubicazione ottimale, con un'attenzione particolare per quella dei posti letto. Inoltre nella nostra consulenza non trascuriamo anche fonti di inquinamento contenute in alcuni materiali edilizi come additivi tossici, fanghi industriali, o nei mobili dove c’è la formaldeide e le vernici tossiche.
Il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali in fase progettuale è l’opportunità per Costruttori e Progettisti tradizionali di introdurre nelle costruzioni elementi di novità derivanti dalla realtà sociale e culturale e dall’evoluzione tecnologica che da sempre ha un compito di grande rilievo. La consapevolezza sulla limitazione delle risorse Fossili e la certezza dei loro effetti negativi sull’ambiente in generale, ha contribuito alla nuova concezione di nuovi stili architettonici. Ecco che si impone la costruzione di edifici ad alta efficienza energetica che richiedono una progettazione interdisciplinare dove devono confluire elementi di Tecnologia edile e di fisica dei materiali di costruzione, ma anche l’analisi delle caratteristiche dell’area edificabile e dei materiali di costruzione.
La competenza dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali mette in risalto in modo oggettivo, la
dichiarazione dei componenti e dei valori ecologici del prodotto proposto.
Inoltre si analizza l’inserimento dei componenti e degli additivi e si valuta l’impatto ambientale della CO2 emessa ed informazioni razionali sui solventi presenti e sulle emissioni del prodotto.
La valutazione dell’ impatto ambientale della CO2 emessa costituisce un elemento fondamentale per valutare la reale eco-logicità del prodotto.
I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali mettono in relazione i componenti da fonti rinnovabili e
spontanee con quelli inquinanti e che provocano emissioni serra e in questo modo sono in grado di operare le scelte ecologiche in modo univoco, senza dover avvalersi di elementi poco chiari come marchi incogniti o dichiarazioni che possono avere solo un valore pubblicitario.
Tanto per intenderci una vernice all’acqua ha un grosso impatto mentre un prodotto vegetale analogo può avere un coefficiente di impatto fino a 900 volte inferiore.
I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali sono quindi i professionisti adatti a chi voglia trasformare la propria casa in un luogo di salute e benessere utilizzando orientamento magnetico, materiali ecologici, illuminazione naturale, tecniche igieniche di arredamento, isolamento acustico e altro ancora. Abbiamo consigli pratici per tutti derivati da una competenza e professionalità in una serie di problematiche interdisciplinari che riguardano un settore in rapida evoluzione sia nei paesi europei che extraeuropei.
*Dottore Agronomo

Bibliografia

Mauro Bertagnin Bioedilizia: Progettare e costruire in modo ecologicamente consapevole
Serena Omodeo Salè, Verdeaureo dell’Architettura, Maggioli, Rimini, 1995
Enrico Miceli, Donatella Magni, Opere Bioedili – Capitolato ed Elenco voci, ANAB – EDICOM, Monfalcone (GO), 1997
Giuliano Bressa, Materiali in edilizia e nell’arredo, Masson, Milano, 1998
Donata Bigazzi, Marco Sala, Capitolato: materiali e tecnologie ecocompatibili, Alinea, S.Lazzaro di Savena (BO), 1999
Mauro Masi, Capitolato speciale d’appalto per opere di bioedilizia, Dei, Roma, 1999
Uwe Wienke, Dizionario dell’edilizia bioecologica, Dei, Roma, 1999
Andrea Bassi, Capitolato speciale d’appalto per opere bioedili, Maggioli, Rimini, 2000
Uwe Wienke, Manuale di bioedilizia, Dei, Roma, 2000
Stefano Bruno, Opere edili e bioedilizia, Il sole 24 ore, Milano, 2000
Scudo-Narici-Talamo, Costruire con la terra, Sistemi editoriali, Napoli 2001
Maurizio Corrado La casa ecologica

martedì 9 marzo 2010

Perché no? Perchè non usare i tetti per mettere i pannelli solari?


Perché no? Perchè non usare i tetti per mettere i pannelli solari?
di Antonio Bruno*

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Abstract Riassunto
Fino ad ora l'installazione dei pannelli solari sugli edifici agricoli è marginale se non addirittura inesistente. Attualmente, San Francisco ha 1.350 tetti solari per un totale di 7.050 MW di energia, ma come quantità è solo al terzo posto, dietro Los Angeles e San Diego.
Preliminare ad ogni discorso sulla utilizzazione delle energie alternative in agricoltura, resta il forte impegno della politica e dei saperi ad avviare nuove e più organiche ed integrate ricerche, di sviluppo delle tecnologie, di utilizzazione industriale dei prodotti agricoli. L’anello di congiunzione in questa sfida dovrebbe essere rappresentato dai Dottori Agronomi e i Dottori Forestali della Puglia.

Solo attraverso il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali i Comuni si potranno dotare di adeguati strumenti di pianificazione urbanistica, allo scopo di arginare il diffondersi del fotovoltaico "selvaggio" e, più in generale, dell'installazione incontrollata degli impianti di energia rinnovabile.
Se i Comuni si muoveranno in questa direzione, noi Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali attraverso la raccolta di alcune informazioni preliminari relative alla media dei consumi annui dell'azienda interessata, alla presenza di capannoni e di tetti dell'impresa, ai terreni di proprietà per installare l'impianto, alle eventuali coperture in eternit da sostituire e all'esposizione a Sud dei tetti saremo in grado di dimensionare l'impianto in termini di potenza da installare ESCLUSIVAMENTE SUI TETTI DEI FABBRICATI RURALI senza intaccare i terreni agricoli.

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I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali della Puglia sono consapevoli del ruolo decisivo che sono in grado di giocare l’energia che si può ricavare dal sole e dal vento nella partita legata al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto e nella sfida planetaria dei cambiamenti climatici .
Per questa ragione è necessario fare in modo, attraverso l’azione convinta di noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali, che l'impresa agricola da una parte deve essere convinta che è in grado di svolgere un ruolo sociale insostituibile contribuendo a non inquinare e dall'altra con la necessità di valorizzare la propria multifunzionalità attraverso nuove e diverse forme di reddito.
E’ proprio per questi motivi che ieri, martedì 09 marzo 2010 alle ore 16.00 nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Bari, c’è stata la giornata informativa sulle attività e prospettive per i dottori agronomi e dottori forestali nel settore del fotovoltaico completamente integrato in ambienti urbani ed extraurbani con particolari applicazioni al mondo dell'agricoltura sulle Costruzioni Rurali: serre, capannoni.
Hanno partecipato come relatori D. De Marco esperto di impianti elettrici; V. Barile (esperto di ingegneria edile); D. Montemurro ABB (esperto in componentistica) e C. Pagliara (esperto in sistemi elettronici, inverter e moduli fotovoltaici).
Sono stati approfonditi i temi riguardanti l’impatto ambientale; il rientro economico dell'investimento; l’applicazioni già esistenti e il ruolo delle banche.
In questa fase è necessario che attraverso una consapevolezza che deriva da una corretta informazione ad opera dei Dottori Agronomi e i Dottori Forestali gli agricoltori pugliesi possano cominciare a scoprire l'energia solare. C’era stata anche la presenza di una banca che si è candidata ad accompagnarli.
La domanda che ci poniamo è: “Si cominceranno a installare i pannelli solari sulle costruzioni agricole ? “ E perché non farlo?
L'idea per prendere piede nel mondo agricolo deve partire dalla consapevolezza dall'impennata dei prezzi registrati dalle energie fossili e dalle emissioni inquinanti nell’atmosfera generate dalla loro combustione. Fino ad ora l'installazione dei pannelli solari sugli edifici agricoli è marginale se non addirittura inesistente. In effetti grazie ai Bandi del Piano di sviluppo rurale Asse III – Misura 311 che prevede Diversificazione in attività non agricole e Realizzazione di nuovi impianti e l’acquisto di attrezzature per la produzione e la vendita di energia, limitati ad una potenza di 1MW gli agricoltori sono spinti a procedere in tal senso e i tecnici a progettare soluzioni che prevedano l’affacciarsi dell’eolico e del fotovoltaico sui tetti delle costruzioni rurali. In Puglia per gli investimenti a valere sulla produzione e vendita di energia da fonti rinnovabili è previsto un volume massimo di investimento pari a 1 milione di euro (Reg. CE n. 70/01).
Abbiamo esempi nel mondo che dimostrano la validità di integrare nei tetti i pannelli fotovoltaici infatti secondo una relazione di prossima uscita, San Francisco ha la più grande quantità di tetti solari per abitante di ogni città della California. Attualmente, San Francisco ha 1.350 tetti solari per un totale di 7.050 MW di energia, ma come quantità è solo al terzo posto, dietro Los Angeles e San Diego. Ma, su base pro capite, San Francisco ha circa sei volte più tetti solari di Los Angeles.
Ancora una volte giunge dagli Stati Uniti la dimostrazione che quando la politica vuol far qualcosa di buono per l’ambiente, ci mette molto poco a metterla in pratica. E la Regione Puglia con il bando di cui ho riferito promuove un azione simile da accogliere con favore a patto che i pannelli vengano integrati nei tetti delle costruzioni rurali.
Nella nostra regione i vecchi tetti in lamiera o cotto sono più facilmente adattabili a "tetti solari" di quanto non avvenga oggi in altre regioni settentrionali.
Preliminare ad ogni discorso sulla utilizzazione delle energie alternative in agricoltura, resta il forte impegno della politica e dei saperi ad avviare nuove e più organiche ed integrate ricerche, di sviluppo delle tecnologie, di utilizzazione industriale dei prodotti agricoli. E' proprio nel settore delle energie rinnovabili che il rapporto industria-agricoltura deve essere più saldo; perché è su questo rapporto che si gioca l'avvenire del Paese nei prossimi anni. L’anello di congiunzione in questa sfida dovrebbe essere rappresentato dai Dottori Agronomi e i Dottori Forestali della Puglia.
Sino ad oggi noi tutti abbiamo letto annunci del tipo “Avete un terreno agricolo? Volete darlo in affitto o venderlo, a prezzi vantaggiosi, per la realizzazione di un impianto fotovoltaico? Contattatemi “. C’è stata un’esplosione di questo tipo di offerte e insieme a questo è avvenuto che un grido d’allarme è salito dal Consiglio Provinciale di Lecce del 24 febbraio 2010 che ha approvato all'unanimità, una deliberazione in materia di installazione di impianti per l'energia rinnovabile sul territorio salentino.
Solo attraverso il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali i Comuni si potranno dotare di adeguati strumenti di pianificazione urbanistica, allo scopo di arginare il diffondersi del fotovoltaico "selvaggio" e, più in generale, dell'installazione incontrollata degli impianti di energia rinnovabile.
Se i Comuni si muoveranno in questa direzione, noi Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali attraverso la raccolta di alcune informazioni preliminari relative alla media dei consumi annui dell'azienda interessata, alla presenza di capannoni e di tetti dell'impresa, ai terreni di proprietà per installare l'impianto, alle eventuali coperture in eternit da sostituire e all'esposizione a Sud dei tetti saremo in grado di dimensionare l'impianto in termini di potenza da installare ESCLUSIVAMENTE SUI TETTI DEI FABBRICATI RURALI senza intaccare i terreni agricoli.
Perché pensare solo al terreno? perché non usare anche i tetti per mettere i pannelli solari? Ci sarebbe una minor perdita di terreno agricolo. E SIAMO NOI Dottori Agronomi e Dottori Forestali A DIRVI: perché NO?

*Dottore Agronomo

Bibliografia
Olivier Bertrand Elettricità dal sole: si attiva l'agricoltura
Andrea Fugaro I vantaggi del solare per le aziende agricole
F.C. Dalla fiera di Verona una proposta per l'avvenire: Le energie rinnovabili per lo sviluppo dell'agricoltura Apulia 1981

domenica 7 marzo 2010

Ho ricevuto dalla redazione di Vini e Sapori


Ho ricevuto dalla redazione di Vini e Sapori:

----Messaggio originale----
Da: info@viniesapori.net
Data: 7-mar-2010 10.31
A: "Antonio Bruno dottore agronomo"
Ogg: Re: Il vino amato dalle donne : Rosè tipico del Salento leccese!


Grazie mille per il vs. superbo articolo.
L'abbiamo pubblicato qui:
http://www.viniesapori.net/articolo/il-vino-amato-dalle-donne-rose-tipico-del-salento-leccese-0703.html

ci siamo permessi di effettuare solo le correzioni temporali per attualizzarlo ad oggi 7 marzo 2010.

dino bortone

Ho risposto:

Caro Dott. Bortone,
la discussione di questi tempi è tutta impegnata a mettere i “paletti” per disegnare un progetto di agricoltura in grado di affrontare le nuove sfide dell'economia globalizzata e per elaborare efficaci strategie di intervento, a livello d'impresa, di singolo Paese e di sistema economico.
Nella mia nota ho solo descritto un percorso, che parte dagli anni 50 (e quindi dal dopo guerra) e che ha portato all’attuale insignificanza e ininfluenza del settore primario in terra di Lecce rispetto agli altri settori dell’economia. Un percorso, si badi, che non ha visto e che non vede tuttora i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali in posizione centrale.
Questo continuare a contorcersi sbattendo i pugni sul tavolo per gridare che il settore agricolo è in crisi da parte delle categorie e dei politici non sembra capire che si sbattono pugni che pesano solo il 2% del Prodotto Interno lordo della Provincia di Lecce e che i tavoli di marmo del consenso politico e quelli di granito della finanza e dell’economia non hanno alcun danno da quei pugni e non emettono da tempo alcun suono. Nemmeno sbattere le scarpe sui tavoli di siffatta composizione avrebbe esiti migliori. E’ una commedia, una triste pantomima nella migliore delle ipotesi velleitaria o nella peggiore addirittura dannosa per l’agricoltura della Terra di Lecce.
La nostra agricoltura (quella che c’è non quella che desidereremmo che ci fosse) è fatta da aziende con un’estensione inferiore ai 2 ettari e, per il 60% delle 250mila imprese pugliesi, da imprenditori agricoli per il 90% ultra 65enni.
Quando scrivo di ruolo centrale del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale so perfettamente che mi rivolgo a solo 25 mila soggetti che hanno oggi da 18 a 45 anni, e so anche che costoro non hanno ancora un approccio con la loro attività che preveda la presenza di un professionista in grado di rispondere a tutte le esigenze dell’imprenditore.
Guardi io per lavoro ho a che fare con progettisti di Bandi Comunitari e in questo settore c’è la consuetudine consolidata di pensare a corrispettivi che vengono erogati a progetto e nello stesso tempo che vengono pretesi solo se il progetto stesso ottiene il finanziamento. Io penso a questo tipo di consulenza, una consulenza a progetto erogando la quale noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali otteniamo un corrispettivo economico quando la nostra azione determina un incremento di reddito all’imprenditore agricolo e in percentuale all’incremento ottenuto.
Posso fare questa proposta a un ultra65 enne che è alla fine della sua carriera produttiva? Non lo so, potrei anche tentare, ma mi sento di affermare che posso farlo a Lei e a quelli che come lei, credono che a ognuno spetti il suo lavoro. La consulenza professionale alle aziende agricole è lavoro mio, è lavoro dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali. Io non faccio l’imprenditore e nemmeno il pilota di Jet, faccio il più bel lavoro del mondo, faccio il Dottore Agronomo.
Grazie per il “superbo” che lei ha riservato alle mie povere parole
Cari saluti
antonio bruno

sabato 6 marzo 2010

Il vino amato dalle donne : Rosè tipico del Salento leccese!


Il vino amato dalle donne : Rosè tipico del Salento leccese!
di Antonio Bruno*
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Abstract Riassunto
Certe volte un bicchiere di vino ti porta indietro nel tempo, come è accaduto stamani a Otranto dove c'era un convegno internazionale “Puglia in rosè” organizzato dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura. Agr. Erano gli stessi anni che videro la presenza nella mia famiglia prima del Frigorifero, poi della 600 verdina e della TV . Nessuno più volle il vino alcolico della terra sitibonda ove il sole si fa vino, come scrisse Dante Alighieri. Già, allora erano davvero tanti gli agricoltori, erano tanti a vivere dalla madre terra che nutriva da millenni generazioni di uomini e donne del Salento Leccese. La Gran Bretagna diventerà il primo paese importatore di vini al mondo. Quando? Nel 2012. E nonostante la crisi economica, si prevede un aumento dei consumi di vino. Nel 2008 gli inglesi hanno bevuto 720 milioni di bottiglie di vino rosso che diventeranno 687 milioni nel 2012. Le bottiglie di vino bianco consumate nel 2008 sono state, invece, 764 milioni, ma dovrebbero diventare 823 milioni nel 2012. Il salto più interessante lo faranno i rosati che passeranno dai 70 milioni di bottiglie del 2008 ai 220 milioni, sempre nel 2012.
E' davvero interessante ciò che oggi ho ascoltato a Otranto, così come nelle relazioni è stato fatto presente a lettere cubitali che la valorizzazione del nostro territorio che è caratterizzato da una rilevante presenza di produzioni vitivinicole può avvenire attraverso il consumo dei vini, e per converso, la promozione di vini provenienti dal nostro territorio che è caratterizzato da particolari "qualità estetico-paesaggistiche" ed è ricco di valenze storico-culturali presenta, un livello crescente di integrazione. Solo che l'amarezza sorge dalla consapevolezza che non è possibile allo stato attuale caratterizzare il territorio del Salento Leccese attraverso un vino Rosato perché non c'è una tipicità del vino Rosato .
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Certe volte un bicchiere di vino ti porta indietro nel tempo, come è accaduto stamani a Otranto dove c'era un convegno internazionale “Puglia in rosè” organizzato dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura. Proprio il Prof. Dario Stefano è stato il moderatore che ha consentito un viaggio che ci ha fatto vedere la situazione internazionale di questo vino, poi ci ha accompagnato nel comprendere il punto di vista del nostro territorio e dei suoi vitigni, quindi siamo passati a metterci nei panni di chi trasforma l'uva in vino e infine abbiamo potuto penetrare il punto di vista di chi si interessa di analizzare come si vende e come si potrebbe vendere il vino rosato.
Bella iniziativa, come non ne vedevo da anni. Dagli anni della mia giovinezza prima all'ITAS “G. Presta” e poi alla Facoltà di Agraria dell'Università degli studi di Bari.
I miei Magister mi accompagnavano in questa selva intricata fatta di Cooperative, produttori e aristocratiche famiglie. Un viaggio che parte da chi ha informato le mie scelte scolastiche ovvero mio Zio Uccio, che poi è il Prof. Dott. Agr. Antonio FERRO che ahimè non è più tra noi, poi il mio Prof. Dott. Agr. Mario De Nitto Personè che mi disse il fatidico “la stoffa c'è” e che mi voleva allievo del Centro Sperimentale per la Cerealicoltura di Foggia e che poi mi abilitò al lavoro che attualmente svolgo e poi il cugino che non c'è più il Prof. Dott. Agr. Giuseppe Colucci, cito solo loro perché non sono più tra noi ma ne dovrei citare tanti altri, tanti Dottori Agronomi che hanno costellato la mia vita.
Ma prima di loro il ricordo di quel bicchiere di vino pieno di un liquido che lasciava macchiato il vetro del bicchiere di mio padre. Già mio padre, il primo dei miei Magister, che amava questo alimento, questa bevanda. Lui all'inizio apostrofò il vino Rosato come di una bevanda adatta alle donne. Ma poi sempre più spesso sulla tavola degli anni 60 della mia famiglia c'era la presenza di una bottiglia piena di un vino trasparente di colore rosato. Erano gli stessi anni che videro la presenza nella mia famiglia prima del Frigorifero, poi della 600 verdina e della TV . Nessuno più volle il vino alcolico della terra sitibonda ove il sole si fa vino, come scrisse Dante Alighieri. Erano gli anni 60 e fu per questo rinnegare il forte vino alcolico nero che veniva usato per tagliare il debole vino del nord Italia ed Europa che si impiantano vitigni internazionali, si registrò la tendenza ad abbandonare la coltura ad alberello.
Mentre l'assessore Regionale Dario Stefano passa da presentazione in presentazione degli ospiti io vedo passare nella mia mente i tumulti e le sommosse dopo ogni vendemmia di quegli anni, ricordo la rabbia di mio padre ferroviere a ogni intervento dello Stato che dava i soldi ai contadini per portare l'uva alla distillazione, lui non capiva l'intervento della collettività per garantire il reddito agli agricoltori. Già, allora erano davvero tanti gli agricoltori, erano tanti a vivere dalla madre terra che nutriva da millenni generazioni di uomini e donne del Salento Leccese.
Poi per non avere i tumulti si sono dati soldi, e se ne continuano a dare per effettuare lo svellimento dei vigneti, per farli fuori, per togliere di mezzo una pianta che fece dire a Dante che la nostra era la “terra sitibonda ove il sole si fa vino”. Oggi Dante non avrebbe detto Puglia "sitibonda" quella dell'atavico problema della penuria d'acqua che aveva nei secoli condannato la Puglia a miseria ed epidemie ma Dante avrebbe scritto della terra “fatta di specchi”ove il sole si fa energia rinnovabile.
Da una economia fondamentalmente agricola, quale era quella degli anni cinquanta, si è gradatamente passati ad una economia prevalentemente agricola negli anni sessanta, durante i quali si è accentuato lo sviluppo dell'industria e più ancora dei servizi, fino a giungere verso gli anni settanta ad una economia mista, là dove cioè partecipano in maniera determinante, alla formazione del reddito globale, tutti i settori produttivi. Per giungere al 2010 in cui solo il 2% del Prodotto Interno Lordo della Provincia di Lecce è rappresentato dall'Agricoltura e quindi anche dal settore della vitivinicoltura.
E oggi si ricorda che il Rosato degli anni 70 è tornato a fare tendenza, in Inghilterra si registrerebbe nei pub un aumento dei consumi del vino rispetto alla birra secondo una ricerca della Wine and Spirit Trade Association. Nonostante questo però i pub non offrono grande scelta di vini. Ma soprattutto gli inglesi preferiscono il vino rosato, il “rosè”. La Gran Bretagna diventerà il primo paese importatore di vini al mondo. Quando? Nel 2012. E nonostante la crisi economica, si prevede un aumento dei consumi di vino. Nel 2007 la Gran Bretagna ha importato circa 1,6 miliardi di bottiglie di vino, lo riferisce uno studio condotto dall’International Wine and Spirit Record (IWSR) per Vinexpo. Nel 2008 gli inglesi hanno bevuto 720 milioni di bottiglie di vino rosso che diventeranno 687 milioni nel 2012. Le bottiglie di vino bianco consumate nel 2008 sono state, invece, 764 milioni, ma dovrebbero diventare 823 milioni nel 2012. Il salto più interessante lo faranno i rosati che passeranno dai 70 milioni di bottiglie del 2008 ai 220 milioni, sempre nel 2012.
E' davvero interessante ciò che oggi ho ascoltato a Otranto, così come nelle relazioni è stato fatto presente a lettere cubitali che la valorizzazione del nostro territorio che è caratterizzato da una rilevante presenza di produzioni vitivinicole piuò avvenire attraverso il consumo dei vini, e per converso, la promozione di vini provenienti dal nostro territorio che è caratterizzato da particolari "qualità estetico-paesaggistiche" ed è ricco di valenze storico-culturali presenta, un livello crescente di integrazione. Solo che l'amarezza sorge dalla consapevolezza che non è possibile allo stato attuale caratterizzare il territorio del Salento Leccese attraverso un vino Rosato perché non c'è una tipicità del vino Rosato .
E che dire della “dritta” di cominciare a rendere tipico il territorio del Salento leccese con il Rosato perché se così non avessero fatto nella regione della Francia Champagne non ci sarebbero oggi queste bollicine ad alto valore aggiunto, che porta tanta ricchezza ai vignaioli francesi di quella regione. Ma a chi lo dicevano questo?
Pensate che oggi l'eccellenza nel campo vitivinicolo è rappresentata dalla Cantina Due Palme guidate da uno scintillante settantenne che ha un esercito di produttori dai settanta anni in su che a suo dire fanno a gare per fare qualità ed introdurre innovazioni nelle loro aziende. Si! Trentacinque anni fa, nel 1975 erano loro i trentacinquenni d'assalto che ottenevano di vendemmia in vendemmia, di tumulto in tumulto, aiuti su aiuti, integrazioni di prezzo, esenzioni di tasse e dopo trentacinque anni, sono sempre loro che guidano le sorti di questo settore.
E poi che dire dei ristoranti del nostro territorio? Offrono ai clienti che sono anche turusti, vini del Salento leccese? Il Salento leccese rappresenta un distretto produttivo e se si identifica in un'area territoriale con imprese caratterizzate da un'elevata interdipendenza dei loro cicli produttivi e fortemente integrate con l'ambiente socio economico locale?
Un turista percepisce il Salento leccese come un distretto produttivo?
E questi valori che dovrebbero informare tutti gli attori chi ci occupa di metterli all'ordine del giorno per farli divenire CULTURA delle aziende del Salento leccese?
Grazie assessore per questo bagno di nostalgia! Speriamo che le “dritte” trovino persone che le sappiano sfruttare e utilizzare. Insomma persone che comprendano che il tempo degli aiuti è finito, che adesso è tempo di camminare con le proprie gambe, tempo in cui a ognuno spetta il suo lavoro e che per fare tutto quanto è stato detto oggi a Otranto c'è necessità di professionisti che traducano le indicazioni in progetti e di imprenditori che siano in grado di tradurre i progetti in attività economiche attraverso la consulenza di professionisti Dottori Agronomi e Dottori Forestali che sono formati e informati da valori che potranno rendere il Salento leccese percepito da tutti come un grande e suggestivo distretto produttivo portatore dei valori della genuinità dei prodotti agricoli e dell'offerta enogastronomica immersa in una natura incontaminata e in un territorio ricco di storia e di tradizioni che l’hanno reso un ponte da sempre immerso nel Mediterraneo .

*Dottore Agronomo


Bibliografia:
Fioravante Laudisa L'ultimo quarto di secolo dell'economia Salentina Apulia 1975
Filippo Perretta,"La secolare sete delle campagne di Puglia dalle cisterne all'acquedotto Pugliese, Umanesimo della Pietra, Martina Franca, 2001
Fabio Ingrosso: Gran Bretagna, primo importatore di vino al mondo
Riccardo Pastore Il marketing del vino e del territorio: istruzioni per l'uso
Patrizia Pastore (Ricercatore di Economia aziendale, Facoltà di Economia - Università della Calabria) La governance nei distretti produttivi italiani