mercoledì 4 maggio 2011

nutizione umana e dietetica applicata "Stage monografico sull'olio d'oliva e tutela ambientale dell'albero di olivo secolare"

Cari redattori, cari giornalisti,




vi rendiamo partecipi della conferenza stampa che si terrà presso la sala conferenze della provincia Martedì 3 Maggio 2011 alle ore 11,30 per presentare l'evento di formazione del giorno sabato 7 maggio ore 9 presso l'Hotel Zenit di Lecce in Via Adriatica. Titolo del corso è: nutizione umana e dietetica applicata "Stage monografico sull'olio d'oliva e tutela ambientale dell'albero di olivo secolare"



I relatori della conferenza sono i seguenti:

1.Dr. Francesco Pacella: assessore al marketing territoriale e turismo

2.Dr. Maurizio Durini: commissario provinciale dell'ordine dei Biologi

3.Dr. Angelo Amato: presidente dell'associazione culturale "i custodi di Olivinopoli", organizzatore dell'evento

4.Dr. Antonio Lia: presidente del Gal Capo di Leuca

5.Ing. Pantaleo Piccino: presidente della Coldiretti di Lecce

6.Dr. Giancarlo Mazzeo: vice direttore consorzio di bonifica Ugento e Li Foggi

L'associazione culturale "i custodi di Olivinopoli"  promuove la diffusione dei principi della dieta mediterranea attraverso la tutela e la valorizzazione del patrimonio agricolo, enogastronomico e turistico del salento.

L'associazione culturale ha sottoscritto con la Provincia di Lecce, assessorato al Turismo e al marketing Territoriale, con il GAL Capo di Leuca e con la Coldiretti di Lecce, un progetto di valorizzazione e di tutela degli alberi di olivo monumentali attraverso l'adozione a distanza e la garanzia della tracciabilità dei processi produttivi dell'olio extra vergine di oliva.

Nella convinzione che la diffusione dei benefici indotti sul territorio Salentino dalla elezione della dieta mediterranea a "patrimonio dell'Unesco", richiede la creazione di un nuovo "sistema culturale" del consumatore e "colturale" del produttore agricolo, l'associazione "i custodi di Olivinopoli" ha fra i suoi scopi quello di promuovere una serie di attività di concertazione fra tutti gli ordini professionali di categoria e le associazioni che possono contribuire allo sviluppo di questo nuovo sistema.

Oltre ad avere siglato un accordo con il consorzio di bonifica "Ugento e li Foggi" per realizzare il censimento degli alberi di olivo monumentali e per la definizione del disciplinare di produzione, l'associazione ha sottoscritto un accordo con l'ADAFL (associazione dei dottori in agraria e forestali della provincia di Lecce) per la consulenza tecnica alle aziende agricole aderenti al progetto "adotta un albero di olivo".



Oggi anche l'ordine dei Biologi si incontra con le azioni di sensibilizzazione portate avanti dall'associazione  "i custodi di Olivinopoli" che da anni realizza corsi di analisi sensoriale e di educazione alimentare ai bambini, nelle scuole.

sabato 30 aprile 2011

Il cerino acceso della bonifica

Il cerino acceso della bonifica


C’è un dibattito in corso sulla minaccia dell’acqua che si può scongiurare con la manutenzione del territorio per evitare le alluvioni e sull’acqua che viene utilizzata dalla nostra Agricoltura che rappresenta oltre la metà di tutta la risorsa acqua a nostra disposizione. Questa è l’acqua di cui si devono prendere cura i Consorzi di Bonifica. L’acqua che può essere una minaccia oppure può rappresentare una risorsa è il tema! Il tema dei Consorzi di Bonifica della Puglia che riguarda tutti gli abitanti del territorio della Regione e quindi anche quelli del Salento leccese.


Qualche cifra per riflettere

71% = superficie del pianeta coperta dalle acque degli oceani, dei laghi, dei ghiacciai;

2% = percentuale di acqua utilizzabile per bere, cucinare, lavarsi, irrigare, ...

1.400.000.000 = persone che non hanno accesso a una fonte d'acqua potabile;

2.000.000.000 = persone che hanno accesso a risorse idriche scarse;

250 litri al giorno = consumo d'acqua pro capite in Italia;

2.328 litri al giorno = quantità d'acqua che può essere dispersa attraverso un foro di 1mm in una tubatura;

60% = percentuale d'acqua utilizzata in agricoltura;

25% = percentuale d'acqua destinata all'industria e alla produzione di energia;

15% = percentuale d'acqua impiegata per usi civili


In uno studio di Giuseppe Silletti avente per titolo “DANNI ALLUVIONALI IN PUGLIA: NON DIMENTICHIAMOCI DELLA DIFESA DEL SUOLO” si descrivono le caratteristiche e le conseguenze di due eventi pluviometrici di eccezionale rilevanza abbattutisi nella Puglia Centrale, cui sono stati interessati due bacini idrografici, uno del versante adriatico, l’altro del versante ionico.


Il deflusso delle acque nelle aste torrentizie ha generato morti ed enormi danni all’ambiente e alle strutture umane.
In questo studio l’autore stigmatizza alcuni errori umani che, soprattutto nel caso del versante adriatico, pare abbiano disatteso regole fondamentali sul deflusso delle acque, e dimostra l’effetto positivo che hanno avuto i grandi rimboschimenti realizzati dal Corpo forestale dello Stato auspicando che altri vengano costituiti.


Se andiamo avanti così facciamo fuori il Paesaggio
La situazione della Puglia e del Salento leccese è disperata al punto che il 12 dicembre 2008 nella Conferenza d’Area tenuta nel Castello di Acaya del Salento leccese per illustrare la via pugliese al piano paesaggistico si sollevò il grido d’allarme sintetizzato nello slogan “Se andiamo avanti così facciamo fuori il Paesaggio”.


A profetizzare la catastrofe fu il Prof. Alberto Magnaghi che in quell’occasione citò il prof. Antonio Rosario Di Santo, Segretario Generale dell'Autorità di Bacino di Puglia, che alla Conferenza d’Area di Altamura aveva già denunciato la situazione critica delle riserve idriche e la conseguente impossibilità per l’anno 2009 di irrigare i campi.


Poi il Prof. Alberto Magnaghi sempre in quell’occasione si soffermò in modo particolare sul Salento leccese perché, in conseguenza del ritmo dell’espansione messo in atto nei Cento Centri urbani dal dopoguerra ad oggi, si è messo un impermeabile al territorio! E la situazione è ancora più grave perché, sempre secondo Magnaghi, se l’ espansione del cemento e dell’asfalto proseguirà nei prossimi 50 anni allo stesso ritmo a cui abbiamo assistito, dovremo rassegnarci a vivere in un'unica GRANDE CITTA’ ovvero l’intera Penisola Salentina ridotta ad ASFALTO E CEMENTO!


Un ettaro di terreno impermeabilizzato aumenta la quantità d’acqua alluvionale
Un ettaro di terreno impermeabile fa scorrere verso la parte più bassa 100 litri al secondo di acqua che sono 360 metri cubi d’acqua in un ora una quantità dieci volte superiore a quella che fa scorrere un ettaro di terreno coltivato che invece fa convogliare verso il basso 10 litri al secondo che sono 36 metri cubi d’acqua in un ora.


E dove va a finire tutta quest’acqua in più?A valle verso un corso d’acqua! Ma il corso d’acqua che fa parte del reticolo idrografico riusciva a far defluire l’acqua del Bacino idrografico siccome dalle aree AD ASFALTO E CEMENTO ARRIVANO QUANTITA D’ACQUA DIECI VOLTE SUPERIORI PER RIUSCIRE A SMALTIRE TUTTA L’ACQUA CHE ARRIVA dovrebbe avere una sezione maggiore.


E se la sezione del canale o corso d’acqua non viene allargata cosa succede?
Quando tentiamo di versare una bottiglia di acqua minerale in un bicchiere di plastica dopo che il bicchiere si è riempito ecco che l’acqua traboccherà dal bicchiere riempiendo il pavimento!
Allo stesso modo accade al canale che quando raggiunge la quantità massima di acqua che riesce a far defluire verso la parte più bassa ecco che la restante parte tracima provocando ogni genere di danno. Come quelli che sono avvenuti nello scorso mese di marzo 2011 che riporto di seguito.


L’alluvione del 1 marzo 2011
Come ricordiamo la notte del primo marzo l’Italia è stata investita da un'ondata di maltempo e per l'Italia centro-meridionale è stato nuovamente uno stillicidio di notizie in stile bollettino di guerra; morti e decine di feriti, alluvioni, ettari di coltivazioni distrutte, fabbriche inondate, scuole chiuse, viabilità in tilt, circolazione aerea e ferroviaria bloccate.


Il nubifragio che si è abbattuto sulla Puglia ha causato danni e disagi soprattutto nella Capitanata, che si trova in provincia di Foggia, e nella provincia di Taranto. La statale 90 delle Puglie è stata chiusa perché allagata. Le colture tra Manfredonia e Zapponeta, nella Capitanata, sono andate completamente distrutte. A Marina di Ginosa, alluvionata tra la notte di dell'1 e del 2 di marzo, è intervenuto l'esercito per portare soccorso alla popolazione.


Il dibattito deve affrontare la sicurezza e la difesa del territorio
Le cronache di questi giorni riportano notizie che pur riguardando i Consorzi di Bonifica della Puglia non hanno come argomento il tema dell’acqua. Questo mio modesto contributo ha l’intento di riportare l’attenzione sul vero tema che è divenuto sempre più presente nella consapevolezza di tutti gli abitanti della nostra regione. Mi diceva il mio amico dott. Angelo Serravezza che l’ultimo film della serie 007 trattava dell’acqua e delle guerre che gli uomini fanno per entrare in possesso di questa importante risorsa. Il tema è anche oggetto del prossimo referendum.


Nel sito “Campagna referendaria l’acqua non si vende” si può leggere:
Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo, sostenendo oggi la campagna e votando 2 SI quando, il 12 e 13 giugno prossimi, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso. Ecco i Consorzi di Bonifica sono Enti pubblici! Hanno un Consiglio dei delegati democraticamente eletto tra tutti i proprietari, perché non affidare tutta l’acqua a loro? Non vi sembra che sia questo il vero tema?


di Antonio Bruno, Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master's Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).

giovedì 28 aprile 2011

250mila possessori del Paesaggio rurale del Salento leccese

250mila possessori del Paesaggio rurale del Salento leccese



Il Salento leccese è abitato da 800mila persone di cui 250mila sono possessori di un pezzetto di Paesaggio rurale!
Un’enormità! Basti pensare che in tutta Italia gli imprenditori agricoli professionali “professionisti”, ovvero quelli che fanno in maniera prevalente l’attività di agricoltore, sono poco più di 900mila. Ogni famiglia del nostro territorio possiede un piccolo pezzetto di paesaggio rurale e, se non lo possiede, lo cerca e corre subito a acquistarlo. Una febbre!

Ma è una passione solo degli abitanti del Salento leccese?
Sembra proprio di no, infatti una ricerca svolta da Nomisma http://www.nomisma.it/ in collaborazione con il mensile "Vita in Campagna" http://www.informatoreagrario.it/ita/riviste/vitincam/index.asp dimostra come le aree rurali di tutto il nostro Paese sono sempre più interessate dalla presenza sia di persone che decidono di spostarsi e di vivere in campagna, che di quelle che si dedicano alle attività agricole pur rimanendo nei centri urbani.

Perché? Perché occupandosi di agricoltura è possibile osservare la sorgente di ogni vera ricchezza, in quanto la terra risponde alle nostre speranze se è coltivata.

I nostro padri e le nostre madri hanno potuto costatare di persona che dalla terra hanno avuto in compenso pane, vino, frutti e legumi per cibarsene, legna per riscaldarsi, lana e lino per vestirsi materiali e per fabbricarsi una casa.

La lavorare la terra non significa solo avere il nutrimento perché la ricompensa più importante sta nell’immergersi nel Paesaggio rurale, l’unico ambiente dove è possibile la sola felicità che si può sperare nella vita ovvero la tranquillità! L’esperienza comune a tutti, quando si è nel Paesaggio rurale, è l’assoluta assenza di pensieri e preoccupazioni, la libertà, l’essere in sintonia con quanto ci circonda.

Le piante come ogni forma di vita sulla terra nascono, crescono e muoiono, esattamente come accade per gli animali e allo stesso modo di come accade anche a noi.

Ma le piante, proprio come noi, si alimentano e se sono trattate bene lussureggiano, mentre soffrono e si ammalano o, nella migliore delle ipotesi non danno alcun frutto, se sono abbandonate.

La circostanza che ci deve far riflettere è quella che le piante non possono spostarsi da un luogo all’altro a meno che non sia l’uomo a trasportarle e trapiantarle lontano dal luogo della loro nascita. Anche se le piante non possono muoversi esse vivono, sentono, si nutrono, crescono, si moltiplicano generando altre piante e infine muoiono.

Già! Muoiono! Ma lo fanno in maniera diversa perchè il grano ad esempio muore dopo otto mesi da quando è stato seminato, la barbabietola da zucchero e il prezzemolo vivono due anni e specificamente nel primo vegetano, mentre nel successivo fruttificano per poi morire, altre possono vivere per dei secoli come il nostro olivo.

Misteri! Anche se la circostanza di vedere sotto i nostri occhi l’accadimento di quanto ho narrato non da a tutti questa consapevolezza, solo quelli che hanno l’avventura di doversi occupare del loro pezzetto di Paesaggio rurale si soffermano su questi misteri cercando di penetrarli per capire di più.

Già! Capire e poi capire e ancora capire. Non correre allucinato senza guardarti intorno, osserva ciò che ti circonda, è solo questo il modo per non lasciarsi sfuggire neppure un briciolo di istanti della vita meravigliosa che ti è stata regalata.



di Antonio Bruno, Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master's Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).

lunedì 25 aprile 2011

L’okra (Hibiscus esculentus) del Salento leccese richiesta dalle “persone venute da lontano”

L’okra (Hibiscus esculentus) del Salento leccese richiesta dalle “persone venute da lontano”

Nel Salento leccese, in ognuno dei 100 Comuni da cui è formata la nostra comunità di 800mila persone, vivono persone “venute da lontano” per cercare lavoro in questo territorio. Insieme alla loro cultura e tradizioni si sono portati dietro anche le piante di cui si cibano. Una di queste è l’okra.

Il genere Hibiscus
Al genere Hibiscus, della famiglia delle Malvacee, appartengono circa 200 specie di piante erbacee (annuali o perenni) o arbustive (sempreverdi o a foglia caduca) dalle magnifiche e generose fioriture. A seconda delle specie, queste piante crescono spontaneamente in Asia, Africa, America ed Europa, in zone a clima temperato, subtropicale e tropicale. Nel nostro Paese sono presenti allo stato spontaneo solo Hibiscus palustris, Hibiscus trionum e Hibiscus syriacus, quest’ultimo originario di Cina e India, ma che ormai si è inselvatichito da diverso tempo in alcune regioni italiane del centro-meridione.

L’okra (hibiscus esculentus)
L' okra, conosciuta anche come gombo ma anche come Abelmoschus esculentus è una pianta tropicale che appartiene alla famiglia delle Malvacee. Proviene dal lontano Sud-Est asiatico ed è coltivata nei Paesi tropicali e subtropicali di tutto il mondo. E’ una pianta che è già coltivata in Italia, soprattutto al sud e quindi che si adatta benissimo alle condizioni climatiche del Salento leccese dove avvia il suo ciclo colturale in primavera, fruttificando per tutta l' estate. In genere non è soggetta a parassiti o malattie.

Come chiamano l’okra nel mondo
bantú, ngombo; tchiluba, ki-ngumbo; ocra (spagna); gombo, gombeaud o bamie-okra (francia); ketmie comestible (belgio); bamia (grecia), bâmyah (paesi arabi) (bámiyah); quimbombo; quingombo; gumbo, bindi, ladies' fingers o lady's fingers; gomba, gumbo, kopi arab, lady's fingers, oker u okra (paesi bassi); grønsakhibisk (norvegia); czyli okra, ketmia jadalna, ketmia czerwona (gombo rosso) o ketmia zielona (gombo verde) (polonia); bame (romanoa); bamija (russia); tindisa (in sanscrito); quingambo; chicombó; chimbombó; quimbombó (cuba, messico, venezuela, argentina); okra, angú o gombo (mexico); abelmosco, abelmosco comestible, ají turco, algalia, angelonia, bolondrón, bombó, café del país, calalú, candía, cocra, chaucha turca, chimbombo, chumbombó, gambó, gombó, guingambó, guingombó, gumbó, jolocín, lagarto, mahoe, majagua, molondrón, morito, najú, ñajú, ñangú, ocra, okra, quiabeiro, quiabo, quigombó, quimbombó, quingombó, ruibarbo, semilla de culebra, yambó o yerba de culebra; quillobo; quiabo; okra; oker; bammia d'egitto o corna di greci (italia); jedilna oslez (croazia); gombó o bámia; lalo; okura, kiku kimo o america-neri (japon); huang tasu kwai, huang qiu kui, yang juia dou o yong kok dau (china); ch'aan k'e o ts'au kw'ai; bhindai, ramturai o tori (india); bhindii (pakistan e india); bunga depros, kembang dapros, kopi arab, okra u okya (indonesia); tuah lek (laos); bendi, kacang benki, kacang lendir o sayur bendi (malasia); haluyoy, okra o saluyota bunga (filippine); bandakka (sri lanka); bakhua mun, grajiab, krachiap man o krachiapkhieo (tailandia); dau bap (vietnam); van lasun (nepal); bamiya o hibiscus ne'echal (israele), pôôt barangy (cambogia); oh k'u ra (corea); ; you padi (myanmar). hibiscus esculentus.

Ma se produco l’okra a chi la vendo?
Il mercato nazionale dell'okra (Hibiscus esculentus) si configura come un mercato di nicchia cui si rivolgono esclusivamente gli immigrati provenienti da paesi in cui tale prodotto e' consumato. Essendo collocato sul mercato a prezzi molto elevati, e venduto in punti vendita specializzati localizzati in grandi centri urbani, si puo' stimare che solo il 60% degli immigrati africani ed asiatici chiedono questo prodotto. La domanda pro-capite annua si aggira sui 12-15 kg, corrispondente ad un consumo complessivo di circa 3.500 tonnellate annue. La domanda e' soddisfatta prevalentemente da importazioni, soprattutto dal Messico. La struttura distributiva del prodotto risulta molto concentrata ed organizzata, sia all'ingrosso che al consumo. La coltura presenta una buona redditivita', comparabile con quella di asparago e fagiolino da mensa in pieno campo, anche se e' molto elevato il fabbisogno di manodopera. I principali vincoli alla diffusione del prodotto in Italia sono da ricercarsi percio' dal lato della domanda.

Come utilizzare l’okra
I frutti dell’okra e le altre parti della pianta hanno molti usi, può essere cucinato in molti modi, come stufato, fresco in insalata e fritto. Nelle altri parti del mondo i frutti vengono commercializzati in scatola, surgelati e salati. I semini contenuti nell’okra rilasciano una sostanza leggermente viscida, che di conseguenza tende ad addensarsi e che può essere utilizzata per addensare salsa di pomodoro. In India dagli steli maturi dell’okra si raccolgono i semi maturi che possono poi essere utilizzati come succedanei del caffè (drink al giorno).

Tipi di terreno adatti alla coltivazione dell’okra
La pianta dell’okra tollera una vasta gamma di tipi di suoli come il terriccio sabbioso, quello argilloso, i terreni torbosi e quello ben drenato lungo i fiumi anche se nei terreni sciolti di medio impasto si conseguono i migliori risultati. Come per la gran parte degli ortaggi, per la coltivazione è opportuno scegliere aiole in pieno sole.

Preparazione del terreno
Si può iniziare con una lavorazione per preparare il terreno profonda 15 - 22 centimetri. Si effettua poi lo sminuzzamento delle zolle a mezzo di ripetuti passaggi con il rastrello ed eventualmente, nel caso di terreno soggetto a ristagni di acqua, si realizzano delle aiole sopraelevate (alte 10-15 cm).

La concimazione di fondo
La concimazione organica può essere fatta quando necessario, 2 settimane prima della semina. Il letto di semina va preparato mescolando il terreno con concime organico. Molto utilizzato il letame di pollo alla quantità di circa 3 - 5 tonnellate per ettaro.

La semina
Appena il pericolo delle gelate sia passato ovvero fine marzo aprile anche se nelle memorie del De Giorgi nel salento leccese si ricordano gelate anche il 25 aprile si può seminare a 2,5 – 3 centimetri di profondità. E’ bene assicurarsi che ci siano 3 - 4 semi in ogni buca di impianto. La distanza tra una fila di semi e l’altra è bene che sia non meno di 90 centimetri. Dopo 2 settimane quando le piantine hanno raggiunto l’altezza si 10 centimetri bisogna ripassare per lasciare solo la piantina più forte tra quelle germinate dalla buca. Per ogni campo seminato con una distanza di 1,2 metri x 30 metri vi è la necessità di 11 grammi di semi.

Concimazione
Si può intervenire con un fertilizzante composto da Azoto N Fosforo P e Potassio K con concimazione localizzata attorno alla pianta una volta ogni due settimane. Si possono utilizzare 6 kg di concime complesso ternario 11.22.16 per ogni 100 metri quadrati corrispondenti a 6 quintali per ettaro.

Irrigazione
Annaffiare le piante una volta al giorno possibilmente di pomeriggio, perché le piante hanno bisogno di abbondanza d’acqua sia per la fioritura che per l’allegagione.

Diserbo
Diserbo, se necessario, con l'uso di erbicidi.

Pacciamatura
Con foglie secche o con film di plastica nera per controllare le erbacce e per mantenere l'umidità del suolo.

Potatura
Le piante hanno bisogno di essere potate dopo che il frutto di okra viene raccolto. La pianta ha bisogno di essere potata a 40-60 centimetri da terra per avere un secondo raccolto. In questo modo quattro o cinque nuovi germogli possono crescere dopo la potatura a cui deve seguire la concimazione.

Fitofarmaci per il controllo delle malattie:
In Italia non sono stati segnalati parassiti ma in altre parti del mondo si è segnalata la presenza della piralide durante la fase della fruttificazione. In quegli ambienti si è utilizzato il diazinone.

Il diazinone
Il diazinone uccide gli insetti inibendo l'acetilcolinesterasi, un enzima necessario per il corretto funzionamento del sistema nervoso. Ha una bassa persistenza nel suolo e la sua emivita è di 1-2 settimane.

Raccolta
Le operazioni di raccolta dell’okra possono essere effettuate 50-55 giorni dopo la semina e quindi 5 - 6 giorni dopo la fioritura e l'impollinazione.
Quando i frutti hanno al massimo le dimensioni del dito mignolo (a partire dalla fine di giugno, a seconda del periodo di semina), si effettua la raccolta per il consumo fresco (in questa fase, ritardando la raccolta di soli 1-2 giorni si rischia di ottenere un prodotto eccessivamente fibroso e quindi inutilizzabile per il consumo fresco). La raccolta va fatta in più passate e, vista la presenza di sostanze urticanti, è buona norma utilizzare dei guanti (per evitare fastidiosi pruriti) e un paio di forbicine, in modo da non danneggiare né la pianta né il frutto. L’inconveniente dei peli urticanti è superabile adottando varietà che ne sono prive, come ad esempio la «Clemson Spineless» tra l’altro molto produttiva.
Per consentire una raccolta continua, l’okra deve essere raccolta in questa fase.
La raccolta va effettuata una volta ogni due giorni e continuamente per 8 settimane (2 mesi). La quantità di frutti di okra prodotti è stimata in 10.000 - 15.000 chilogrammi per ettaro.

Come distinguere il frutto buono da quello passato?
Per distinguere il frutto tenero e buono da quello già passato, si può provare a piegarne la punta: se questa si spezza facilmente il frutto è ancora buono.

Conservazione del frutto dell’okra
I frutti raccolti nei paesi d’origine sono custoditi in un cesto di bambù o di plastica rivestita di carta o di film plastico. I frutti avvizziscono facilmente, per questo appena raccolti si pongono in piccoli cesti e si ricoprono con della tela per ripararli dal sole, in maniera che si conservino freschi. I frutti possono essere conservati solo per 2-3 giorni senza involucro avvolto in materia plastica ma la conservazione può prolungarsi per 7-8 giorni se in ambienti che hanno una temperatura al di sotto dei 24-26 gradi centigradi e il 70-75% di umidità.


di Antonio Bruno, Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master's Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).



Bibliografia

Luciano Cretti, Le più belle specie e varietà di ibisco, magnifica e generosa pianta da fiore VITA IN CAMPAGNA 4/2010

Loredana Trapani, Okra, un ortaggio tropicale che vi proponiamo per il centro-sud Italia VITA IN CAMPAGNA 11/2001

Bertoni, G.; Tromboni, S.New prospects in production of nicke food goods. The table okra [Hibiscus esculentus]

Vendita semi okra http://shop.italsementi.com/cose-curiose/391-okra.html

Semi di okra o gombo sono distribuiti presso i migliori rivenditori (vivai, garden center, ecc.) dalla Oxadis - Via Cappuccini, 4/B - 26100 Cremona - Tel. 0372434943. La stessa è disponibile a segnalare ai lettori interessati il rivenditore più vicino alla loro zona di residenza.

L'okra (Hibiscus esculentus) du Salento Lecce requis par "des gens qui sont venus de loin"

L'okra (Hibiscus esculentus) du Salento Lecce requis par "des gens qui sont venus de loin"




Salento à Lecce, dans chacune des 100 municipalités à partir de laquelle notre communauté est composée de 800 000 personnes, les gens vivent »qui sont venus de loin» pour trouver du travail dans ce domaine. Ensemble, avec leur culture et les traditions ont aussi apporté avec eux des plantes qu'ils mangent. Un d'eux est le gombo.



Le genre Hibiscus

Le genre Hibiscus, la famille de Malvacee, appartiennent à 200 espèces de plantes herbacées (annuelles ou pérennes) ou d'arbustes (feuilles persistantes ou caduques) à partir de la floraison magnifique et généreux. Selon les espèces, ces plantes à l'état sauvage en Asie, en Afrique, en Amérique et en Europe, dans les climats tempérés, tropicaux et subtropicaux. Dans notre pays, n'existent que dans l'Hibiscus palustris sauvages, Hibiscus syriacus et Hibiscus trionum, ce dernier originaire de Chine et l'Inde, mais il a maintenant devenu fou pendant un certain temps dans certaines régions d'Italie du centre et du sud.



L'okra (Hibiscus esculentus)

gombo L ', aussi connu sous le nom de gombo, mais aussi comme Abelmoschus esculentus est une plante tropicale qui appartient à la famille de Malvacee. Il vient de l'Asie du Sud-Est bien et est cultivé dans les pays tropicaux et subtropicaux du monde entier. C'est une plante qui est déjà cultivé en Italie, en particulier dans le sud et s'inscrit donc bien avec le climat de Salento, Lecce, où il a commencé son cycle de culture au printemps, fructification tout l'été. Il n'est généralement pas soumis aux ravageurs et aux maladies.



Comment appeler l'okra dans le monde

Bantu Ngombe; tchiluba, ki-ngumbo; ocre (Espagne), le gombo, le gombo Gombeaud-bamie ou (France); ketmie comestible (Belgique); bamia (Grèce), bâmyah (pays arabes) (bámiyah) quimbombó; quingombo; gombo, bindi, Mesdames les doigts ou les doigts de la dame, le gombo, gombo, arabe kopi, les doigts de la dame, le gombo u Oker (Pays-Bas); grønsakhibisk (Norvège); gombo czyli, jadalna ketmia, ketmia Czerwona (rouge okra) ou zielona ketmia ( vert gombo) (Pologne); Bame (romaine); bamija (Russie); tindisa (sanskrit); quingambo; chicombó; chimbombó; quimbombó (Cuba, Mexique, Venezuela, Argentine), le gombo, le serpent ou le gombo (Mexique) abelmosco , abelmosco comestible, turc ají, les algues, Angeloni, bolondrón, bombes, país café, calalú, Candia, CoCreate, Chauche chimbombo turque, chumbombó, les jambes, le gombo, guingambó, guingombó, gumbo, jolocín, lézard, Maho, Majagua, molondrón, Morito, Naju, Naju, Nanguo, ocre, le gombo, quiabeiro, quiabo, quigombó, quimbombó, quingombó, ruibarbo, semilla de Culebra, Yamba, ou yerba de culebra; quillobo; gombo quiabo,, Oker; bamm de l'Egypte ou cornes Grecs (Italie); Noirs jedilna oslez (Croatie), le gombo ou bamia, lalo, Okura, ou kiku kimo-américain (japon) kwai huang tasu, Huang Kui Qiu, yang Juia dou ou dau kok Yong (Chine), ch k'e aan »ou ts'au kw'ai; bhindai, ramturai ou de taureaux (Inde), Bhindi (Pakistan et l'Inde), depros Bunga, Kembang dapros, arabe kopi, le gombo u okya (Indonésie); Tuah lek (Laos) ; bandages, kacang benki, kacang Lendio ou un bandage Sayuri (Malaisie); haluyoy, le gombo ou saluyota Bunga (Philippines); bandakka (Sri Lanka); mun bakhua, grajiab krachiap l'homme, ou krachiapkhieo (Thaïlande), bap Dau (Vietnam); van Lasuna (Népal) et ne'echal bamiya hibiscus (Israël), barangy Poot (Cambodge); oh ra K'u (Corée); vous padi (Myanmar). Hibiscus esculentus.



Mais si ceux qui produisent les gombos à vendre?

Le gombo marché intérieur (Hibiscus esculentus) est configuré comme un marché de niche qu'ils visent uniquement les immigrants provenant de pays où le «produit et consommé. Être mis sur le marché à des prix très élevés, et vendu dans les magasins spécialisés situés dans les grands centres urbains, vous pouvez 'estimer que seulement 60% des immigrants africains et de la demande asiatique de ce produit. Le rapport annuel de la demande par habitant est d'environ 12-15 kg, correspondant à une consommation totale d'environ 3.500 tonnes par an. L'application et «principalement satisfaite par les importations, en particulier en provenance du Mexique. La distribution du produit est très ciblée et organisée, à la fois gros et de détail. La culture a une bonne rentabilité », comparable à celui des asperges et les haricots verts sur la table en plein champ, même si elle est« exigences du travail très élevé. Les principales contraintes à la diffusion du produit en Italie se trouvent donc sur le côté de la demande.



Comment utiliser le gombo

Le gombo fruits et autres parties de la plante ont de nombreuses utilisations, peuvent être cuits à bien des égards, comme le ragoût, salade et frites. Dans d'autres parties du monde les fruits sont commercialisés en conserve, congelés et salés. Les graines contenues nell'okra libèrent une substance légèrement visqueuse, ce qui tend à s'épaissir et peut être utilisé pour épaissir la sauce tomate. En Inde, les tiges mûres sont récoltées gombo graines matures qui peuvent ensuite être utilisés comme succédanés de café (boissons par jour).



Types de terres propices à la culture du gombo

L'usine de gombo tolère un large éventail de types de sol tels que le loam sableux, les sols argileux, les sols tourbeux et les sols bien drainés le long des rivières, mais dans le sol meuble de texture moyenne vous obtenir les meilleurs résultats. Comme avec la plupart des légumes, la culture doit être choisi pour massifs de fleurs en plein soleil.



Préparation du sol

Vous pouvez commencer avec un processus visant à préparer le terrain en profondeur de 15 à 22 centimètres. Il a ensuite fait le déchiquetage des plaques au moyen de passages répétés avec le râteau et, dans le cas des terres soumises à l'accumulation d'eau, sont des massifs de fleurs posées (10-15 cm de haut).



La fertilisation de base

Les engrais organiques peuvent être faites lorsque cela est nécessaire, deux semaines avant le semis. Le lit de semence doit être préparé en mélangeant le sol avec du compost. Employée beaucoup de fumier de poulet sur le montant de l'ordre de 3 à 5 tonnes par hectare.



Ensemencement

Dès que le danger de gel est passé à la fin de Mars ou avril, mais dans les mémoires de De Giorgi Salento, Lecce est également une réminiscence de gel, le 25 avril peuvent être semées à 2,5 à 3 pouces de profondeur. Et «s'il vous plaît assurez-vous qu'il ya 3 à 4 graines dans chaque trou de plantation. La distance entre une rangée de graines et l'autre est bon que ce n'est pas moins de 90 cm. Après 2 semaines, lorsque les plantes ont atteint la hauteur est de 10 cm doit réviser le plan pour ne laisser que la plus forte parmi ceux qui ont germé à partir du trou. Pour chaque champ planté avec une distance de 1,2 mètres x 30 mètres il ya un besoin de 11 grammes de graines.



Fertilisation

On peut provenir d'un engrais composé d'azote N P phosphore potassium K et la fertilisation localisée autour de la plante une fois toutes les deux semaines. Vous pouvez utiliser 6 kg d'engrais 11:22:16 complexe ternaire pour chaque 100 mètres carrés correspondant à 6 tonnes par hectare.



Irrigation

Arrosez les plantes une fois par jour, de préférence dans l'après-midi, parce que les plantes ont besoin de beaucoup d'eau pendant la floraison à la nouaison.



Herbicide

contrôle des mauvaises herbes, si nécessaire, avec l'utilisation d'herbicides.



Paillis

Avec des feuilles sèches ou un film de plastique noir pour contrôler les mauvaises herbes et conserver l'humidité du sol.



Élagage

Les plantes ont besoin d'être taillés après que le fruit est récolté le gombo. La plante a besoin d'être taillés à 40-60 cm du sol pour une deuxième récolte. De cette façon, les pousses de quatre ou cinq nouvelles peuvent se développer après la taille que doit suivre la fécondation.



Pesticides for Disease Control:

En Italie, pas de parasites ont été signalés, mais dans d'autres parties du monde a signalé la présence de l'agrile du cours de la fructification. Dans ces lieux que vous avez utilisé le diazinon.



Le diazinon

Le diazinon tue les insectes en inhibant l'acétylcholinestérase, une enzyme nécessaire au bon fonctionnement du système nerveux. Il a une faible persistance dans le sol et sa demi-vie est de 1-2 semaines.



Collection

gombo La récolte peut être faite 50-55 jours après le semis, puis 5-6 jours après la floraison et la pollinisation.

Quand les fruits ont une taille maximale du petit doigt (de la fin de Juin, en fonction de la date de semis), la collection est faite pour la consommation en frais (à ce stade, retardant ainsi la collecte de seulement 1-2 jours susceptibles de produire un produit trop fibreux et donc inutilisable pour la consommation). La collection devrait être fait en plusieurs passages et, étant donné la présence de la piqûre, il est conseillé de porter des gants (pour éviter les démangeaisons gênantes) et une paire de ciseaux, afin de ne pas nuire à la plante ou le fruit. L'inconvénient de poils urticants peuvent être surmontés

l'adoption des variétés qui sont libres, tels que «Clemson Spineless» parmi d'autres très productive.

Pour permettre une collecte continue, le gombo doivent être récoltées à ce moment.

La collecte est effectuée une fois tous les deux jours et continuer pendant 8 semaines (2 mois). La quantité de fruits produits de gombo est estimé à 10.000 à 15.000 kg par hectare.



Comment distinguer les bons fruits du passé?

Pour distinguer les fruits tendres et de bon dans le passé déjà, vous pouvez essayer de plier la pointe:

il se casse facilement si le fruit est encore bonne.





Préservation de l'okra fruits

Les fruits récoltés dans les pays d'origine sont conservés dans un panier en bambou ou en papier plastifié ou en film plastique. Les fruits tu facilement, il vous suffit collectés et mis en petits paniers sont recouverts de toile pour se protéger du soleil, de sorte que vous garder au frais. Les fruits peuvent être conservés pendant 2-3 jours enveloppé dans une pellicule plastique, sans la conservation, mais peut durer 7-8 jours, si dans des environnements qui ont une température inférieure à 24-26 degrés Celsius et 70-75% de l'humidité.



Anthony Bruno, agronome (expert en diagnostic urbain et régional intitulé Diplôme Universitaire International Master en Diagnostic IMD urbaine et régionale et urbaine Diagnostics territoriaux).



Bibliographie

Luciano Cretti, les plus belles espèces et variétés d'hibiscus, une flore magnifique et généreuse floraison dans le pays 4 / 2010

Loretta Trapani, gombo, un légume que nous proposons pour la vie tropicale Italie centrale et méridionale du pays 11/2001

Bertoni, G.; Trombones, S. De nouvelles perspectives dans la production Nicke des denrées alimentaires. Le tableau gombo [Hibiscus esculentus]

les graines de gombo Vente http://shop.italsementi.com/cose-curiose/391-okra.html

Les semences de gombo ou okra sont distribués chez les grands détaillants (crèches, centres de jardinage, etc) par Oxadis -. Via Cappuccini 4 / B - 26100 Cremona - Tel 0372434943. Le rapport lui-même est disponible pour les lecteurs intéressés le revendeur le plus proche de leur zone de résidence.

sabato 23 aprile 2011

La vigilia di Pasqua nel Paesaggio rurale del Salento leccese

La vigilia di Pasqua nel Paesaggio rurale del Salento leccese

Il mio lavoro è stare immerso nel Paesaggio rurale del Salento leccese. I sopralluoghi per verificare e supportare i miei collaboratori che sono a contatto con i possessori del Paesaggio rurale, i custodi della vita, quelli che vanno ogni giorno a osservarla mentre nasce, cresce e muore.

Mimmo il mio collaboratore
Mimmo mi dice che non si da una spiegazione di come mai io preferisca passare intere giornate in questo modo, per essere più precisi lui non si spiega come io preferisca, al comodo ufficio, una scomoda Renault 4 che si arrampica nei sentieri che collegano un pezzo di paesaggio al successivo.

Il Paesaggio del Salento leccese
Ieri ho ammirato paesaggi suggestivi, la natura incontaminata in cui c’è spazio per animali e vegetali, un aria terza e pulita e un sole che ha illuminato ogni essere vivente con cui ho avuto contatti.

L’incontro con il Ramarro
Come quel Ramarro che se ne stava appollaiato sulla saracinesca che dovevamo manovrare perché uno sfiato dell’impianto di irrigazione aveva deciso che la sua carriera era da ritenersi conclusa.
E poi quelle fave, i piselli e le verdure che in questo periodo sono arrivate ad essere pronte per la tavola immerse in campi che, con il giallo dei fiori e il rosso dei papaveri, mi ricordano i paesaggi cari al pittore olandese Vincent Willem van Gogh.

Gli olivi
I maestoso ulivi del Salento leccese che mi osservano, sentono l’aria che si muove intorno a loro e che annusano gli odori degli umani, quelli che raccolgono ogni tanto i suoi frutti, che sono convinti che lui, l’ulivo nel salento leccese, fruttifica senza che si faccia alcuna operazione colturale, senza concimazioni o irrigazioni. Gli ulivi muti che con il verde e il grigio delle foglie fanno passare il vento di maestrale nella chioma mentre i suoni dei rami si spandono in questo meraviglioso giardino.

La sinfonia del Paesaggio rurale del Salento leccese
I profumi, i colori e le sensazioni che si provano a contatto con questa realtà, l’unica realtà, sono davvero un’immergersi nell’infinito. Mi spiace aver visto ieri tanti giovani in bicicletta o che a piedi facendo running, percorrevano quelle strade con delle cuffiette nelle orecchie. Allucinati, ubriachi di suoni di musica commerciale perdono l’armonia della sinfonia del Paesaggio rurale del Salento leccese.

Gli occhi pieni di Paesaggio rurale
Le mie povere parole non possono eguagliare i suoni, le immagini e gli odori che mi sono portato ieri a casa dopo una intera mattinata e pomeriggio immerso nell’ambiente che mi circonda, che mi nutre, mi alimenta e mi rende ciò che sono.
Come quella canzone di Jovannotti che si sente nelle radio di questi tempi, mi pare si intitoli “Le tasche piene di sassi” e che fa più o meno
“Sbocciano i fiori sbocciano,


e danno tutto quel che hanno in libertà,


donano non si interessano,


di ricompense e tutto quello che verrà,”

E poi conclude con la frase “gli occhi pieni di te”; ecco io ieri sono tornato a casa con gli occhi pieni di tutto quello che può trasmettervi quel servizio fotografico che è nel mio Facebook ma che non può rendere completamente quello che ho percepito con tutto il mio corpo con tutti i miei sensi mentre ero completamente immerso nel Paesaggio rurale del Salento leccese.

L’indicazione delle foto che ho scattato
Ho fatto delle foto che sono disponibili sul mio profilo Facebook Centro Studi Agronomi http://www.facebook.com/centrostudi.agronomi che testimoniano questo piccolo viaggio, questa passeggiata.
Osservatele per prendere una decisione, per maturare il convincimento che la realtà è fuori dalle costruzioni artificiali nelle quali passiamo la maggior parte del nostro tempo, è fuori dalle case, dalle città, dai vicoli e dai palazzi.

La realtà è il paradiso
La realtà è tutta quanta intorno a te solo che tu decida di conoscerla, solo che tu decida di uscire dal guscio del tuo computer, della tua parrocchetta, del gruppo esclusivo dei tuoi amici e conoscenti, per fare finalmente, come fa ogni dannato sabato, il cacciatore che se ne va in giro per il paesaggio rurale e naturale senza beccare una preda, senza sparare un colpo, perché lui, il cacciatore, ha ancora l’istinto della predazione che fu dei nostri padri del paleolitico, prima della civiltà e della domesticazione, dei villaggi e dell’agricoltura del neolitico. Già lui sa che i nostri padri liberi cacciavano e le nostre madri libere raccoglievano!
I nostri padri e le nostre madri, quelli che poi furono cacciati da quel paradiso terrestre per vivere nell’inferno di ogni giorno dove vivi tu!



di Antonio Bruno, Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master's Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).

venerdì 22 aprile 2011

Perché l’olivo di cultivar “coratina” nel Salento leccese produce due anni e al terzo anno non da frutto?

Perché l’olivo di cultivar “coratina” nel Salento leccese produce due anni e al terzo anno non da frutto?




Nel Salento leccese l’olivo dilaga, è presente prepotentemente e caratterizza il Paesaggio rurale costituendo un vero e proprio patrimonio.

E’ ormai noto che è opportuno legare la produzione al territorio per valorizzarla in termini di tipicità che da maggiore identità all’olio e che lo caratterizza. E tutti siamo al corrente che le varietà che nel corso dei secoli si sono affermate nel Salento leccese sono la Cellina di Nardò e l’Ogliarola di Lecce.

La cultivar di olivo più famosa è la Coratina
L’Unaprol (Unione nazionale dei produttori olivicoli) ha rilevato attraverso un’Analisi del 2008 che in ambito nazionale la cultivar che le aziende olivicole intervistate hanno dichiarato con la maggiore frequenza è la “coratina”, che ha totalizzato il 16% di citazioni.

Nel Salento leccese i primi alberi di Coratina negli anni 80
Questa indagine trova riscontro nel Salento leccese in cui alcuni produttori negli anni 80 hanno impiantato alberi di olivo di cultivar Coratina suggestionati dalla “fama” dell’olio ottenuto da queste olive. E ancora oggi vi è chi impianta alberi di questa cultivar.

L’alternanza di produzione della coratina nel Salento leccese
Ma come dice il mio Direttore Generale Vincenzo Provenzano “Non c’è rosa senza spine” e dopo circa 30 anni di esperienza dei pionieri che impiantarono negli anni 80 gli alberi di Coratina nel Salento leccese si è giunti alla conclusione che la Coratina in questo territorio presenta una alternanza di produzione che con le normali pratiche agricole della nostra zona non risulta superabile.

Ma cos’è l’alternanza di produzione?
E’un fenomeno che caratterizza in modo rilevante l’olivo in quanto annate molto produttive (anni di carica) sono seguite da altre poco produttive (anni di scarica).

Per quali motivi si verifica?
Questa tendenza è da attribuire, più che alle condizioni climatiche dell’annata, allo stato di nutrizione conseguito nelle annate precedenti, il quale influenza la produzione di ogni pianta. Le cause dell’alternanza sono complesse in quanto concorrono diversi fattori tra cui: condizioni climatiche sfavorevoli, potature e concimazioni errate, vigoria della pianta, carenze idriche, attacchi parassitari, raccolta delle olive troppo ritardata e la predisposizione della cultivar, nonché l’età dell’albero (le piante giovani sono più recettive all’alternanza di quelle adulte).

Nell’areale di diffusione gli olivicoltori sono riusciti ad avere dagli alberi di coratina una moderata alternanza di produzione. Per questo motivo è bene riportare le caratteristiche di questo albero da ciò che si è osservato nel suo areale di diffusione.

Come viene coltivato l’olivo di varietà Coratina nel suo areale di diffusione

Principali sinonimi: «Cima di Corato», «Racioppo di Corato».

Areale di diffusione: tra il sud-est della provincia di Foggia ed il nord-ovest della provincia di Bari, nei territori di Andria, Barletta, Bisceglie (parte), Canosa, Cerignola, Corato, Minervino Murge, Molfetta (parte), Ruvo di Puglia (parte), San Ferdinando, Trani, Trinitapoli.

Superficie approssimativa: 60.000 ha.

Tendenza: stazionaria.

Giacitura prevalente: pianeggiante o leggermente ondulata.

Tipi prevalenti di suolo: calcare da medio ad elevato, falda assente, profondità variabile, naturalmente ben drenati, struttura da fine a media, scheletro da assente a medio, fertilità media, poggianti su sottosuolo sabbioso del Pleistocene.

Precipitazioni annue: 500-600 mm.

Portamento dell’albero: tra assurgente ad espanso.

Angolo d’inserzione delle branche primarie: regolare.

Chioma: mediamente densa, isodiametrica.

Sesti d’impianto: regolari e normali (7-9 m).

Densità di piantagione: 150-220 alberi per ettaro.

Altezza dell’albero: 3-4 m.

Turno di potatura: annuale.

Alternanza di produzione: moderata.

Modalità di raccolta prevalenti: manuale (brucatura) e meccanica (vibratori).

Caratteri distintivi della coltivazione nell’areale di diffusione: potatura accurata e molto ben bilanciata. Grazie al moderato vigore, indotto anche da un ambiente non eccessivamente fertile, gli alberi presentano sviluppo in genere ridotto, rendendo l’esecuzione delle operazioni di potatura e raccolta meno drammatica rispetto ad altre forme. Tra quelle illustrate è la forma d’allevamento che più si adatta concettualmente ai canoni di una moderna olivicoltura.

La Coratina ad Andria

Caratteristica dell’allevamento della cultivar «Coratina». in irriguo, in agro di Cerignola; in asciutto, in agro di Andria
Con oltre 17.000 ettari di uliveti, 2.000.000 di alberi che producono la pregiata varietà d'oliva Coratina, 50 frantoi e numerose aziende imbottigliatrici, Andria rappresenta da sola il 3,5% della produzione di olio extravergine d'oliva di tutta Italia. I suoi frantoi ricavano 150.000 quintali di olio, quanto la produzione dell'intera Toscana. A tanta quantità corrisponde una qualità di livello superiore. La raccolta delle olive inizia ad autunno inoltrato quando sono mature ma ancora verdi e viene condotta con il sistema della brucatura a mano. Questo consente di ottenere un olio a bassissima acidità e resistente all'ossidazione, dal colore giallo con vividi riflessi smeraldini, estremamente fragrante con un piacevole retrogusto amarognolo e leggermente pizzichino.

La Coratina a Carpignano Salentino
Mi sono recato a Carpignano Salentino presso l’Azienda Carmine Sicuro che ha 350 alberi di Olivo cultivar Coratina.
L’oliveto è irrigato con turni di irrigazione ogni 10 giorni.
Concimazione: Azoto a Base Organica con microelementi per via foliare.

Azoto a base organica ovvero a base di amminoacidi a basso e medio peso molecolare derivanti dall’ idrolisi di sostanze proteiche di origine animale. Non si può definirlo come un generico “ concime azotato ” perché di fatto è una miscela naturale e stabile di strutture complesse ( peptidi, peptoni, amminoacidi ) che sono alla base di complesse funzioni fitoregolatrici del metabolismo delle piante. Sono eccellenti veicolanti organici, da aggiungere al momento di qualsiasi concimazione, in quanto hanno effetti di tipo chelante-complessante nei confronti di tutti gli elementi.

Lotta integrata a cura dei Dottori Agronomi del CODILE (Consorzio di Difesa delle Produzioni Intensive della Provincia di Lecce)
La lotta integrata è riconosciuta e regolamentata dall'Unione Europea, la lotta integrata è un metodo di coltivazione mista, che cioè utilizza sia la chimica che i metodi naturali di difesa dai parassiti.

Potatura: Una potatura leggera ogni 6 anni

Alternanza di produzione: L’oliveto produce due anni e poi per un anno non da alcuna produzione

Raccolta: A Novembre con l’ausilio dello scuotitore raccolgono il 30 – 40 % delle olive

Caratteri distintivi della coltivazione nell’areale di Carpignano Salentino: La potatura viene effettuata solo ogni sei anni e la raccolta non è anticipata per tutto il prodotto

Le tecniche per attenuare l’Alternanza di produzione dell’olivo
Per attenuare questo fenomeno è indispensabile mantenere il giusto equilibrio tra attività vegetativa e produttiva della pianta, il quale può essere garantito praticando varie operazioni colturali tra cui una razionale concimazione ed irrigazione, una potatura da effettuare ogni anno adeguando la fruttificazione alla vegetazione della pianta, una regolare lotta antiparassitaria (soprattutto contro la mosca dell’olivo) ed una raccolta anticipata.

La risposta alla domanda “Perché l’olivo di cultivar coratina solo nel Salento leccese presenta una forte alternanza di produzione” è la seguente:

Perché al contrario di quanto si fa nell’ordinario nell’areale di produzione invece di effettuare una potatura accurata e molto ben bilanciata ogni anno si preferisce intervenire ogni 6 anni e perché si raccoglie anticipatamente solo il 30 – 40 % delle olive invece di praticare la raccolta anticipata per tutto il prodotto.

Conclusioni

Se si applicasse una corretta tecnica di gestione la cultivar di olivo “coratina” darebbe produzioni di 40 – 80 chili di olive per pianta e considerando una media di 60 chili di olive per pianta e una densità d’impianto di 200 piante per ettaro si avrebbe una produzione dai 120 ai 150 quintali di olive per ettaro.
Considerando che l’Azienda Sicuro ha venduto le olive di coratina a 45 euro al quintale e che queste olive sono molto richieste dal mercato si avrebbe una resa per ettaro annuale di circa 7.000 euro per ettaro.

Ma quali i costi?

Qualcuno potrebbe farmi l’obiezione che tale reddito ha per contro dei costi annuali per potatura e raccolta diversi da quelli che si hanno con la tecnica adottata oggi nel Salento leccese. Ma quali sono questi costi? Vediamoli insieme:



Voce di Costo                                                                                           Euro per ettaro all’anno

Irrigazione, Concimazione                                                                                            250

Trattamenti fitosanitari                                                                                                  250
Potatura (100 ore per ettaro e operaio a euro all’ora)                                                 1000

Raccolta (8 ore ettari, noleggio scuotitore + 2 operai: 150 Euro all’ora)                       1200

Frangitura (5 Euro al quintale)

Le maggiorazioni di costo

E’ evidente che dai conti fatti la spesa in più è quella di 1000 euro per ettaro per la potatura e di 600 euro in più per la raccolta. In due anni si spendono in più 3mila euro ma in compenso si ha la produzione di olive nel terzo anno che compensa abbondantemente tale maggiore spesa.

di Antonio Bruno, Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master's Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).



Bibliografia

A GODINI - F. CONTÒ,L’Olivicoltura marginale in Puglia

Alberto Grimelli, ANNO DI CARICA, ANNO DI SCARICA

UNAPROL FILIERA OLIVICOLA ANALISI STRUTTURALE E MONITORAGGIO DI UN CAMPIONE DI IMPRESE

Alberto Grimelli, Intensivo contro superintensivo. Facciamo un po' di conti