giovedì 11 marzo 2010

Bioedilizia ovvero la casa naturale progettata con il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali


Bioedilizia ovvero la casa naturale progettata con il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali
di Antonio Bruno*

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Abstract Riassunto
La natura è vita! e la vita è argomento del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale ecco perché ieri non ho voluto mancare all’appuntamento.
Noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali siamo in grado di distinguere i materiali naturali da quelli artificiali e per questo motivo che nella progettazione di una casa sarebbe opportuno che voi che avete questa sensibilità vi affidaste a uno studio di progettazione associato che ha al suo interno un Dottore Agronomo o un Dottore Forestale che attraverso la sua competenza certifica i materiali che sono utilizzati per la costruzione avendo controllato che corrispondano ai requisiti di assenza di artificialità. Attraverso il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali in fase progettuale si ottiene l’individuazione delle zone perturbate per delimitare tali aree e permettere di scegliere per la futura costruzione 1'ubicazione ottimale, con un'attenzione particolare per quella dei posti letto. Il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali in fase progettuale è l’opportunità per Costruttori e Progettisti tradizionali di introdurre nelle costruzioni elementi di novità derivanti dalla realtà sociale e culturale e dall’evoluzione tecnologica che da sempre ha rappresentato un compito di grande rilievo. La competenza dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali mette in risalto in modo oggettivo, la dichiarazione dei componenti e dei valori ecologici del prodotto proposto.
Inoltre si analizza l’inserimento dei componenti e degli additivi e si valuta l’impatto ambientale della CO2 emessa e le informazioni razionali sui solventi presenti e sulle emissioni del prodotto.
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Ieri pomeriggio ho preso parte ai lavori dei DIALOGHI DI APPROFONDIMENTO SULL’ISOLAMENTO TERMICO: LA COIBENTAZIONE NELL’ARCHITETTURA MODERNA, NEL RESTAURO E NELLA BIOEDILIZIA LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA E IL DLGS 311/06. Il meeting tecnico era rivolto all’ordine degli Architetti, Ingegneri, Geometri e Periti industriali della provincia di Lecce e si è svolto ieri Giovedì 11 marzo 2010 alle ore 15,30 a Lecce presso la sala Donatello dell’Hotel Tiziano.
Non poteva mancare un Dottore Agronomo e un Dottore Forestale a quest’incontro perché diversamente dal solito nel settore edilizio, dove si usano e si sono usati per migliaia di anni materiali per la costruzione creati dal uomo, la bioedilizia sfrutta prodotti naturali prodotti dalla natura per la realizzazione di strutture, opere edifici realizzati in materiali ecocompatibili.
La natura è vita! e la vita è argomento del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale ecco perché ieri non ho voluto mancare all’appuntamento.
Come è noto il protocollo di Kyoto entrato in vigore nel 1995 e sottoscritto da circa 150 nazioni ha indotto tutti a prendere provvedimenti che abbiano come fine quello di ridurre il consumo di energia al fine di non inquinare questo nostro mondo che è soprattutto la casa in cui abitiamo tutti noi e che vogliamo conservare intatta per i nostri figli.
Ciò che oggi è in primo piano è la obbligatorietà di requisiti minimi per non disperdere energia dalle case con l'obbligatorietà di certificarli energetici che devono essere ben visibili e comprensibili. Tutto questo è anche voluto per sensibilizzare tutti sul tema dell’emissione dei gas serra e sull’inquinamento.
Ma oltre che al discorso del risparmio energetico sappiamo ormai tutti che le strutture artificiali in cui viviamo e lavoriamo, case, uffici scuole, sono interessate dall’inquinamento terrestre. Dobbiamo essere consapevoli che nell'ambiente domestico si concentrano elementi e radiazioni dannosi alla salute.
Quindi anche le case si ammalano e una casa ammalata, può causare seri rischi di salute sui suoi abitanti provocando disturbi che colpiscono prima i bambini e gli anziani e poi gli adulti. Noi tutti passiamo tanto tempo nelle nostre case ed è per questo che dobbiamo capire che i materiali con le quali devono essere costruite devono essere naturali.
Noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali siamo in grado di distinguere i materiali naturali da quelli artificiali e per questo motivo che nella progettazione di una casa sarebbe opportuno che voi, che avete questa sensibilità, vi affidaste a uno studio di progettazione associato che ha al suo interno un Dottore Agronomo o un Dottore Forestale perché attraverso la sua competenza certifica i materiali che sono utilizzati per la costruzione della vostra casa avendo controllato che corrispondano ai requisiti di assenza di artificialità.
Il concetto di certificazione, che nella sua accezione tende a realizzare un meccanismo di garanzia per l’utente di un bene od un servizio, ha come effetto collaterale la deresponsabilizzazione non solo di chi offre il bene/servizio ma anche di chi lo riceve.
I criteri fondamentali che noi richiediamo sono la traspirabilità e la genuinità dei materiali dalla loro
produzione fino al loro smaltimento.
Il risultato che garantiamo a chi acquista una casa certificata da un Dottore Agronomo o da un Dottore Forestale è di poter vivere in un ambiente sano non solo per abitarci dentro, ma anche per sentirsi a proprio agio con e grazie a materiali da costruzione non solo durevoli, ma che influenzano la nostra salute in modo positivo.
Attraverso la Geobiologia o meglio la Geobiofisica che studia le interazioni a livello psico fisico tra le caratteristiche geofisiche ed energetiche di un determinato luogo, come ad esempio la presenza di faglie, acquiferi sotterranei, giacimenti minerari, anomalie geologiche, e gli organismi viventi ivi residenti in maniera permanente sia vegetali che e animali stabulati o a cicli regolari. Tutto questo ha per scopo 1'individuazione e la valutazione del cosiddetto “Stress Tellurico”; ovvero ogni possibile agente fisico o energetico generato dalle caratteristiche geologiche ed enegetiche di un sito. Inoltre possiamo scongiurare le Geopatie, e cioè tutti i possibili effetti fisiologici, psicologici e spirituali a carico degli esseri viventi.
Attraverso il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali in fase progettuale si ottiene l’individuazione delle zone perturbate per delimitare tali aree per permettere di scegliere per la futura costruzione 1'ubicazione ottimale, con un'attenzione particolare per quella dei posti letto. Inoltre nella nostra consulenza non trascuriamo anche fonti di inquinamento contenute in alcuni materiali edilizi come additivi tossici, fanghi industriali, o nei mobili dove c’è la formaldeide e le vernici tossiche.
Il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali in fase progettuale è l’opportunità per Costruttori e Progettisti tradizionali di introdurre nelle costruzioni elementi di novità derivanti dalla realtà sociale e culturale e dall’evoluzione tecnologica che da sempre ha un compito di grande rilievo. La consapevolezza sulla limitazione delle risorse Fossili e la certezza dei loro effetti negativi sull’ambiente in generale, ha contribuito alla nuova concezione di nuovi stili architettonici. Ecco che si impone la costruzione di edifici ad alta efficienza energetica che richiedono una progettazione interdisciplinare dove devono confluire elementi di Tecnologia edile e di fisica dei materiali di costruzione, ma anche l’analisi delle caratteristiche dell’area edificabile e dei materiali di costruzione.
La competenza dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali mette in risalto in modo oggettivo, la
dichiarazione dei componenti e dei valori ecologici del prodotto proposto.
Inoltre si analizza l’inserimento dei componenti e degli additivi e si valuta l’impatto ambientale della CO2 emessa ed informazioni razionali sui solventi presenti e sulle emissioni del prodotto.
La valutazione dell’ impatto ambientale della CO2 emessa costituisce un elemento fondamentale per valutare la reale eco-logicità del prodotto.
I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali mettono in relazione i componenti da fonti rinnovabili e
spontanee con quelli inquinanti e che provocano emissioni serra e in questo modo sono in grado di operare le scelte ecologiche in modo univoco, senza dover avvalersi di elementi poco chiari come marchi incogniti o dichiarazioni che possono avere solo un valore pubblicitario.
Tanto per intenderci una vernice all’acqua ha un grosso impatto mentre un prodotto vegetale analogo può avere un coefficiente di impatto fino a 900 volte inferiore.
I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali sono quindi i professionisti adatti a chi voglia trasformare la propria casa in un luogo di salute e benessere utilizzando orientamento magnetico, materiali ecologici, illuminazione naturale, tecniche igieniche di arredamento, isolamento acustico e altro ancora. Abbiamo consigli pratici per tutti derivati da una competenza e professionalità in una serie di problematiche interdisciplinari che riguardano un settore in rapida evoluzione sia nei paesi europei che extraeuropei.
*Dottore Agronomo

Bibliografia

Mauro Bertagnin Bioedilizia: Progettare e costruire in modo ecologicamente consapevole
Serena Omodeo Salè, Verdeaureo dell’Architettura, Maggioli, Rimini, 1995
Enrico Miceli, Donatella Magni, Opere Bioedili – Capitolato ed Elenco voci, ANAB – EDICOM, Monfalcone (GO), 1997
Giuliano Bressa, Materiali in edilizia e nell’arredo, Masson, Milano, 1998
Donata Bigazzi, Marco Sala, Capitolato: materiali e tecnologie ecocompatibili, Alinea, S.Lazzaro di Savena (BO), 1999
Mauro Masi, Capitolato speciale d’appalto per opere di bioedilizia, Dei, Roma, 1999
Uwe Wienke, Dizionario dell’edilizia bioecologica, Dei, Roma, 1999
Andrea Bassi, Capitolato speciale d’appalto per opere bioedili, Maggioli, Rimini, 2000
Uwe Wienke, Manuale di bioedilizia, Dei, Roma, 2000
Stefano Bruno, Opere edili e bioedilizia, Il sole 24 ore, Milano, 2000
Scudo-Narici-Talamo, Costruire con la terra, Sistemi editoriali, Napoli 2001
Maurizio Corrado La casa ecologica

martedì 9 marzo 2010

Perché no? Perchè non usare i tetti per mettere i pannelli solari?


Perché no? Perchè non usare i tetti per mettere i pannelli solari?
di Antonio Bruno*

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Abstract Riassunto
Fino ad ora l'installazione dei pannelli solari sugli edifici agricoli è marginale se non addirittura inesistente. Attualmente, San Francisco ha 1.350 tetti solari per un totale di 7.050 MW di energia, ma come quantità è solo al terzo posto, dietro Los Angeles e San Diego.
Preliminare ad ogni discorso sulla utilizzazione delle energie alternative in agricoltura, resta il forte impegno della politica e dei saperi ad avviare nuove e più organiche ed integrate ricerche, di sviluppo delle tecnologie, di utilizzazione industriale dei prodotti agricoli. L’anello di congiunzione in questa sfida dovrebbe essere rappresentato dai Dottori Agronomi e i Dottori Forestali della Puglia.

Solo attraverso il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali i Comuni si potranno dotare di adeguati strumenti di pianificazione urbanistica, allo scopo di arginare il diffondersi del fotovoltaico "selvaggio" e, più in generale, dell'installazione incontrollata degli impianti di energia rinnovabile.
Se i Comuni si muoveranno in questa direzione, noi Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali attraverso la raccolta di alcune informazioni preliminari relative alla media dei consumi annui dell'azienda interessata, alla presenza di capannoni e di tetti dell'impresa, ai terreni di proprietà per installare l'impianto, alle eventuali coperture in eternit da sostituire e all'esposizione a Sud dei tetti saremo in grado di dimensionare l'impianto in termini di potenza da installare ESCLUSIVAMENTE SUI TETTI DEI FABBRICATI RURALI senza intaccare i terreni agricoli.

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I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali della Puglia sono consapevoli del ruolo decisivo che sono in grado di giocare l’energia che si può ricavare dal sole e dal vento nella partita legata al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto e nella sfida planetaria dei cambiamenti climatici .
Per questa ragione è necessario fare in modo, attraverso l’azione convinta di noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali, che l'impresa agricola da una parte deve essere convinta che è in grado di svolgere un ruolo sociale insostituibile contribuendo a non inquinare e dall'altra con la necessità di valorizzare la propria multifunzionalità attraverso nuove e diverse forme di reddito.
E’ proprio per questi motivi che ieri, martedì 09 marzo 2010 alle ore 16.00 nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Bari, c’è stata la giornata informativa sulle attività e prospettive per i dottori agronomi e dottori forestali nel settore del fotovoltaico completamente integrato in ambienti urbani ed extraurbani con particolari applicazioni al mondo dell'agricoltura sulle Costruzioni Rurali: serre, capannoni.
Hanno partecipato come relatori D. De Marco esperto di impianti elettrici; V. Barile (esperto di ingegneria edile); D. Montemurro ABB (esperto in componentistica) e C. Pagliara (esperto in sistemi elettronici, inverter e moduli fotovoltaici).
Sono stati approfonditi i temi riguardanti l’impatto ambientale; il rientro economico dell'investimento; l’applicazioni già esistenti e il ruolo delle banche.
In questa fase è necessario che attraverso una consapevolezza che deriva da una corretta informazione ad opera dei Dottori Agronomi e i Dottori Forestali gli agricoltori pugliesi possano cominciare a scoprire l'energia solare. C’era stata anche la presenza di una banca che si è candidata ad accompagnarli.
La domanda che ci poniamo è: “Si cominceranno a installare i pannelli solari sulle costruzioni agricole ? “ E perché non farlo?
L'idea per prendere piede nel mondo agricolo deve partire dalla consapevolezza dall'impennata dei prezzi registrati dalle energie fossili e dalle emissioni inquinanti nell’atmosfera generate dalla loro combustione. Fino ad ora l'installazione dei pannelli solari sugli edifici agricoli è marginale se non addirittura inesistente. In effetti grazie ai Bandi del Piano di sviluppo rurale Asse III – Misura 311 che prevede Diversificazione in attività non agricole e Realizzazione di nuovi impianti e l’acquisto di attrezzature per la produzione e la vendita di energia, limitati ad una potenza di 1MW gli agricoltori sono spinti a procedere in tal senso e i tecnici a progettare soluzioni che prevedano l’affacciarsi dell’eolico e del fotovoltaico sui tetti delle costruzioni rurali. In Puglia per gli investimenti a valere sulla produzione e vendita di energia da fonti rinnovabili è previsto un volume massimo di investimento pari a 1 milione di euro (Reg. CE n. 70/01).
Abbiamo esempi nel mondo che dimostrano la validità di integrare nei tetti i pannelli fotovoltaici infatti secondo una relazione di prossima uscita, San Francisco ha la più grande quantità di tetti solari per abitante di ogni città della California. Attualmente, San Francisco ha 1.350 tetti solari per un totale di 7.050 MW di energia, ma come quantità è solo al terzo posto, dietro Los Angeles e San Diego. Ma, su base pro capite, San Francisco ha circa sei volte più tetti solari di Los Angeles.
Ancora una volte giunge dagli Stati Uniti la dimostrazione che quando la politica vuol far qualcosa di buono per l’ambiente, ci mette molto poco a metterla in pratica. E la Regione Puglia con il bando di cui ho riferito promuove un azione simile da accogliere con favore a patto che i pannelli vengano integrati nei tetti delle costruzioni rurali.
Nella nostra regione i vecchi tetti in lamiera o cotto sono più facilmente adattabili a "tetti solari" di quanto non avvenga oggi in altre regioni settentrionali.
Preliminare ad ogni discorso sulla utilizzazione delle energie alternative in agricoltura, resta il forte impegno della politica e dei saperi ad avviare nuove e più organiche ed integrate ricerche, di sviluppo delle tecnologie, di utilizzazione industriale dei prodotti agricoli. E' proprio nel settore delle energie rinnovabili che il rapporto industria-agricoltura deve essere più saldo; perché è su questo rapporto che si gioca l'avvenire del Paese nei prossimi anni. L’anello di congiunzione in questa sfida dovrebbe essere rappresentato dai Dottori Agronomi e i Dottori Forestali della Puglia.
Sino ad oggi noi tutti abbiamo letto annunci del tipo “Avete un terreno agricolo? Volete darlo in affitto o venderlo, a prezzi vantaggiosi, per la realizzazione di un impianto fotovoltaico? Contattatemi “. C’è stata un’esplosione di questo tipo di offerte e insieme a questo è avvenuto che un grido d’allarme è salito dal Consiglio Provinciale di Lecce del 24 febbraio 2010 che ha approvato all'unanimità, una deliberazione in materia di installazione di impianti per l'energia rinnovabile sul territorio salentino.
Solo attraverso il contributo dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali i Comuni si potranno dotare di adeguati strumenti di pianificazione urbanistica, allo scopo di arginare il diffondersi del fotovoltaico "selvaggio" e, più in generale, dell'installazione incontrollata degli impianti di energia rinnovabile.
Se i Comuni si muoveranno in questa direzione, noi Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali attraverso la raccolta di alcune informazioni preliminari relative alla media dei consumi annui dell'azienda interessata, alla presenza di capannoni e di tetti dell'impresa, ai terreni di proprietà per installare l'impianto, alle eventuali coperture in eternit da sostituire e all'esposizione a Sud dei tetti saremo in grado di dimensionare l'impianto in termini di potenza da installare ESCLUSIVAMENTE SUI TETTI DEI FABBRICATI RURALI senza intaccare i terreni agricoli.
Perché pensare solo al terreno? perché non usare anche i tetti per mettere i pannelli solari? Ci sarebbe una minor perdita di terreno agricolo. E SIAMO NOI Dottori Agronomi e Dottori Forestali A DIRVI: perché NO?

*Dottore Agronomo

Bibliografia
Olivier Bertrand Elettricità dal sole: si attiva l'agricoltura
Andrea Fugaro I vantaggi del solare per le aziende agricole
F.C. Dalla fiera di Verona una proposta per l'avvenire: Le energie rinnovabili per lo sviluppo dell'agricoltura Apulia 1981

domenica 7 marzo 2010

Ho ricevuto dalla redazione di Vini e Sapori


Ho ricevuto dalla redazione di Vini e Sapori:

----Messaggio originale----
Da: info@viniesapori.net
Data: 7-mar-2010 10.31
A: "Antonio Bruno dottore agronomo"
Ogg: Re: Il vino amato dalle donne : Rosè tipico del Salento leccese!


Grazie mille per il vs. superbo articolo.
L'abbiamo pubblicato qui:
http://www.viniesapori.net/articolo/il-vino-amato-dalle-donne-rose-tipico-del-salento-leccese-0703.html

ci siamo permessi di effettuare solo le correzioni temporali per attualizzarlo ad oggi 7 marzo 2010.

dino bortone

Ho risposto:

Caro Dott. Bortone,
la discussione di questi tempi è tutta impegnata a mettere i “paletti” per disegnare un progetto di agricoltura in grado di affrontare le nuove sfide dell'economia globalizzata e per elaborare efficaci strategie di intervento, a livello d'impresa, di singolo Paese e di sistema economico.
Nella mia nota ho solo descritto un percorso, che parte dagli anni 50 (e quindi dal dopo guerra) e che ha portato all’attuale insignificanza e ininfluenza del settore primario in terra di Lecce rispetto agli altri settori dell’economia. Un percorso, si badi, che non ha visto e che non vede tuttora i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali in posizione centrale.
Questo continuare a contorcersi sbattendo i pugni sul tavolo per gridare che il settore agricolo è in crisi da parte delle categorie e dei politici non sembra capire che si sbattono pugni che pesano solo il 2% del Prodotto Interno lordo della Provincia di Lecce e che i tavoli di marmo del consenso politico e quelli di granito della finanza e dell’economia non hanno alcun danno da quei pugni e non emettono da tempo alcun suono. Nemmeno sbattere le scarpe sui tavoli di siffatta composizione avrebbe esiti migliori. E’ una commedia, una triste pantomima nella migliore delle ipotesi velleitaria o nella peggiore addirittura dannosa per l’agricoltura della Terra di Lecce.
La nostra agricoltura (quella che c’è non quella che desidereremmo che ci fosse) è fatta da aziende con un’estensione inferiore ai 2 ettari e, per il 60% delle 250mila imprese pugliesi, da imprenditori agricoli per il 90% ultra 65enni.
Quando scrivo di ruolo centrale del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale so perfettamente che mi rivolgo a solo 25 mila soggetti che hanno oggi da 18 a 45 anni, e so anche che costoro non hanno ancora un approccio con la loro attività che preveda la presenza di un professionista in grado di rispondere a tutte le esigenze dell’imprenditore.
Guardi io per lavoro ho a che fare con progettisti di Bandi Comunitari e in questo settore c’è la consuetudine consolidata di pensare a corrispettivi che vengono erogati a progetto e nello stesso tempo che vengono pretesi solo se il progetto stesso ottiene il finanziamento. Io penso a questo tipo di consulenza, una consulenza a progetto erogando la quale noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali otteniamo un corrispettivo economico quando la nostra azione determina un incremento di reddito all’imprenditore agricolo e in percentuale all’incremento ottenuto.
Posso fare questa proposta a un ultra65 enne che è alla fine della sua carriera produttiva? Non lo so, potrei anche tentare, ma mi sento di affermare che posso farlo a Lei e a quelli che come lei, credono che a ognuno spetti il suo lavoro. La consulenza professionale alle aziende agricole è lavoro mio, è lavoro dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali. Io non faccio l’imprenditore e nemmeno il pilota di Jet, faccio il più bel lavoro del mondo, faccio il Dottore Agronomo.
Grazie per il “superbo” che lei ha riservato alle mie povere parole
Cari saluti
antonio bruno

sabato 6 marzo 2010

Il vino amato dalle donne : Rosè tipico del Salento leccese!


Il vino amato dalle donne : Rosè tipico del Salento leccese!
di Antonio Bruno*
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Abstract Riassunto
Certe volte un bicchiere di vino ti porta indietro nel tempo, come è accaduto stamani a Otranto dove c'era un convegno internazionale “Puglia in rosè” organizzato dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura. Agr. Erano gli stessi anni che videro la presenza nella mia famiglia prima del Frigorifero, poi della 600 verdina e della TV . Nessuno più volle il vino alcolico della terra sitibonda ove il sole si fa vino, come scrisse Dante Alighieri. Già, allora erano davvero tanti gli agricoltori, erano tanti a vivere dalla madre terra che nutriva da millenni generazioni di uomini e donne del Salento Leccese. La Gran Bretagna diventerà il primo paese importatore di vini al mondo. Quando? Nel 2012. E nonostante la crisi economica, si prevede un aumento dei consumi di vino. Nel 2008 gli inglesi hanno bevuto 720 milioni di bottiglie di vino rosso che diventeranno 687 milioni nel 2012. Le bottiglie di vino bianco consumate nel 2008 sono state, invece, 764 milioni, ma dovrebbero diventare 823 milioni nel 2012. Il salto più interessante lo faranno i rosati che passeranno dai 70 milioni di bottiglie del 2008 ai 220 milioni, sempre nel 2012.
E' davvero interessante ciò che oggi ho ascoltato a Otranto, così come nelle relazioni è stato fatto presente a lettere cubitali che la valorizzazione del nostro territorio che è caratterizzato da una rilevante presenza di produzioni vitivinicole può avvenire attraverso il consumo dei vini, e per converso, la promozione di vini provenienti dal nostro territorio che è caratterizzato da particolari "qualità estetico-paesaggistiche" ed è ricco di valenze storico-culturali presenta, un livello crescente di integrazione. Solo che l'amarezza sorge dalla consapevolezza che non è possibile allo stato attuale caratterizzare il territorio del Salento Leccese attraverso un vino Rosato perché non c'è una tipicità del vino Rosato .
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Certe volte un bicchiere di vino ti porta indietro nel tempo, come è accaduto stamani a Otranto dove c'era un convegno internazionale “Puglia in rosè” organizzato dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura. Proprio il Prof. Dario Stefano è stato il moderatore che ha consentito un viaggio che ci ha fatto vedere la situazione internazionale di questo vino, poi ci ha accompagnato nel comprendere il punto di vista del nostro territorio e dei suoi vitigni, quindi siamo passati a metterci nei panni di chi trasforma l'uva in vino e infine abbiamo potuto penetrare il punto di vista di chi si interessa di analizzare come si vende e come si potrebbe vendere il vino rosato.
Bella iniziativa, come non ne vedevo da anni. Dagli anni della mia giovinezza prima all'ITAS “G. Presta” e poi alla Facoltà di Agraria dell'Università degli studi di Bari.
I miei Magister mi accompagnavano in questa selva intricata fatta di Cooperative, produttori e aristocratiche famiglie. Un viaggio che parte da chi ha informato le mie scelte scolastiche ovvero mio Zio Uccio, che poi è il Prof. Dott. Agr. Antonio FERRO che ahimè non è più tra noi, poi il mio Prof. Dott. Agr. Mario De Nitto Personè che mi disse il fatidico “la stoffa c'è” e che mi voleva allievo del Centro Sperimentale per la Cerealicoltura di Foggia e che poi mi abilitò al lavoro che attualmente svolgo e poi il cugino che non c'è più il Prof. Dott. Agr. Giuseppe Colucci, cito solo loro perché non sono più tra noi ma ne dovrei citare tanti altri, tanti Dottori Agronomi che hanno costellato la mia vita.
Ma prima di loro il ricordo di quel bicchiere di vino pieno di un liquido che lasciava macchiato il vetro del bicchiere di mio padre. Già mio padre, il primo dei miei Magister, che amava questo alimento, questa bevanda. Lui all'inizio apostrofò il vino Rosato come di una bevanda adatta alle donne. Ma poi sempre più spesso sulla tavola degli anni 60 della mia famiglia c'era la presenza di una bottiglia piena di un vino trasparente di colore rosato. Erano gli stessi anni che videro la presenza nella mia famiglia prima del Frigorifero, poi della 600 verdina e della TV . Nessuno più volle il vino alcolico della terra sitibonda ove il sole si fa vino, come scrisse Dante Alighieri. Erano gli anni 60 e fu per questo rinnegare il forte vino alcolico nero che veniva usato per tagliare il debole vino del nord Italia ed Europa che si impiantano vitigni internazionali, si registrò la tendenza ad abbandonare la coltura ad alberello.
Mentre l'assessore Regionale Dario Stefano passa da presentazione in presentazione degli ospiti io vedo passare nella mia mente i tumulti e le sommosse dopo ogni vendemmia di quegli anni, ricordo la rabbia di mio padre ferroviere a ogni intervento dello Stato che dava i soldi ai contadini per portare l'uva alla distillazione, lui non capiva l'intervento della collettività per garantire il reddito agli agricoltori. Già, allora erano davvero tanti gli agricoltori, erano tanti a vivere dalla madre terra che nutriva da millenni generazioni di uomini e donne del Salento Leccese.
Poi per non avere i tumulti si sono dati soldi, e se ne continuano a dare per effettuare lo svellimento dei vigneti, per farli fuori, per togliere di mezzo una pianta che fece dire a Dante che la nostra era la “terra sitibonda ove il sole si fa vino”. Oggi Dante non avrebbe detto Puglia "sitibonda" quella dell'atavico problema della penuria d'acqua che aveva nei secoli condannato la Puglia a miseria ed epidemie ma Dante avrebbe scritto della terra “fatta di specchi”ove il sole si fa energia rinnovabile.
Da una economia fondamentalmente agricola, quale era quella degli anni cinquanta, si è gradatamente passati ad una economia prevalentemente agricola negli anni sessanta, durante i quali si è accentuato lo sviluppo dell'industria e più ancora dei servizi, fino a giungere verso gli anni settanta ad una economia mista, là dove cioè partecipano in maniera determinante, alla formazione del reddito globale, tutti i settori produttivi. Per giungere al 2010 in cui solo il 2% del Prodotto Interno Lordo della Provincia di Lecce è rappresentato dall'Agricoltura e quindi anche dal settore della vitivinicoltura.
E oggi si ricorda che il Rosato degli anni 70 è tornato a fare tendenza, in Inghilterra si registrerebbe nei pub un aumento dei consumi del vino rispetto alla birra secondo una ricerca della Wine and Spirit Trade Association. Nonostante questo però i pub non offrono grande scelta di vini. Ma soprattutto gli inglesi preferiscono il vino rosato, il “rosè”. La Gran Bretagna diventerà il primo paese importatore di vini al mondo. Quando? Nel 2012. E nonostante la crisi economica, si prevede un aumento dei consumi di vino. Nel 2007 la Gran Bretagna ha importato circa 1,6 miliardi di bottiglie di vino, lo riferisce uno studio condotto dall’International Wine and Spirit Record (IWSR) per Vinexpo. Nel 2008 gli inglesi hanno bevuto 720 milioni di bottiglie di vino rosso che diventeranno 687 milioni nel 2012. Le bottiglie di vino bianco consumate nel 2008 sono state, invece, 764 milioni, ma dovrebbero diventare 823 milioni nel 2012. Il salto più interessante lo faranno i rosati che passeranno dai 70 milioni di bottiglie del 2008 ai 220 milioni, sempre nel 2012.
E' davvero interessante ciò che oggi ho ascoltato a Otranto, così come nelle relazioni è stato fatto presente a lettere cubitali che la valorizzazione del nostro territorio che è caratterizzato da una rilevante presenza di produzioni vitivinicole piuò avvenire attraverso il consumo dei vini, e per converso, la promozione di vini provenienti dal nostro territorio che è caratterizzato da particolari "qualità estetico-paesaggistiche" ed è ricco di valenze storico-culturali presenta, un livello crescente di integrazione. Solo che l'amarezza sorge dalla consapevolezza che non è possibile allo stato attuale caratterizzare il territorio del Salento Leccese attraverso un vino Rosato perché non c'è una tipicità del vino Rosato .
E che dire della “dritta” di cominciare a rendere tipico il territorio del Salento leccese con il Rosato perché se così non avessero fatto nella regione della Francia Champagne non ci sarebbero oggi queste bollicine ad alto valore aggiunto, che porta tanta ricchezza ai vignaioli francesi di quella regione. Ma a chi lo dicevano questo?
Pensate che oggi l'eccellenza nel campo vitivinicolo è rappresentata dalla Cantina Due Palme guidate da uno scintillante settantenne che ha un esercito di produttori dai settanta anni in su che a suo dire fanno a gare per fare qualità ed introdurre innovazioni nelle loro aziende. Si! Trentacinque anni fa, nel 1975 erano loro i trentacinquenni d'assalto che ottenevano di vendemmia in vendemmia, di tumulto in tumulto, aiuti su aiuti, integrazioni di prezzo, esenzioni di tasse e dopo trentacinque anni, sono sempre loro che guidano le sorti di questo settore.
E poi che dire dei ristoranti del nostro territorio? Offrono ai clienti che sono anche turusti, vini del Salento leccese? Il Salento leccese rappresenta un distretto produttivo e se si identifica in un'area territoriale con imprese caratterizzate da un'elevata interdipendenza dei loro cicli produttivi e fortemente integrate con l'ambiente socio economico locale?
Un turista percepisce il Salento leccese come un distretto produttivo?
E questi valori che dovrebbero informare tutti gli attori chi ci occupa di metterli all'ordine del giorno per farli divenire CULTURA delle aziende del Salento leccese?
Grazie assessore per questo bagno di nostalgia! Speriamo che le “dritte” trovino persone che le sappiano sfruttare e utilizzare. Insomma persone che comprendano che il tempo degli aiuti è finito, che adesso è tempo di camminare con le proprie gambe, tempo in cui a ognuno spetta il suo lavoro e che per fare tutto quanto è stato detto oggi a Otranto c'è necessità di professionisti che traducano le indicazioni in progetti e di imprenditori che siano in grado di tradurre i progetti in attività economiche attraverso la consulenza di professionisti Dottori Agronomi e Dottori Forestali che sono formati e informati da valori che potranno rendere il Salento leccese percepito da tutti come un grande e suggestivo distretto produttivo portatore dei valori della genuinità dei prodotti agricoli e dell'offerta enogastronomica immersa in una natura incontaminata e in un territorio ricco di storia e di tradizioni che l’hanno reso un ponte da sempre immerso nel Mediterraneo .

*Dottore Agronomo


Bibliografia:
Fioravante Laudisa L'ultimo quarto di secolo dell'economia Salentina Apulia 1975
Filippo Perretta,"La secolare sete delle campagne di Puglia dalle cisterne all'acquedotto Pugliese, Umanesimo della Pietra, Martina Franca, 2001
Fabio Ingrosso: Gran Bretagna, primo importatore di vino al mondo
Riccardo Pastore Il marketing del vino e del territorio: istruzioni per l'uso
Patrizia Pastore (Ricercatore di Economia aziendale, Facoltà di Economia - Università della Calabria) La governance nei distretti produttivi italiani

giovedì 4 marzo 2010

Chiapperi Chiapperì!


Chiapperi Chiapperì!
di Antonio Bruno*
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Abstract Riassunto
Una confezione di un chilo di capperi al sale costa intorno ai 10 euro. Un ettaro di cappero potrebbe fornire a grandi linee un reddito di 120.000 euro ad ettaro a una filiera corta che avesse in animo di produrre, trasformare e vendere il cappero. La raccolta dei capperi, nel Salento leccese, comincia a giugno e si protrae sino a settembre.
Il cappero del Capo può essere considerato oro, tant’è che è conteso dalle più importanti aziende conserviere italiane.
La professione del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale comporta anche la competenza di proporre a chi fa impresa. Propongo un disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta “Cappero del Salento Leccese” e nell’etichetta devono essere compresi gli elementi atti ad individuare nome, ragione sociale ed indirizzo del produttore, del confezionatore e nome, ragione sociale ed indirizzo dell’elaboratore del prodotto nel Salento leccese, lotto di produzione, peso netto all’origine.
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Certe volte i ricordi dell'infanzia si possono concretizzare nell'immagine di un uomo in bicicletta che aveva il suo negozio fatto di una cassetta di legno sulla ruota posteriore, dietro alla sella.
A San Cesario di Lecce, nel Salento leccese, a un tiro di schioppo dalla città capoluogo all'angolo di un incrocio tra via Saponaro e via Liguria dove erano diffuse abitazioni frutto dell'edilizia economica e popolare del dopo guerra e che negli anni sessanta suonava pressappoco “CASE INA” un uomo in bicicletta si guadagnava da vivere gridando “Chiapperi Chiapperì!”lui voleva dire che vendeva Capparis Spinosa L. (Cappero) nome volgare italiano Cappero della Famiglia Capparidaceae.
I capperi erano conosciuti ed apprezzati sin dai tempi dei Greci e Romani: era ingrediente basilare del famoso garum, la salsa aromatica più importante dell’epoca.
Prima del 5.800 avanti Cristo era presente in Iraq, la mezzaluna fertile che si chiamava Mesopotamia, l'hanno trovato negli scavi fatti nella cittadina di Tel es Sawwan.
Ma si parla del Cappero anche nella Bibbia nell'Ecclesiaste XII 5, Dioscoode nel suo “De Materia Medica” (II,204) scrive degli usi terapeutici del Cappero, Plinio il vecchio nel suo “Naturalis historia” (XIII, 127) dice che l'unico cappero buono è quello egiziano tutti gli altri sono pericolosi!
Una volta per far nascere il cappero da seme i giardinieri usavano questo sistema.
Aprivano un fico ben maturo, mettevano dentro i semi lo richiudevano e lo mettevano con due manciate di terra fra due sassi in un muro.
Oppure si può fare la talea , oppure si semina.
Ma da noi cresce spontaneo, e li vedi pendere da ogni dove i fiori del cappero!
Se osservi attentamente le piante di capperi le vedi penzolare da costoni rocciosi, da antichi muri oppure in vecchie cave dismesse.
Quel signore in bicicletta che vendeva all'angolo dell'incrocio ne sapeva qualcosa dei capperi del Salento leccese, quel “Chiapperi, Chiapperì!” magari era il frutto di un suo gioco di bambino che viveva in uno dei piccoli paesi della Terra di Leuca, perché è li che i suoi padri da millenni
raccoglievano e curavano uno dei migliori capperi del mondo, che cresce spontaneo lungo le scogliere marine e i terreni calcarei e asciutti che caratterizza un po’ tutto il territorio a Sud di Lecce.
Qui cresce spontanea la «capparis ovata», la varietà che produce il cappero volgarmente detto
peloso e che a Racale sono riusciti a coltivare con metodi moderni, riuscendo a preservare le
stesse caratteristiche del frutto selvatico.
L’unica località salentina dove questa coltura ha assunto una certa importanza economica è appunto Racale, con alcune centinaia di ettari investiti in questa coltura sia in forma specializzata che promiscua. Da una pianta in piena produzione si ottengono mediamente da 4 a 6 kg di prodotto se consideriamo una densità per ettaro non superiore a 2.000 piante avremo una produzione di 120 Qli di capperi ad ettaro. Una confezione di un chilo di capperi al sale costa intorno ai 10 euro. Un ettaro di cappero potrebbe fornire a grandi linee un reddito di 120.000 euro ad ettaro a una filiera corta che avesse in animo di produrre, trasformare e vendere il cappero. Ma anche considerando una produzione massima di capperi, che abbia una qualità che consente di spuntare anche prezzi maggiori di q.li 30 per ettaro con l'investimento di una decina di ettari l'azienda avrebbe la possibilità di mettere su una filiera corta in grado di soddisfare con un buon valore aggiunto l'agricoltore, la trasformazione e la vendita.
A Racale il raccolto viene conferito ad una Cooperativa ove i boccioli fiorali, con appositi macchinari, vengono depicciolati e selezionati per calibro, quindi conciati. La produzione racalina di capperi è considerata di eccellente qualità, fra le migliori d’Italia, per questo, nonostante la concorrenza delle produzioni Nord-Africane, viene vivamente contesa dalle più importanti aziende conserviere nazionali.
La raccolta dei capperi, nel Salento leccese, comincia a giugno e si protrae sino a settembre.
Il cappero del Capo può essere considerato oro, tant’è che è conteso dalle più importanti aziende conserviere italiane.
La professione del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale comporta anche la competenza di proporre a chi fa impresa. Posso certamente affermare che il cappero rappresenta una buona opportunità per chi intenda intraprendere in agricoltura.
Inoltre propongo un disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta “Cappero del Salento Leccese” e nell’etichetta devono essere compresi gli elementi atti ad individuare nome, ragione sociale ed indirizzo del produttore, del confezionatore e nome, ragione sociale ed indirizzo dell’elaboratore del prodotto nel Salento leccese, lotto di produzione, peso netto all’origine. E tutte le eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere di esaltazione del prodotto per evitare di trarre in inganno il consumatore sulla natura e le caratteristiche del prodotto, possono essere riportate anche in altro campo visivo.
Non immaginavo che un giorno grazie a quel signore in bicicletta che ha vissuto gridando per le strade “Chiapperi Chiapparì!” avrei potuto gustare un pezzetto di storia che si protrae da 6.000 anni e che potrebbe fare la fortuna del nostro territorio perchè da noi il cappero cresce spontaneo e noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali abbiamo il dovere di assecondare ciò che la natura madre ci insegna.

*Dottore Agronomo


Bibliografia
Ecclesiaste XII 5
Dioscoode “De Materia Medica” (II,204)
Plinio il vecchio nel suo “Naturalis historia” (XIII, 127)
Maria Pizzillo”I cercatori del Cappero” La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 24 agosto 2006
“Salento di Sapori”, realizzato da Camera di Commercio di Lecce, Editrice Salentina, Giugno 2007
Disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta “Cappero di Pantelleria”
Ambrogio Molli Pantelleria la perla nera del mediterraneo
ANPA Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente Dipartimento Prevenzione e Risanamento Ambientali PROPAGAZIONE PER SEME DI ALBERI E ARBUSTI DELLA FLORA MEDITERRANEA

mercoledì 3 marzo 2010

L'oliveto sul balcone: con la consulenza gratuita dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali il piccolo prezioso raccolto di olive.


L'oliveto sul balcone: con la consulenza gratuita dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali il piccolo prezioso raccolto di olive.
di Antonio Bruno*

Davanti casa mia ci sono due alberi di olivo che sono stati messi a dimora nelle aiuole spartitraffico dell'incrocio con la strada provinciale. Vi ricordate quando li hanno portati in piazza Sant'Oronzo a Lecce? E vi ricordate di tutte le piante di olivo secolare che sono all'ingresso delle città o nelle piazze?
L'olivo per ognuno di noi è un simbolo oltre che rappresentare l'albero che da quel frutto che mi ha guidato negli ultimi 5 anni della mia vita, da quando immedesimandomi negli alberi decisi di fare buone olive al posto di primeggiare in altezza gareggiando con gli altri alberi.
Ma oltre alle piante secolari da un po' di tempo osservo che dai camion fermi agli incroci che propongono piante da vivaio si possono osservare delle simpatiche piantine di olivo in vaso che vengono vendute a 10 Euro.
Non sono dei Bonsai perchè questi ultimi sono ottenuti con tecniche particolari di potatura delle radici e dei rami, ma sono delle piante nane o, meglio, nanizzate dall'uomo.
Le piante di olivo nane sono messe a dimora in eleganti vasi di terracotta e hanno il fusto di una altezza che può variare dai 10 ai 25 centimetri, le foglie sono esattamente uguali a quelle degli alberi secolari e le olive hanno anch'esse la stessa dimensione.
Gli alberi di olivo secolari per molti anni sono stati spiantati dal Salento leccese e portati in ville del del nord per popolare i giardini di uomini ricchi e facoltosi.
Finalmente attraverso questi alberi nani c'è la possibilità di avere un oliveto a disposizione di tutti. L'olivo per chiunque è il simbolo della pace e della prosperità, della fratellanza e della sapienza, un simbolo che finalmente può essere tenuto sui balconi delle case degli italiani e per quelli che sono di religione cattolica è anche l'opportunità di prendere un ramoscello di olivo da casa propria per la cerimonia della benedizione delle Palme nel periodo della Pasqua.
Ogni Dottore Agronomo e Dottore Forestale lo sa che sarebbe bello che tutte le case avessero questo simbolo, per ammirarne la forma, i colori e per vedere da vicino come questa pianta che popola da millenni la nostra penisola produce i meravigliosi frutti che danno quell'olio denso e profumato che allieta le nostre mense e quelle dei nostri antenati da millenni.
Io penso che ogni Dottore Agronomo e Dottore Forestale sarà disponibile a dare i suggerimenti a tutti coloro i quali hanno acquistato una pianta di olivo nano affinché la stessa vegeti e perduri anche dopo anni, per evitare che una cattiva conoscenza delle pratiche da adottare risulti fatale per la pianta portandola alla morte.
Ai vivaisti che vendono queste piante e che leggono questa mia nota offro la possibilità di scrivere sulla pianta che vendono che hanno a disposizione la consulenza di un Dottore Agronomo e Dottore Forestale che è finalizzata a mantenere a lungo e in buona salute un olivo nano in vaso. I vivaisti che preparano le piante di olivo nano da parte loro devono indicare la varietà di olivo affinché poi attraverso la consulenza di noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali il proprietario possa ottenere un piccolo prezioso raccolto di olive. Quelle olive potranno poi dare luogo a uno o più vasetti in salamoia che saranno preparati dalla paziente cura della famiglia e che potranno essere serviti agli ospiti come il raccolto della famiglia conservato per essere offerto in segno di pace e di prosperità.

* Dottore Agronomo

martedì 2 marzo 2010

Con i Dottori Agronomi e Dottori Forestali dalle olive l'olio e l'acqua con gli estratti naturali disciolti


Con i Dottori Agronomi e Dottori Forestali dalle olive l'olio e l'acqua con gli estratti naturali disciolti
di Antonio Bruno*

Abstract Riassunto
Io suggerisco la soluzione del recupero dell'acqua attraverso l'estrazione delle sostanze contenute nelle acque di vegetazione.
Dopo questo procedimento si otterrà il residuo concentrato della filtrazione delle acque di vegetazione ovvero il pregiatissimo estratto acquoso da olive.
Insieme all'olio che fa bene alla salute e che è buono da mangiare ecco che arrivano gli estratti naturali di polpa di olive!
Inutile ricordare che tutto questo avrà un valore solo se ci si affida ai Dottori Agronomi e Dottori Forestali che provvederanno ad informare sia i trasformatori che i consumatori della sapiente azione delle sostanze contenute nell'olio e nell'acqua che provengono dalle olive.

Avete notato che l'olio d'oliva è sempre presente negli IPER Mercati è sempre in promozione o in offerta o in quella fantastica trovata di “prendi tre bottiglie e ne paghi due” o meglio “prendi due bottiglie e ne paghi una”?
La cosa interessante è che secondo gli esperti di Iri Infoscan la Grande Distribuzione Organizzata vende più olio quando fa le promozioni e tutti noi abbiamo avuto l'esperienza di acquisto di olio a buon mercato. Ma da quando si vende l'olio solo prendendo in considerazione il prezzo più basso le caratteristiche organolettiche nessuno le prende più in considerazione.
Poi siccome l'olio extravergine costa qualche centesimo in più ecco che tutti lo acquistano e nessuno è più interessato al Vergine d'oliva.
L'assenza dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali nel settore comporta questa visione del consumatore che solo quando capirà il sapore amaro e la presenza dei polifenoli che garantiscono la salute potrà acquistare olio che lo faccia stare bene e che gli faccia finalmente gustare il buon cibo della cucina di casa.
I composti presenti nelle olive possono divenire una ricchezza e soprattutto possono risolvere l'annoso problema delle acque di vegetazione che ogni anno vedono tanti frantoiani sottoposti alle multe da parte delle autorità che vigilano sul loro smaltimento.
Anche questo argomento è di conoscenza e competenza dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali che potrebbero “fare la differenza” se chiamati in causa a sovraintendere la produzione e a pubblicizzare il recupero dell'acqua delle olive.
Io suggerisco la soluzione del recupero dell'acqua attraverso l'estrazione delle sostanze contenute nelle acque di vegetazione.
Se si adotta il metodo che propongo si potrà recuperare oltre all'acqua che si impiega nella trasformazione delle olive in olio anche quella che è contenuta nelle olive.
Insomma si tratta della potabilizzazione dell'acqua attraverso sistemi di filtrazione in grado di ottenere acqua purificata ed inodore.
Dopo questo procedimento si otterrà il residuo concentrato della filtrazione delle acque di vegetazione ovvero il pregiatissimo estratto acquoso da olive.
Quindi se successivamente si provvederà a mettere in commercio le sostanze concetrabili esse saranno ESTRATTI NATURALI DALLA POLPA DI OLIVE!
Ci sono tante sostanze che le olive cedono all'acqua a partire dai tanto cercati composti fenolici elisir di lunga vita, poi c'è lo squalene e i tocoferoli, i triterpeni, le pectine e gli oligosaccaridi, il mannitolo e la polimerina. Quindi l'acqua dalle olive e gli estratti naturali possono essere una nuova frontiera e un nuovo prodotto per i tanti frantoi presenti nel nostro Salento leccese. Insieme all'olio che fa bene alla salute e che è buono da mangiare ecco che arrivano gli estratti naturali di polpa di olive!
Inutile ricordare che tutto questo avrà un valore solo se ci si affida ai Dottori Agronomi e Dottori Forestali che provvederanno ad informare sia i trasformatori che i consumatori della sapiente azione delle sostanze contenute nell'olio e nell'acqua che provengono dalle olive.

*Dottore Agronomo

Bibliografia

Manuela Soressi “Caccia alla convenienza effetto crisi sullo scaffale”
Lorenzo Cerretani e Tullia Gallina Toschi “Gli estratti pregiati delle acque da olive”
Fernandèz Bolanos e collaboratori “Breve excursus sulle sostanze pregiate delle acque delle olive”