Antonio Bruno è Laureato in Scienze Agrarie Dottore Agronomo iscritto all'Ordine di Lecce - Esperto in diagnostica urbana e territoriale e studente all'Università del Salento del Corso di laurea in Viticultura ed Enologia
mercoledì 24 febbraio 2016
Consorzio di Bonifica 25 febbraio 2016
Consorzi bonifica: Anci Puglia convoca per 29 febbraio
sindaci, assessore regionale agricoltura, commissario straordinario unico e
presidente ANBI Puglia.
In merito alla problematica inerente l’emissione dei ruoli
relativi al “tributo 630” da parte dei
Consorzi di bonifica, Anci Puglia ha convocato per il prossimo lunedì 29
febbraio, ore 11 presso la propria sede di Bari, un incontro tra i sindaci
pugliesi interessati, l’assessore regionale alle politiche agricole Leonardo Di
Gioia, il Commissario straordinario unico per i Consorzi di bonifica, Gabriele
Papa Pagliardini e il presidente dell’ANBI Puglia Giuseppe De Filippo.
Consorzio di Bonifica 24 febbraio 2016
Fonte:
Consorzi di bonifica: una trentina di sindaci del Salento, non si può pagare per servizi che non ci sono
Parlamentare gruppo CoR: fare chiarezza, "sembra che il governo regionale sia sempre più impegnato nello sferzare i salentini con tasse e gabelle di ogni specie"23 febbraio 2016 | Rubrica: Archivio, Comunicati, Politica Tag: padlamento, Salento, sindaco
Una trentina di sindaci salentini, riuniti a Ruffano, decidono di prendere di petto la situazione. Come possa imporre, i consorzi di bonifica, il pagamento di servizi che non vengono, di fatto, percepiti da chi paga, è una cosa non più accettabile. Questo il senso della riunione e la prospettiva di una protesta che potrebbe assumere altri contorni. Di seguito un comunicato diffuso dal parlamentare Nicola Ciracì (foto home page):
Sembra che il Governo regionale pugliese, presieduto da Michele Emiliano, sia sempre di più impegnato nello sferzare i cittadini salentini con tasse e gabelle di ogni specie. Il Salento agricolo, già provato dalla crisi Xylella, in questi giorni si trova ad affrontare un’ulteriore problema cioè quello di ricevere le cartelle esattoriali per i pagamenti dei tributi legati alle attività eseguite dai consorzi di bonifica Ugento li Foggi ed Arneo: in verità, non sono soltanto gli agricoltori ad essere colpiti, ma il contributo di bonifica (codice 630) grava su tutti gli immobili (terreni, fabbricati, reti, opifici), ricadenti nel comprensorio di bonifica, tant’è che addirittura anche Confindustria Brindisi si è mossa a tutela dei propri associati così come hanno fatto le Organizzazioni del mondo agricolo.
Già a luglio 2015 i salentini tutti, ricevettero i primi avvisi bonari e il Presidente Emiliano a tale notizia, assunse il tipico atteggiamento da “Ponzio Pilato”, affermando che tali contributi andavano onorati e che la Regione non poteva imporre una sospensione in quanto la legge dispone che i Consorzi devono essere sostenuti economicamente per le attività svolte nell’ambito del territorio di competenza e che pertanto, i cittadini ricadenti in tale area, beneficiando dei “servigi” dei consorzi, sono tenuti a pagare.
Il punto però, non è quello di non voler pagare ad ogni costo un tributo, un balzello, ma bisogna comprendere nella fattispecie, se questo tributo deve essere pagato a seguito di quali prestazioni o di reali opere di miglioramento fondiario, ambientale o altro, che i Consorzi hanno apportato nei loro comprensori di pertinenza, cioè i Consorzi hanno effettivamente adempiuto ai compiti assegnati e previsti per legge? La realtà è ben altra purtroppo, ed è sotto gli occhi di tutti: spesso i Consorzi esistono solo sulla carta e nello specifico l’Arneo rappresenta l’emblema di un’opera fantasiosa, da sogno, dove le condotte idriche per la distribuzione dell’acqua sui campi agricoli sono fatiscenti o addirittura inesistenti, le pompe idrovore non funzionanti o “volatizzate” – rubate – i canali pluviali privi di cura ed infestati da erbacce e intasate totalmente da rifiuti di ogni specie e che quindi non sono in grado di assolvere ai compiti dovuti, fantomatiche opere di miglioramento idrico (cioè di bonifica), sui terreni mai eseguite o se realizzate solo mediante finanziamenti Comunitari ( e quindi i cittadini non devono nulla per tali opere) e allora, in buona sostanza, è giusto pagare per tutto ciò???
Personalmente, credo che ci sarebbe bisogno di fare chiarezza una volta per tutte sulle attività reali e sui compiti assegnati ai Consorzi di Bonifica e verificare attentamente le eventuali positive (???) ricadute delle opere realizzate, perché se queste hanno portato reali benefici alle proprietà dei cittadini, il tributo deve essere pagato, ma se i benefici sono fantomatici, allora la politica territoriale deve assumersi le proprie responsabilità, combattere contro tali angherie “daziali” da medioevo ed istituire nell’immediato una Commissione d’inchiesta regionale ed anche nazionale, perché questa mala gestio rappresenta uno scandalo ed un freno allo sviluppo dei territori in cui ricadono le attività dei Consorzi di Bonifica inefficienti ed inefficaci e pertanto, i Cittadini non possono essere chiamati a pagare per servizi non goduti.
Per tale motivo, mi adopererò nelle sedi opportune per sensibilizzare ed intraprendere ogni iniziativa utile per risolvere in modo appropriato tale scandaloso problema.
Fonte: http://www.noinotizie.it/23-02-2016/consorzi-di-bonifica-una-trentina-di-sindaci-del-salento-non-si-puo-pagare-per-servizi-che-non-ci-sono/
martedì 23 febbraio 2016
ESTERNALITÀ DELL’USO DELL’ACQUA PER L’AGRICOLTURA
Esternalità negative:
• decadimento qualitativo delle acque
• sovrasfruttamento delle falde
• intrusione salina
• eccessivo prelievo delle acque superficiali
Esternalità positive:
• ricarica delle falde sotterranee (attraverso i canali)
• creazione di aree umide e mantenimento degli
agroecosistemi
• mantenimento del paesaggio agrario storico e fruizione paesaggistica
• mitigazione delle esondazioni
• presidio e monitoraggio del territorio
• mantenimento delle filiere produttive fondate sulle
produzioni irrigue
• con l’Università di Udine sono state valutate alcune
esternalità positive connesse alla pratica irrigua
• l’irrigazione, producendo una variazione nella
disponibilità dei beni ambientali a libera fruizione, determina una variazione
del benessere collettivo quantificata nella disponibilità a pagare degli utenti
• per la stima del valore economico monetario dei benefici
che derivano dall’attività irrigua, si è scelto di applicare la metodologia
dell’Esperimento di Scelta (Choice Experiment – di seguito CE)
• i CE valutano un bene in funzione delle utilità parziali
derivanti delle caratteristiche (attributi) che lo compongono (Bennet e Blamey,
2001)
L’ESPERIMENTO DI
SCELTA
Ha previsto l’analisi delle preferenze degli intervistati
riguardo diversi ipotetici contratti di fornitura dell’acqua, costruiti in
relazione ad alcune caratteristiche rappresentative dell’irrigazione.
Le alternative proposte sono state:
• tipo di paesaggio (agricoltura irrigata, agricoltura non
irrigata, agricoltura non irrigata causa siccità pur in presenza di impianti di
irrigazione)
• produzioni di qualità (presenti o assenti)
• cultura contadina (presente o assente)
• ricarica delle falde acquifere profonde (totale, parziale
o assente)
• aggravio mensile in bolletta (€ 0,80; € 1,50; € 4)
Sono stati distribuiti e si è avuta la restituzione di 2800
questionari in tutta Italia.
I PRINCIPALI
RISULTATI
I dati relativi al CE sono stati analizzati con il programma
"Nlogit 4.0", attraverso il quale è stato sviluppato un modello logit
multinominale (MNL).
È stata valutata la disponibilità a pagare (DAP) da parte
degli intervistati per bolletta (mensile) per famiglia:
• € 7,80 per avere un paesaggio tipico da agricoltura
irrigata
• € 4,66 per la presenza della cultura contadina
• € 1,58 per introdurre l’irrigazione in un paesaggio in cui
la siccità non consente l’utilizzo degli impianti di irrigazione presenti
• € 1,35 per il riempimento, anche se solo parziale, delle
falde acquifere
• generano valori negativi della disponibilità a pagare una
situazione di assenza di prodotti di qualità e il mancato, totale, ravvenamento
delle falde acquifere, evidenziando l’avversione degli intervistati per queste situazioni.
Supponendo che ogni nucleo familiare italiano sia titolare
di una bolletta dell’acqua, avremmo 24,6 milioni di famiglie che ricevono benefici
da un paesaggio tipico da agricoltura irrigua, moltiplicando per la DAP è stato
stimato il valore dei benefici :
• € 191,88 milioni al mese per la presenza di un paesaggio
tipico dalla agricoltura irrigua
• € 114,64 milioni al mese per la presenza della cultura
contadina
• € 38,87 milioni al mese per la trasformazione di un
paesaggio che non è irrigato in quanto si trova in situazione di siccità
• € 33,46 milioni al mese per il riempimento solo parziale
delle falde acquifere
IL VALORE ECONOMICO DELL’IRRIGAZIONE
In un’analisi svolta con l’Università di Trieste si è
stimato il valore dell’irrigazione in rappresentative realtà agricole nazionali
a partire dall’effetto prodotto sul valore dei suoli agrari (metodo
edonimetrico).
La valutazione ha coinvolto tutte le regioni (una provincia
rappresentativa per regione) per un totale di 166 regioni agrarie e 1368 comuni
e i seguenti dati:
• valore Agricolo Medio (VAM) (Fonte: Agenzia delle Entrate,
2013);
• struttura delle attività agricole (VI Censimento
Agricoltura, 2010);
• tipo e fonte di irrigazione (VI Censimento Agricoltura,
2010);
• caratterizzazione geografica e climatica (ISTAT; Banca
Dati Agrometeorologica del CRA-CMA);
• caratterizzazione economica generale (VI Censimento
Agricoltura 2010, Censimento Industria, Commercio e Artigianato, 2011);
• caratterizzazione demografica (Censimento Popolazione
2011).
• il VAM (Valore Agricolo Medio) delle colture più
importanti dal punto di vista economico (seminativo, frutteto, orto e prato) si
aggira sui 40 mila €/ha.
• differenza fra irriguo e non irriguo pari a 13,5 mila €/ha.
In termini percentuali tale differenza è più elevata al Centro-Sud (60-80%).
• seminativi è pari a circa il 27%
• frutteto (+35%)
• orto (+82%)
• prati (+48%).
• l’ irrigazione contribuisce al valore agricolo, e quindi
al reddito, di tutte le principali colture a tutte le latitudini
• l’irrigazione contribuisce alla stabilità del reddito nel
tempo, diminuendo il rischio economico a livello di impresa agricola
• l’irrigazione è essenziale per la sopravvivenza di sistemi
agricoli basati sulle colture specializzate in tutte le realtà italiane
L'Irrigazione in Italia
In Italia prevale la tipologia di prelievo da acque
superficiali come è possibile verificare dalla figura che segue
i volumi utilizzati ai fini irrigui sono quelli della figura
che segue
in termini di aziende l’attività irrigua si concentra al Sud
(36% delle aziende irrigue nazionali)
Vi è la tendenza verso l’adozione di sistemi di irrigazione
più efficienti per il 42% delle aziende e il 40% delle superfici irrigate
La sommersione è adottata dal 2% delle aziende e interessa
il 9% della superficie irrigata totale
Le principali colture irrigue sono, oltre al riso, il mais
da granella, foraggere avvicendate e mais verde. Seguono agrumi, fruttiferi e le
ortive in pieno campo.
I Consorzi di Bonifica organizzano le erogazioni attraverso
gli esercizi irrigui in relazione ai fabbisogni delle colture praticate e alle
condizioni idrologiche del suolo. In alcune aree (Veneto e Friuli VG) prevale
l’irrigazione senza un esercizio irriguo stabile (non strutturata) attraverso
l’attingimento dai canali consortili di bonifica
I Consorzi percepiscono dagli utenti la contribuenza irrigua
a copertura dei costi di gestione
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