venerdì 16 ottobre 2026

Vespa velutina, il calabrone asiatico conquista la Puglia: dal nido di Taranto alle strategie per difendere api, biodiversità e apicoltura

 


Vespa velutina, il calabrone asiatico conquista la Puglia: dal nido di Taranto alle strategie per difendere api, biodiversità e apicoltura


Il ritrovamento di una colonia attiva a San Vito, il 27 settembre 2026, rappresenta un segnale importante per la sorveglianza fitosanitaria e ambientale pugliese. L'esperienza di altre regioni italiane e della Francia dimostra che la tempestività degli interventi può fare la differenza. Ecco come riconoscere la specie, individuare i nidi, organizzare il monitoraggio e proteggere gli apiari.

Il caso di San Vito: una colonia attiva alle porte di Taranto

Il 27 settembre 2026, nella frazione tarantina di San Vito, è stato individuato un nido secondario attivo di Vespa velutina nigrithorax, comunemente conosciuta come calabrone asiatico a zampe gialle.

Secondo le informazioni diffuse sul ritrovamento, il nido si trovava su un albero, a un'altezza compresa tra cinque e dieci metri, nelle vicinanze di aree frequentate dalla popolazione.

Al suo interno erano presenti adulti e larve, circostanza che documenta non soltanto il passaggio di singoli individui, ma l'insediamento di una colonia riproduttivamente attiva.

Il successivo intervento dei Vigili del Fuoco di Taranto, in collaborazione con gli esperti dell'Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (ARAP), ha consentito la rimozione del nido e l'eliminazione della colonia presente.

Il ritrovamento è stato descritto come il primo nido attivo documentato in Puglia e la prima segnalazione della specie fuori dalla provincia di Lecce. Questa qualificazione va riferita alle segnalazioni disponibili al momento, senza escludere eventuali presenze non ancora individuate.

È proprio questo il punto che merita attenzione.

Il problema non è soltanto il nido trovato. È comprendere se quel nido rappresenti un episodio isolato oppure il segnale di un processo di insediamento territoriale.

Un territorio può ospitare una specie invasiva per un certo periodo prima che la sua presenza venga documentata sistematicamente. La capacità di rilevarla dipende dall'intensità del monitoraggio, dalla preparazione degli osservatori e dall'efficienza della rete di segnalazione.

La rimozione di una colonia è dunque un risultato importante, ma non equivale automaticamente all'eradicazione della specie dall'intero territorio.

Perché Vespa velutina rappresenta una minaccia


8

Vespa velutina è una specie originaria dell'Asia, introdotta accidentalmente in Europa, dove ha trovato condizioni climatiche e risorse alimentari favorevoli alla propria espansione.

La sua pericolosità ecologica è legata soprattutto alla predazione degli insetti, comprese le api mellifere (Apis mellifera).

La strategia di caccia è particolarmente efficace: il calabrone rimane sospeso in volo davanti all'ingresso dell'alveare e intercetta le bottinatrici, spesso al ritorno dalle attività di raccolta.

Il danno si sviluppa attraverso due meccanismi distinti.

Il primo è diretto: le api catturate vengono sottratte alla colonia.

Il secondo, spesso altrettanto importante, è comportamentale. Quando la pressione predatoria aumenta, le api riducono l'attività di volo e la raccolta di nettare e polline.

La conseguenza può essere una riduzione delle riserve alimentari, un indebolimento della colonia e una maggiore vulnerabilità durante l'inverno.

Non bisogna però attribuire ogni mortalità delle api alla Vespa velutina. La salute degli alveari dipende anche da parassiti come Varroa destructor, disponibilità di risorse nettarifere, condizioni meteorologiche, patologie e gestione apistica.

In Europa esistono organismi capaci di predare occasionalmente Vespa velutina, ma non è stato dimostrato che i nemici naturali presenti riescano, da soli, a contenerne efficacemente le popolazioni.

La questione interessa quindi l'apicoltura, ma anche la biodiversità entomologica e i servizi ecosistemici di impollinazione.

Tre casi di studio: cosa insegnano le esperienze italiane

1. Liguria e Piemonte: il progetto LIFE STOPVESPA


La Liguria rappresenta uno dei primi territori italiani interessati dalla diffusione della specie, segnalata dal 2012.

Il progetto europeo LIFE STOPVESPA ha sperimentato una strategia integrata di sorveglianza, localizzazione dei nidi e intervento rapido.

I risultati pubblicati dal progetto sono significativi:

2.200+

Colonie individuate e rimosse

1.700

Postazioni della rete di monitoraggio

80

Operatori formati attraverso quattro corsi

76 mln

Api e altri insetti stimati come sottratti alla predazione

Queste cifre, comunicate dal progetto, comprendono stime modellistiche degli insetti protetti e non vanno interpretate tutte come conteggi diretti.

vespavelutina.eu

+1

Un aspetto particolarmente interessante è l'impiego del radar armonico entomologico: alcuni calabroni vengono dotati di piccoli dispositivi passivi che permettono di seguirne gli spostamenti e risalire al nido.

La lezione per la Puglia: il monitoraggio non deve limitarsi alla cattura degli insetti. Deve consentire di individuare rapidamente le colonie che li producono.

2. Toscana: dalla risposta emergenziale alla gestione programmata

La Toscana ha trasformato la lotta alla Vespa velutina in un programma regionale, con il coinvolgimento delle Università di Pisa e Firenze e delle associazioni apistiche.

Il piano comprende il monitoraggio degli apiari, le segnalazioni dei cittadini, la localizzazione dei nidi mediante radiotracking VHF e la formazione di squadre specializzate.

La Regione indica finanziamenti ministeriali complessivi pari a 240.000 euro per il triennio 2023-2025, ai quali si sono aggiunti 30.000 euro regionali nel 2025 per sostenere ulteriori interventi di neutralizzazione dei nidi.

Regione Toscana

+1

L'esperienza toscana dimostra che il controllo di una specie invasiva richiede continuità amministrativa e scientifica.

La lezione per la Puglia: servono una struttura di coordinamento regionale, risorse dedicate, protocolli condivisi e una rete di operatori qualificati, anziché interventi occasionali affidati soltanto alla buona volontà dei singoli.

3. Veneto: l'importanza delle prime segnalazioni

Il 6 ottobre 2023, a Cittadella, in provincia di Padova, venne individuato un nido di Vespa velutina sulla parete di un edificio, con sviluppo anche all'interno di una cavità.

Il caso è stato descritto in una pubblicazione scientifica disponibile nell'archivio dell'Università di Padova.

Ricerca Unipd

Questo episodio mostra due aspetti rilevanti: la specie può comparire in aree non ancora caratterizzate da un'insediamento diffuso e i nidi non si trovano necessariamente sugli alberi.

Possono essere utilizzate anche strutture artificiali, edifici e cavità.

La lezione per la Puglia: la sorveglianza deve interessare non soltanto le campagne, ma anche i centri abitati, le periferie e gli spazi verdi urbani.

Come riconoscere Vespa velutina senza confonderla con il calabrone europeo


Vespa velutina

Torace prevalentemente scuro, addome bruno con banda giallo-aranciata evidente, estremità delle zampe gialle.


Vespa crabro

Calabrone europeo: torace rossiccio-bruno e addome prevalentemente giallo con disegni scuri.

La distinzione è essenziale. Il calabrone europeo, Vespa crabro, è una specie autoctona che svolge un ruolo ecologico e non deve essere eliminata indiscriminatamente.

Anche le dimensioni, da sole, non sono sufficienti per identificare Vespa velutina: una fotografia nitida del torace, dell'addome e delle zampe è molto più utile.

Indicazioni pratiche: un protocollo operativo per la Puglia

Propongo un modello di intervento articolato in cinque fasi, applicabile attraverso la collaborazione tra Regione, servizi competenti, associazioni apistiche, enti di ricerca, Comuni e operatori specializzati.

Fase 1 — Sorveglianza e identificazione

Attivare apiari sentinella e raccogliere segnalazioni georeferenziate, fotografie, date e osservazioni sul comportamento degli insetti. Le segnalazioni devono essere validate da esperti.

Fase 2 — Localizzazione dei nidi

Dopo la conferma della specie, organizzare osservazioni dei voli di ritorno, triangolazioni e, dove disponibili, tecniche di radiotracking. Dare priorità agli apiari colpiti e ai luoghi frequentati.

Fase 3 — Neutralizzazione in sicurezza

Affidare gli interventi esclusivamente a squadre formate e dotate di attrezzature idonee. Registrare posizione, data, condizioni del nido e risultato dell'operazione.

Fase 4 — Verifica dell'efficacia

Continuare il monitoraggio dopo la rimozione, verificando la presenza di altri adulti, nuovi nidi e attività predatoria negli apiari circostanti.

Fase 5 — Analisi territoriale

Elaborare annualmente carte di distribuzione, indicatori di pressione predatoria e dati sugli interventi, per individuare le aree nelle quali intensificare la sorveglianza.

Quando intervenire: il calendario biologico

Il ciclo biologico è annuale, ma le finestre temporali possono variare in funzione del clima. Nel Salento e nelle aree costiere pugliesi, gli inverni miti rendono particolarmente importante adattare le osservazioni alle temperature effettive.

Periodo indicativo

Attività consigliata

Febbraio–aprile

Ricerca delle regine fondatrici e dei primi nidi; monitoraggio selettivo

Maggio–giugno

Sorveglianza dei nidi primari e dell'attività negli apiari

Luglio–agosto

Ricerca dei nidi secondari e verifica della pressione predatoria

Settembre–novembre

Intensificazione del monitoraggio e rapida neutralizzazione dei nidi attivi

Dicembre–gennaio

Analisi dei dati, formazione e programmazione della stagione successiva

Il trappolaggio primaverile può contribuire al rilevamento delle regine fondatrici, come indicato dalla rete StopVelutina. Tuttavia, le trappole generiche possono catturare anche numerosi insetti non bersaglio. È quindi preferibile utilizzarle nell'ambito di programmi coordinati, con dispositivi selettivi e controlli frequenti.

Stop Velutina

+1

Cosa devono fare concretamente gli apicoltori

La prima misura consiste nell'osservazione sistematica dell'ingresso degli alveari.

La presenza ripetuta di calabroni scuri che stazionano in volo davanti alle arnie e catturano le bottinatrici costituisce un segnale da verificare immediatamente.

In caso di sospetto è utile documentare l'attività predatoria con brevi filmati, indicando data, ora, località e numero approssimativo di calabroni osservati durante un intervallo di tempo prestabilito.

Questi dati, ripetuti nel tempo, consentono di confrontare la pressione predatoria tra apiari e stagioni.

Le misure di difesa comprendono anche l'impiego di barriere protettive e dispositivi anti-calabrone progettati per non ostacolare eccessivamente l'attività delle api. La loro efficacia dipende dalla configurazione e dalle condizioni dell'apiario: non sostituiscono la ricerca e la neutralizzazione dei nidi.

È inoltre importante verificare le scorte alimentari, la forza delle colonie e lo stato sanitario, intervenendo con tecniche apistiche appropriate quando necessario.

Non è consigliabile utilizzare autonomamente insetticidi nei pressi delle arnie, esche avvelenate o sistemi di cattura indiscriminati. Possono danneggiare gli impollinatori e introdurre ulteriori rischi ambientali.

Cosa fare quando si trova un nido sospetto

Procedura per cittadini e proprietari di terreni

  1. Non avvicinarsi al nido e non scuotere l'albero o la struttura che lo ospita.
  2. Non tentare di rimuoverlo, bruciarlo o irrorarlo con prodotti insetticidi.
  3. Fotografarlo soltanto da una posizione sicura, possibilmente utilizzando lo zoom.
  4. Annotare la posizione precisa, l'altezza approssimativa e l'eventuale presenza di persone nelle vicinanze.
  5. Inviare una segnalazione a StopVelutina e informare le strutture territoriali competenti o le associazioni apistiche.
  6. In presenza di un pericolo immediato per le persone, contattare il 112.

Una proposta per il territorio pugliese: creare una rete di sorveglianza diffusa

Dal punto di vista agronomico e ambientale, ritengo che il caso di San Vito giustifichi l'avvio di un programma pugliese strutturato, con particolare attenzione alle province di Taranto, Lecce e Brindisi, senza escludere il resto della regione.

Propongo quattro linee operative.

La prima è l'istituzione di una rete di apiari sentinella, distribuiti in ambienti urbani, periurbani, agricoli e costieri.

La seconda è il coinvolgimento dei dottori agronomi e forestali, dei tecnici apistici e degli operatori del verde nella sorveglianza territoriale. Chi si occupa di alberature, parchi, giardini e coltivazioni arboree può contribuire a individuare tempestivamente i nidi secondari.

La terza è la predisposizione di un archivio cartografico regionale, basato su dati verificati, che distingua gli avvistamenti occasionali dai nidi attivi e dagli insediamenti confermati.

La quarta riguarda la valutazione economica dei danni. Sarebbe utile monitorare la mortalità delle colonie, le variazioni della produzione di miele, i costi aggiuntivi di gestione degli apiari e, dove misurabili, le conseguenze sulla disponibilità di impollinatori.

Non si deve confondere una correlazione temporale con un rapporto di causa ed effetto: gli studi dovrebbero prevedere confronti tra apiari esposti e non esposti, tenendo conto delle altre cause di stress.

Un obiettivo misurabile: individuare i focolai prima della loro espansione

Per valutare l'efficacia del programma regionale, propongo alcuni indicatori:

Indicatore

Cosa misurare

Tempo di conferma

Giorni tra segnalazione e identificazione della specie

Tempo di intervento

Giorni tra individuazione del nido e neutralizzazione

Copertura territoriale

Apiari sentinella per unità di superficie

Efficacia degli interventi

Nidi neutralizzati e successiva attività residua

Impatto apistico

Pressione predatoria e andamento delle colonie

Selettività del monitoraggio

Catture di specie non bersaglio rispetto a quelle di V. velutina

Questi indicatori consentirebbero di distinguere la semplice attività amministrativa dai risultati ecologici effettivamente ottenuti.

La biodiversità non si difende soltanto quando il danno è evidente

Il caso di San Vito ci pone davanti a una questione più generale.

Negli ecosistemi agricoli pugliesi abbiamo già conosciuto le conseguenze di emergenze biologiche affrontate in contesti di forte complessità territoriale, come quella della Xylella fastidiosa.

Naturalmente i due fenomeni sono profondamente differenti: la Xylella è un batterio fitopatogeno trasmesso da insetti vettori, mentre la Vespa velutina è un predatore invasivo. Non sono confrontabili né i rispettivi cicli biologici né le strategie di contenimento.

Esiste però un insegnamento comune: la tempestività della sorveglianza, la qualità delle informazioni e il coordinamento tra istituzioni e competenze scientifiche sono decisivi nella gestione delle emergenze biologiche.

Non sappiamo ancora, sulla base del solo nido di San Vito, quale sarà la dinamica di diffusione della Vespa velutina in Puglia. Non sappiamo se esistano altre colonie non individuate né possiamo quantificare l'impatto futuro sull'apicoltura regionale.

Sappiamo, invece, che il territorio dispone di competenze scientifiche, professionali e associative che possono essere mobilitate.

La domanda, allora, non è soltanto come eliminare un nido di calabrone asiatico.

È come organizzare una comunità capace di osservare il proprio ambiente, riconoscere tempestivamente le trasformazioni che vi avvengono e scegliere interventi proporzionati, scientificamente fondati e rispettosi della biodiversità.

Perché difendere le api non significa soltanto difendere il miele.

Significa prendersi cura delle relazioni ecologiche dalle quali dipendono una parte importante dell'agricoltura e della vita dei nostri territori.

Fonti e approfondimenti: LIFE STOPVESPA — risultati; Regione Toscana — Piano di gestione; Rete nazionale StopVelutina; Università di Padova — caso di Cittadella. La ricostruzione del ritrovamento di San Vito si basa sulle informazioni fornite nel testo iniziale; non è stata verificata attraverso un comunicato ufficiale specifico.

Articolo tecnico-divulgativo — 16 ottobre 2026.

 

Nessun commento:

Posta un commento