martedì 3 giugno 2025

IL TARTUFO CHE NON SAPEVAMO DI AVERE


 IL TARTUFO CHE NON SAPEVAMO DI AVERE

di Antonio Bruno dottore agronomo

Siamo in Puglia, nel cuore del Salento. Terra di sole, di mare, di ulivi secolari. Terra di pizzica e di sagre, di vacanze d’estate e piatti da leccarsi i baffi. Eppure c’è qualcosa che, per decenni, ci è sfuggito sotto il naso. Anzi: sotto i piedi. Il tartufo.

Sì, proprio lui. Il fungo pregiato, profumato, che fa impazzire chef e buongustai. Quello per cui in Piemonte si pagano cifre da capogiro. E che, sorpresa, cresce anche qui. Nelle nostre pinete, nei boschi tra Otranto e il Gargano, tra le querce e i lecci delle Murge.

A scoprirlo, negli anni ‘70, non è stato un professore o un politico. È stato un ex poliziotto, Aldo Borgia. Una storia che sembra una puntata di “Chi l’ha visto?”. Un giorno, durante un normale controllo nelle campagne di Otranto, nota dei signori – venuti da fuori – che passeggiano con i cani. Ma non per fare jogging. Cercavano tartufi. E li trovavano. In silenzio, di notte, venivano dall’Umbria, dal Lazio, dalla Calabria. Noi pugliesi, invece, a guardare le stelle.

Ci sono voluti anni, passione, testardaggine. Gente come Giuseppe Lolli e Dario Viva, che non si sono arresi. E oggi, finalmente, si comincia a parlare di Tartufo di Puglia. Giurdignano, Caprarica, Roseto Valfortore: nomi che oggi dicono qualcosa a chi conosce l’oro nascosto nei nostri boschi.

Ma non basta. Lo dice bene la direttrice dell’Associazione Città del Tartufo, Antonella Brancadoro: «Avere tutte le varietà serve a poco se poi non le valorizzi». E ha ragione.

Il problema, lo sappiamo, è sempre lo stesso: ci manca la visione. Si parte lenti, si arriva per ultimi. Mentre altrove si costruisce un’economia intera attorno al tartufo – pensiamo ad Alba o alla francese Périgord – qui ci si rideva sopra. Si parlava di tartufo e qualcuno alzava le spalle. Altri facevano battute.

E invece oggi, con 57 zone mappate, 9 varietà certificate, e un festival come il “Giurdignano Fest” che fa incontrare sindaci, assessori e studiosi, qualcosa si muove. È un’occasione. Un'opportunità vera per i giovani, per gli imprenditori coraggiosi, per chi crede che la terra – se la si conosce e la si rispetta – possa ridarti indietro molto più di quanto immagini.

C’è chi già parla di turismo esperienziale: gente che viene a cercare tartufi nei boschi, che partecipa a una cerca con il cane, che poi si siede a tavola e gusta un piatto semplice, ma con quel profumo inconfondibile.

Ora tocca a noi. Ai comuni, agli enti, agli agricoltori, ai cuochi, ai ragazzi. Serve coraggio, serve fiducia, serve lavoro. Ma soprattutto serve crederci. Perché questa volta, la pepita d’oro non è sotto terra. È dentro di noi. Sta nel sapere trasformare una scoperta in un futuro.

E magari, un giorno, diremo: “Eravamo seduti sopra una miniera, e finalmente ci siamo alzati a scavare”.

 

 

 

Il Tartufo in Salento e in Puglia: Storia, Valorizzazione e Opportunità Imprenditoriali


1. Cos’è il tartufo

Il tartufo è un fungo ipogeo (cioè che cresce sotto terra) appartenente al genere Tuber. Si sviluppa in simbiosi con le radici di alcune piante (soprattutto querce, lecci, noccioli e pini) in terreni ben drenati e ricchi di calcare. È molto pregiato per il suo profumo e sapore inconfondibili, che lo rendono uno degli ingredienti più costosi e ricercati della cucina gourmet mondiale.

Le principali varietà in Italia includono:

  • Tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Pico) – il più pregiato e costoso.
  • Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum)
  • Tartufo nero estivo o scorzone (Tuber aestivum)
  • Tartufo bianchetto o marzuolo (Tuber borchii)
  • Tartufo uncinato, brumale, macrosporum, mesentericum – meno pregiati, ma comunque di valore.

2. Contesto e potenzialità del Salento e della Puglia

Grazie agli studi e alla mappatura del territorio da parte del Centro Sperimentale di Tartuficoltura e dell’Università di Bari, sappiamo oggi che la Puglia ospita le 9 varietà principali di tartufo in Italia. Le zone tartufigene si estendono dal Gargano fino al Salento, tra cui il Bosco di Torcito, Cassano delle Murge, i Monti Dauni, le pinete costiere e le fustaie miste.

Fattori favorevoli:

  • Terreni calcarei e ben drenati.
  • Microclimi differenziati.
  • Biodiversità forestale.
  • Presenza di pinete costiere e boschi collinari.

3. Progetto di sviluppo imprenditoriale: “Tartufi del Salento”

Obiettivo:

Creare una rete imprenditoriale locale che valorizzi la filiera del tartufo: raccolta, coltivazione, trasformazione, turismo e gastronomia.


Fasi del progetto

Fase 1 – Formazione e autorizzazioni

  • Corsi regionali per ottenere il patentino da tartufaio.
  • Formazione in micologia e coltivazione assistita.
  • Collaborazione con enti formativi regionali.

Fase 2 – Avvio attività

  • Costituzione di un’impresa agricola o cooperativa.
  • Affitto o acquisto di terreni tartufigeni (già mappati).
  • Investimenti in cani addestrati, strumenti per la cerca e personale.

Fase 3 – Commercializzazione e trasformazione

  • Vendita diretta (online, mercati locali).
  • Collaborazioni con ristoranti ed enoteche.
  • Produzione di tartufi conservati, salse, oli aromatizzati.

Fase 4 – Turismo esperienziale

  • Attività di “cerca del tartufo” per turisti (inclusi pacchetti enogastronomici).
  • Educazione ambientale nelle scuole.
  • Creazione di un festival annuale (es. “Tartufo del Tacco”).

Business Plan sintetico (per 3 anni)

Voce

Anno 1

Anno 2

Anno 3

Investimenti iniziali (terreni, attrezzature, cani)

€40.000

-

-

Formazione e certificazioni

€3.000

-

-

Costi di gestione (personale, logistica)

€15.000

€20.000

€25.000

Ricavi da vendita tartufi freschi

€12.000

€25.000

€40.000

Ricavi da prodotti trasformati

€3.000

€10.000

€20.000

Ricavi da turismo e eventi

-

€8.000

€15.000

Totale ricavi

€15.000

€43.000

€75.000

Totale costi

€58.000

€20.000

€25.000

Margine operativo

-€43.000

€23.000

€50.000


4. Attività già presenti in Puglia

  • Tartufaia di Cassano delle Murge: zona controllata con coltivazione monitorata.
  • Giurdignano, Caprarica, Roseto Valfortore: Comuni ufficialmente riconosciuti come “Città del Tartufo”.
  • Evento “Giurdignano Fest”: piattaforma di valorizzazione culturale e commerciale.
  • Associazione Nazionale Città del Tartufo: coinvolgimento diretto nei progetti.

Fatturati stimati:

  • In Umbria, aziende medie ricavano €100.000–200.000 annui.
  • In Salento si stima un potenziale di €5 milioni l’anno (fonte: proiezioni CNA e Associazione Tartufai, stime regionali).

5. Casi di studio internazionali

1. Alba (Piemonte, Italia)

  • Tartufo Bianco d’Alba: simbolo mondiale.
  • Evento “Fiera Internazionale del Tartufo”: genera un indotto economico di oltre €20 milioni annui.

2. Perigord (Francia)

  • Famoso per il Tartufo Nero.
  • Fortissima integrazione con il turismo enogastronomico.
  • Riconoscimento UNESCO per pratiche tradizionali.

3. Istria (Croazia)

  • Da area marginale a eccellenza gastronomica.
  • Branding territoriale e collaborazioni con chef stellati.

6. Conclusione

La Puglia e il Salento possiedono tutti i presupposti per diventare protagonisti nel mercato nazionale e internazionale del tartufo. Serve solo una strategia integrata, formazione, incentivi pubblici e un piano comunicativo adeguato. L’investimento in questa filiera rappresenta non solo una opportunità economica, ma anche un percorso di riscoperta identitaria e sostenibile del territorio.


Bibliografia

  • Dipartimento di Scienze del Suolo, Università degli Studi di Bari – Relazione conclusiva sulle zone tartufigene in Puglia.
  • Centro Sperimentale di Tartuficoltura – Documenti tecnici e cartografia tartufigena.
  • Associazione Nazionale Città del Tartufo – Dossier sullo sviluppo delle città aderenti.
  • Istituto Nazionale Economia Agraria (INEA) – Report economici sul mercato del tartufo in Italia.
  • Regione Puglia – Documenti ufficiali su sviluppo rurale e programmazione PSR 2023-2027.
  • UNESCO – “Cerca e cavatura del tartufo in Italia” – Patrimonio immateriale dell’umanità.
  • Interviste e articoli da: La Repubblica, Il Quotidiano di Puglia, TGR RAI Puglia, PugliaExpo.it.

 

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