sabato 8 maggio 2010

La crisi dell'agricoltura e la Nuova Politica Agricola Comune per superare la logica del PAREGGIO A RETI INVIOLATE


La crisi dell'agricoltura e la Nuova Politica Agricola Comune per superare la logica del PAREGGIO A RETI INVIOLATE
di Antonio Bruno*

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Dal 2000 al 2009 in Italia i redditi agricoli reali sono diminuiti del 36% contro una crescita del 5,3% nell'Unione europea.
Non è più possibile affrontare la crisi del Settore Agricolo a livello Comunale, Provinciale o Regionale, la crisi del settore, secondo la mia opinione, va affrontata in termini di competitività delle aree territoriali finalizzata ad attrarre risorse.
Il tutto attraverso una nuova Pac basata sulla COESIONE e sulla INTERAZIONE che presuppone l'affermazione di una concezione diversa del valore del bene comune.
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Dal 2000 al 2009 in Italia i redditi agricoli reali sono diminuiti del 36% contro una crescita del 5,3% nell'Unione europea.
I dati provengono dall'Eurostat, l'ufficio europeo di statistica, che ha indicato anche un calo, del numero degli occupati: meno 25% nell'Ue e meno 16% in Italia.
Secondo l'Ismea, la produzione e il valore aggiunto agricolo si mostrano in recupero nel primo trimestre 2010 rispettivamente del 2% e del 2,5% rispetto al trimestre precedente intanto sempre nello stesso periodo le quotazioni all'origine non pare siano risalite dopo i tracolli dei mesi precedenti.
L'Unacoma, l'associazione dei costruttori di mezzi agricoli, a due settimane dalla pubblicazione del decreto governativo per gli incentivi, oltre il 50% dei fondi disponibili per le macchine agricole e stato già impegnato. Prima, il mercato era pressoché bloccato.
Il Ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan ha commentato: «Purtroppo questo è lo stato dell'arte in agricoltura. E una seria presa d'atto che le cose stanno così, cioè non bene, che dobbiamo ripartire se vogliamo essere effettivamente tra le migliori agricolture del mondo».
Per il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, è necessario predisporre subito un «pacchetto anticrisi». De Castro ha spiegato che l'Euro- parlamento sta spingendo per anticipare alcuni strumenti di regolamentazione dei mercati.
Il presidente della Cia, Giuseppe Politi, ha sollecitato una rapida inversione di rotta perché «senza misure adeguate entro l'anno 500mila imprese rischiano di chiudere i battenti». Per la Confagricoltura, che vede i primi segnali della ripresa, il rischio è che gli sforzi delle imprese debbano fare i conti con il gap accumulato negli anni passati. Furto di identità e di valore aggiunto sono, secondo il commento della Coldiretti, i motivi alla base del crollo dei redditi. Da qui l'impegno rilanciato con il progetto operativo per la «filiera agricola tutta italiana».
Intanto a Bruxelles il commissario europeo all'Agricoltura, Dacian Ciolos afferma che è la qualità il biglietto da visita e il primo strumento di promozione dell'immagine della politica agricola europea nel mondo e nello scorso mese di aprile ha avviato un percorso di consultazioni pubbliche in vista della riforma della Politica agricola comune (Pac) e ha annunciato che a luglio, in un convegno a Bruxelles, verranno indicati gli obiettivi generali da perseguire dopo il 2013.
Ho riportato ciò che pensano della crisi i massimi esponenti politici italiani ed europei e gli attori sociali.
Anche se non volessimo scrivere e pensare alla tragedia che si sta rappresentando nella vicina Grecia bastano i dati riportati i per tentare un ragionamento sulla crisi e sulla Pac. E' una riflessione che voglio condividere con i mie lettori che parte dalla convinzione che non è più possibile affrontare la questione a livello Comunale, Provinciale o Regionale; la crisi del settore, secondo la mia opinione, va affrontata in termini di competitività delle aree territoriali finalizzata ad attrarre risorse. La questione riguarda solo le Pubbliche Amministrazioni coinvolte che devono avere la capacità di definire un quadro all'interno del quale attrarre appunto queste risorse fornendo un'alta qualità dei servizi.
Mi spiace dover rilevare che, soprattutto da parte dell'Ue, non si vuole prendere atto che l'approccio Macroeconomico non è stato in grado di prevedere la crisi e, meno che mai, di fornire soluzioni. La crisi è appena agli inizi è probabile che produca ancora effetti indesiderati in termini di aumento dei tassi d'interesse e soprattutto, di riduzione significativa delle risorse pubbliche.
Mi rivolgo soprattutto agli Onorevoli De Castro, Baldassarre e Lavarra, che so leggono le mie povere parole contenute in queste note, affinché l'analisi della crisi sia condotta con un approccio multidisciplinare, parlando direttamente con l'economia delle aziende agricole, con gli strumenti della sociologia e soprattutto, cominciando da subito un percorso partecipato che coinvolga tutti i cittadini, e non solo quelli che a vario titolo si occupano di agricoltura, in un dibattito sulla Pac del dopo 2013.
L'atteggiamento tra tutti i soggetti, se si vuole affrontare e superare la crisi, non può che essere di tipo collaborativo, che prevede un grosso ruolo giocato dall'etica. Oggi la Pac è fatta soprattutto da meccanicismi e automatismi che, dai dati riportati dalla stampa di oggi, si evince non siano di nessuna efficacia ed efficienza e possono rappresentare addirittura, un freno al rilancio del settore primario.
Mi trovo sempre molto d'accordo con le idee riportate negli scritti del Dott. Alfonso Pascale circa una nuova Pac basata sulla COESIONE e sulla INTERAZIONE, che presuppone l'affermazione di una concezione diversa del valore del bene comune. A questa affermazione segue la constatazione che i settori che hanno messo in pratica questa affermazione hanno avuto una maggiore crescita.
Ma chi deve fare questo? Un nuovo management di reti fatte di imprese e di attori sociali in grado di fare interagire tutti questi soggetti per generare VALORE PUBBLICO, valore a disposizione dei singoli soggetti che partecipano e che agiscono nel territorio.
E' imbarazzante dover apprendere dalla stampa di oggi le strategie di sviluppo partorite dalla Politica di Bruxelles perché si ostina a non mettere dentro a queste strategia le politiche agricole, perché c'è necessità di capire che tutta quanto scritto oggi ed elaborato dai Manager Pubblici è un modello, ma dietro ai modelli ci sono le persone e mi chiedo se non sia ora di smetterla di continuare a mettere in atto politiche pubbliche per l'agricoltura imitazioni di quelle delle vecchie imprese private.
Io parto da una constatazione, che è quella che gli agricoltori del territorio, vogliono più bene al loro campo, o azienda agricola ,ottenendo in Puglia produzioni con valori oscillanti tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro all’anno, che rappresenta l’8% dell’intera produzione agricola italiana e che gli stessi agricoltori se sentono parlare di Istituzione Pubblica, di management pubblico sono scettici, non vorrebbero averci a che fare.
Bisogna osservare questi comportamenti delle 250.000 aziende agricole pugliesi che sono l'agricoltura che c'è, ma che viene narrata come un problema, invece di essere consapevoli che queste donne e questi uomini rappresentano una risorsa.
La Pubblica Amministrazione, i suoi manager, devono divenire per i cittadini del territorio una piattaforma per la cittadinanza attiva, poiché se a tutti viene rappresentata l'opportunità del settore agricolo, ci potranno essere nuove entrate nel settore e uscite, da parte di chi non ha più interesse, o più semplicemente, l'età, per affrontare le nuove sfide.
Le 250.000 aziende agricole pugliesi sono una risorsa a cominciare da quelle che non si pongono più con la mano tesa per chiedere l'elemosina delle risorse pubbliche che le metta in condizione di tirare a campare. A questo proposito la Pubblica Amministrazione e i suoi manager, dovrebbero smetterla di fare da mamma che vuole “sistemare” i figli con un assegno sicuro, come la mamma Ue che da i premi sicuri sia che si produca che non si produca. Soprattutto i politici e i Dirigenti pubblici che occupano postazioni in cui si decide del destino del territorio, devono smetterla di chiedersi “Cosa possiamo fare per gli agricoltori?”, perché dopo lunghi discorsi, ci sono da spendere le risorse e rigirando la frittata più volte sapete come va a finire? Le risorse vengono utilizzate per la “comunicazione”! Notatelo, si fa solo quello! Si va in Papuasia alla fiera delle Prugne o a fare una missione commerciale nelle Galapados. Ma possibile che non ci guardiamo più in giro? Possibile che non ci accorgiamo che il target di posizionamento non lo usa più nessuno?
Ci ostiniamo a osservare i nostri ombelichi quando invece la Pubblica Amministrazione potrebbe prendere spunto da quello che si fa nella rete. Google ha lanciato “le idee per salvare il mondo” ,capite? Insomma io scrivo di una Pubblica Amministrazione che smette di praticare la PALUDE dell'inclusione che è dannosa, devastante, demotivante e frustrante e inizia a volare nei cieli puri e incontaminati della PARTECIPAZIONE. E' evidente che nei cieli c'è spazio per tutti i cittadini della Puglia, scrivo della Puglia perché vivo in Puglia ma quello che scrivo è praticabile in tutta Europa. Perché non scrivo solo degli imprenditori delle 250.000 aziende agricole pugliesi? Perché c'è la COESIONE sociale, c'è l'interesse affinché tutto il territorio sia promosso attraverso una concezione Multifunzionale che vede la sua prospettiva nel “DISTRETTO”. Ma nel distretto ci sono tutti gli “abitanti”, per usare un termine caro agli architetti, quindi la partecipazione al processo di decisione sulla nuova Pac deve riguardare tutti gli abitanti del territorio.
Chi si attiverà? Tutti! Le imprese agricole, ma anche quelle artigiane , l'arte, la cultura e la scienza. Proprio tutti! Io ho visto con i miei occhi nelle 12 conferenze fatte in tutto il territorio della Provincia di Lecce per spiegare i Bando del PSR Puglia che basta essere disponibili, basta dire che se vogliono possono invitarci per spiegare, per fare una narrazione di questo nuovo modo di PARTECIPARE, che quello che si dice negli incontri sarà analizzato, che quello che gli abitanti proporranno sarà oggeto di una risposta in cui si spiega il perché si è preso in considerazione quanto suggerito e proposto oppure perché non è stato ritenuto un contributo funzionale e per questo non è stato preso in considerazione. Capite? Un manipolo di donne e di uomini che si occupano di questo come ha fatto la Prof.ssa Angela Barbanente che peccato non sia un Dottore Agronomo ma un Architetto.
Ci sono talenti in Puglia che sono collegatissimi con l'estero ma non con la Puglia, e che non si conoscono nemmeno tra di loro. che potrebbero essere una ricchezza per il territorio. Chi si occupa di metterli in rete? Dovrebbe farlo la Pubblica Amministrazione e chi, se no? E come dovrebbe farlo? Attraverso un Management di rete di eccellenze, di attori sociali e di imprese. Insomma la Pubblica amministrazione dovrebbe sanare la frattura tra i talenti esistenti in Puglia e il resto del Mondo. Guardate che i talenti sono in genere gente attiva che è figlia, o sorella di altra gente attiva, che è abituata a contare solo sulle sue risorse, e che lavora con entusiasmo per fare molto bene cose difficili! Ma tutta questa gente ha una cosa in comune: la più totale sfiducia nella Pubblica Amministrazione!
Poi c'è il solito problema che si annida proprio nella Pubblica Amministrazione che, se non cambia mentalità al suo interno, non può essere in grado di mettere in atto quanto ho proposto. In pratica il funzionario “standard” della pubblica amministrazione deve abbandonare la logica del PAREGGIO A RETI INVIOLATE, la logica dello zero a zero che recita il vecchio adagio: “nessuno deve fare goal, e se il mio collega fa goal, tutti dobbiamo andare dall'arbitro per farlo annullare!”
La Pubblica amministrazione dovrebbe essere il Management di rete, ma se questa mentalità non dovesse cambiare chi potrà mettere in atto una strategia per definire la nuova Politica Agricola Comune del dopo 2013? Chi potrà realizzare una strategia di interazione di MASSA in cui grandi quantità di persone cooperano con un obiettivo comune?
Se la moda è imitare le grandi aziende, imitiamole in quello che funziona, perché questa strategia di mettere in rete le persone è già adottata dalle grandi aziende. Invece la Pubblica Amministrazione disegna scenari ma non sa COSTRUIRE LE COMUNITA'.
La mia proposta è basata sull'apprendimento e partecipazione e la connessione per contagio. In altri termini si tratta di condividere le risorse, e la Pubblica Amministrazione dovrebbe condividere i soldi, dandoli tutti, a chi ha delle buone idee, dicendo che devono essere minimo due persone, che possono avere un contributo massimo di una certa somma di Euro e dando al massimo, un anno di tempo. Poi bisogna aprire canali di comunicazione con gli abitanti del territorio, in pratica, se la Pubblica Amministrazione ha intenzione di fare qualcosa, UN MESE PRIMA dovrebbe chiedere agli abitanti la loro opinione, ci sono strumenti a costo zero come la rete in cui tutti parlano con tutti. Questa condivisione delle scelte, costituisce una Comunità di pratiche che cominciano a costruire fiducia.
Ma non basta, c'è la necessità di condividere le relazioni. Ieri parlando con il Prof. Luigi De Bellis constatavo che siamo immersi in un territorio che ragiona per reti di relazioni di amicizia, solo che è un amicizia chiusa. Bene se siamo il territorio degli amici, dobbiamo aprire, e lo deve fare per prima la Pubblica Amministrazione, che troppo stesso ragiona solo in termini chiusi. Se accadrà l'apertura, potremo tutti notare con stupore che le reti delle relazioni già costituite, invece di difendersi, si apriranno, insomma l'ossessione dei rapporti reticolari si trasforma in allucinazione collettiva che consente di considerare tutti in rete e, a te, di relazionare con tutti!
Guardate che quando hai iniziato a partecipare non puoi più farne a meno, non puoi più smettere! Che c'è? Sei un funzionario pubblico? Ti vedo sai! Sorridi sornione, dici tra te e te che con i politici che comandano e che si rivolgono agli amici degli amici quello che scrivo è utopia, che è un sogno! Invece ti sbagli mio caro! E come mi disse il Prof. Montemurro all'Esame di Zootecnia Speciale “qui casca l'asino!” All'inizio ti ho riportato i dati della crisi e. quella logica “amici degli amici chiusi” , ti ficca proprio nell'occhio del ciclone della crisi, ti precipita! E se precipita il settore, precipiti anche tu, insieme a tutti gli amici e agli amici degli amici! Ecco perché il politico non può che dire al funzionario che l'assistenza da fare al settore, è quella di sottolineare quali sono i problemi, per affrontare insieme, e in maniera partecipata, un percorso che ci porti a condividere delle possibili soluzioni.
Partecipazione degli abitanti, perché non rappresentano solo dei portatori di interessi, e soprattutto nella consapevolezza che, prima di partecipare, c'è la necessita di prendere parte, e questo non dipende dalla tecnologia ma dall'anima delle donne e degli uomini del TERROTORIO O DISTRETTO.
E mi piace concludere con il Cluetrain Manifesto "se quest’anno avete tempo anche per una sola idea, questa è la sola da non perdere. Non siamo spettatori, né occhi, né utenti finali, né consumatori, siamo esseri umani e la nostra influenza va al di là della vostra capacità di presa, …...cercate di capirlo"

*Dottore Agronomo



Bibliografia

Andrea Zaghi: Nei campi non crescono i redditi - Avvenire dell'8 maggio 2010
Emilio Bonicelli:Sprint di Bruxelles sulla riforma della politica agricola - Il sole 24ore dell'8 maggio 2010
An. Cap. Giù del 36% in nove armi i redditi degli agricoltori - Il sole 24ore dell'8 maggio 2010
Cluetrain Manifesto: http://www.mestierediscrivere.com/index.php/articolo/Tesi

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