venerdì 29 luglio 2016

Cece “Sultano” ricerche di Antonio Bruno


Tra le leguminose da granella, il cece è una delle specie di più antica coltivazione; le più remote tracce di utilizzazione di questa specie risalgono a oltre 7400 anni fa nell’attuale Turchia, come provato da ritrovamenti archeologici, mentre testimonianze successive di questa specie sono state trovate in diversi siti neolitici del Medio-oriente, in Irak (dal 4° millennio avanti Cristo), nella civiltà egizia (dal 2° millennio a. C.), in India (dall’inizio del 2° millennio a. C.) e in Grecia (dall’8° secolo a.C.).
La specie è originaria dell’Asia occidentale, a partire dalla quale si è diffusa a ovest nell’area mediterranea e ad est nel subcontinente indiano; solo in tempi molto più recenti ha raggiunto dal Mediterraneo il continente africano, diffondendosi soprattutto in Etiopia. Nel corso del 16° secolo il cece fu introdotto nelle Americhe ad opera dei conquistatori spagnoli e portoghesi. Ultimo continente ad essere raggiunto da questa coltura, in tempi relativamente recenti, è l’Australia.
Attualmente (dati FAO 1998) il principale bacino di produzione del cece è costituito dall’India, con 6,2 milioni di t annue, pari a circa il 69% della produzione mondiale (8,9 Mt); altri Paesi grandi produttori di cece sono: Pakistan (8,6% della produzione mondiale) e Turchia (6,7%), seguiti (con valori compresi tra il 3 e il 2%) da Iran, Messico e Australia.
In Europa, l’unico Paese a realizzare una consistente produzione di cece è la Spagna, con circa 66 mila t annue (0,7% della produzione mondiale), seguito (a notevole distanza) dall’Italia, con poco più di 4 mila t annue. Quest’ultimo valore è l’attuale risultato di un notevole declino delle superfici dedicate nel nostro Paese a questa specie nell’ultimo trentennio (dati FAO).
Il Cece “Sultano”
Il Cece “Sultano” è una cultivar del “cicer arietinum”, pianta erbacea annuale della famiglia delle leguminose originaria del Medio Oriente e coltivata da tempo immemore in tutto il bacino del Mediterraneo. Presenta piccoli semi lisci di forma sferica e di colore giallo paglierino dalle notevoli qualità organolettiche.
Sono molto ricchi di amido e contengono anche buone quantità di fibre e vitamine A e C, oltre alle saponine, sostanze che aiutano l’organismo ad eliminare il colesterolo dall’intestino.
Il Cece Sultano ha la peculiarità di essere un seme piccolo, saporito e si cuoce rapidamente, di eccellenti caratteristiche, di sapore e di finezza della pelle, dovute alla varietà, al metodo di coltivazione e soprattutto ai terreni in cui vengono prodotti, si distingue nettamente dagli altri che comunemente si possono trovare in commercio. Il cece coltivato nel Salento leccese è una varietà molto rustica e resistente alle fitopatologie. A queste doti si aggiunge un gusto particolarmente saporito ed una pelle sottile che in cottura non si stacca (come spesso avviene per i comuni ceci). Le sue grandi qualità organolettiche gli derivano, oltre che dalla varietà, dai terreni in cui viene coltivato, terre siccitose, ma ricche di microelementi. Importanti per il loro apporto di proteine ad alto valore nutritivo, sono il legume più digeribile degli altri, ricchi di vitamina A e C, fibre alimentari, calcio e ferro, tanto che risulta essere un ottimo ausilio nella prevenzione e cura dell’osteoporosi. Sono anticolesterolo, indicati nelle malattie coronariche da ipercolesterolemia, sono indicati per gli ipertesi, gli obesi ed i sofferenti di malattie circolatorie.
Il cece è coltivato in un territorio in cui terra e il clima conferiscono particolare dolcezza e morbida consistenza.
Le ricette che utilizzano il cece sono semplici ma richiedono una cura nella cottura tale da renderli particolarmente e sensualmente teneri.
L’aggiunta poi dei profumi mediterranei quali il rosmarino, l’aglio e l’alloro impartiscono all’insieme un aroma ed un gusto garbato ed inconfondibile.
In cucina sono protagonisti nella preparazione di minestre e zuppe tipiche, purèe e creme, lessati possono essere assaporati da soli conditi con l’olio di oliva. Si accompagnano anche molto bene ai piatti di pesce.
Il miglioramento genetico del cece
Il miglioramento genetico del cece (Cicer arietinum L.), ha subito un rallentamento negli ultimi decenni in conseguenza delle abitudini alimentari che si sono orientate più verso fonti proteiche di origine animale. Da alcuni anni si assiste a una rivalutazione di questa coltura sia da parte degli agricoltori sia dei consumatori. Entrambi però, esigono varietà in grado di garantire produttività e standard qualitativi adeguati.
Nell'annata agraria 2013/14 sono state condotte due prove sperimentali, una in regime di agricoltura convenzionale e l’altra in regime di agricoltura biologica, nelle quali sono stati confrontati 15 genotipi di cece (varietà commerciali, ecotipi locali e linee) che si differenziano per le caratteristiche morfologiche del seme, la precocità di fioritura e maturazione e per la provenienza.
I risultati ottenuti hanno evidenziato un'ampia variabilità produttiva tra sistemi di coltivazione e genotipi. In generale, la resa in seme non è stata elevatissima considerato l'andamento climatico caldo e piovoso che ha favorito lo sviluppo dell'apparato vegetativo, dell'antracnosi e delle erbe infestanti (specie nel sistema biologico). Il cece coltivato con il sistema convenzionale ha fatto registrare una produzione di seme doppia rispetto a quello biologico (1.31 vs 0.66 t ha-1). Alcuni genotipi si sono mostrati più suscettibili all'antracnosi, altri molto resistenti.
In conclusione, nel primo anno di prova si è ottenuto da un lato di caratterizzare il materiale genetico e dall’altro di confermare le principali problematiche nella coltivazione del cece, e cioè il controllo delle infestanti, specie in biologico, e dell'antracnosi. Questi risultati, insieme alle determinazioni in corso sulle caratteristiche qualitative e nutrizionali potranno fornire un valido supporto in futuri programmi di breeding, per l’ottenimento di varietà di cece migliorate per produttività e caratteristiche nutrizionali.
Testimonianze:
Primo contadino
Ho seminato 1 ettaro di ceci  ne ho raccolto 20 quintali ho arato il terreno in estate e a primavera ho fresato il terreno e alla meta di aprile con una macchina trainata dal mio motocoltivatore ho seminato circa 3O kg di semi grandi.
Ho effettuato due sarchiature a mano ossia con una zappetta a spinta manuale per togliere le erbacce e trebbiato con un contoterzista il 23 agosto. Poi con un po’ di pazienza a mano ho ventilato i ceci e venduti a privati a 4 Euro al kg ricavando 8mila euro.
Secondo Contadino
Io quest'anno ne ho seminato 15 di ettari a cece.
Metà con preparazione del terreno con aratro a due vomere e profondità di circa 30 cm e due ripassi con thiller, e l'altra metà con un solo ripasso con thiller.
Poi ho seminato 200 kg x Ha di cece e coperto il cece con una barra a strascino. Ho provveduto a pacciamare per controllare la crescita delle erbe spontanee.
Non ho utilizzato concimi.
Comunque la giusta dose per sopperire alle esportazioni della coltivazione è di 40 unità di fosforo ad ettaro.
Nei terreni poco dotati di azoto la coltura si avvale di 18 unità di azoto x Ha.
La resa normalmente è variata da 17,5 a 27,5 quintali per Ha.
La resa è molto influenzata dall'epoca di semina che da noi avviene tra fine gennaio e prima quindicina di Febbraio.
Per avere un resa alta è importante anticipare l'epoca ai primi quindi giorni di dicembre.
Normalmente non richiede altro, ma bisogna controllare in campo che tutto proceda bene.
Per la seminatrice va benissimo quella del grano e diminuire le dosi a 175 kg x Ha


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