venerdì 7 giugno 2019

1824 - Samuele Pasquali di San Cesario di Lecce - Estratto della memoria del socio corrispondente Samuele Pasquali sullo allevamento de' bachi da seta a cielo scoverto


Estratto della memoria del socio corrispondente Samuele Pasquali sullo allevamento de' bachi da seta a cielo scoverto.


jl in dal 1824, primaché fossero noti tra noi i tentativi fatti nella Dalmazia per allevare i bachi da seta a cielo scoverto e ne fossero pubblicate le analoghe istruzioni col programma del premio propostone da questo Istituto , il signor Pasquali guidato dal solo suo genio ebbe la felice idea di far dementativi dello stesso genere che gli riuscirono piuttosto felici. Tuttavia , prendendone occasione dal programma anzidetto, nel i829 volle occuparsi di proposito di ciò che dapprima lo aveva esercitato per puro passatempo. Egli istituì a tal nono una serie di sperimenti che , essendogli riusciti felicissimi , in seguito delle verifiche fattene a norma delle istruzioni succennate, più estesamente ripetuti e confermati nel seguente anno i83o, sulla proposizione di questo Istituto mossero la clemenza dj S. M. a conferirgli il premio promesso nel Programma consistente in una medaglia di oro di quelle solite a distribuirsi agl' inventori di nuovi trovati e di una gra tificazione di ducati cinquanta. Riconoscente a cosi segnalato benefizio, il signor Pasquali ripetè nel i85i gli esperimenti anzidetti e quindi in apposita scrittura minutamente espose i metodi da lui praticati e le giornaliere osservazioni che lo allevamento de' bachi a cieloscoverto li ha suggerite ed i risultamenti ottenuti. Atte
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so la lunghezza de' particolari che vi sono inseriti , la memoria del signor Pasquali non potendo esser pubblicata per tenore negli atti del Reale Istituto , si è perciò creduto conveniente di darne per estratto le notizie che sono sembrate le più conducenti al conse^guimento dello scopo, che lo stesso erudito autore si ha proposto e che meglio gioverà divulgare tra i cultori di questo importante ramo d' industria rurale.
Il primo sperimento per 1' allevamento de' bachi a cielo scoperto fu dal signor Pasquali effettuato su di un arboscello di Gelso-moro piantato nell'Orto botanico della società economica di Lecce. Egli cominciò dal tessere con paglia e giunchi un' ampia cesta tutto
cingendone il tronco dell'arboscello nel luogo ove cominciavano i rami, onde porvi gli animaletti che servir dovevano al suo sperimento ; cosicché avessero potuto a loro bel agio spaziai visi prima di rampicarsi ai rami per ricercarvi il nutrimento necessario , e trovarvi un morbito letto se dai rami stessi venissero bruscamente a cadere. Quindi al di sotto della cesta suddetta cinse il tronco dell'arboscello con un cencio inzuppato di catrame , onde difendere i bachi dai ragnatcli , dalle lumache , dagli scorpioni e più di tutto dalle formiche che ne sono le più terribili nemiche. Ciò fatto nel dì 25 aprile tolse da una bigattiera dello stesso Orto botanico cento bachi nati da 24 giorni che dispose sulla cesta, apprestandogli de' minuzzoli di foglie di Gelso bianco onde nutrirli in quel primo periodo dello sperimento. L' indomani
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con piacevole sorpresa osservò che i bachi poco curando le foglie loro apprestate si erano rampicati ai rami dell'arboscello e si nudrivano invece delle fra sche e foglie del medesimo.
Nel giorno 27 aprile , 1' aria essendosi mostrata piucché mai agitata da violentissimo vento tremò il Pasquali per la sorte de' suoi bachi , ma recatosi perciò nel giardino , vide con sua meraviglia che men tre il vento piegava e scuoteva per tutt' i versi i rami dell' arboscello , i bachi vi si tenevano così tenacemente aggavigliati da non lasciarsene cadere un solo.
Altra più grave sventura minacciò la rovina dello sperimento nel giorno 3 maggio per lo rapido abbassamento di temperatura che provò 1' aria e che insieme coll' arboscello in discorso ricoprì tutta la campagna di gelate brine. Accorse il Pasquali ad osservare in
sul mattino lo stato de' suoi bachi. Egli li trovò tuttora assiderati dal freddo, ma non poté sul momento assicurarsi dell' effetto che quel sinistro accidente operato ne avesse ; tuttavia gli parve osservare che la maggior parte de' suoi bachi tollerato ne avesse l' aspro
cimento. Anche al disagio di una dirotta pioggia sopravvenuta in quei giorni camparono i bachi; cosicché presone animo maggiore altri ne aggiunse dalla bigattiera il Pasquali fino al numero di 9o: cosicché tutt' i bachi assoggettati a questo primo sperimento ammontarono a igo. Successivamente non avendo mancato di tener dietro al progressivo andamento de'
suoi bachi, ebbe la soddisfazione di vederli applicarsi
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alla costruzione de' loro bozzoli , e quindi gli riuscì alla purtìne di raccoglierne belli e formati in tal numero da potersene calcolare il rapporto tra essi ed i bachi adoperati nella ragione del 22 per 100 di perdite.
Sul quale risultamento il signor Pasquali fa osservare, che quantunque la perdita de' bachi allevati con questo nuovo metodo possa alle volte trovarsi maggiore di quella che se ne prova ne' metodi ordinari , tuttavia questo soprappiù di perdita é largamente compensato
dal risparmio delle spese e delle fatiche che i metodi delle ordinarie bigattiere richiedono. Cosi avendone egli replicato lo sperimento ne' seguenti anni, in quello del 1831 sopra 24o individui, ha dimostrato averne salvato 2i6: confermando cosi pienamente non solo la
possibilità della riuscita dell' allevamento de' bachi a cielo scoperto, ma anche la facilità di procacciarne una quantità di bufoli maggiore aeil' ordinaria.
Ad oggetto di rendere sempreppiù agevole l' allevamento de' bachi a cielo scoverto, il signor Pasquali ha corredato la sua memoria di una serie di considerazioni dirette a chiarirne i dubbi che potrebbero sorgere in cotal disamina ed a descrivere le norme che
T esperienza ha mostrato più sicure e convenevoli a rassodarne la riuscita. Limitandoci a trascriverne que ste ultime, le porgeremo qui appresso registrate.

1. I tronchi de' Gelsi che si destinano a simile allevamento debbono condursi all' altezza di sei in sette palmi, tagliandone i rami a bicchiere, e facendone cadere i più bassi sulla cesta che ne accerchia il tronco.
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2.«. Per questo allevamento converrà prescegliere gli alberi più prossimi alle abitazioni, affinché col rumore e cogli spauracchi possano allontanarsene gli uccelli.

3. Per la scelta delle specie sembra indifferente adoperare i Gelsi-mori o i bianchi, i selvaggi o i gentili, ovvero quelli detti Morettiano e delle Filippine.

4. Bisogna porre la maggior cura nel tessere la cesta tra il tronco ed i rami che servir debbe ad un tempo di letto e di paracaduta pe' bachi.

5. Né minor cura bisogna avere per allontanare dagli alberi gl' insetti e gli altri animali che fan la guerra ai bigatti, ricorrendo perciò agli espedienti di sopra accennati ed a quanti altri ne sapranno suggerire T esperienza e le circostanze locali.
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