lunedì 27 aprile 2015

E se questi olivi vivi, sani e in fioritura di Otranto e zone limitrofe avessero nei loro vasi i funghi Phaeoacremonium aleophilum, Phaeoacremonium inflatipes e Lecythophora lignicola e il batterio Xylella fastidiosa subspecie pauca ceppo CoDiRo?

E se questi olivi vivi, sani e in fioritura di Otranto e zone limitrofe avessero nei loro vasi i funghi Phaeoacremonium aleophilum, Phaeoacremonium inflatipes e Lecythophora lignicola e il batterio Xylella fastidiosa subspecie pauca ceppo CoDiRo?


I funghi Phaeoacremonium aleophilum, Phaeoacremonium inflatipes e Lecythophora lignicola sono i funghi ai quali è attribuito il mal dell’esca i quali sono presenti frequentemente e in abbondanza sia sulle piante di vite sane, sia su quelle ammalate.
Questi stessi funghi hanno  causato  sintomi  sulla  chioma degli olivi,  in  particolare clorosi delle foglie, filloptosi  e seccume dei rametti.
Uno studio del 2012 ha dimostrato che nella vite le comunità fungine delle piante ammalate e sane sono identiche.
Sempre in questo stesso studio si formula un’ipotesi che permette di meglio spiegare questi risultati che si può sintetizzare nel riconoscere che i funghi associati al mal dell’esca sono molto probabilmente dei gruppi specializzati nel degrado del legno già senescente o morto e non sono quindi dei patogeni.
Ora se facciamo nostra tale ipotesi, possiamo per analogia affermare che, i funghi riscontrati negli olivi con disseccamento, se si riscontrasse che sono presenti anche su olivi sani, altro non sarebbero che gruppi specializzati nel degrado del legno già senescente o morto e non sono, quindi, dei patogeni.
Ma allora di cosa stanno morendo gli olivi che presentano disseccamento nel Salento?
Come già osservato in un mio precedente post in contrada la Castellana in più oliveti ricadenti nel dominio dell’Impianto di irrigazione Brile si possono osservare olivi vivi e in fioritura a 6 metri di distanza da olivi secchi.
Se quindi assumiamo che:
1.    A far disseccare gli olivi non sono i funghi Phaeoacremonium aleophilum, Phaeoacremonium inflatipes e Lecythophora lignicola e invece, facendo nostra l'ipotesi degli scienziati, assumiamo che gli stessi sono gruppi specializzati nel degrado del legno già senescente o morto e non sono quindi dei patogeni;
2.    A far dissecare gli olivi che ho osservato a Gallipoli non è il Batterio: è evidente dall'osservazione che seppure le analisi effettuate sugli olividi Gallipoli hanno rilevato la presenza del Batterio Xylella fastidiosa subspecie pauca ceppo CoDiRo questi si presentano all'osservazione vivi e in fioritura;
Mi chiedo e vi chiedo:
Possibile che nel Nord Est (Lecce) e nel Sud Est (Otranto) dopo 7 anni non ci siano i funghi Phaeoacremonium aleophilum, Phaeoacremonium inflatipes e Lecythophora lignicola e il batterio Xylella fastidiosa subspecie pauca ceppo CoDiRo?
E se gli alberi di olivo del Nord Est e del Sud Est fossero sani nonostante queste presenza di microorganismi?
E se questi olivi sani avessero nei loro vasi i funghi Phaeoacremonium aleophilum, Phaeoacremonium inflatipes e Lecythophora lignicola e il batterio Xylella fastidiosa subspecie pauca ceppo CoDiRo?

Allora la domanda è:

Di cosa sono malati gli olivi che presentano disseccamenti nel Salento?



Petria18 (1), 15-25 (2008) - Articolo scientifico/Scientific paper 15
COMPORTAMENTO PATOGENETICO DI ALCUNI ISOLATI
FUNGINI ASSOCIATI A STRIATURE BRUNE
DEL LEGNO DI OLIVO
Antonia Carlucci, Francesco Lops, Maria Luisa Raimondo,
Valentina Gentile, Luigi Colatruglio, Massimo Mucci, Salvatore Frisullo
Dipartimento di Scienze Agro-ambientali, Chimica e Difesa Vegetale,
Università degli Studi, Via Napoli 25,   I-71100 (FG)
E-mail:  s.frisullo@unifg.it
Riassunto
Sono  riassunti  i  risultati  di  una  prova   pluriennale   intesa   ad   accertare  il   comportamento   di   dieci   specie   di  funghi   isolati   dal   legno   imbrunito   di  olivi in parecchie località della Puglia nei  confronti di piante di olivo cvv. Carolea,  Coratina e Leccino. Le piante di olivo di 4  anni utilizzate per i saggi di patogenicità  sono state inoculate nel febbraio del 2000  con  tre  modalità.  I  rilievi  dei  sintomi  effettuati un anno (2001) e sei anni (2006)  dopo  l’inoculazione  hanno  indicato  che  cinque specie di  Phaeoacremonium  e un  isolato identificato come Lecythophora  lignicola  (ma,  probabilmente,  una  specie di Phaeomoniella) avevano    causato, con  vari  gradi  d’estensione  e  di  gravità,  striature   brune   del   legno   in   alcuni  casi  lunghe  oltre  un  metro.  Inoltre,  P. aleophilum, P. inflatipes e L. lignicola hanno  causato  sintomi  sulla  chioma,  in  particolare clorosi delle foglie, filloptosi  e seccume dei rametti.
Le inoculazioni di  un isolato di  Fomitiporia  sp. eseguite nel  2004 hanno portato a stadi iniziali di carie  bianca nei successivi quattro anni. Viene discussa la possibilità che Olea europaea sia un ospite arboreo dei medesimi funghi  che sono associati all’esca della vite.
Parole chiave: Striature brune del legno, Olivo, Funghi lignicoli, Carie del legno
Ruolo dei funghi nel mal dell’esca della vite
Hofstetter V., Buyck B., Bart D., Viret O., Couloux A., Gindro K.
Revue suisse de viticulture arboriculture horticulture 44(6), 386-392, 2012

Il mal dell’esca è una malattia del legno della vite, in forte aumento negli ultimi tre decenni, che minaccia tutte le regioni viticole del mondo. Ella è generalmente attribuita ad un gruppo di funghi, considerati come patogeni latenti, ma il cui meccanismo d’azione è ancora poco conosciuto. Questo studio mette a confronto le comunità fungine associate a delle piante di vite sane o colpite dal mal dell’esca di una parcella adulta di Chasselas in modo da determinare quale specie di funghi diventerà invasiva all’apparizione dei sintomi fogliari della malattia.
I risultati mostrano che i funghi ai quali è attribuito il mal dell’esca sono presenti frequentemente e in abbondanza sia sulle piante sane, sia su quelle ammalate.
Inoltre, le comunità fungine delle piante ammalate e sane sono identiche. L’ipotesi che permette di meglio spiegare questi risultati è che i funghi associati al mal dell’esca sono molto probabilmente dei gruppi specializzati nel degrado del legno già senescente o morto e non dei patogeni.
In conclusione, il confronto tra le comunità fungine delle piante adulte e delle piante da vivaio ottenute da materiale vegetale della stessa parcella indica che i funghi associati al mal dell’esca non sono trasmessi durante l’innesto.

Nessun commento:

Posta un commento