lunedì 31 marzo 2025

Analisi critica del testo "Cambio di rotta contro la Xylella" di Fabio Modesti

  


Analisi critica del testo "Cambio di rotta contro la Xylella" di Fabio Modesti

Antonio Bruno, Dottore Agronomo esperto in diagnostica urbana e territoriale, formatore e giornalista pubblicista divulgatore scientifico

1. Indagini della polizia giudiziaria e ipotesi di disegno criminoso

L'autore afferma che l'emergenza Xylella sia stata orchestrata da istituti pubblici di ricerca, trafficanti di olio e soggetti pubblici. Tuttavia, non esistono evidenze scientifiche o giudiziarie che confermino questa ipotesi. La comunità scientifica internazionale riconosce Xylella fastidiosa come un fitopatogeno di grave impatto, responsabile del CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell'olivo). Numerosi studi (Saponari et al., 2019; Martelli et al., 2016) hanno confermato la correlazione tra Xylella e il disseccamento degli ulivi in Puglia, escludendo ipotesi di manipolazione dolosa.

2. Tempistiche dell'insediamento della Xylella

Il testo sostiene che la Xylella fosse già presente in Puglia dal 2005, mentre la sua identificazione ufficiale è avvenuta solo nel 2013. Nonostante siano emerse ipotesi di una sua introduzione antecedente, non esistono studi pubblicati che supportino l'idea che la presenza del batterio fosse nota e occultata per fini criminosi. La letteratura (European Food Safety Authority, EFSA, 2015) evidenzia che l'infezione potrebbe essere stata introdotta tramite piante ornamentali importate, senza alcuna volontà dolosa.

3. Endemicità della Xylella e strategie di contenimento

L'autore suggerisce che la Xylella dovrebbe essere trattata come una presenza endemica piuttosto che come un'emergenza. Tuttavia, la comunità scientifica internazionale considera ancora la Xylella un patogeno da quarantena (EFSA, 2020), e la normativa UE (Decisione di esecuzione 2015/789) impone l'eradicazione delle piante infette per limitare la diffusione.

L'affermazione secondo cui la Puglia applica misure eccessivamente rigide non è supportata dai dati. In Spagna e Francia sono stati adottati protocolli simili con abbattimenti mirati per limitare la diffusione della malattia (Moralejo et al., 2020). Inoltre, le zone protette possono già beneficiare di deroghe, come previsto dalla legislazione europea.

4. Impatto ambientale e necessità di una nuova strategia

Modesti afferma che l'abbattimento degli alberi in aree protette danneggi gli equilibri ecologici più della Xylella stessa. Tuttavia, la letteratura dimostra che la diffusione incontrollata della Xylella può compromettere interi ecosistemi agricoli e forestali (Schneider et al., 2022). La sostituzione degli ulivi con varietà resistenti è stata suggerita come strategia alternativa (Giampetruzzi et al., 2017), e alcuni studi in corso stanno valutando l'efficacia di approcci adattativi per la gestione del patogeno.

5. Convivere con la Xylella

La conclusione dell'autore suggerisce un approccio adattativo, ritenendo inefficaci le misure di contenimento adottate finora. Tuttavia, il modello di convivenza non è ancora supportato da evidenze concrete. Le esperienze di altri paesi (Brasile e Stati Uniti) mostrano che senza misure drastiche la Xylella ha causato danni irreversibili a intere colture (Hopkins & Purcell, 2002).

Conclusione

L'analisi del testo di Modesti evidenzia diverse inesattezze e affermazioni non supportate dalla letteratura scientifica. La Xylella fastidiosa rimane un grave patogeno da quarantena, e le misure di contenimento adottate sono coerenti con quelle applicate a livello internazionale. Il dibattito sulla gestione della malattia è legittimo, ma deve basarsi su dati scientifici verificati e non su ipotesi prive di fondamento.

 

 

 

 

Perché serve un'altra strategia

CAMBIO DI ROTTA CONTRO LA XYLELLA

di Fabio Modesti

L a notizia è passata in sordina. Ma nei giorni scorsi sono state rese note le relazioni di qualche anno fa della polizia giudiziaria che sta conducendo indagini per conto della Procura della Repubblica di Bari sulla questione xylella. Le conclusioni cui sono giunti gli investigatori nel 2022 è che femergenza xylella sia un disegno criminoso di raggiro dei pugliesi ordito da istituti pubblici di ricerca, trafficanti di olio dal nord Africa e vari soggetti pubblici. Ma ad oggi i magistrati baresi non hanno assunto alcuna Iniziativa. Insomma, punto e daccapo rispetto alle ipotesi di reato su cui ha già indagato la Procura di Lecce archiviando però tutto. Ora c'è da chiedersi se a quasi 15 anni dai primi ulivi disseccati trovati a Gallipoli (ma la polizia giudiziaria afferma che la xylella era già stata individuata nel 2005) la Puglia sia ancora in uno stato emergenziale. Oppure se bisogna stabilire ufficialmente che la xylella, con le sue sottospecie (o si tratta di specie diverse?), sia endemica e che quindi la questione vada affrontata in modo meno drastico.

Ancora oggi, che la xylella viene rintracciata sempre più a nord in Puglia, la prassi degli uffici regionali competenti é procedere all'abbattimento degli esemplari infetti e delle altre plante in un raggio di almeno 50 metri. Ma in alcune aree, come quelle protette (parchi nazionali e regionali, riserve naturali ed aree tutelate a livello europeo), questo significa incidere profondamente sugli equilibri ecologici e paesaggistici poiché non si abbatterebbero solo plante agrarie (ad esempio mandorli e ulivi) ma plante selvatiche, compagini arboree di rilevante Importanza ecologica. Allora forse è arrivato il momento di rivedere completamente la situazione, confrontarsi con la Commissione Ue, con l'Elsa (Y'Autorità europea per la sicurezza alimentare) e con i ministeri competenti per ridefinire il perimetro di azione e le azioni stesse. Tanto più perché giá ora la disciplina Ue applicabile alla questione xylella consente deroghe agli abbattimenti in aree altamente sensibili e tutelate dal punto di vista ambientale. Ma pare che in Puglia stia prevalendo un'interpretazione Immotivatamente rigida che rischia di creare più danni della xylella stessa. Ordinare e discutere tutto questo è compito della politica sulla base dei discutibili risultati finora ottenuti per il contenimento del patogeno, partendo dal dato di fatto che la xylella non

può più essere gestita come un'eterna

emergenza ma come una presenza con cui

convivere attentamente ed in modo

adattativo.

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