[…..]Non è corretto né scientifico
negare l'esistenza di un fenomeno solo perché si è incapaci di spiegarlo, o
perché mette in dubbio certezze già acquisite. […..]
[…..]L'azione fisiologica di una
cellula viene aumentata o diminuita in rapporto all'intensità della
stimolazione. Le stimolazioni deboli aumentano la capacità vitale, le forti la
frenano, le esagerate la aboliscono. (Legge di
Arndt-Schultz) […..]
[…..] "Alle cellule bisogna
parlare sottovoce"[…..]
[…..]In effetti mio padre non
disgiunse mai, in quarant'anni di attività medica, l'azione del farmaco
(omeopatico o meno) da quella psicologica da lui indotta, o risvegliata nel
paziente. Il problema infatti sta nel riconoscere ad ogni individuo una realtà dinamica, e la capacità di mantenersi in
equilibrio all'interno di questa realtà.
A poco serve cercare di indurre delle modifiche organiche imponendo dall'esterno uno status che l'organismo rifiuta per ragioni (psicosomatiche, fisiologiche, meccaniche) a noi ignote. Il corpo è in grado da solo di guarirsi, e lo fa molto meglio di qualunque medicina. Va solo messo nelle condizioni di farlo, affinché il processo di guarigione sia stabile e duraturo. Indurre "guarigioni" rendendo l'individuo dipendente da un qualunque tipo di farmaco somministrato periodicamente dall'esterno, non significa guarire, ma solo indurre una dipendenza cronica.
Questo è quanto accade in agricoltura, dove le colture continuamente irrorate di prodotti velenosi, vivono in un ambiente asettico (l'unico in cui possono vivere), senza sviluppare alcun tipo di difesa endogena e senza operare alcun processo di selezione interna, con la conseguenza di essere sempre più deboli e sempre più bisognose di cure.
Lo stesso avviene in medicina, quando l'abuso di antibiotici distrugge ogni tipo di difesa endogena da parte del paziente, costringendolo ad un uso sempre più frequente di farmaci, con grave detrimento del suo stato di salute. E' proprio a questo modo riduttivo di concepire la vita che l'omeopatia si oppone, dapprima attraverso lo studio attento di tutti i cofattori che hanno influenza nello stato di malattia, e secondariamente con un tipo di cura che, senza prescindere dalla rimozione delle concause precedentemente identificate, è prevalentemente indirizzato allo stimolo delle capacità di difesa interne dell'organismo. […..]
A poco serve cercare di indurre delle modifiche organiche imponendo dall'esterno uno status che l'organismo rifiuta per ragioni (psicosomatiche, fisiologiche, meccaniche) a noi ignote. Il corpo è in grado da solo di guarirsi, e lo fa molto meglio di qualunque medicina. Va solo messo nelle condizioni di farlo, affinché il processo di guarigione sia stabile e duraturo. Indurre "guarigioni" rendendo l'individuo dipendente da un qualunque tipo di farmaco somministrato periodicamente dall'esterno, non significa guarire, ma solo indurre una dipendenza cronica.
Questo è quanto accade in agricoltura, dove le colture continuamente irrorate di prodotti velenosi, vivono in un ambiente asettico (l'unico in cui possono vivere), senza sviluppare alcun tipo di difesa endogena e senza operare alcun processo di selezione interna, con la conseguenza di essere sempre più deboli e sempre più bisognose di cure.
Lo stesso avviene in medicina, quando l'abuso di antibiotici distrugge ogni tipo di difesa endogena da parte del paziente, costringendolo ad un uso sempre più frequente di farmaci, con grave detrimento del suo stato di salute. E' proprio a questo modo riduttivo di concepire la vita che l'omeopatia si oppone, dapprima attraverso lo studio attento di tutti i cofattori che hanno influenza nello stato di malattia, e secondariamente con un tipo di cura che, senza prescindere dalla rimozione delle concause precedentemente identificate, è prevalentemente indirizzato allo stimolo delle capacità di difesa interne dell'organismo. […..]
[…..] il preparato omeopatico
fornisce un messaggio che è in grado di agire in profondità, a livello
energetico. Ogni organismo non in salute necessita di un rimedio particolare,
che sia calibrato su tutti i sintomi esistenti e precedenti, sull'ambiente circostante, sulle qualità genetiche e
comportamentali del soggetto, sulla sua psiche.
La necessità di calibrare il rimedio, sia nella qualità della sostanza, sia nella potenza di dinamizzazione, costringe il terapeuta (medico, veterinario o agronomo) a una profonda analisi di tutte le possibili cause e concause dello stato di malattia, e ad una osservazione globale di tutti i sintomi presenti. Non verrà mai infatti "curato" solo un sintomo, ma verrà cercato un riequilibrio globale delle funzioni organiche squilibrate, che porti con sé la guarigione anche di tutti i sintomi secondari, connessi o meno con la patologia primaria. Il riequilibrio organico potrà essere raggiunto solo attraverso la somministrazione di un preparato di tipo "energetico", che stimoli l'organismo a rispondere da solo alle offese ambientali, e a riparare da solo le ferite già prodotte dalle patologie in atto. […..]
La necessità di calibrare il rimedio, sia nella qualità della sostanza, sia nella potenza di dinamizzazione, costringe il terapeuta (medico, veterinario o agronomo) a una profonda analisi di tutte le possibili cause e concause dello stato di malattia, e ad una osservazione globale di tutti i sintomi presenti. Non verrà mai infatti "curato" solo un sintomo, ma verrà cercato un riequilibrio globale delle funzioni organiche squilibrate, che porti con sé la guarigione anche di tutti i sintomi secondari, connessi o meno con la patologia primaria. Il riequilibrio organico potrà essere raggiunto solo attraverso la somministrazione di un preparato di tipo "energetico", che stimoli l'organismo a rispondere da solo alle offese ambientali, e a riparare da solo le ferite già prodotte dalle patologie in atto. […..]
[…..]L'individuo dovrà essere messo nella condizione di
poter rispondere vigorosamente agli stimoli energetici indotti dal preparato
omeopatico. Non dovrà quindi presentare carenze alimentari, vitaminiche o
minerali, non dovrà essere indebolito da trattamenti soppressivi, non dovrà persistere
nella condizione di intossicazione presente (fisica o psichica).
Allo stesso modo una pianta, per rispondere positivamente a
un trattamento omeopatico dovrà essere su un terreno adatto alle proprie
esigenze, dovrà essere correttamente irrigata e fertilizzata, non dovrà subire interferenze
chimiche di tipo esogeno.
Molte volte un'analisi corretta e minuziosa delle cause
squilibranti un determinato organismo, può portare a intravedere rapidamente la
soluzione a un delicato problema, senza nemmeno utilizzare un preparato omeopatico.
L'obiettivo finale del rimedio omeopatico è quello di restituire
la salute in modo veloce e duraturo, eliminando la causa primaria dello stato
di malattia, e non i sintomi che ad essa fanno seguito.
Questo è probabilmente ciò che maggiormente turba il sonno
degli industriali chimico-farmaceutici, abituati ad incassare i proventi
derivanti da una miriade di medici, veterinari e agricoltori (dico agricoltori
e non agronomi, perché di agronomi che abbiano la possibilità di lavorare sul
campo ce ne sono veramente pochi) che prescrivono farmaci su farmaci a uomini, animali
e colture, per la pigrizia o l'incapacità di fare una corretta analisi delle
cause profonde dello stato di malattia. E' inevitabile che in una situazione di
questo genere, molti degli sforzi compiuti da scienziati e ricercatori onesti,
vengano frustrati da certi politici o da certi "baroni" universitari,
che, convinti di possedere il monopolio della verità, hanno più a cuore il
portafoglio, che non gli interessi dell'umanità.
Luca Speciani, OMEOPATIA E
AGRICOLTURA. Testo di 140 pagine pubblicato nel 1987 dalla casa editrice CLESAV
di Milano nella collana di Agroecologia.
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