sabato 12 dicembre 2009

Il Prof. Dott. Agr. Michele Stanca è anche nel mio cuore.







Il Prof. Dott. Agr. Michele Stanca è anche nel mio cuore.
di Antonio Bruno

Sono stato a Soleto oggi. Mi ha invitato Luigi De Blasi un professore toscano dell’Università di Lecce e collega Dottore Agronomo. Il Prof. De Bellis l’ho conosciuto in occasione della giornata dell’alimentazione del 12 novembre ultimo scorso. Li parlavamo di fame nel mondo e oggi, a Soleto ho conosciuto un uomo che la fame nel mondo la combatte da sempre, da quando si è laureato a Bari in Scienze Agrarie, la stessa facoltà che ho frequentato e dove mi sono laureato.
Era seduto tranquillo, l’aria rilassata a godersi le relazioni del Prof. Ferdinando Boero, Alessio Aprile, Alessandro Tondelli. Ho sentito la prof.ssa Valeria Terzi, una donna semplice e graziosa, che ha raccontato di un metodo, il METODO STANCA, che ha cambiato la vita delle persone che hanno lavorato con il Prof. Michele Stanca. Un uomo di Soleto che vince un concorso e arriva a Fiorenzuola e cambia le cose, le rende umane, piene di significato perché le ha riempite di tanto affetto http://www.cerealicoltura.it/sezioni/FIORENZUOLA.htm
Invidio molto chi ha lavorato con questo MAGISTER che comunque continua il suo percorso come potrete vedere tutti dal curriculum che pubblico di seguito. Ma ancora una volta mi rendo conto che un collega Dottore Agronomo di Lecce, del profondo Sud, della penisola che si protende verso il mare quasi a tendere le braccia al Mediterraneo e ai suoi abitanti, con la pazienza, la tenacia ma soprattutto con tanta umanità ha un posto nel cuore di chi ha lavorato con lui. E oggi grazie al Prof. Dott. Agronomo Luigi De Bellis della Toscana il Prof. Dott. Agr. Michele Stanca è anche nel mio cuore.

Leggiamo una sintesi del Prof. Dott. Agr. Michele Stanca

Organismi geneticamente modificati o organismi geneticamente migliorati.
Perché tanta incomprensione?
Piacenza, 2 marzo 2009
Dott. Antonio Michele Stanca
CRA-Centro di Ricerca per la Genomica e la Postgenomica Animale e Vegetale, Fiorenzuola
d’Arda (PC)
Introduzione
Le specie coltivate rappresentano la struttura portante dell’agricoltura mondiale e promuovono
un’importante attività agroalimentare, industriale e zootecnica.
L’agricoltura, almeno per la civiltà europea e del bacino del Mediterraneo, ha avuto origine nella
“Mezzaluna fertile” quando l’uomo ha abbandonato l’attività di cacciatore-raccoglitore e ha iniziato
a sottrarre alla selezione naturale, con l’addomesticamento, le prime specie erbacee - orzo e
frumento monococco -, sotterrando i semi e raccogliendo i frutti, alla fine del ciclo biologico delle
piante ottenute. La scelta delle specie da coltivare dipendeva da alcune caratteristiche utili: facile
propagazione e raccolta, lunga conservabilità dei frutti e semplice trasformazione. Il passaggio da
specie selvatica ad addomesticata avvenne, però, solo con l’individuazione, entro la specie, di
varianti di piante con caratteristiche particolari, che ne facilitavano la raccolta e conferivano
migliore qualità ai frutti. In effetti, le forme selvatiche di orzo (Hordeum spontaneum) e monococco
(Triticum monococcum) erano caratterizzate da spiga fragile, per favorire la dispersione dei semi;
nelle prime fasi dell’addomesticamento, fu selezionato e privilegiato il primo mutante della storia,
cioè la pianta con spiga non-fragile, che ovviamente semplificava la raccolta dei semi e lo sviluppo
di vari strumenti ad essa necessari. L’addomesticamento, inteso come processo evolutivo artificiale,
si basava perciò all’inizio inconsciamente e ancora oggi si basa su 5 tappe fondamentali:
- la presenza di un’alterazione genica - mutazione – nella popolazione;
- il verificarsi della ricombinazione genica a seguito dell’incrocio;
- la selezione (naturale o artificiale);
- l’isolamento riproduttivo;
- la fissazione a caso delle varianti genetiche.
Mentre i primi due processi creano variabilità, gli altri tre la setacciano e determinano la direzione
del processo evolutivo globale.
L’addomesticamento ha provocato una graduale riduzione della variabilità genetica: nel Neolitico,
l’uomo utilizzava per alimentarsi molte più specie vegetali ed animali di quante ne usiamo noi oggi.
Benché siano descritte oltre 220.000 specie vegetali, tra mono e dicotiledoni, circa 5000 sono state
impiegate dall’uomo per la sua alimentazione, di queste solo 1500 sono state addomesticate e, allo
stato attuale, appena 150 sono importanti per produrre le calorie necessarie all’alimentazione
umana. Tra queste, 4 cereali da soli assicurano circa il 66% del nostro fabbisogno alimentare.
Nuovi scenari in Europa e in Italia si aprirono con la scoperta dell’America, quando vennero
introdotte nuove specie vegetali che, gradualmente, provocarono un radicale cambiamento nella
dieta degli europei (mais, patata, pomodoro, fagiolo, ecc.). Nel XIX secolo, a seguito degli studi
darwiniani, diversi naturalisti si cimentarono con l’ibridazione per migliorare la potenzialità
produttiva delle piante di interesse agrario e non solo, ma i risultati raggiunti furono modestissimi o
nulli.
Rivoluzione mendeliana.
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Soltanto con la riscoperta e l’applicazione delle leggi di Mendel, ormai agli inizi del ‘900,
l’agricoltura realizzò progressi di notevole portata, raggiungendo produzioni inattese. Nacque così
la genetica e con essa il miglioramento genetico inteso come scienza dello sviluppo delle varietà.
Poichè la potenzialità produttiva delle piante coltivate, dal periodo Romano sino a Mendel, era
rimasta pressoché invariata, mentre la popolazione del pianeta cresceva, l’ulteriore
approvvigionamento di alimenti era possibile esclusivamente con la messa in coltura di nuove terre.
Dopo Mendel questa tendenza in molti paesi si è quasi arrestata, grazie allo sviluppo di nuovi
genotipi capaci di utilizzare al meglio l’ambiente di coltivazione, fornendo elevatissime quantità di
biomassa utile per unità di superficie.
Con l’applicazione delle teorie mendeliane, si realizzarono due rivoluzioni verdi. Con la prima,
all’inizio 1900, Nazareno Strampelli in Italia introdusse fattori di bassa taglia da frumenti
giapponesi per prevenire l’allettamento e fattori di precocità per sfuggire all’attacco di ruggini, la
più distruttiva calamità per i frumenti e i cereali a paglia.
Lo studioso artefice della seconda e più nota rivoluzione verde, negli anni ’60, fu Norman Borlaug -
premio Nobel 1970 -, il quale, utilizzando i fattori di bassa taglia della cultivar Norin 10, mediante
incroci sviluppò le moderne varietà di frumento semi-nane, capaci di realizzare produzioni sino a
quel momento insperate. La base genetico-fisiologica di tale successo risiede nel perfetto equilibrio
tra la capacità della pianta di assorbire nutrienti, regolarne il trasporto, modulare l’efficienza
fotosintetica e l’accumulo dei fotosintati nelle cariossidi. Questo modello di pianta, il cosiddetto
“ideotipo”, nel quale deve instaurarsi un ottimale rapporto tra sorgente di energia (fotosintesi) e siti
di accumulo (frutto), è stato esportato ed applicato in altre specie vegetali. In pratica sono stati
favoriti nelle varietà moderne delle piante coltivate tutti i processi biochimici capaci di
massimizzare la produzione di biomassa utile, cioè è stato migliorato l’indice di raccolto (Harvest
Index).
Tra queste due rivoluzioni verdi, e precisamente tra gli anni 1930 e 1940 si scoprì inoltre il
fenomeno dell’eterosi, che venne applicato nelle piante allogame, mais in particolare, ottenendo
incrementi produttivi assolutamente imprevedibili.
Le innovazioni introdotte in seguito nel lavoro di miglioramento genetico hanno riguardato
l’affinamento dei criteri selettivi e l’adozione di varianti ai metodi tradizionali di selezione.
L’esempio più evidente è stato quello raggiunto in molti Paesi del mondo applicando il
mendelismo: da Paesi importatori di derrate alimentari sono diventati esportatori.
La rivoluzione biotecnologica-molecolare
Tutti i progressi sin qui descritti sono stati ottenuti ignorando come i geni responsabili di caratteri
importanti funzionassero o fossero regolati. Soltanto con la scoperta della struttura del DNA, il
genetista ha imparato ad aprire questa molecola, a tagliarla con le forbici molecolari - enzimi di
restrizione - ad individuare la sequenza funzionale – gene - analizzando il prodotto della sua
trascrizione – RNA - e della sua traduzione – proteina –.
Nasce l’ingegneria genetica, che può definirsi come l’integrazione di geni – responsabili di
caratteristiche desiderate - nella pianta coltivata attraverso meccanismi diversi dall’incrocio e dalla
ricombinazione genetica naturali. Si ottengono le piante transgeniche e prende il via la
biotecnologia molecolare applicata alle piante, come strumento per approfondire gli studi di
biologia agraria, per facilitare processi di genetica applicata, per produrre piante transgeniche utili,
per contribuire a risolvere sul pianeta i più importanti problemi di natura alimentare e ambientale.
Le Piante Geneticamente Modificate si ottengono con l’inserimento nel genoma della pianta target,
mediante l’ingegneria genetica, di una sequenza di DNA-Gene, proveniente dalla stessa pianta o da
altri organismi filogeneticamente vicini (Piante Cisgeniche) o completamente estranei (Piante
Transgeniche).
Le potenzialità di queste tecnologie avanzate sono state tradotte nella pratica a partire dalla metà
degli anni ‘90, quando sono state immesse in coltura le prime varietà transgeniche di mais, soia,
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cotone, colza e patata, con l’obiettivo di ridurre l’uso di fitofarmaci e ovviamente di aumentare la
produzione. I due interventi che hanno interessato le più ampie aree di coltivazione sono stati la
trasformazione per resistenza ad erbicidi totali eco-compatibili e, nel mais e cotone, la resistenza
alla piralide La diffusione dei cosiddetti OGM di prima generazione in alcuni Paesi è stata
significativa, mentre in altri, come in Europa, ha subito un arresto quasi totale a causa di decisioni
politiche molto drastiche. A queste varietà GM si stanno attualmente affiancando nuove piante di
seconda generazione, trasformate per migliorarne caratteristiche qualitative, che vanno dal
contenuto in oli all’accumulo mirato di vitamine, microelementi, carboidrati, insieme a genotipi resi
resistenti a virosi non contrastabili con tecnologie alternative alla trasformazione genetica. Le piante
GM di terza generazione, di vicina introduzione, sono caratterizzate dal fatto di essere ottenute con
tecnologie di trasformazione più raffinate, che consentono l’ottenimento di piante marker-free,
libere da geni di resistenza ad antibiotici o altri marker. Si tratta di piante trasformate non solo per
rispondere a richieste agronomiche, produttive o qualitative, ma anche per produrre farmaci,
vaccini, anticorpi, proteine ed altre molecole ad uso industriale.
Genomica e post-genomica: strumenti per una nuova “rivoluzione verde”
Apparso per la prima volta nel lessico biologico nel 1986, il termine “genomica” definisce la
scienza del mappaggio, sequenziamento ed analisi dei genomi, cioè dell’intero contenuto di DNA di
un organismo. L'avvento, in particolare, dei metodi di sequenziamento del DNA, ovvero la
descrizione della sequenza di basi nucleotidiche, ha rivoluzionato le conoscenze della struttura
genica. Le ricerche in ambito genomico hanno avuto, in particolare nell’ultimo decennio, uno
sviluppo ed uno slancio eccezionali, soprattutto grazie al sequenziamento dell’intero genoma di
diversi organismi modello. La ricerca applicata e di base nel settore agrario è oggi sempre più
orientata verso queste nuove tecnologie: si ritiene che l’applicazione di tecniche di genomica al
sistema agrario possa portare ad una nuova “rivoluzione verde”. Questo potrebbe permettere in
futuro di ottenere dalle piante la maggior parte delle nostre risorse alimentari, carburanti, fibre,
prodotti chimici e farmaceutici ed anche di diminuire l’uso di prodotti chimici nell’agricoltura.
Con lo sviluppo di metodi per studiare non solo la localizzazione e la sequenza di basi dei geni, ma
anche la loro funzione ed espressione è emersa poi la distinzione tra una “genomica strutturale”, il
cui scopo è appunto la mappatura ed il sequenziamento, ed un “genomica funzionale” che studia se,
come e quando i geni si accendono nella cellula. La genomica funzionale cerca inoltre di stabilire
come i geni si concertano per controllare lo sviluppo ed il funzionamento dell’intero organismo. Lo
studio dell’espressione genica prima dell’avvento della genomica era al livello di un singolo gene
per analisi: l’era genomica ha ora rivoluzionato questo campo di indagine ed è possibile pensare
come livello d’indagine ad un intero trascrittoma, intendendo con questo termine l’insieme di tutte
le molecole di mRNA presenti in una cellula in un preciso momento. Parallelamente é stato coniato
il termine “proteoma” per indicare il corredo proteico della cellula. La possibilità di monitorare
molti geni contemporaneamente consente di individuare fenomeni di interazione particolarmente
complessi: ciò rende questo tipo di approccio completamente diverso da tutti i sistemi
tradizionalmente utilizzati in biologia molecolare e basati sullo studio di uno o pochi geni per
singolo esperimento.
Nonostante l’elevatissimo numero di sequenze oggi a disposizione nelle banche dati a molti geni
deve ancora essere assegnata una funzione: l’attribuzione di quest’ultima rientra nell’ambito della
ricerca post-genomica. L’impiego di organismi modello consente di definire la funzione di singole
sequenze entro sistemi di facile indagine: lo studio dei geni di una pianta può dunque contribuire a
capire il funzionamento degli stessi geni in altre piante. Ad esempio la conoscenza della funzione
genica ottenuta dalle ricerche su Arabidopsis - una piccola crucifera largamente usata dai ricercatori
in campo vegetale e divenuta "l'organismo modello" per lo studio della genetica molecolare delle
piante - potrà successivamente essere applicata ad importanti gruppi di piante coltivate, aprendo
nuove possibilità nel miglioramento delle produzioni agricole. I vantaggi dell’utilizzo di
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Arabidopsis come pianta modello risiedono nel genoma piccolo e compatto, il cui DNA è
organizzato in soli cinque cromosomi, nelle piccole dimensioni della pianta e nei tempi di crescita
rapidi.
Un approccio alternativo al sequenziamento di un intero genoma vegetale consiste nel
sequenziamento sistematico di Expressed Sequenze Tags o EST, cloni anonimi di cDNA, o DNA
complementare. Con questo termine si indica il DNA sintetico ottenuto partendo da uno stampo di
mRNA mediante retrotrascrizione ad opera di un enzima specifico detto “trascrittasi inversa”. Tale
approccio apre la via all’identificazione di nuovi geni in modo veloce e a basso costo. Il
sequenziamento di EST si è dimostrato un approccio particolarmente interessante per lo studio
dell’espressione genica. L’informazione relativa può essere inoltre utilmente integrata mediante la
tecnologia dei cDNA microarray, che rappresentano un sistema innovativo di indagine genomica.
La costruzione e lo sviluppo di microchip, contenenti idealmente tutte le sequenze espresse di un
genoma, offre enormi opportunità per comprendere ed utilizzare le basi molecolari della fisiologia
cellulare, della differenziazione, dello sviluppo di organi, delle resistenze ai patogeni ed agli stress
ambientali. In tali situazioni fisiologiche lo stato di espressione genica potrà essere fotografato,
individuando geni accesi e spenti durante quel particolare momento della vita della pianta.
Un altro obiettivo che si sta perseguendo è quello di identificare marcatori molecolari utili. Il loro
uso da un lato consente una più precisa caratterizzazione delle varietà esistenti, dall’altro offre la
possibilità di localizzare geni utili in modo rapido ed efficace. Tramite la costruzione di mappe
genetiche è ad esempio possibile identificare le basi genetiche di nuove fonti di resistenza,
necessarie per competere con i nuovi ceppi patogeni. Marcatori molecolari legati ai geni di
resistenze sono usati nei programmi di miglioramento genetico per la selezione delle nuove varietà.
In questo caso il marcatore molecolare, pur non essendo il gene di resistenza, è fisicamente così
vicino al gene di interesse da poter essere usato per seguire il carattere di resistenza attraverso gli
incroci. In tal modo non è più necessario effettuare un test di infezione con il patogeno per
verificare la capacità di una linea in selezione di resistere ad una determinata malattia: al contrario
la presenza del marcatore consente di determinare con certezza il genotipo.
I risultati di questo lavoro costituiscono le premesse per lo sviluppo di nuove varietà, dotate di un
maggiore adattamento all’ambiente: piante in grado di meglio resistere al freddo, alla siccità, di fare
un miglior uso degli elementi nutritivi (azoto e fosforo) e dotate di nuove fonti di resistenza verso i
patogeni
Conclusione
La selezione di piante utili accompagna da sempre la storia dell’agricoltura e quindi dell’uomo,
estendendosi dall’identificazione di mutanti adatti alle esigenze del primo agricoltore del Neolitico,
fino all’ ottenimento di piante geneticamente modificate. Attualmente, lo sviluppo di nuove
conoscenze e la disponibilità di geni e marcatori legati all’espressione di importanti caratteri
agronomici consente di sviluppare nuovi ideotipi di pianta in cui vengono piramidizzati geni utili e
di orientare il miglioramento genetico verso questi modelli predefiniti, anche attraverso l’ingegneria
genetica. Il lavoro nei laboratori e in campo è rivolto quindi ad attenuare le perdite produttive
dovute agli effetti negativi di fattori ambientali (freddo, siccità, anossia, metalli pesanti) o di natura
biotica (attacco di virus, batteri, funghi, insetti, ecc.) e nello stesso tempo a migliorare la qualità del
prodotto finale per l’alimentazione umana o animale, per la produzione di sostanze con destinazione
industriale non convenzionale e farmaceutica (vaccini e farmaci) nonché per produrre piante capaci
di decontaminare il suolo.
In particolare, la biologia molecolare di base è la garanzia di avanzamenti delle conoscenze di
biologia agraria (analisi del genoma: struttura e funzione genica, struttura e funzione delle proteine
e loro interazione), al fine di scoprire che cosa è il fenotipo. La biologia molecolare applicata
faciliterà lo sviluppo di nuovi strumenti per il monitoraggio dell’ambiente, di genotipi da integrare
nelle metodologie tradizionali di miglioramento genetico e consentirà di mantenere e utilizzare al
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meglio la biodiversità disponibile, in definitiva di praticare una biotecnologia sostenibile. La
ricaduta sarà sicuramente straordinaria perché permetterà non solo di identificare geni e di studiare
la loro interazione, ma darà all’agronomo del prossimo futuro lo strumento per sviluppare modelli
di produzione agricola sempre più rispondenti alle esigenze della moderna società.

CURRICULUM VITAE ET STUDIORUM DI A. MICHELE STANCA
· Nasce a Soleto (LE) il 22 maggio 1942.
· Maturità classica Liceo Ginnasio “P. Colonna”, Galatina (LE). Laurea in Scienze agrarie – Università di Bari.
· Visiting scientist, con borsa di studio annuale CNR-NATO, del Plant Breeding Institute (P.B.I.), Cambridge (UK). Con una seconda borsa di studio, frequenta la “Summer School on Cereal Production” presso il Trinity College di Dublino (Irlanda).
· Direttore della Sezione di Fiorenzuola d’Arda dell’Istituto sperimentale per la Cerealicoltura. Responsabile della costruzione della nuova Sede e organizzatore dei moderni laboratori di breeding, fisiologia, alimenti funzionali e malto, fenotipizzazione, tracciabilità e sicurezza, genomica e proteomica.
· Attualmente è Direttore incaricato del Centro di ricerca per la genomica e la postgenomica animale e vegetale di Fiorenzuola d’Arda e dell’Unità di ricerca per la genomica e postgenomica di Metaponto - Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA).
· Dirige uno staff di 50 persone tra ricercatori, post doc, dottorandi, tecnici e assistenti tecnici.
· Studia a livello genetico e fisiologico il fenomeno dell’allettamento e gli aspetti qualitativi (malto e alimenti funzionali) dell’orzo e promuove ricerche di genetica, fisiologia e biologia molecolare sull’adattamento delle piante al freddo e siccità.
· Sviluppa programmi di miglioramento genetico convenzionale e molecolare (MAS) e focalizza la selezione sul concetto di potenzialità produttiva e stabilità della produzione. Risultati teorici – accumulo di fattori di trascrizione in genotipi superiori - e applicativi - rilascio di varietà moderne di successo – sono stati raggiunti nel recente passato.
· Costitutore di varietà di orzo di successo a livello nazionale ed internazionale.
· Promotore di ricerche di genomica strutturale e funzionale, di proteomica e crop systems biology per l’identificazione e analisi della funzione di geni e proteine coinvolti nella espressione di caratteri di rilevanza agronomica: qualità, resistenza a malattie e resistenza a stress abiotici.
· Sviluppa un Piano nazionale di biotecnologie vegetali e coordina a livello nazionale ed internazionale progetti di ricerca di miglioramento genetico, di fisiologia e biotecnologie.
· Cura una collezione di mutanti dello sviluppo di orzo e da questa continua a produrre doppi mutanti.
· Referee di lavori in riviste tecniche e scientifiche nazionali e internazionali.
· Membro della commissione per le Biotecnologie del MiPAF.
· Valutatore dei progetti di ricerca di genetica vegetale dell’Accademia delle Scienze del Governo Portoghese.
· Revisore di progetti di ricerca nazionali ed internazionali di genetica agraria e membro di comitati di redazione di riviste scientifiche internazionali.
· Revisore di progetti MIUR.
· Membro di commissioni di concorso per collaboratore tecnico MIPAF, per l’abilitazione alla professione di agronomo, dottorato, per ricercatore, I° ricercatore, dirigente di ricerca e direttore di Istituto presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
· Organizzatore di convegni internazionali di miglioramento genetico e biologia molecolare.
· Invitato da accademie e istituzioni scientifiche nazionali e internazionali e organizzazioni professionali e culturali a tenere relazioni fondamentali in convegni e seminari di Genetica Agraria e Biotecnologie.
· Invitato dal Governo della Corea del Nord a Pyongyang – nell’ambito di un progetto FAO – come docente di un corso di Plant Breeding, e per organizzare un modello pilota di Seed production.
· Nell’ambito degli accordi CNR-Governo della Repubblica dell’Uzbekistan, compie una visita tecnico-scientifica presso l’Istituto di Cerealicoltura Uzbeco e l’Università di Samarcanda per organizzare un programma di miglioramento genetico dei cereali.
· Su invito del governo della provincia di Xi’an, Cina, ha tenuto un corso di miglioramento genetico.
· E’ stato docente presso l’Università di Milano, l’Università Cattolica S. Cuore di Piacenza e l’INAT di Tunisi.
· Attualmente è Professore a contratto di “Miglioramento genetico e OGM in agricoltura” presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.
· Docente di Plant Breeding presso il CIHEAM di Saragoza.
· Membro del comitato “European Group on Barley Genetics and Physiology” della European Brewery Convention (EBC).
· Autore di oltre 300 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, libri e capitoli di libri.
· E’ stato Presidente della Sezione Cereali della European Association of Plant Breeding Research – EUCARPIA.
· Past-President della Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA).
· Past-President della Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie (AISSA).
· Membro del Gruppo di Lavoro di Area (GLA Plants) FP7-Food, Agriculture & Fishers and Biotechnology.
· Responsabile scientifico della challenge “Healthy Safe and Sufficient Food and Feed” nell’ambito della piattaforma” IT Plants for the Future”.
· Membro dell’International Barley Genetics Committee e del Consorzio Europeo “Barley Genome Network”.
· Membro del Barley Working Group dell’European Cooperative Programme for Plant Genetic Resources.
· Coordinatore del Progetto “Sequenziamento genoma frumenti: Mappa fisica del Cromosoma 5A” nell’ambito dell’International Wheat Genome Sequencing Consortium.
· Membro del Consiglio Direttivo della Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV).
· Accademico dell’Accademia Nazionale di Agricoltura di Bologna.
· Accademico e membro del Consiglio Accademico dell’Accademia dei Georgofili di Firenze.

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