domenica 13 dicembre 2009

L'agricoltura è in ginocchio Puglia e Basilicata in affanno.


L'agricoltura è in ginocchio Puglia e Basilicata in affanno.
Olio, vino, cereali, uva da tavola: un massacro. Non c'è produzione (e produttore) che sia stata risparmiata dalla crisi. La situazione è preoccupante sotto il peso di costi elevati e di prezzi crollati. Senza trascurare le risorse inutilizzate e la straordinaria burocratizzazione delle procedure di istruttoria delle pratiche. Anche in Puglia e in Basilicata la situazione è pesantissima e le parole ormai non bastano più .
di Fabio TRAVERSA

La crisi economica senza precedenti dal dopoguerra non poteva non colpire pesantemente anche il comparto agricolo. A picco le produzioni di cereali, in crisi anche quelle di olio e vino (510 mila tonnellate contro le 600 mila dello scorso anno), preoccupante crollo dei prezzi (- 20/30% per le olive, grano e latte ai minimi da oltre 20 anni). Le imprese, infatti, sono strette da un aumento dei costi e da un calo delle quotazioni all'origine che ne riduce notevolmente la redditività. E i numeri parlano chiaro. Se tra il 2000 e il 2009 i prezzi pagati agli agricoltori sono diminuiti del 2% mentre i costi di produzione sono aumentati del 28%, la rilevazione degli ultimi 12 mesi (agosto 2008 - agosto 2009) si è fatta ancora pi drammatica -16% dei prezzi pagati all'origine agli agricoltori a fronte di un illusorio contenimento dei costi pari a -3,8%. Anche le filiere della qualità certificata, Dop e Igp, mostrano segnali di cedimento sia sul fronte dei consumi interni sia su quello della domanda estera. I primi sono calati del 4% nel 2008 rispetto al 2007 e del 3% nel primo semestre 2009 mentre il dato dell'export riferito a Dop e Igp è sceso ulteriormente dell' 1,2% nel 2008. E così le segreterie pugliesi di Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila - Uil chiedono agli Assessorati regionali all'Agricoltura e al Lavoro, nell'ambito delle richieste di riconoscimento dello stato di crisi, che si attivino anche per i lavoratori agricoli dipendenti colpiti dalla crisi strumenti che garantiscano sostegni al reddito attraverso il riconoscimento ai fini previdenziali dello stesso numero di giornate lavorative dell'anno precedente, l'estensione degli ammortizzatori sociali in deroga e interventi a sostegno dell'occupazione. Un attenzione del bilancio regionale verso il compatto agricolo è una ulteriore dimostrazione di quanto la linea del Governo regionale in tema di agricoltura sia quella di restituirle la centralità che le spetta - commenta l'assessore pugliese alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno, in merito alla consistente dotazione finanziaria prevista per l'agricoltura nel progetto di bilancio di previsione 2010 varato dalla Giunta - Nello stanziamento di risorse abbiamo attivato gli strumenti che la normativa comunitaria e nazionale ci -consentono (leggi de minimis), impegnando importanti risorse del nostro bilancio autonomo. Ci rimane per la preoccupazione che, se da parte del Governo nazionale non arriveranno le risposte che il mondo agricolo continua a chiedere con forza, anche questi sforzi che hanno preso corpo nel nostro bilancio rischiano di non essere sufficienti a risolvere le sofferenze che vivono le imprese agricole e nel contempo a cogliere le opportunità che pure in un momento di crisi quale quello attuale si possono intravedere. Il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ribadisce che, nonostante le difficoltà, alcuni risultati sono stati già raggiunti, come la proroga degli sgravi per l'agricoltura, estesa al 2010, e in parte anche la copertura (di 100 milioni) per finanziare il Fondo di solidarietà nazionale, mentre un'ipotesi percorribile è l'estensione al comparto agricolo degli ammortizzatori sociali in deroga del Fondo sociale europeo. Ma questo non basta a rassicurare Cia, Confagricoltura, Coldiretti e Copagri, che in questi giorni hanno aumentato le mobilitazioni a livello regionale e nazionale. E le manifestazioni di protesta, con presidi e blocco della viabilità da parte di trattori e mezzi agricoli, rischiano di durare ancora a lungo.
Fonte
La Gazzetta dell’Economia

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