mercoledì 2 dicembre 2009

Solo un professore elegante e ricco è imitabile dai giovani!


Solo un professore elegante e ricco è imitabile dai giovani!
di Antonio Bruno
Storie interrotte, il Sud che ha fatto l’Italia mi a visto spettatore ieri sera 5 maggio 2008 alle 18,30 al teatro Paisiello della rappresentazione dal titolo “Le tre male bestie”, dedicato alla figura di don Luigi Sturzo.

Una bellissima serata in cui ho assistito a uno spettacolo splendido. Lo spettacolo è nell’ambito di Storie Interrotte, un progetto promosso dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo del Ministero dello Sviluppo e prodotto da Studiare Sviluppo. Il testo è di Paolo Patui, dai dialoghi di Salvatore Lupo e Anna Lucia Denitto, la regia è affidata a Dario De Luca, anche nelle vest di interprete. Sulla scena oltre a De Luca ho visto, Enrico Roccaforte, Rosario Mastrota, Ernesto Orrico, Fabio Pellicori e Alfonso Postiglione. Luci, fonica e video erano di Gennaro Dolce, i video della OGM Animation Studio, la scenotecnica di Arcades e i costumi di Marygrazia Mainieri.
Lo spettacolo è bellissimo, l’ho gustato tutto e comunque è stato soprattutto fonte di riflessione poiché ogni parola è stata scientificamente presa da fonti storiche verificate dagli studiosi che hanno preso parte al dibattito successivo. Ma la parte di dialogo che più mi ha colpito sono state queste parole dette da Luigi Sturzo:
“Oggi, dopo un intervento sistematico e abusivo dello Stato, che viola le libertà individuali, quelle dei nuclei sociali e pubblici, dopo che il partito di maggioranza ha occupato lo Stato, non bastano più gli appelli, è necessario anche individuare i nemici, le bestie della democrazia, e combatterli.
Nel mio cammino verso la democrazia, per esperienze personali, studi e lotte, di bestie enormi ne
ho individuato proprio tre:
lo statalismo,
la partitocrazia,
l’abuso del denaro pubblico.
Il primo va contro la libertà; la seconda contro l’uguaglianza, il terzo contro la giustizia.
Ma non vorrei tediarla con queste considerazioni….”
Ho ascoltato il Dibattito successivo coordinato da Stefano Costantini, capo della redazione di Repubblica di Bari e con gli interventi di Leandra D’Antone; Anna Lucia Denitto; Antonio Fino, Ada Fiore, Ivanhoe Lobello.
La sintesi mirabile è venuta da Ivanhoe Lobello della Confindustria di Sicilia che ha puntato tutto il suo intervento sul concetto di responsabilità. La nostra comunità del sud ha la necessità vitale di ritrovare questo valore che significa sforzo di utilizzo delle risorse senza sprechi e con competenza. Gli esempi della sanità in Puglia e dei Rifiuti solidi urbani in Campania, sono proprio quello che non deve più accadere in un paese che deve ritrovare nell’efficienza della spesa pubblica il suo nuovo orizzonte. L’inefficienza, gli sprechi e i privilegi sono il frutto dell’intervento sistematico e abusivo dello stato denunciato da Sturzo che rappresenta il punto d’inizio della formazione di una nuova classe dirigente nel Mezzogiorno.
Ma da dove partire se gli schemi nazionali non sono riproponibili in ambito locale?
In sintesi che cosa c’azzecca il riproporre il Partito delle libertà contrapposto al Partito Democratico nel Comune di San Cesario di Lecce nel quale abito? Se si tratta di rendere più bella e accogliente la città e promuovere lo sviluppo sociale, culturale ed economico della popolazione di San Cesario di Lecce perché non dovrebbe accadere quello che ho visto nello spettacolo e cioè il socialista Salvemini d’accordo con il prete Sturzo?
E allora nel nostro sud bisogna abbandonare gli schemi nazionali finalizzati solo ad avere i riferimenti funzionali a catturare il danaro pubblico, come magistralmente detto da Ivanhoe Lobello e favorire anche attraverso il federalismo fiscale l’avvento di una nuova classe dirigente che spazzando via i proconsoli che appartengono alla partitocrazia favorisca la rinascita di un modello originale di sviluppo tutto meridionale che possa essere imitato dai popoli del bacino del mediterraneo a cui siamo geograficamente proiettati e che rappresentano il futuro di questa terra di passaggio.
Una coda voglio dedicarla a un simpatico professore dall’accento siciliano che ha detto cose sagge sui giovani. Il professore conosce la natura delle persone umane che hanno nella mimesi, nella capacità di imitazione, ciò che li distingue dal resto del creato. Ma un giovane, diceva il professore, perché mai dovrebbe imitare un morto di fame? Un giovane imita i calciatori che hanno belle macchine e belle donne come ricompensa del loro lavoro. Un professore universitario che ha come ricompensa del suo lavoro? Se vogliamo favorire la crescita culturale dei giovani gli dobbiamo dare un modello: L’UOMO DI CULTURA ELEGANTE, RICCO E CON BELLE DONNE ATTORNO solo così i giovani inizieranno a studiare e studiando essere una risorsa per la comunità.


-->

Nessun commento:

Posta un commento